Inserito da: Ayame | Luglio 8, 2009

Incontro con l’autore: Federico Ghirardi

Popolo di Roma, del WD, della Lega dell’Inchiostro ex nova, sventurati lettori e fortunati scrittevoli tutti.
Sono lieta di annunciarvi che, per il *numero non specificato* Incontro con l’Autore sarà nostro ospite nientepopodimenoche

Federico Ghirardi
autore del best seller
Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni

Da poco è uscito il secondo volume della saga, edito sempre da Newton Compton.
Federico sarà con noi martedì 14 luglio, alle ore 16.00 e sarà lieto di rispondere alle domande sul suo libro e sull’editoria.
L’incontro si terrà come di consueto nella Festino Room del Writer’s Dream.

Vi aspettiamo numerosi!

Inserito da: Ayame | Luglio 2, 2009

Le Mille e Una Notte

Signori e signore, Writer’s Dream torna con un concorso più affascinante che mai: Le Mille e Una Notte, aperto a originali e fanfiction inediti, per tutti i generi letterari.

I premi in palio sono succulenti: i fantasy Esbat, di Lara Manni, edito da Feltrinelli e L’abbraccio delle Ombre di Ester Manzini, edito da Asengard per la sezione originali e un misterioso premio sorpresa per la sezione fanfiction.
Ecco a voi il bando, che potete anche scaricare qui in versione PDF.

Writer’s Dream lancia il concorso estivo
Le Mille e una Notte
Originali e Fanfiction

Il concorso è aperto a tutti, la partecipazione è completamente gratuita.
Ogni racconto dovrà iniziare con Sharāzād che legge i tarocchi al suo Re Shāhrīyār .
La vostra storia nascerà dalla carta che eleggerete a musa.
Sharāzād e Shāhrīyār vivono in una dimesione sospesa tra le dimensioni, dove tutto vedono e tutto sanno. Le vostre storie potranno quindi essere di qualsiasi genere.

A – Sezione ORIGINALI

Sono ammessi al concorso i racconti autoconclusivi che soddisfano i seguenti requisiti:
-lunghezza minima di due pagine Word, font Times New Roman corpo 12;
-lunghezza massima di dieci pagine Word, font Times New Roman corpo 12;
-interlinea a 1,5;
-inedicità del racconto (la pubblicazione su siti/forum/blog in tempi precedenti o contemporanei allo svolgimento del concorso comporta l’esclusione dalla competizione)

Ogni autore può partecipare con un solo racconto. La partecipazione alla sezione Originali preclude la possibilità di partecipare alla sezione Fanfiction.

B – Sezione FANFICTION

Sono ammesse al concorso le fanfiction autoconclusive (one-shot o a capitoli) che soddisfano i seguenti requisiti:
-lunghezza minima 2 pagine di Word, font Times New Roman corpo 12;
-lunghezza massima 10 pagine di Word, font Times New Roman corpo 12;
-interlinea a 1,5;
-inedicità della stessa (la pubblicazione su siti/forum/blog in tempi precedenti o contemporanei allo svolgimento del concorso comporta l’esclusione dalla competizione).

NON sono ammesse fanfiction:
-PWP (sesso senza trama);
-sulle Real Person;
-con personaggi OOC.
-con personaggi di propria invenzione come protagonisti assoluti;
-Crossover;
-Song-fic.

Ogni autore può partecipare con una sola fanfiction. La partecipazione alla sezione Fanfiction preclude la possibilità di partecipare alla sezione Originali.

C – Svolgimento premiazioni ORIGINALI

Sono previste due sottocategorie di premiazione: la sezione “Giuria” e la sezione “Furor di popolo”.

Nella settimana dal 21 settembre al 25 dello stesso mese, verranno pubblicati sul forum tutti i racconti partecipanti, e ognuno di essi sarà corredato da un sondaggio che permetterà di esprimere agli utenti un voto da 1 a 5, dove 1 significa “pessimo” e 5 “ottimo”.
Il racconto che al termine della settimana otterrà il voto maggiore verrà decretato il vincitore della sezione “Furor di popolo” e sarà escluso dalla sezione “Giuria”. Verranno esclusi dalla suddetta categoria anche i racconti che hanno ricevuto voti inferiori alla media del 2.5.

Entro fine settembre, invece, verrà decretato a insindacabile giudizio della Giuria, il racconto vincitore della sezione omonima. La valutazione terrà conto dei seguenti aspetti:

-originalità;
-caratterizzazione dei personaggi;
-caratterizzazione dell’ambientazione;
-credibilità;
-abilità stilistica;
-correttezza sintattico/grammaticale;
-presenza dell’elemento bonus (trattazione del tema “Fedeltà”)

La presenza dell’elemento bonus costituisce un punto in più qualora fosse presente, ma non rappresenta alcun svantaggio se mancante.

C – Modalità premiazione FANFICTION

La miglior fanfiction, decretata tale a insindacabile giudizio della Giuria, sarà la vincitrice della sezione. La valutazione terminerà entro il mese di settembre e terrà conto dei seguenti aspetti:
-originalità:
-coerenza con il canon;
-credibilità;
-abilità stilistica;
-correttezza sintattico/grammaticale;
-presenza dell’elemento bonus (trattazione del tema “Fedeltà”).

La presenza dell’elemento bonus costituisce un punto in più qualora fosse presente, ma non rappresenta alcun svantaggio se mancante.

E – Premi

-Sezione ORIGINALI – GIURIA: Esbat – Lara Manni;
- Sezione ORIGINALI – FUROR DI POPOLO: L’Abbraccio delle Ombre – Ester Manzini;
- Sezione FANFICTION: Premio Sorpresa.

F – Invio testi e scadenze

I testi dovranno essere inviati all’indirizzo arabianights@writersdream.org entro e non oltre le 23.59 del 20 settembre 2009. I racconti inviati oltre tale data non saranno presi in considerazione e verranno cancellati.
Nell’oggetto specificate se partecipate alla sezione Fanfiction o alla sezione Originali.
Allegate in quattro file distinti il seguente materiale:
- Il racconto o la fanfiction;
- Scheda dati personali (nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo fisico e indirizzo mail, recapito telefonico);
- Dichiarazione di paternità del testo;
- La dicitura “autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai fini del concorso in base all’art. 13 D. Lgs. 196/2003”

I testi sprovvisti di uno solo di questi file NON SARANNO ACCETTATI.
Entro breve tempo dall’invio del testo riceverete una mail di conferma dalla redazione.

G – Pubblicazione

Tutti i testi originali partecipanti al concorso verranno pubblicati in un’antologia scaricabile gratuitamente da Lulu.com e acquistabile in versione cartacea dallo stesso sito. Il ricavato verrà utilizzato per attività relative al Writer’s Dream.

Inserito da: Ayame | Giugno 29, 2009

La Zisa, Doris, i troll e i misteri del web

Nei giorni scorsi il nostro blog è stato vittima di uno spiacevole inconveniente dai risvolti tragicomici.
Inizia tutto di buon mattino – almeno per i miei standard – quando, alle 10 e venti (l’orario del blog è impostato a un’ora indietro rispetto all’orario effettivo)  appare in un topic del tutto estraneo all’argomento trattato, un commento proveniente da La Zisa, precisamente da Davide Romano, direttore editoriale della suddetta casa editrice.
Il testo che il direttore pubblica su questo blog mi arriva, nei giorni precedenti, via mail e nella casella privata su Facebook, dunque di dubbi sulla provenienza non ce ne sono; inoltre, l’indirizzo ip del commentatore è un ip statico, corrispondente a una zona di Palermo – dove ha sede La Zisa.

Venti minuti dopo, inizia un’offensiva da parte di un utente che si firma Doris, che dissemina in vari post a random in tutto il blog il questo commento, con leggere varianti di tanto in tanto:

Non so che tipo di servizio http://www.writersdream.forumfree.net possa fornire giacché a dirigerlo è una minorenne, Linda Rando, mi dicono non troppo brillante a scuola (ma forse c’è qualcuno ben più esperto e motivato alle spalle) che viene continuamente diffidata e querelata da gente che nell’industria culturale i galloni se li è conquistati anno dopo anno con duro lavoro e fatica.
Inoltre, il sospetto è che Linda Rando sia solo l’esecutrice non perseguibile penalemnte di iniziative editoriali ai più sconosciute e che non brillano certo per qualità

Nelle varianti si aggiunge questo pezzo, in coda a quanto scritto sopra:

Vedi, ad esempio, la Tanit o…

L’offensiva non si limita solo a questo blog: per puro caso, dato che ho un widget che mi recapita via mail i nuovi commenti a dei post di blog di WordPress ai quali sono iscritta, ricevo per mail la notifica che Doris appare anche qui. Non ho idea se la nostra famigerata troll abbia appestato altri pezzi di rete, non ho perso tempo a controllare.

Intanto, nel post relativo a La famosa lista E.A.P. inizia il dibattito tra gli utenti e il troll.
Finché, a distanza di un minuto scarso da un intervento di Doris ne appare un altro, firmato da La Zisa, identico a quello già linkato in precedenza se non per la mancanza di firma. I dati presentati – la mail – corrisponde a quella del presidente dell’editrice.
Sennonché, l’indirizzo ip è identico a quello di Doris.
Mentre il dibattito prosegue, con toni accesi da parte del troll, io invio una mail al presidente de La Zisa allegando la mail arrivatami da WordPress che notifica il commento, corredata di tutti i dati necessari all’identificazione, scrivendo:

Vede il pezzo qui sotto? È la mail di notifica arrivatami per il
commento che ha lasciato al blog. Me ne sono arrivate altre, per il commentatore Doris, e indovini un po’? L’indirizzo ip – si cerchi in rete a cosa serve l’ip – è identico.
Complimenti vivissimi! Oggi farò un post pubblico sul blog.

A questa mia comunicazione non è stata data risposta. Sul blog, però, appare di nuovo La Zisa, stavolta dal suo ip statico aziendale (la tracciatura comunica che si tratta di un ip business).
Ora, secondo voi il direttore editoriale e/o presidente di una casa editrice che è stato accusato pubblicamente di trolleggiare su un blog infamando con malagrazia i commentatori, come dovrebbe reagire? Negando con forza in caso di “innocenza” o scusandosi per la poca furbizia dimostrata.
Il commento ufficiale è stato questo:

Gentili Signori, comuni amici mi segnalano di aver cambiato sesso e di aver assunto persino un altro nome. Vorrei che questo giochino finisse qui. Quello che dovevamo dire come società l’abbiamo detto. Il resto lo lasciamo a chi di competenza. Grazie.

Dopodiché La Zisa s’è eclissato, lasciando dietro di sè molti dubbi che i commentatori non hanno mancato di esporre.
Doris, invece, comincia un’arrampicata sugli specchi degna di un Oscar:

Ho sbagliato e lo ammetto, anche se la cosa, come potrete ben immaginare, non è facile. Essendo iscritta alla mailig list della casa editrice, come a quella di tante altre delle quali voi a torto sparlate, avevo ricevuto nei giorni scorsi via e-mail il messagio che ho scorrettamente inviato a questo blog. L’ho fatto perché era una smentita, che a me è sembrata garbata e rispettosa, alle vostre accuse alle varie case editrici ed era per me un modo per dar forza al mio discorso. Una smentita che voi non avevate scorrettamente neppure pubblicato. So di avere sbagliato e ne chiedo perdono anche alla Zisa della quale ho rubato l’idendità (ma era facile, essendo i loro indirizzi di posta su internet). Confermo, tuttavia, e in forza dell’articolo 21 della Costituzione, tutto quanto espresso su case editrici e censori non qualificati quali voi siete. Infine, vorrei che alle mie accuse fosse risposto punto su punto, cosa che la signorina Rando – che si fa viva solo quando le conviene – non ha punto fatto.

Prego, cosa avrebbe inviato La Zisa tramita la sua mailing list? Il post iniziale dove ci si chiede quali sono le mie qualifiche? O il pezzo indirizzato alla redazione di “Webdreams” – palese errore relativo al nostro nome?
E, ancora, come faceva a sapere che quella che è una smentita era arrivata a me, per dire che scorrettemente non l’ho pubblicata? (Con quale faccia tosta ci si permetta di parlare di corretteza dopo l’accaduto la mia limitata mente non lo comprende).

Io ho solo “rubato” un indirizzo trovato in internet nel sito della casa editrice. Il resto lo dovrebbe dimostrare chi afferma certe cose non io che se avessi saputo la roba dell’ip non lo avrei di certo fatto. La signorina Rando è talemnte diffamata, da dover dimostrare che ciò che dice è vero. Io la mia verità l’ho detta e la posso anche dimostrare. Inoltre, ho già scritto alla casa editrice spiegando la situazione e accollandomi tutta la responsabilità. Io mi sento a posto a desso. Siete voi in malafede.

Capito, signori? Voi siete in malafede. Io sono diffamata. Grazie, lo so che di me si dice peste e corna, però io non diffido né querelo – per ora – nessuno. Io smentisco coi fatti. Io, logico.
Doris, tra l’altro, non capisce che io non devo dimostrare alcunché: gli indirizzi ip identici parlano da soli, non li posso esporre perché sarebbe violazione della privacy.
Arriva il flood, dove Doris cambia nick per dimostrare che si può cambiare identità facilmente:

  1. Papa Benedetto XVI ha detto,

    Giugno 27, 2009 a 18:36 · Modifica

    giuro su Dio che la signora Doris ha detto la verità. parola di Papa.

  2. Silvio Berlusconi ha detto,

    Giugno 27, 2009 a 18:37 · Modifica

    Vi giuro sopra i miei figli che la signora Doris è una delle mie amiche (maggiorenni). :-)

Visto, signori? noi siamo tutti fessi, è così semplice fingersi qualcun altro! Ma, Doris, noi non parliamo di nickname: qui si parla di indirizzo ip.
L’IP è un numero che va ad identificare un computer collegato ad internet, la polizia postale lo usa per le identificazioni, mica ci si basa sui nickname =___=

A questo punto, io all’editore ho già scritto, e spero che si sia troppo incazzato, spero cher sia più sveglio di voi che non capite il solito ca….

Doris cade in spiacevoli affermazioni.
A questo punto, dato che Doris richiede un mio intervento che risponda punto su punto alle sue accuse, l’accontento:

Doris/La Zisa, non mi si tenti di prender per i fondelli ché di informatica ne so qualcosa.
Primo: il testo che La Zisa ha lasciato qui sul blog è identico, senza una virgola di differenza (a parte la mancanza di firma su questi lidi), a quello che il presidente Davide Romano mi ha inoltrato per mail, su Facebook nella mia casella privata e qui per due volte. Posto che lei sia un’utente estranea, mi spiega come potrebbe essere in possesso di una mail mai divulgata e quindi a disposizione solo ed esclusivamente del presidente di La Zisa – e, al limite, della redazione – e mio? Significherebbe che penetra negli account altrui, reato informatico gravissimo.
Secondo: La Zisa ha scritto questo post da un’altra postazione, con ip statico, confermando di essere intervenuta in questi lidi.
Terzo: se lei si fosse finta La Zisa avrebbe commesso il reato di millantato credito.
A parte che sta millantando credito anche ora, continuando a fingersi un’utente estranea a La Zisa.
Quarto: ho spedito una mail a Davide Romano, spiegandogli l’accaduto e complimentandomi per la mossa mal riuscita (e il commento linkato è stato fatto proprio in seguito, da un altro ip, guarda caso) e non ho ricevuto risposta. Crede forse che non sia palese che un editore, accusato di muovere infamazioni con un account fasullo e realmente innocente, non se ne sta zitto?

Ora, mi spiega per quale motivo dovrei confutare le sue accuse, quando il suo comportamento la smentisce da sè? Se si riferisce alla mia condotta scolastica, tra l’altro, le assicuro che ho una buona rendita, anche se ho perso un anno per aver cambiato scuola.
Per quel che riguarda l’essere il mandante non penalmente perseguibile (ma davvero non sono penalmente perseguibile? Che meraviglia! Ora saprò che quando mi si contatta dicendo “adiremo a vie legali nel caso non soddisfi le nostre richieste” e formule simili potrò rispondere “ma chissenefrega! Tanto non sono penalmente perseguibile!”) di qualcuno ben più motivato, mi spiace, non è così.
Io gestisco questo sito da quando ho 16 anni – ho iniziato ad aprile 2008, e il mio compleanno, checchè sostenga certa gente, è in ottobre – per conto mio, dopo aver scoperto con assoluto sconcerto dell’esistenza dell’editoria a pagamento.
Ora, siccome i miei principi e miei ideali – che potranno pure essere sbagliati ma sono miei e hanno delle valide motivazioni per esserci, motivazioni che mai nessun editore a pagamento, con la sua ars oratoria, è riuscito ad affossare – ritengono che sia sbagliato pagare per essere pubblicati, lo dico, anche rischiando diffide e querele.
Perché, vede, l’essere querelati e diffidati per sostenere “secondo me pagare per pubblicare è sbagliato” e fare i nomi di chi chiede soldi – notoriamente, tra l’altro, non rivelo segreti di stato ma notizie di pubblico dominio – è grave, a mio parere, perché io non sto facendo altro che esercitare i miei diritti sanciti dalla Costituzione Italiana.
E non sto arrecando danno a nessuno, casomai qualcuno si arrecherà danno da solo con comportamenti a dir poco scorretti come quelli a cui da qualche tempo assistiamo in questi lidi.
Nevvero, signora Doris che Doris non è? Non sono di certo una testata giornalistica di ampia risonanza – non sono nemmeno una testata giornalistica di bassa risonanza, sono solo una blogger – che influenza la pubblica opinione: io riporto dati e testimonianze, sta al lettore farsi la sua idea.
E le ricordo che i dati sono pubblici.
Lei, invece, sostiene che sia Tanit o chi per lei a manovrare le mie mosse. Dove trova le prove o gli indizi che avvalorino i suoi sospetti? Perché sino ad ora io ho sentito solo un chiacchericcio indistinto.

Doris ribatte:

Se quello che ha detto è vero, lo dimostri in tribunale. Perché lei sa di mentire e inoltre non capisce nemmeno quello che legge perché ho già scritto che la comunicazione della Zisa è arrivata a tutti gli iscritti della mailing list della casa editrice. E’ quindi identico perché ho fatto il copia e incolla. Sa che cosa significa “copia e incolla”? In quanto all’editore, che cazzo ne so cosa fa il sabato invece di rispondere alle sue cazzate da minorenne. Siccome lei, vedo, che non perde il vizio di infamare e diffamare, la sfido a dimostrare in tribunale quanto detto sopra cioè che questi maledetti Ip sono identicvi o che ne so. Spero che qualcuno aspetti il suo 18 compleanno per farle capèire cosa è la resposabilità penale e civile.

Mi sfida a dimostrarlo in tribunale? Scusate, mi assento per ridere a crepapelle e poi torno. Non commento quanto scrive Doris, non ne vale davvero la pena.
La cosa simpatica è che gli indirizzi ip mi vengono inviati dal server di WordPress, non me li invento io. Che dice, magari WordPress è di parte e li modifica per farle un dispetto?
Doris inizia a dar spettacolo. Scorrete la pagina e vedrete i suoi interventi, fatti sotto altri nickname in lingue diverse.

Io nel campo dell’editoria ci lavoro da prima che voi nasceste e con marchi molto prestigiosi. Ognuno risponde delle sue parole, io delle mie, gli editori delle proprie e voi delle vostre. Dopo di che se la chiudiamo qui, io sarei anche disposta a chiedervi scusa e a collaborare con voi. So di avere sbagliato verso di voi e verso la Zisa. E a tutti chiedo di pedonarmi.

Santo Graal, ho un senso di deja-vu pazzesco. Un anno fa, mese più mese meno, dopo un inenarrabile casino esploso tra forum e blog (inenarrabile mica tanto, è stato ampiamente narrato a mezzo web), l’editore che si avvalse di fake per avvalorare le sue tesi chiese scusa e domandò di collaborare con noi.
La storia si ripete…

Concludo dicendo che è stato tracciato anche l’ip di Doris (corrispondente a uno degli interventi de La Zisa): la provenienza non è Milano, Cuneo, Africa: è Palermo.

Inserito da: Ayame | Maggio 31, 2009

Vincitori del concorso Dark Versus Light

Signori e signore, ci siamo. Dopo tanto penare, dopo tanta insostenibile suspance, i risultati di Dark Versus Light sono finalmente di pubblico dominio.
La selezione è stata dura, ragazzi miei. I giurati si sono presi a morsi, prima di decidere quale racconto, quale fanfiction era degna del podio.

Per la sezione Originali – Giuria vince

Ossessione
di Carmelo Massimo Tidona

Carmelo si aggiudica il libro “Il silenzio di Lenth” di Luca Centi, edito da Piemme, e un template personalizzato per il suo blog Splinder.

Per la sezione Fanfiction vince

Orgè
di Stateira

Stateira si aggiudica così il libro “Ombra di Luce” di Laura Schirru, edito da Montag e recensito da WD. Non è un’informazione vitale, quest’ultima, ma diamola comunque.

I racconti verranno pubblicati entro la metà di giugno in un ebook acquistabile a basso prezzo, il cui ricavato sarà utilizzato per attività di sostegno al WD. No, non ci compriamo le scarpe nuove, non vi preoccupate.

Complimenti a tutti, e arrivederci al prossimo concorso, che è in agguato dietro alla porta…

Inserito da: Ayame | Maggio 29, 2009

Tanit

Parliamo oggi di una casa editrice giovanissima, nata all’inizio di quest’anno, e decisamente innovativa: Tanit, una casa editrice tutta al femminile, condotta da due donne capacissime e dotate di grande determinazione.

Tanit pubblica senza chiedere un soldo all’autore, cura maniacalmente editing e grafica, ma non sono questi il punti “focali” e rivoluzionari: Tanit pubblica con licenza Creative Commons.
E’ il primo editore che conosco che non registra le opere alla SIAE ma le affida alla protezione di Creative Commons, precisamente alla licenza by-nc-sa.
Ovvero Attribuzione, Non Commerciale, Condividi allo stesso modo.
In breve, chiunque può rappresentare, leggere, citare una parte o la totalità della vostra opera purché lo faccia senza alcuna forma di compenso o commercializzazione e citando sempre l’opera cui appartiene il passo. Qualora invece un produttore volesse creare un film dal vostro romanzo, bene, dovrebbe pagare i diritti. Idem per chi volesse fare copie del libro e venderle.

Tanit crede che il Creative commons non leda né l’autore né l’editore, e che dia origine ad un circolo virtuoso che porta alla diffusione della cultura, suo obiettivo primario.

E crede bene: con l’attuale diritto d’autore, quello della SIAE, per intenderci, limita incredibilmente la libertà del lettore. Non è possibile infatti recitare, eseguire o rappresentare in pubblico un’opera dell’ingegno di qualsiasi natura, e i casi come quelli accaduti recentemente lasciano sempre senza parole.

Chissà che Tanit non dia il buon esempio a tanti editori… ma anche a tanti autori, che di norma scalpitano temendo di essere defraudati della loro opera.

Convertitevi alla Creative Commons!

Inserito da: Ayame | Maggio 26, 2009

Intervista a Gianluca Mercadante

Ieri pomeriggio è stato nostro ospite, al dodicesimo Incontro con l’Autore, lo scrittore Gianluca Mercadante.
Ecco qui l’intervista che ne è uscita:

D: Raccontaci il tuo Polaroid e com’è nata l’idea di accompagnarlo con i disegni di Florio.

R: “Polaroid” è nato da una domanda: se potessi scattare soltanto dieci immagini, dieci istantanee di un tempo presente che fugge, quali immagini scatterei? Perché le Polaroid vere così funzionavano: c’erano soltanto 10 scatti a disposizione.

L’idea di realizzarle poi anche graficamente è nata spontanea. Ho cercato su Internet molti illustratori, Tobin Florio mi ha colpito. I suoi chiaroscuri sono favolosi. Mi ricordano, per certi versi, lo stile di un disegnatore italiano ormai defunto, si chiamava Dino Battaglia. Un maestro assoluto.

D: Tra i tuoi libri compare un certo “Nodo al pettine. Confessioni di un «parrucchiere anarchico”.

Il titolo mi sembra piuttosto interessante, potresti descrivermelo in breve e cosa lo rende diverso dagli altri libri?

R: “Nodo al Pettine” nasce da un invito di Giuseppe Caliceti a partecipare con qualcosa di nuovo e divertente a un suo blog, anzi: a un suo antenato dei blog, che si chiamava “Pubblico/privato”. Era affascinato che fossi nella vita di tutti i giorni un parrucchiere e voleva scrivessi qualcosa su questo. Ne abbiamo fatto una rubrica settimanale, che poi è stata parecchio seguita. Da qui, la proposta dell’editore Alacràn di farne un libro.

Cos’ha di diverso? E’ un libro comico. A me non piace fare libri uguali.

D: Ho notato che hai scritto diversi libri. Com’è cominciata proprio con la Las Vegas edizioni?

R: Con Las Vegas è cominciata quando ho aderito all’antologia “Viva Las Vegas”, uscita nel Gennaio del 2008. Avevo dato proprio un racconto tratto da “Polaroid”, che ho poi sottoposto all’attenzione di Andrea Malabaila, l’editore.

D: Come mai dopo la prima pubblicazione hai scelto una casa editrice diversa per la nuova? Diverso genere?

R: Scegliere un editore dipende da quello che scrivi. È sempre consigliabile dare un’occhiata parecchio approfondita a cosa propongono in catalogo, per capire se il tuo lavoro può sembrargli interessante. Ergo: se scrivi libri molto diversi fra loro, è fatale che anche gli editori cambino in questo senso.

D: Com’è il tuo rapporto con il pubblico? Ti trovi a tuo agio o avresti preferito rimanere nell’ombra?

R: Scrivo cose a sfondo sociologico, devo assumermi la responsabilità di quello che scrivo. Dunque il rapporto col pubblico lo ritengo importante: voglio che mi si veda in faccia, voglio parlare a tu per tu di quello che nei libri scrivo, perché non lo faccio per sembrare “bravo”. Lo faccio perché il mio modo per dire che “non ci sto” è scrivendolo a chiare lettere.

D: È stato difficile trovare un editore per la tua prima opera?

R: Sì, è sempre difficile. Dico spesso, senza false ironie, che è molto più semplice trovare impiego in posta che pubblicare un libro. Ed è vero. Sai quando è facile? Quando ti chiedono soldi, approfittando di quanta passione ci hai messo, in quelle pagine. Chiedere soldi a chi lavora è compito del governo, non degli editori.

Sei mai stata pagata da un barman per bere il suo caffè?

D: Tra le tue figure letterarie di riferimento ci sono Tondelli, Pasolini e il mitico Pinketts. Potresti spiegarmi perché? Anche tu come PVT punti ad una letteratura emotiva ma allo stesso tempo di denuncia come Pasolini?

R: Credo mi abbia risposto tu stessa. Sono un lettore vorace e onnivoro, poi lungo il percorso ho maturato ovviamente anch’io dei riferimenti solidi. Metabolizzare le letture con cui maturi porta appunto a questo, se decidi di scrivere: tutto confluisce nella prosa – ed esattamente come hai detto tu per prima, anch’io desidero fare una letteratura emotiva ma anche di denuncia. Quindi vado in cerca, con molta naturalezza, di quegli autori nei quali posso trovare tutto questo.

D: Quindi la pensi come Manzoni: cioè che il poeta deve utilizzare il suo talento per scrivere il sentimento comune e per inviare un messaggio, una morale?

R: La penso così: uno scrittore dev’essere un uomo libero. Se decide di inviare messaggi, bene. Se decide di far ridere, bene. In entrambi i casi, e in molti altri, lo scrittore è comunque colui che, da singolo, muove un passo verso la società. Una scelta simile dev’essere carica di molta responsabilità. Non si scherza con la narrativa, non si scherza con chi spende soldi e tempo per poterti leggere.

D: Come prepari la tua stesura del libro? Cioè, che tecnica usi, i personaggi, i luoghi, una scaletta tempistica?

R: Scrivo schede personaggi molto approfondite e determino la trama in ogni suo dettaglio. Più i personaggi “vivono” nella mia testa, più sembrano veri. Così le storie. Ma sono i personaggi a portarle avanti, le storie, per cui tante cose nascono da lì.

D: Il futuro adesso come lo vedi? sempre nel mondo letterario?

R: Scrivere, scrivere, scrivere. Assolutamente. Sempre. ;-)

D: Scrivi tutti i giorni o preferisci ogni tanto per rigenerare i pensieri e permettere alla mente di cibarsi dal mondo esterno, staccare la spina dalla scrittura?

R: Il fatto di scrivere non mi rende speciale, quindi anch’io come tutti ho i miei momenti no. Spesso però, e mi riferisco soprattutto ai romanzi, è necessario darsi delle regole. Scrivere è disciplina, anche, non solo creatività e ispirazione. C’è una frase molto efficace su questo argomento, l’ha detta Vincenzo Cerami: “Quando arriva l’ispirazione, siediti e fattela passare”. Ha ragione.

D: Ti lancio una provocazione: essere scrittore ti pone in qualche modo al di sopra degli altri? la vedi come una sorta di missione per l’umanità? Uno scrittore più diventa famoso più può essere definito una personalità di cultura?

R: No, non credo proprio. A Tullio Avoledo è stata posta una domanda più o meno simile, lui ha risposto che uno scrittore s’infila i pantaloni come chiunque altro.

Ti racconto questa cosa: a Vercelli organizziamo ogni anno il BookCrossing più grande del mondo: durante i 364 giorni che precedono l’evento, svuotiamo soffitte, cantine, addirittura intere biblioteche, contattati da gente che desidera donarci questi materiali. Beh, è così che penso si debba essere “personaggi di cultura”: tirarsi su le maniche, faticare, farla vivere dappertutto, la cultura. Perché è quello che siamo.

Perciò, as you can see, per ottenere questo basta un BookCrossing, non serve per forza un contratto alla Mondadori. ;-)

D: Hai un blog o un sito che aggiorni, in cui poter seguire le tue presentazioni o gli incontri letterari a cui partecipi?

R: Avevo questo blog: http://www.ilbancodeisomari.splinder.com ma non lo aggiorno più da molto tempo. Tutte le presentazioni che sto facendo e faro per “Polaroid” si possono trovare al blog del mio editore http://www.lasvegasedizioni.splinder.com.

Anzi: si accettano inviti, io ho sempre voglia di girare e incontrare persone.

D: Il tuo modo di scrivere è cambiato nel tempo, fra una pubblicazione e l’altra o hai cercato di rimanere sempre in uno stile preciso?

R: Ogni volta che apro un libro, imparo – a meno che non sia pessimo. Ogni volta che scrivo una storia, quella storia ha una sua precisa voce. In “Polaroid”, che è una raccolta di racconti, questo si respira come mai era successo prima, nei miei libri. Ogni racconto non somiglia al precedente e neppure al successivo.

Se spiazzi o meno, non è un mio problema. Io sono un autore libero. Diversamente, avrei da tempo cercato un mio genere, col quale lasciarmi etichettare, e non avrei mai più scritto di nient’altro, perché il mercato ha le sue leggi.

D: Domanda classica da editore: a quando un romanzo?

R: Un romanzo? Sì, certo. Lo scriverò appena mi dimentico della lezione di Raymond Carver. Per ora non riesco proprio, te lo giuro, ad allungare il brodo.

D: La scrittura è un lavoro, anche se spesso non ben retribuito?

R: Scrivere non è retribuito a sufficienza in Italia, ma un lavoro è e un lavoro rimane. Lo scrittore è un artigiano, coi suoi segreti del mestiere e le sue tasse da pagare. Che sono salate, perché quando riceve un pagamento, accidenti, non è mai in nero! ;-D

D: La tua famiglia e i tuoi amici ti hanno sostenuto durante la stesura dei tuoi scritti? Ne erano al corrente?

R: Ho genitori parecchio anziani, purtroppo. Sono felici che io scriva, gli piace vedermi sui giornali o in televisione, ma tutto qui.

D: Continui a fare il parrucchiere?

R: La tua domanda non è affatto banale, anzi: ci ho perfino scritto un libro sopra, quindi non è neppure un segreto. Certo. Ho un mio salone e insegno per un paio di grosse compagnie di cosmesi, faccio aggiornamenti moda per altri colleghi.

Di giorno col camice, di notte coi libri. Sembra una strana vita, mi si dice, ma per me è una condizione assolutamente naturale.

D: In Manicure corner, di Roberta Scotto Galletta (Sironi), un salone di bellezza ospita una mini biblioteca.  Al posto delle riviste potresti mettere anche tu qualche libro a disposizione dei clienti

R: Ho di più: nel mio salone c’è una piccola libreria di scambio/libri. Se le clienti portano un loro libro da casa, possono scambiarlo con uno dei titoli esposti. Per quanto riguarda invece la consultazione, chiunque può leggerli.

Non hai idea di quanto abbia preso piede questa cosa.

D: Qual è fra questi il libro che più ti ha dato soddisfazioni?

R: “Polaroid”, assolutamente. E ricordo col massimo affetto il tour di presentazione de “Il banco dei somari”, tutto in musica. Reading performance. Molte di quelle esperienze, durano ancora.

Adesso sono in giro coi Banda Putiferio per uno spettacolo che unisce questo mio ultimo libro e un’antologia di racconti a cui ho partecipato, ispirata e nata attorno a un loro disco. L’ha pubblicata nel 2008 NoReply e s’intitola “Attenzione! Uscita Operai”.

Lo spettacolo che facciamo ha infatti un titolo assai programmatico, in questo senso: “Operai e Polaroid”.

Vi terrò aggiornati sulle prossime date.

D: Dopo quanti tentativi hai trovato l’editore disposto a pubblicarti la tua prima opera?

R: Parecchi. Ho perso il conto.

Bisogna avere molta pazienza e considerare che per gli editori il libro è comunque un prodotto, per cui esiste un mercato con tutti i suoi pro e i suoi contro.

Gli editori indipendenti investono di tasca propria in titoli sui quali molto spesso vanno in perdita, ma fanno un lavoro troppo importante: permettono a tanti autori di essere raggiunti da un pubblico, per piccolo che sia. E questo supplisce alla mancanza da parte della grande editoria di investire su autori sconosciuti, temendo la mancanza di un ritorno economico. Ma questi scrittori hanno un loro pubblico e infatti accade sempre più spesso che vengano accolti nella grande distribuzione.

D: Raccontaci il tuo Polaroid e com’è nata l’idea di accompagnarlo con i disegni di Florio.

R: “Polaroid” è nato da una domanda: se potessi scattare soltanto dieci immagini, dieci istantanee di un tempo presente che fugge, quali immagini scatterei? Perché le Polaroid vere così funzionavano: c’erano soltanto 10 scatti a disposizione.

L’idea di realizzarle poi anche graficamente è nata spontanea. Ho cercato su Internet molti illustratori, Tobin Florio mi ha colpito. I suoi chiaroscuri sono favolosi. Mi ricordano, per certi versi, lo stile di un disegnatore italiano ormai defunto, si chiamava Dino Battaglia. Un maestro assoluto.

D: Tra i tuoi libri compare un certo “Nodo al pettine. Confessioni di un «parrucchiere anarchico”.

Il titolo mi sembra piuttosto interessante, potresti descrivermelo in breve e cosa lo rende diverso dagli altri libri?

R: “Nodo al Pettine” nasce da un invito di Giuseppe Caliceti a partecipare con qualcosa di nuovo e divertente a un suo blog, anzi: a un suo antenato dei blog, che si chiamava “Pubblico/privato”. Era affascinato che fossi nella vita di tutti i giorni un parrucchiere e voleva scrivessi qualcosa su questo. Ne abbiamo fatto una rubrica settimanale, che poi è stata parecchio seguita. Da qui, la proposta dell’editore Alacràn di farne un libro.

Cos’ha di diverso? E’ un libro comico. A me non piace fare libri uguali.

D: Ho notato che hai scritto diversi libri. Com’è cominciata proprio con la Las Vegas edizioni?

R: Con Las Vegas è cominciata quando ho aderito all’antologia “Viva Las Vegas”, uscita nel Gennaio del 2008. Avevo dato proprio un racconto tratto da “Polaroid”, che ho poi sottoposto all’attenzione di Andrea Malabaila, l’editore.

D: Come mai dopo la prima pubblicazione hai scelto una casa editrice diversa per la nuova? Diverso genere?

R: Scegliere un editore dipende da quello che scrivi. È sempre consigliabile dare un’occhiata parecchio approfondita a cosa propongono in catalogo, per capire se il tuo lavoro può sembrargli interessante. Ergo: se scrivi libri molto diversi fra loro, è fatale che anche gli editori cambino in questo senso.

D: Com’è il tuo rapporto con il pubblico? Ti trovi a tuo agio o avresti preferito rimanere nell’ombra?

R: Scrivo cose a sfondo sociologico, devo assumermi la responsabilità di quello che scrivo. Dunque il rapporto col pubblico lo ritengo importante: voglio che mi si veda in faccia, voglio parlare a tu per tu di quello che nei libri scrivo, perché non lo faccio per sembrare “bravo”. Lo faccio perché il mio modo per dire che “non ci sto” è scrivendolo a chiare lettere.

D: È stato difficile trovare un editore per la tua prima opera?

R: Sì, è sempre difficile. Dico spesso, senza false ironie, che è molto più semplice trovare impiego in posta che pubblicare un libro. Ed è vero. Sai quando è facile? Quando ti chiedono soldi, approfittando di quanta passione ci hai messo, in quelle pagine. Chiedere soldi a chi lavora è compito del governo, non degli editori.

Sei mai stata pagata da un barman per bere il suo caffè?

D: Tra le tue figure letterarie di riferimento ci sono Tondelli, Pasolini e il mitico Pinketts. Potresti spiegarmi perché? Anche tu come PVT punti ad una letteratura emotiva ma allo stesso tempo di denuncia come Pasolini?

R: Credo mi abbia risposto tu stessa. Sono un lettore vorace e onnivoro, poi lungo il percorso ho maturato ovviamente anch’io dei riferimenti solidi. Metabolizzare le letture con cui maturi porta appunto a questo, se decidi di scrivere: tutto confluisce nella prosa – ed esattamente come hai detto tu per prima, anch’io desidero fare una letteratura emotiva ma anche di denuncia. Quindi vado in cerca, con molta naturalezza, di quegli autori nei quali posso trovare tutto questo.

D: Quindi la pensi come Manzoni: cioè che il poeta deve utilizzare il suo talento per scrivere il sentimento comune e per inviare un messaggio, una morale?

R: La penso così: uno scrittore dev’essere un uomo libero. Se decide di inviare messaggi, bene. Se decide di far ridere, bene. In entrambi i casi, e in molti altri, lo scrittore è comunque colui che, da singolo, muove un passo verso la società. Una scelta simile dev’essere carica di molta responsabilità. Non si scherza con la narrativa, non si scherza con chi spende soldi e tempo per poterti leggere.

D: Come prepari la tua stesura del libro? Cioè, che tecnica usi, i personaggi, i luoghi, una scaletta tempistica?

R: Scrivo schede personaggi molto approfondite e determino la trama in ogni suo dettaglio. Più i personaggi “vivono” nella mia testa, più sembrano veri. Così le storie. Ma sono i personaggi a portarle avanti, le storie, per cui tante cose nascono da lì.

D: Il futuro adesso come lo vedi? sempre nel mondo letterario?

R: Scrivere, scrivere, scrivere. Assolutamente. Sempre. ;-)

D: Scrivi tutti i giorni o preferisci ogni tanto per rigenerare i pensieri e permettere alla mente di cibarsi dal mondo esterno, staccare la spina dalla scrittura?

R: Il fatto di scrivere non mi rende speciale, quindi anch’io come tutti ho i miei momenti no. Spesso però, e mi riferisco soprattutto ai romanzi, è necessario darsi delle regole. Scrivere è disciplina, anche, non solo creatività e ispirazione. C’è una frase molto efficace su questo argomento, l’ha detta Vincenzo Cerami: “Quando arriva l’ispirazione, siediti e fattela passare”. Ha ragione.

D: Ti lancio una provocazione: essere scrittore ti pone in qualche modo al di sopra degli altri? la vedi come una sorta di missione per l’umanità? Uno scrittore più diventa famoso più può essere definito una personalità di cultura?

R: No, non credo proprio. A Tullio Avoledo è stata posta una domanda più o meno simile, lui ha risposto che uno scrittore s’infila i pantaloni come chiunque altro.

Ti racconto questa cosa: a Vercelli organizziamo ogni anno il BookCrossing più grande del mondo: durante i 364 giorni che precedono l’evento, svuotiamo soffitte, cantine, addirittura intere biblioteche, contattati da gente che desidera donarci questi materiali. Beh, è così che penso si debba essere “personaggi di cultura”: tirarsi su le maniche, faticare, farla vivere dappertutto, la cultura. Perché è quello che siamo.

Perciò, as you can see, per ottenere questo basta un BookCrossing, non serve per forza un contratto alla Mondadori. ;-)

D: Hai un blog o un sito che aggiorni, in cui poter seguire le tue presentazioni o gli incontri letterari a cui partecipi?

R: Avevo questo blog: http://www.ilbancodeisomari.splinder.com ma non lo aggiorno più da molto tempo. Tutte le presentazioni che sto facendo e faro per “Polaroid” si possono trovare al blog del mio editore http://www.lasvegasedizioni.splinder.com.

Anzi: si accettano inviti, io ho sempre voglia di girare e incontrare persone.

D: Il tuo modo di scrivere è cambiato nel tempo, fra una pubblicazione e l’altra o hai cercato di rimanere sempre in uno stile preciso?

R: Ogni volta che apro un libro, imparo – a meno che non sia pessimo. Ogni volta che scrivo una storia, quella storia ha una sua precisa voce. In “Polaroid”, che è una raccolta di racconti, questo si respira come mai era successo prima, nei miei libri. Ogni racconto non somiglia al precedente e neppure al successivo.

Se spiazzi o meno, non è un mio problema. Io sono un autore libero. Diversamente, avrei da tempo cercato un mio genere, col quale lasciarmi etichettare, e non avrei mai più scritto di nient’altro, perché il mercato ha le sue leggi.

D: Domanda classica da editore: a quando un romanzo?

R: Un romanzo? Sì, certo. Lo scriverò appena mi dimentico della lezione di Raymond Carver. Per ora non riesco proprio, te lo giuro, ad allungare il brodo.

D: La scrittura è un lavoro, anche se spesso non ben retribuito?

R: Scrivere non è retribuito a sufficienza in Italia, ma un lavoro è e un lavoro rimane. Lo scrittore è un artigiano, coi suoi segreti del mestiere e le sue tasse da pagare. Che sono salate, perché quando riceve un pagamento, accidenti, non è mai in nero! ;-D

D: La tua famiglia e i tuoi amici ti hanno sostenuto durante la stesura dei tuoi scritti? Ne erano al corrente?

R: Ho genitori parecchio anziani, purtroppo. Sono felici che io scriva, gli piace vedermi sui giornali o in televisione, ma tutto qui.

D: Continui a fare il parrucchiere?

R: La tua domanda non è affatto banale, anzi: ci ho perfino scritto un libro sopra, quindi non è neppure un segreto. Certo. Ho un mio salone e insegno per un paio di grosse compagnie di cosmesi, faccio aggiornamenti moda per altri colleghi.

Di giorno col camice, di notte coi libri. Sembra una strana vita, mi si dice, ma per me è una condizione assolutamente naturale.

D: In Manicure corner, di Roberta Scotto Galletta (Sironi), un salone di bellezza ospita una mini biblioteca.  Al posto delle riviste potresti mettere anche tu qualche libro a disposizione dei clienti

R: Ho di più: nel mio salone c’è una piccola libreria di scambio/libri. Se le clienti portano un loro libro da casa, possono scambiarlo con uno dei titoli esposti. Per quanto riguarda invece la consultazione, chiunque può leggerli.

Non hai idea di quanto abbia preso piede questa cosa.

D: Qual è fra questi il libro che più ti ha dato soddisfazioni?

R: “Polaroid”, assolutamente. E ricordo col massimo affetto il tour di presentazione de “Il banco dei somari”, tutto in musica. Reading performance. Molte di quelle esperienze, durano ancora.

Adesso sono in giro coi Banda Putiferio per uno spettacolo che unisce questo mio ultimo libro e un’antologia di racconti a cui ho partecipato, ispirata e nata attorno a un loro disco. L’ha pubblicata nel 2008 NoReply e s’intitola “Attenzione! Uscita Operai”.

Lo spettacolo che facciamo ha infatti un titolo assai programmatico, in questo senso: “Operai e Polaroid”.

Vi terrò aggiornati sulle prossime date.

D: Dopo quanti tentativi hai trovato l’editore disposto a pubblicarti la tua prima opera?

R: Parecchi. Ho perso il conto.

Bisogna avere molta pazienza e considerare che per gli editori il libro è comunque un prodotto, per cui esiste un mercato con tutti i suoi pro e i suoi contro.

Gli editori indipendenti investono di tasca propria in titoli sui quali molto spesso vanno in perdita, ma fanno un lavoro troppo importante: permettono a tanti autori di essere raggiunti da un pubblico, per piccolo che sia. E questo supplisce alla mancanza da parte della grande editoria di investire su autori sconosciuti, temendo la mancanza di un ritorno economico. Ma questi scrittori hanno un loro pubblico e infatti accade sempre più spesso che vengano accolti nella grande distribuzione.

Inserito da: Ayame | Maggio 25, 2009

Recensione: Ombra di Luce

Titolo: Ombra di Luca

Autore: Laura Schirru

Editore: Edizioni Montag

N° pagine:390

Anno di edizione: 2009

Genere: fantasy, fantastico

Ombra di Luce è il secondo capitolo della saga delle Cronache di Davidia, aperte dal libro Il lamento dell’usignolo già recensito positivamente da noi.
Nonostante sia, appunto, il seguito, il libro è quasi totalmente distaccato dal precedente, che era autoconclusivo, e si può leggere tranquillamente anche senza aver letto Il lamento.

Com’è questo nuovo capitolo? Ombra di Luce segue, per tematiche e stile, il Lamento, ma in questo libro è molto più presente l’elemento magico, quasi del tutto assente nel primo.
Al centro della narrazione vi sono le vicissitudini di Maya e Haldan, rispettivamente una guaritrice dal passato pericoloso e il principe ereditario del regno di Elunar.

Vicissitudini amorose, ma anche e soprattuto magiche, legate al potere e agli intrighi di corte, narrate con lo stesso stile molto simile a quello di Marion Zimmer Bradley già visto nel Lamento.
Il sesso non manca mai, e questa volta troviamo pure la tematica dell’incesto vissuta dai due fratelli di sangue reale, Haldan e la principessa Petra, donna senza scrupoli e dalla bellezza sconvolgente che subirà un’evoluzione radicale nel corso del libro.
I personaggi di Ombra di Luce sono ben delineati, sono dotati di vita propria; non sono semplici marionette nelle mani dell’autore, anzi: vivono, parlano, agiscono, pensano e sbagliano con la loro testa.
Soprattuto, nel corso del libro subiscono importanti e credibilissime evoluzioni psicologiche, maturano e cambiano esattamente come accadrebbe nella vita reale: i mutamenti subiti da Petra, Maya e anche Haldan sono ben descritti, approfonditi e realistici.

Il libro è scorrevole e, soprattutto, ha quella qualità meravigliosa chiamata “coinvolgimento emotivo”: il lettore non riesce a staccarsi dal testo e, quando lo fa, lo fa controvoglia.
Laura, ma soprattutto ciò che scrive, sa catturare chi legge. L’impressione che si ha è quella di stare assistendo da un angolino tutte le vicende, che si visualizzano con estrema chiarezza nella mente e ti fanno vivere la storia.

Gli errori e i refusi, rispetto al precedente capitolo, sono infinitamente minori; ci sono due o tre frasi scritte in Courier New (cosa stranissima) e svariati errori di battitura, più un inforigurgito all’inizio del libro quando Petra, quando il fratello le chiede se conosce la Complementareità della magia, gli risponde recitando tutta la storiella a memoria. Una cosa che in un dialogo normale non accadrebbe.
Al di là di questo, però, non troviamo altri errori e, come già detto, la lettura scorre che è una meraviglia.
L’ironia è presente, in svariati punti, ed è sempre molto efficace.

Il libro ha una controindicazione: provoca la voglia di picchiare selvaggiamente l’autrice.
Infatti s’interrompre bruscamente sul più bello, e la seconda parte uscirà nientepopodimenoche ad ottobre. Beh, almeno ce l’ho come regalo di compleanno!
Questo è dovuto, come dice l’autrice stessa, al fatto che il romanzo completo era troppo lungo e l’editore ha dovuto tagliarlo in due per non dover aumentare a sproposito il prezzo, già di per sè abbastanza alto (si parla di 18€).

Come si presenta il libro? Siamo ad anni luce da Il lamento, e in senso decisamente positivo.
La copertina, realizzata dall’illustratrice Serena Marenco, è a dir poco spettacolare; inoltre è stata aumentata la grammatura della stessa (della copertina, non dell’illustratrice), cosa decisamente utile in quanto le copertine precedenti si distruggevano in quarata secondi anche solo soffiandoci sopra.
Siamo ancora a una consistenza leggerina, ma è un ottimo passo avanti.
Come già detto, anche l’editing è migliore rispetto al primo capitolo, e gli errori tralasciati sono davvero di poco conto.

Che dire? Attendo con ansia l’arrivo di ottobre. Non si riesce a convincere l’autrice a fare nemmeno il più piccolo spoiler!

Il voto finale è 9,5/10

Inserito da: Ayame | Maggio 20, 2009

Incontro con l’autore: Gianluca Mercadante

Signori e Signore, Writer’s Dream e Lega dell’Inchiostro sono lieti di presentarvi il dodicesimo

Incontro con l’Autore

Ospite di quest’incontro sarà Gianluca Mercadante, autore per Las Vegas Edizioni di Polaroid, Nodo al pettine. Confessioni di un «parrucchiere anarchico» e Il Banco dei Somari.

Vi aspettiamo lunedì 25 maggio in questa discussione, nella Festino Room.

Vi aspettiamo numerosi!

Inserito da: Ayame | Maggio 15, 2009

Borelli Editore

Parliamo oggi di Borelli Editore, un editore che pubblica racconti erotici.
Qualche giorno fa siamo stati contattati da questa casa editrice; vi allego lo scambio mail, che ognuno tragga le dovute conclusioni.

Prima mail, inviata da loro, oggetto: segalo editore

c i autosegnaliamo per il PARADISO
editore : www.borellieditore.it
dal 1986 editore ecc…

Seconda mail, inviata da loro, oggetto: segalo editore:

c i autosegnaliamo per il PARADISO
editore : www.borellieditore.it
dal 1986 editore ecc…

1. Non chiedono contributi di nessun tipo (fatta unica eccezione per la poesia) OK
2. Hanno codice isbn. Ok
3. Sono distribuite. a livello nazionale e canton ticino
4. Offrono un buon servizio di editing. Forse, ma in genere guidano l’autore a farsi il proprio editing..(che è meglio)
5. Promuovono e seguono l’autore. I due si promuovono insieme, se l’editore si promuove è pubblicità e paga, se lo fa fae all’ autore, recensioni , appaizioni RadioTv, interviste
6. e cc. . sono spazi gratuiti e + redditizi. Ogni testata o mezzo di comunicazione è a disposizione per un servizio culturale.

saluti
gfb

Terza mail, la parte sotto è la mia risposta, le parti in grassetto sono i commenti fatti dall’editore a quanto ho scritto io nell’email:

come volete, ho sbagliamo pensavo che aveste conoscenza di questo mestiere…
la guida è il miglior sistema, ma vi immagino giovani e inesperti in editoria, ricordi le parole di Montale al giudice che accusò milena milani in un famoso processo sul suo libro, “signor Giudice Lei è ignorante lasci decidere a noi!!”
il giudice capi!

negli anni capirete anche voi!!
vostro affezionato

Gian Franco Borelli

> Gentilissimi,
>
> la vostra mail è ricca di refusi dettati certamente dalla distrazione.
> Prestate più attenzione, in futuro, l’impatto è molto importante, così
> come la forma. ( ma lo sai di cosa parli?)
> In ogni caso, “guidare l’autore nell’editing” non è sufficiente per
> entrare nella lista Paradiso, siamo spiacenti. (poco … migliorerete)
> che voto mi date questa volta refusi!!

perdonate il mio intervento e cancellate ogni mia traccia…
il mio testo era perfetto lo avrete manipolato voi. manipolato vuole dire …

> La redazione di WD

Quarta mail, la mia risposta è stata cancellata ma diceva pressappoco che non avevamo modificato proprio un tubo:


Ragazzi lasciate perdere, almeno con me a me non la raccontate!!
a noi neppure.

UFFICIO STAMPA

Borelli Editore è l’editore che ha pubblicato senza consenso il manoscritto inedito di Melissa P. Qui la notizia.

Inserito da: Ayame | Maggio 7, 2009

Diffide, editoria a pagamento e le nostre liste

L’altro ieri sono stata contattata da un editore che ha lasciato un commento al nostro sito (non si sa perché ma il sito non pubblica i commenti e me li inoltra via mail) chiedendo di essere rimosso dalla lista Inferno.
L’editore in questione è Armando Editore (non Armando Curcio, con cui molti lo confondono) e, secondo la loro stessa mail inviatami qualche tempo fa, chiedono contributi calcolati sul numero di pagine.
Non sulla commerciabilità dell’opera, come fanno tutti coloro che sono in Purgatorio: sul numero di pagine da cui è composta l’opera.
Arriva inoltre una testimonianza in cui l’autore dice:

Il motivo per cui vi scrivo è che ho ricevuto una proposta di pubblicazione da parte di Armando Editore per un mio lavoro di saggistica, ma mi si chiede l’acquisto di 300 copie. Il mio testo, a causa della mole, avrebbe un prezzo di copertina di 35 euro (secondo me tanto…troppo!)..fatti i conti mi toccherebbe “investire” 10.500 euro. Il contratto prevede la cessione del 10% del prezzo di copertina all’autore, percentuale che però non si applicherebbe a quanto ho capito alle 300 copie da me acquistate.

Attualmente l’autore della mail non ci ha dato il permesso di divulgare il suo nome, se ce lo concederà lo faremo di buon grado.

Alla luce di quanto scritto sopra, è naturale conseguenza, visti i criteri stabiliti tempo addietro per la classificazione editoriale, che l’Armando Editore venga inserita in lista Inferno.
Pertanto, alla richiesta del signor Enrico Iacometti, che sul sito ha lasciato il seguente commento:

cari sconosciuti amici ,imbattendomi per caso sul vostro blob ho visto che avete inserito la nostra casa editrice all’inferno indicandone i sette peccati capitali.Poiche ‘nessuno di questi può esserci attribuito vi prego di volerci beatificare o saremo costretti a tutelare il nostro buon nome nelle sedi più opportune. enrico iacometti .amministratore delegato

ho dovuto rispondere con un “no, non possiamo”. Esplicando naturalmente tutti i punti elencati qui sopra (qui potete trovare la mia mail).
La risposta del signor Iacometti è stata questa:

spett.rando linda se pensa di potermi liquidare con una risposta ambigua e manichea a fronte di vari reati avremo modo di verificare la vostra obbiettività nelle sedi opportune.enrico iacometti

Mi spiace, ma noi non stiamo commettendo alcun reato.
Non è la prima volta che incappiamo in una situazione di questo genere (a dire il vero è la terza), e se siamo ancora in piedi significa che reati non ne commettiamo: ci limitiamo ad esercitare i nostri diritti, ovvero diritto di critica, parola, opinione, cronaca.

Vediamo di chiarire una volta per tutte le cose.

  1. Le liste editoriali non infrangono alcuna legge; abbiamo consultato un legale, che ci ha confermato questo molto tempo addietro e che continua a confermare la legalità delle nostre azioni.
  2. WD e i suoi utenti esercitano diritto di parola, opinione, critica, cronaca, diritti sanciti dalla Costituzione Italiana.
  3. Notifichiamo fatti reali e inseriamo gli editori nelle liste secondo criteri ben definiti, oggettivi e non soggettivi, anche se sarebbe possibile realizzarle secondo criticeri soggettivi, purché declamati.

Affermare “L’editore X chiede contributi e non opera a doppio binario, per cui secondo i nostri criteri finisce nella lista Inferno” è diffamazione?
No.
E’ reato?
No.
E’ ambiguo?
No.

E’ tutto chiaro, limpido e trasparente, non nascondiamo nulla a nessuno e non abbiamo nulla da nascondere. La nostra politica di gestione è quella esposta, non cambiamo collocazione a un editore né su richiesta né sotto minaccia di querela: la cambiamo solo ed esclusivamente se la collocazione è errata, ovvero se non corrisponde ai nostri criteri.

Dalle F.A.Q. del nostro sito:

IO HO TROVATO LA MIA CASA EDITRICE NELLA LISTA INFERNO. VI VOGLIO DENUNCIARE.
Non è una domanda.

COME LA FAI LUNGA! POSSO DENUNCIARVI SE LA MIA CASA EDITRICE SI TROVA NELLA LISTA INFERNO?
No. Se c’è ci sono dei buoni motivi perché ci rimanga.

SE VI MANDO UNA MAIL IN CUI VI INTIMO DI TOGLIERE LA MIA EDITRICE DALLA LISTA INFERNO LO FATE? VI SPAVENTATE?
No.

MA INSOMMA, COME FACCIO A FAR SPARIRE IL MIO NOME DALLA LISTA INFERNO?
Smettendo di chiedere contributi agli autori.

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