La famosa Lista E.A.P.

ATTENZIONE: trovate la lista QUI. Questo blog si è trasferito.

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433 thoughts on “La famosa Lista E.A.P.

  1. Buongiorno,
    tempo fa sono stato contattato da voi per sapere come “funzionasse” la mia casa editrice (Graphe.it Edizioni). Vi ho risposto in maniera chiara e, mi pare che non si sia mai parlato della mia casa editrice in questo blog (se sbaglio, chiedo scusa). Ora la ritrovo tra le case editrici a Pagamento, il che è errato, almeno in parte. Come spiegato nell’email che vi ho inviato, noi proponiamo due tipi di contratto: uno in cui è tutto a nostre spese e uno in cui l’autore acquista delle copie (massimo 100). A seconda del contratto che si sceglie variano le percentuali dei diritti di autore. Siete liberissimi, ovviamente, di fare tutte le liste che volete. Solo che, magari, potrebbero essere più complete e meno “generaliste”.
    PS: Il nome della casa editrice è Graphe.it e non Graphe

  2. Basta con il morphing! Sono stufa! (Mi riferisco a De Matteis)

    Non conosco questi editori, li contatterò.

    Roberto, ci siamo già chiariti per e-mail stamattina, in ogni caso un post sulla Graphe.IT lo faccio (chiedo venia per il nome, lo correggo subito) ^_^

  3. Salve, ho appena scartabellato! Eccovi i nomi di due case editrici a pagamento che non figurano nella lista E.A.P.:
    CHIARALUNA EDIZIONI
    EDIZIONI PROGETTO CULTURA

    Se ne troverò altre, vi informerò.
    Ciao

    Chiara

  4. Salve, riguardo alla edizioni Il Foglio non mi risulta che non pubblichino a pagamento. Fanno eccezione per la poesia, per la quale chiedono l’acquisto di 100 copie.
    Almeno così dichiarano
    Vedi qui

    http://armoniadelleparole.splinder.com/post/19102429

    e qui

    http://www.ilfoglioletterario.it/manoscritti.htm

    Tempo fa ho letto una discussione in merito (non ricordo dove, perdonatemi), e venne fuori che chiedevano agli autori di acquistare delle copie di opere edite da loro, ma il numero era esiguo.

  5. Numero esiguo significa che il contributo lo chiedono ;)
    In ogni caso stiamo adottando una nuova classificazione, Paradiso, Inferno e Purgatorio, in maniera da essere più chiari ed esaustivi.

  6. Be’, volendo dare una informazione esauriente, forse potreste pensare di indicare, per ogni tipo di casa editrice, la forma del contributo richiesto. Esistono anche editrici rispettabili che chiedono contributi. Non che approvi l’editoria a pagamento, ma le schematizzazioni troppo rigide (paradiso, purgatorio e inferno, per esempio) lasciano sempre spazio per ambiguità ed equivoci.

  7. La mia compagna Francesca Ghisu ha pubblicato un libro di poesie (‘Il ginepro’) con la editrice Aletti, che voi segnalate tra quelle a pagamento. Francesca NON ha sborsato un centesimo. Suggerirei maggior attenzione nel diffondere notizie, non vi pare ?

  8. Franco, come detto per e-mail la lista E.A.P. comprende anche gli editori a doppio binario.

    Tra l’altro, nel nostro forum c’è un autore che ha recentemente pubblicato con loro, si è acquistato 70 delle 150 copie stampate e il resto è finito in magazzino, come dicesi anche nella mail che ho ricevuto tempo fa da loro.

    Suggerirei maggior attenzione prima di diffondere dubbi, non ti pare? Ogni nostro articolo, ogni inserimento, è frutto di accurate ricerche e di test ben precisi, per Diana!

  9. Dal ell’editore Filo e da Aletti ho ricevuto
    la loro comunicazione che avrebbero pubblicato il
    libro con 40 poesie ma avrei dovuto (questo vale per
    Il Filo perchè su Aletti non ricordo le quantità ma il sistema
    è sempre quello)comprare o ritirare,con contratto firmato in
    e sottoscritto,n. 150 libri a 12 euro prezzo di vendita.
    Ma sono così la maggior parte di loro e ora usano tecniche
    di marketing (imbroglio?????) molto più sofisticate come
    quelle della pubblicazione delle antologie che sono una
    doppia,tripla,quadrupla,fregatura detta papale papale..
    Ciao
    Juanne Salvador

  10. Le antologie sono più o meno inutili, non vendono.
    In ogni caso la maggior parte sarà pure a pagamento…ma ci sono editori che non chiedono contributi, ed è a loro che noi consigliamo di rivolgerci.

  11. Pingback: Un altro sguardo sull’editoria | Liblog

  12. Ciao
    volevo segnalare che ho avuto una proposta editoriale della casa editrice Parole Sparse..dovrei acquistare 60cps (ma non a prezzo pieno). Mi hanno detto che la poesia non vende…ed in effetti come dargli torto..non so che fare. Devo dire che il filo mi aveva chiesto 2000eur quindi capite che…parole sparse m’è sembrato decisamente più onesto e sincero!
    Ho lì il contratto e non so che fare…consigli??

    Grazie

    Chiara – Padova

  13. fosse per me la caravaggio la metterei all’inferno: potrà anche cambiare la salsa, sono comunque ignoranti e lucratori, in più si credono furbi. sono una tipografia mascherata da casa editrice, che pubblica gentaglia tipo residui di Uomini e Donne per vendere quanto più possibile e poi si vantano che QUELLI li hanno pubblicati gratis, per dire cosa poi? che Uomini e Donne è un programma di manichini! Ma và? Nove euri per 65 pagine!!!! http://www.caravaggioeditore.it/bookshop/index.php?main_page=product_info&cPath=11&products_id=9

  14. Gentili Signori,
    ho letto la lista da voi riportata e vorrei comunicarvi, avendo un’esperienza diretta e sentendomi quindi di parlare con cognizione di causa – essendo il mio editore – che la Deinotera (da voi inserita in Purgatorio) non chiede contributo per la pubblicazione di alcun libro. Semplicemente non pubblica i manoscritti in cui non crede. Segue l’autore in ogni fase della pubblicazione, partecipa alle fiere e di dà molto da fare per spingere i suoi libri proprio perché deve recuperare i costi della pubblicazione.
    Mi sembra giusto comunicarvi quanto sopra per correttezza.Cari saluti.
    Marina Dionisi

  15. Un piccolo appunto: quando si parla di “case editrici a pagamento”, solitamente ci si riferisce a quelle case editrici che chiedono un contributo di spese all’autore per pubblicare un suo manoscritto. Di conseguenza, è fuorviante e scorretto inserire nella lista (peraltro molto generalizzatrice, come qualcuno ha giustamente obiettato) case editrici che NON fanno pagare le spese di edizione, ossia che NON chiedono alcun contributo. Pertanto, sulla base della definizione di “casa editrice a pagamento” qui sopra enunciata, mi sento di dire, a riguardo di quanto appena letto, che la Deinotera non dovrebbe far parte della lista. Aggiungo anche che è poco serio rispondere all’argomento in questione introducendo un argomento come l’editing: così rispondendo, infatti, non solo sembra che si accetti il fatto che la Deinotera NON è una casa editrice a pagamento (il che è vero), ma si dice anche: “e mbè? Fa pagare l’editing”. Un po’ come voler avere ragione a tutti i costi. Di conseguenza, la risposta alla precisazione della Dionisi è quanto mai poco senza logica. Inoltre, quante delle case editrici che sono elencate in Paradiso non fanno pagare l’editing o la correzione di bozze? Sarebbe una questione interessante a cui rispondere, visto che sono convinto che se si aprisse una discussione di questo tipo, la lista dovrebbe essere riformata. Ma, naturalmente, finora nessuno ha parlato di editing come CONTRIBUTO (a parte la persona che ha risposto alla Dionisi), proprio perché, chiaramente, l’editing NON è un contributo che caratterizza una “casa editrice a pagamento”, bensì un servizio (= lavoro) che viene effettuato sul testo (non pagare l’editing è un po’ come chiedere una consulenza ad un legale gratis). Dunque, perché non ricominciate da capo con questa lista? (pessima idea, a mio modesto parere, quella di una lista alla carlona…).

  16. Errata corrige: “quanto mai poco senza logica”; leggasi “quanto mai senza logica”.

    Un’ulteriore dimostrazione del fatto che il suddetto servizio “paga”.
    Saluti,
    Elias

  17. Io mi chiedo da dove escano questi commenti…
    CHIEDERE UN CONTRIBUTO significa chiedere di pagare una qualsiasi tra editing, correzione bozze, isbn, valutazione dei testi e quant’altro. Non solo acquisto copie.
    Pensavamo fosse ovvio.

    L’editing è un elemento BASILARE per la pubblicazione di un romanzo, indi non lo si può escludere dai “servizi” che un editore deve offrire gratuitamente con la pubblicazione.

    L’editing non è un servizio a parte.
    Collegare il cervello prima di scrivere, grazie.

  18. Ma non scherziamo, per favore. Pubblicare non è un contentino che l’editore da’ all’autore, è un investimento che l’editore fa perchè ritiene di avere per le mani un prodotto valido.
    L’editing è parte del processo di pubblicazione, nè più nè meno che impaginare lo scritto o incollare le pagine in tipografia.
    Ah già, ci sono case editrici che fanno pagare anche quello…

  19. Questa risposta farebbe sorridere, se non fosse che contiene una serie di informazioni errate e, mi si scusi la ripetizione, senza logica alcuna. Ma andiamo per ordine e senza dare alcunché per scontato, in quanto vi potrebbe esser sempre qualcuno disinformato e quindi indotto all’errore.

    Per CONTRIBUTO s’intende, in ambito editoriale, la richiesta di una somma di denaro da parte dell’autore per la produzione della sua opera (la stampa delle copie, per intenderci). Questa è la forma di contributo più comune richiesta dalla casa editrice a pagamento all’autore. Un altro tipo di contributo, nell’ambito di questo discorso, è la richiesta di denaro dalla casa editrice all’autore per la prenotazione di un certo numero di copie dell’opera, che l’autore è costretto, per contratto, ad acquistare se vuole vedere la sua opera pubblicata.

    Fatti questi distinguo, viene da sé che è ridicolo associare un contributo come le spese di stampa o il riacquisto di copie a quello che invece è il “Pagamento di un lavoro necessario”. Infatti, si badi bene, mentre il servizio di editing o di correzione di bozze è un lavoro che viene operato su un testo ed è necessario (quasi sempre)affinché un’opera veda la luce, il riacquisto di copie e le spese di stampa a carico dell’autore NON sono elementi necessari alla nascita di una pubblicazione.

    Ma pensavo che QUESTO fosse ovvio. Come pensavo che fosse ovvio, ad esempio, il fatto che i servizi di editing e correzione di bozze sono prerogativa di qualsivoglia casa editrice SERIA che cura la pubblicazione dei manoscritti che Le vengono sottoposti in visione. Come pensavo che fosse ovvio, naturalmente, che un editore serio NON lascia i libri scorretti e NON li pubblica così come gli arrivano, poiché, da che mondo è mondo, quasi mai un manoscritto è perfetto in partenza.

    Lo svolgimento di un lavoro su un manoscritto che va naturalmente corretto o comunque esaminato, alla luce di quanto appena detto, è una dimostrazione di onestà da parte dell’editore. Naturalmente tale svolgimento richiede tempo, e la spesa di tempo, si sa, ha un costo, per qualunque professionista (e con le sue tariffe). E’ dunque OVVIO che un professionista si faccia pagare per questi servizi, invece di dover ricorrere a mezzucci quali il riacquisto delle copie da parte dell’autore o la spesa della stampa a carico dell’autore (cosa che fanno le Case editrici cosiddette “a pagamento”).

    Ma credo che la lezioncina possa bastare, dacché spero che chi parla, dall’altro lato, sia perlomeno in buona fede.

  20. E, tanto per ricollegarmi a quanto sopra, alla luce di quanto detto è più che mai inopportuno citare la Deinotera o altre case editrici che non usano quei mezzucci assieme alle case editrici che chiedono il CONTRIBUTO.

    Anche volendo prescindere da una speciosa discussione sul significato specifico del termine “contributo”, è infatti chiaramente ridicolo vedere come la lista sia stata fatta su criteri illogici. E si badi che tutto questo argomentare è stato fatto senza scendere nello specifico, altrimenti non si finirebbe più di parlare…

    Saluti,
    Elias

  21. No, nessun criterio illogico.

    L’editing è un lavoro che va fatto necessariamente prima di mandare in stampa un libro, e non va fatto pagare a parte. Assolutamente NO.
    Sarebbe come far pagare a parte la copertina, il codice isbn, l’apposizione del nome sulla copertina, l’impaginazione…ma stiamo scherzando?

  22. Pingback: Editing: servizio aggiuntivo o elemento indispensabile? « Scrittori esordienti - il blog di Writer’s Dream

  23. Cara Elias,
    adesso la lezioncina te la do io. Collaboro con una casa editrice e so come funziona il processo editoriale, conosco innumerevoli altre case editrici che fanno tutto il lavoro di editing, correzione bozze, copertine, e quant’altro totalmente gratis, e per gratis intendo che l’autore non deve sborsare una lira. Sono queste le case editrici che fanno parte della lista Paradiso. Tutte le altre finiscono o in inferno o in purgatorio. Se la Deinotera fa pagare l’editing su i libri che pubblica non può, secondo i criteri stabiliti, finire in paradiso. Punto. Non vedo perché discutere.
    L’editore DEVE offrire tutta l’esperienza e la professionalità all’autore ripagato dal successo del libro, non ripagato dalle tasche dello scrittore. Se l’editore non ci crede semplicemente non pubblica quel libro. È un investitore che deve credere in quello che fa, se crede solo nei soldi che può sborsare l’autore è meglio che cambi lavoro.
    Poi ovvio che c’è differenza tra una casa editrice che chiede 7000 euro e una che ne chiede 500, ma sempre di soldi si tratta no?

  24. Lei scrive:

    “Lo svolgimento di un lavoro su un manoscritto che va naturalmente corretto o comunque esaminato, alla luce di quanto appena detto, è una dimostrazione di onestà da parte dell’editore. Naturalmente tale svolgimento richiede tempo, e la spesa di tempo, si sa, ha un costo, per qualunque professionista (e con le sue tariffe). E’ dunque OVVIO che un professionista si faccia pagare per questi servizi…”

    E secondo lei questo professionista dovrebbe essere pagato dall’autore? Non direi. E’ la casa editrice che, investendo sull’autore e sul testo, si occupa dell’editing. Una casa editrice SERIA offre al proprio pubblico il meglio che può, il che significa testi corretti. Certo, ogni pubblicazione è un rischio per l’editore, per questo i criteri di selezione sono duri, tuttavia è impensabile che un esordiente debba pagarsi l’editing. Che differenza c’è tra pagare l’editing e le spese di stampa? Io non ne vedo molta. Anche uno stampatore è un professionista…

  25. Concordo. Perfettamente.
    E sottolineo che con CONTRIBUTO non si intende solo la richiesta di acquisto copie o contributo per la stampa, ma QUALSIASI richiesta di denaro all’autore da parte dell’editore.

  26. Non è così.

    Una cosa è la REDAZIONE di un testo, un’altra la PRODUZIONE di un testo.

    Tra le operazioni riguardanti l’ambito “REDAZIONE” rientrano l’editing e la correzione delle bozze.

    Tra le operazioni riguardanti l’ambito “PRODUZIONE”, operazioni che, ovviamente, sono di compito della casa editrice, rientrano la copertina, il codice ISBN, l’apposizione del nome, l’impaginazione, la quarta di pagina… ecc. ecc., la distribuzione, la diffusione del libro.

    Un esempio che aiuta a far comprendere la distinzione tra questi due ambiti è il seguente: esistono autori che si rivolgono ad agenzie letterarie allo scopo di far pervenire alla casa editrice il testo già perfetto. Le agenzie letterarie naturalmente si occuperanno di svolgere sul testo l’editing e la correzione delle bozze. Pensate che lo facciano gratis? Ah ah! Negli USA quella delle agenzie letterarie, per dire, è la prassi.

    Le ultime 3 righe del post di Ayame tradiscono un’informazione più che grossolana su quelli che sono i reali compiti di una casa editrice e quelli che, di conseguenza, dovrebbero essere i suoi meriti e i suoi compiti. Ora io mi chiedo: data l’evidenza dei fatti, che senso ha compilare una lista in cui i criteri di selezione sono dettati dall’incapacità di distinguere tra redazione e produzione di un testo?

    Concludo inoltre chiedendomi sulla base di quali criteri vi siano delle case editrici in Paradiso. Dato che, secondo i vostri criteri, è tutto un “contributo”, i dimoranti in Paradiso lavorano gratis? Naturalmente ciò sarebbe senza logica.

    Non mi dilungo oltre, spero soltanto che abbiate la compiacenza di ricompilare la lista secondo altri criteri di distinzione. Grazie.

    Elias

    Se poi lascerete tutto intoccato, affari vostri… sarà stato solo tempo perso, il mio. Amen.

  27. Distinguiamo l’AGENZIA LETTERARIA dalla CASA EDITRICE, per favore. Sono due cose ben diverse. L’agenzia letteraria è pagata per fare tutto ciò che fa, l’editore non dev’essere pagato in nulla.

    Poi, è evidente che abbiamo concetti diversi su cosa significa pubblicare senza contributo.
    Dato che evidentemente Elias è duro/a di comprendonio, ritengo che sia inutile continuare la dicussione.

    Concludo dicendo che i criteri secondo cui dividiamo gli editori li definiamo NOI e agiamo di conseguenza. Punto.

    Elias scrive:
    Le ultime 3 righe del post di Ayame tradiscono un’informazione più che grossolana su quelli che sono i reali compiti di una casa editrice e quelli che, di conseguenza, dovrebbero essere i suoi meriti e i suoi compiti.

    Ma anche no.

  28. Per Dabria:

    “esordisco con dire che Elias è nome maschile. E questa è la mia lezione n. 1, che in qualche modo mi dà qualche informazione sul livello della persona a cui mi rivolgo.

    Ora mi permetto di citarti: “Se la Deinotera fa pagare l’editing su i libri che pubblica non può, secondo i criteri stabiliti, finire in paradiso. Punto”. Questo mi fa capire invece l’apertura mentale della persona con cui mi accingerei a discutere.

    Ti cito ancora: “L’editore DEVE offrire tutta l’esperienza e la professionalità all’autore ripagato dal successo del libro, non ripagato dalle tasche dello scrittore”. Sorge spontanea una domanda: se un libro non viene corretto, come potrà avere successo? E dunque come potrà essere ripagato l’editore se non potrà esservi successo dal momento che il libro non è stato corretto? Difficile, eh?

    7000 euro? 500? ma di che stiamo parlando???

    Per Elfo:

    Secondo Lei le agenzie letterarie non dovrebbero esistere, immagino.
    Comunque, a parte questo, sono d’accordo quando dice che un esordiente è un rischio per un piccolo editore.
    Dissento completamente invece quando Lei mi accosta l’editing alle spese di stampa. Come ho scritto sopra, il discriminante è la necessità (e non ci metto di mezzo discorsi di morale, naturalmente): infatti, l’editing è un lavoro svolto dall’editore al fine di migliorare un testo che (nel 99% dei casi) abbisogna di correzioni, e rientra nell’ambito redazionale. Le spese di stampa, che sono il vero compito dell’editore (editio, pubblicazione), sono un mezzuccio utilizzato da editori meschini che fanno pagare all’autore quello che non gli compete, e dimostrano, si badi bene, di NON credere affatto nel prodotto, dacché se vi credessero non farebbero spendere l’autore per guadagnare con sicurezza fin da subito. Non sono un investimento ma una sovvenzione. Nella fattispecie, la Deinotera non fa pagare le spese di stampa, dimostrando di credere nell’opera dell’autore, ma fa pagare, qualora ve ne sia bisogno, l’editing e/o la correzione di bozze, proprio per presentare al meglio il testo. E’ questo il vero investimento.

  29. “Concludo inoltre chiedendomi sulla base di quali criteri vi siano delle case editrici in Paradiso. Dato che, secondo i vostri criteri, è tutto un “contributo”, i dimoranti in Paradiso lavorano gratis? Naturalmente ciò sarebbe senza logica.”

    No non lavorano gratis, ma guadagnano sulla vendita dei libri e non sulle tasche dell’autore. Poi i criteri per la suddivisione delle liste sono sul forum nella sezione case editrici. Mi pare che siano abbastanza esaustivi. Abbiamo chiarito bene quali sono le informazioni che usiamo per smistare le case editrici.

    Ma la Deinotera è un agenzia letteraria o una casa editrice? Se è una casa editrice e fa pagare, ripeto per amor di chiarezza non va accomunata a quelle che si assumono tutti i rischi e fanno tutto a spese loro. Chiusa la questione, poi i criteri sono stati decisi insieme agli utenti del forum, a seconda delle loro esperienze. Cerchiamo solo d’interpretare le esigenze della maggioranza e non di coloro che hanno tutto l’interessa a non fare chiarezza nella loro linea di condotta.

  30. Per Ayame: complimenti. Hai dato una bella dimostrazione di quello che in altri tempi chiamavano “fascismo”.

    Naturalmente quando si definisce qualcuno “duro di comprendonio” bisognerebbe guardarsi prima allo specchio. Ma parlare ancora con chi non ha speranza è del tutto improduttivo.

  31. Ora mi permetto di citarti: “Se la Deinotera fa pagare l’editing su i libri che pubblica non può, secondo i criteri stabiliti, finire in paradiso. Punto”. Questo mi fa capire invece l’apertura mentale della persona con cui mi accingerei a discutere.

    Ma di quale apertura mentale stiamo parlando, si può sapere? Non c’è nessunissima apertura mentale, né niente di cui discutere.
    La Deinotera fa pagare l’editing? Benissimo, non si assume tutte le spese come fanno invece le case editrici che sono in Paradiso. PUNTO. Dove sta il problema?

  32. Per Dabria:

    a questo punto dovrei dire che, sulla base dei criteri che voi stessi enunciate per la selezione della lista tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, forse siete disinformati . “Guadagnano sulla vendita dei libri e non sulle tasche dell’autore”: informatevi meglio.

  33. Per Ayame: complimenti. Hai dato una bella dimostrazione di quello che in altri tempi chiamavano “fascismo”.

    …Complimenti, hai dato una bella dimostrazione di quelli che sono gli effetti dell’LSD.

  34. “Guadagnano sulla vendita dei libri e non sulle tasche dell’autore”: informatevi meglio.

    ma cosa stai dicendo? o.o”
    E tra l’altro, come diamine ti permetti di dirmi che mi sto comportando da fascista? Ma va via, va…

    L’ho già detto e lo ripeto: non ti sta bene quel che c’è scritto? non ti sta bene come operiamo? non ti piacciono i nostri criteri? CHIUDI LA FINESTRA DEL BROWSER.

  35. Per Dabria:

    dimenticavo, la Deinotera è una casa editrice. Investe nell’opera tramite servizio di edizione (pubblicazione, diffusione, fiere, librerie distribuzione… ecc.) e, qualora ve ne sia bisogno, fa pagare la correzione di bozze e l’editing. Regolare.
    C’è gente che quei servizi non li fa pagare ma in compenso fa pagare agli autori le spese di stampa o, peggio, fa acquistare un numero di copie.

    Quello che voi pensate del Paradiso non esiste, fidatevi.

  36. “Per Ayame: complimenti. Hai dato una bella dimostrazione di quello che in altri tempi chiamavano “fascismo”.

    …Complimenti, hai dato una bella dimostrazione di quelli che sono gli effetti dell’LSD.”

    Poi sarei io quella dalla mente limitata? Ma tu pensi ancora che il mondo sia diviso in partigiani e fascisti? In buoni e cattivi? se non ti va bene come funziona il nostro sito/forum/blog non è un problema mio. alla nostra utenza fatta di editori e autori e scrittevoli va bene, e in caso contrario ne abbiamo sempre parlato. Poi non ho mai detto che le case editrici non a pagamento non fanno editing. La nostra fa un ottimo lavoro di editing ad esempio, e ce ne sono tantissime altre che nonf anno pagare una lira. Poi saremmo liberi di dividere le liste come ci apre e piace? Se la avessimo divise per colore del logo non vedo a te cosa importi. Se non ti va bene non la utilizzi, punto.

  37. Elis, stai dicendo delle emerite stronzate.
    Dato che abbiamo prove concrete e tangibili che case editrici che sono in Paradiso lavorano esattamente secondo i paramentri indicati, possiamo affermare con sicurezza estrema che stai sbagliando.

    qualora ve ne sia bisogno, fa pagare la correzione di bozze e l’editing. Regolare.
    Regolare un tubo. Un editore che non chiede contributi non fa pagare nulla.

  38. Per Ayame: sei fascista, sì sì… forse non lo sapevi nemmeno tu. Ma si vede che sono tante le cose che non sai…

    Infatti è un comportamento fascista quello di imporre la propria verità (peggio ancora errata o comunque mostrante completa ignoranza e disinformazione) su tutto e su tutti senza sentire ragioni.

    E’ dittatoriale dire che se non mi sta bene quello che scrivi su questo blog me ne posso andare altrove. Ti faccio presente che non siamo a casa tua. O forse non sapevi nemmeno questo?

    Rispondo, per pietà, anche all’ultima tua domanda: cosa sto dicendo? Quello che ho detto. Ripeto, tante cose non sai.

  39. Per Ayame: una persona che non conosce la distinzione tra redazione e produzione di un testo non dovrebbe scrivere su questo forum, e tanto meno gestirlo. E con questo penso che ho detto tutto.

  40. Elias io ci lavoro per una casa editrice e so meglio di te evidentemente come funziona. Mi spieghi a che titolo tu parli di queste cose quando è evidente che non sai di cosa stai parlando?
    Abbiamo le testimonianze degli autori, degli editori, dei lettori. A che titolo vieni qui a dirci cosa dobbiamo fare? Questo tono saccente risparmiatelo per piacere, che hai dimostrato di essere davvero poco furbo a parlare di cose che non sai.

  41. LOL, non ti meriti nemmeno una risposta.
    Sul mio blog scrivo quel che mi pare e piace, sono libera di togliere la parola a chi mi pare e piace e sono stufa di sentirti blaterare.

    Noi siamo aperti al dialogo da sempre, la polemica sterile e le discussioni inutili e prive di senso come queste ci irritano e basta.
    Io non impongo niente a nessuno. Se una persona crede che quel che è scritto qui sia sbagliato è liberissimo di andarsene da un’altra parte.
    Oh, c’è libertà di opinione e di parola, quindi io sono libera di scrivere ciò che voglio senza sentir ragioni.

    Tanto più quando le ragioni non esistono, come in questo caso. Sei tu quello che vuole imporre il suo punto di vista. Ma ti faccio notare che sei il solo a pensarla così, e c’è un forum di 500 persone a pensarla come noi.

    Oh, avevo detto che non ti meritavi una risposta e te l’ho data lo stesso…sono troppo buona.

  42. Per Dabria:

    naturalmente il fatto che ho parlato di fascismo si riferiva al comportamento di Ayame nel corso di questa discussione. Ayame non è in grado di affrontare un dibattito, e per questo l’ho fregiata di un termine che, per quanto anacronistico, le si attaglia alla perfezione. Non penso che il mondo si divida in partigiani e fascisti, ovviamente. E spero che la tua fosse solo una battuta…

    Per inciso: voi NON siete liberi di selezionare le case editrici come vi pare e piace. Voi fornite informazioni errate, e questo, ve lo assicuro, ve lo posso garantire io con estrema sicurezza. Di conseguenza voi operate a danno altrui. Non sottovalutate questa vostra posizione…

  43. Per Ayame: una persona che non conosce la distinzione tra redazione e produzione di un testo non dovrebbe scrivere su questo forum, e tanto meno gestirlo. E con questo penso che ho detto tutto.

    Una persona che non conosce la differenza tra chiedere contributi e non chiederli non dovrebbe mettersi in mezzo ad argomenti che non riesce a sostenere.
    E con questo penso DI AVER detto tutto.

  44. Per inciso: voi NON siete liberi di selezionare le case editrici come vi pare e piace. Voi fornite informazioni errate, e questo, ve lo assicuro, ve lo posso garantire io con estrema sicurezza. Di conseguenza voi operate a danno altrui. Non sottovalutate questa vostra posizione…

    ED ECCOLA CHE E’ ARRIVATA, LA VELATA MINACCIA DI DENUNCIA! :D

    Ayame non è in grado di affrontare un dibattito,
    No, ho bisogno dell’insegnante di sostegno -.-“

  45. Dabria:

    io ho lavorato per più case editrici. Parlo con cognizione di causa, naturalmente, perché io, a differenza di certa gente, non apro bocca se non so quello che dico. Ci tengo a ribadire che le vostre liste sono fasulle. Mi chiedo se siate profondamente ingenui o profondamente ignoranti. Se lavori con Ayame, ti faccio presente che lei non ha idea alcuna di quella che è la differenza tra redazione e produzione di un testo: non avendo le basi, come si permette di affrontare una discussione in materia?
    Le tue fonti poi fanno ridere: un editore tira l’acqua al suo mulino, un autore dice quasi sempre che si è trovato contento del suo libro, anche quando deve pagare, e spesso o è ingenuo e pensa che non sia rilevante pagare (conosco un sacco di autori così) oppure si vergogna a dire di aver pagato (idem come sopra).
    I lettori non sanno quasi mai nulla del mondo editoriale, e non sono certo fonte attendibile: basta dire che la maggior parte compra libri solo di case editrici grandi come se fossero garanzia di qualità…

  46. Per Ayame:

    è pazzesca la coda di paglia. Denuncia? Non temere… ci tenevo solo a farti notare che, gestendo un blog, fai dei danni. Tutto qui. Evidentemente ti hanno bastonato in precedenza, per pensarla così, eh? Certo, con tutte le stronzate che scrivi… Comunque, per la precisione… avrei forse elementi per sporgere denuncia? Quindi pensi di aver detto stronzate? Allora tanto ingenua non sei…

    Cito: “Una persona che non conosce la differenza tra chiedere contributi e non chiederli non dovrebbe mettersi in mezzo ad argomenti che non riesce a sostenere”. Io la so benissimo, e cercavo appunto di spiegarla attraverso la distinzione tra redazione e distribuzione. Ma la tua incapacità di comprendere quest’ultima distinzione non può permettere la prosecuzione della discussione (discussione? ahah!).

  47. “Le tue fonti poi fanno ridere: un editore tira l’acqua al suo mulino, un autore dice quasi sempre che si è trovato contento del suo libro, anche quando deve pagare, e spesso o è ingenuo e pensa che non sia rilevante pagare (conosco un sacco di autori così) oppure si vergogna a dire di aver pagato (idem come sopra).”

    Adesso te la do io la lezioncina: se un editore dice che non fa pagare e poi invece non è così potrebbe rischiare una denuncia, inoltre molte case editrici hanno il loro statuto sul sito dove dicono esattamente come agiscono. Ti ripeto non ti piacciono le liste. il web è grande, cambia aria. A me tu sembri solo uno che vuole a tutti i costi fare polemiche. Che le liste non siano perfette e vadano raffinate lo sappiamo anche noi, ma sappiamo altrettanto bene che siamo in un paese libero e abbiamo diritto di critica. Se pensi che non sia così, fai valere le tue ragioni in ambito legale.

  48. No, non hanno mai potuto bastonarmi per il semplice fatto che ogni virgola di quel che è scritto su questo blog è vero ^^
    Siamo abituati a sentire taaaante minacce a vuoto, ogni discussione di questo genere ha un riferimento a una minaccia di denuncia ^^

    Ti sfugge forse il fatto che un editore si deve occupare di TUTTI gli aspetti legati alla produzione di un testo. Un editore deve correggere, pubblicare, applicare l’isbn, promuovere e distribuire…

    Se pensi che non sia così, fai valere le tue ragioni in ambito legale.
    Su, tutti dall’avvocato che son stufa di sentire minacce a vuoto ù.ù

  49. Per Dabria:

    1) premesso che non mancano i denunciati nelle vostre liste, e che molto spesso gli statuti servono a poco. Continuo a pensare che la vostra lista è indice di disinformazione e ignoranza, e fin quando sarà così compilata, potrò dirlo a piena voce.

    2) Non sono io quello che ha iniziato a fare polemiche. Rispondevo inizialmente, perché mi era sembrato giusto, in difesa del post di un’autrice della Deinotera che ha ricevuto da Ayame la secca risposta secondo cui se uno fa pagare l’editing deve stare in Purgatorio. La risposta di Ayame non dava reali motivazioni, e tuttora non ne dà (anzi, casomai dà motivazione del perché non dava motivazioni) tant’è che il dibattito si è rivelato del tutto sterile (e mi rendo conto che non poteva essere diversamente).

    Per Ayame:

    la quasi totalità delle cose che hai scritto è falsa. Ma forse a questo punto devo ritenere che ne sei consapevole. Naturalmente le tue ultime 4 righe sono una sterile provocazione: so benissimo quali sono i compiti di un’editore: mi risulta che te li ho appena insegnati.

  50. Ok, ora basta.
    Adesso sono sinceramente stufa.
    Sono stanca della disinformazione, di gente che vuole provocare, polemizzare, che si atteggia a professorino in attesa di vedermi perdere le staffe (stavo per scrivere “staffer”…Dabria, non voglio perderti!).

    O la piantiamo con le stronzate o mi metto a censurare, ché di disinformazione ne aleggia sin troppa. Non contribuiamo ulteriormente, pliz.

  51. Se volevi una scusa per fare la vigliaccata… procedi pure con il tuo atteggiamento dittatoriale.
    Io sono stufo da un pezzo: la vostra è bieca ignoranza. Non meritate di gestire un blog. Siete il prodotto di una società in cui chi prima arriva, anche che è un caprone, pensa di poter dire la sua. Calate per terra, dove è il vostro posto.

  52. E da quando in qua tu sei l’eletto che stabilisce i meriti del mondo?
    Ma basta…le vigliaccate le stai facendo te, ora, in questo momento e nei momenti precedenti quando hai scritto delle emerite stronzate solo per cercare di mascherare il fatto che chiedere i soldi per l’editing sia chiedere contributo.

    C’arriva anche un bambino di due anni eh.

  53. Se volevi una scusa per fare la vigliaccata… procedi pure con il tuo atteggiamento dittatoriale.
    Vedi, io non ho bisogno di nessuna scusa…se avessi voluto tapparti la bocca non avrei fatto passare il primo commento. C’avrei messo due secondi. Anzi, avrei risparmiato un sacco di tempo.
    Ma vedi, io sono per il dialogo e odio la censura.
    Quando si superano i limiti della decenza però…c’è un limite a tutto.

  54. “quando hai scritto delle emerite stronzate solo per cercare di mascherare il fatto che chiedere i soldi per l’editing sia chiedere contributo”…

    Tu di quello che ho scritto non hai proprio capito niente, va’. E’ vero, ci arrivava anche un bambino di 2 anni, ma tu no.

    E’ assurdo tentare di voler passare per liberale, quando non si ha l’elasticità per affrontare un dibattito. La decenza l’hai passata tu; dando informazioni sbagliate, perseverando nel dare informazioni sbagliate, e quant’altro.

    Comunque io sono più che documentato sulle case editrici, e so per certo che avete fatto le liste moooolto male.

  55. Caro Elias Ashmole, se proprio devi muovere critiche almeno non tirare in ballo argomenti che non centrano nulla, come il fascismo per esempio.

    Chiedere soldi liquidi per pubblicare, chiedere l’acquisto di copie anzichè denaro o chiedere soldi per l’editing cosa cambia?
    Qual’ è la differenza?
    Si tratta sempre di contributo…vogliamo chiamarlo in un’altra maniera invece di contributo? Va benissimo, ma sempre di soldi a carico dell’autore si tratta.

    Chiamala SPESA, TASSA, SERVIZIO AGGIUNTO, RICHIESTA DI DENARO o come ti pare e piace, ma la sostanza rimane sempre quella: si chiede all’autore di spendere SOLDI SUOI.

    E’ inutile tirare in ballo il fascismo… questo concetto della richiesta di denaro non si può contraddire perchè è troppo elementare e lampante per essere negato.

  56. Ma basta, Elias, BASTA.
    Comunque io sono più che documentato sulle case editrici, e so per certo che avete fatto le liste moooolto male.

    Va bene, sei più bravo, sei più intelligente e più informato di noi. Noi siamo dei cretini, ingenui, indecenti, falsi e ipocriti. Contento?

    E ora vattene, ché son stufa.

  57. Caro Jair,

    prima di scrivere sul fascismo leggi perché ho tacciato di “fascismo” Ayame, e poi forse capirai perché l’ho detto. E’ chiaro che il movimento storico fascista non c’entra niente: ma lo devo ripetere ancora?

    Inoltre, per quanto riguarda il contributo, ho già spiegato le mie ragioni a proposito del fatto che esiste contributo e contributo, e non le ripeterò (vedi sopra, differenze tra redazione e produzione, tra spese di stampa e/o copie da riacquistare ecc.). La distinzione tra i diversi tipi di contributo è non solo materiale, ma anche MORALE, in quanto un editore che fa riacquistare all’autore parte delle copie NON crede nel prodotto di quell’autore, mentre uno che fa pagare la correzione di bozze ci crede proprio perché la corregge, e quindi promuove l’opera. Il concetto di “contributo” non può essere generalizzato, come ho scritto e come invano ho tentato di far comprendere.

    Comunque le mie motivazioni sono sopra, e penso che siano chiare. Potranno anche non esser condivise, ma io ritengo che fare di tutta l’erba un fascio sia generalizzante, fuorviante e, quando è a discapito di case editrici oneste che investono e non fanno pagare spese di stampa ecc., è anche dannoso.

    Eravamo partiti dalla Deinotera: la Deinotera, ad esempio, non fa pagare le spese di stampa e non fa pagare le copie all’autore. Investe sull’autore e gli dà anche un’ottima percentuale sui diritti. A prescindere da tutto, comunque, già credo che sia un’insolenza metterla nella stessa lista con case editrici che hanno affermato molto spassionatamente che fanno riacquistare le copie.

  58. Per Ayame:

    non sono contento perché non sono riuscito a instaurare un dialogo e a far comprendere le ragioni del mio argomentare. Cosa siate non m’interessa: avete dimostrato di non voler sentire ragioni, comunque, e una miopia terrificante. E continuate a presentare una lista sbagliata, che con molto tempo a disposizione potrebbe essere smantellata pezzo per pezzo. Stop.

  59. Allora tu non capisci un tubo.
    Nessuno sta dicendo che gli editori nella lista Purgatorio sono brutti e cattivi, noi collaboriamo con la MONTAG, che è in Purgatorio, e stimiamo la Parole Sparse e la Cinque Marzo.

  60. Ma chi ha detto che il Purgatorio contiene i brutti e cattivi? Fai tutto da sola, come al solito. Ho solo detto, da troppo tempo ormai, che i criteri di selezione sono sbagliati. E comunque il Paradiso è la parte più discutibile.

  61. Il tuo argomentare consiste nell’accusare a destra e a manca di disinformazione (ignorando volutamente che collaboriamo con diverse case editrici) di incompetenza (e chi sei tu per stabilirlo) e innalzando te stesso su un piedistallo che non esiste. vendendo per altro a fare il padre padrone in spazi altrui. Se pensi di essere superiore metti su un blog/forum/sito che offra i nostri stessi servizi ma adatti alla tua superiorità su di noi e smettila di renderti ridicolo.
    Per quanto mi riguarda questo è il mio ultimo intervanto.
    Notte.

  62. Da quanto hai scritto, naturalmente non hai capito niente delle finalità del mio intervento. Questo spazio è tuo quanto mio, ma io non detto assolutamente leggi, come vorreste lasciar credere. Ho solo detto la mia. E la mia è che la lista fa ridere.
    Buonanotte.

  63. Grazie per la spiegazione Elias Ashmole.
    Rispetto le tue idee, ma continuo a pensare che alla maggior parte delle case editrici a pagamento manchi la sincerità di ammettere di esserlo. Chiedere soldi agli autori è LEGALE e allora perchè far passare la richiesta di denaro come un’altra cosa?

    E’ così difficile dire ” siamo una casa editrice a pagamento” ?
    Sono convinto che anche tra gli editori a pagamento esistano professionisti onesti e competenti, ma non mi piace questo “mascheramento” della richiesta di denaro… A volte sembra che vogliano giustificare questa scelta commerciale…ma cosa c’e’ da giustificare se è tutto legale?

    E’ questo che non va…L’editore deve dire chiaramente di chiedere denaro, non dire che l’autore è tenuto a contribuire (dico in generale non mi riferisco a nessuno in particolare). Dire che l’editing verrà fatto pagare solo se è necessario mi suona strano, perchè lo sanno tutti che la fase di editing è indispensabile per qualunque opera.

    Anche autori blasonati a livello mondiale vedono andare le loro opere in fase di editing dopo che sono stati ultimati… Quindi mi lascia perplesso sentir dire che FORSE ci sarà bisogno dell’editing e che FORSE verrà fatto pagare all’autore…primo perchè non è un forse ma un SICURAMENTE, secondo perchè a quel punto sarebbe più corretto dire ” Chiediamo una quota agli autori”.

    Tutto qua. Il fatto che Ayame porti avanti le sue idee non vuol dire che sia fascista, vuol dire semplicemente che ci crede, come ci credi tu e ogni altra persona.
    Sei liberissimo di fondare un altro blog per diffondere il tuo pensiero se non sopporti le sue idee…nessuno te lo impedirà perchè c’e’ la libertà di espressione. E questo è un diritto di tutti, Ayame compresa, non credi?

    Ciao e buona serata :)

  64. I criteri sono sbagliati? benissimo. Su quale base lo affermi? chi sei tu per dirci che noi sbagliamo e te fai giusto?
    Fai come dice Dabria: metti su tu il tuo blog e fai TU le tue distinzioni tra le varie case editrici e lasciaci sbagliare in pace.
    Buonanotte.

  65. Caro Jair,

    il fatto che debba esser pagato l’editing non è un mascheramento. Comunque, ripartendo dal caso di cui sopra, la casa editrice a cui mi riferivo scrive chiaramente che si pagherà la correzione di bozze, non l’editing. Mi permetto di precisare che l’editing non è sempre necessario, ma la correzione delle bozze lo è praticamente quasi sempre (è quasi impossibile che un manoscritto sia perfetto di partenza, a meno che non sia stato corretto in precedenza da terzi specializzati). Per editing immagino tu sappia cosa s’intende, quindi comprenderai che non sempre è necessario. Comunque, tornando alla casa editrice di cui parlavo, si dice che la correzione di bozze si paga, e l’editing qualora necessario: ciò non significa “ti faccio pagare l’editing e la correzione perché così scuci dei soldi come quota spese mascherata da finto lavoro”… significa semplicemente operare un servizio che è necessario (la correzione) e che in quanto tale richiede una spesa (chi fa la correzione gratis incassa tramite sistemi meno consoni al lavoro di editore, nella maggior parte dei casi). E’ per questo che ho tentato in ogni modo di distinguere la spesa sostenuta per la correzione da quella per il riacquisto copie o da quella per la stampa delle copie stesse.

    Naturalmente è tutto legale. Io poi non so se per editing immaginate chissà quali cifre: le tariffe sono ragionevoli (per quanto ne so)… chi fa pagare spese assurde per l’editing è chiaro che fa la “cresta” e parla di editing quando poi sotto banco l’obiettivo è quello di spillare soldi per coprire le altre spese, anche se formalmente ciò non viene detto. Di disonestà ce n’è tanta in giro…

    Io non penso che Ayame possa esprimere le sue idee. Ma non perché sono un saccente che pensa di avere la verità dalla sua; semplicemente perché Ayame, dall’inizio della conversazione, non ha apportato alcuna motivazione reale delle sue scelte e non ha fornito spiegazioni adeguate per la compilazione della lista, che inneggia magari a malandrini e magari danneggia onesti lavoratori. Ayame ha dimostrato di non sapere nulla del lavoro editoriale, oppure di non aver imparato granché se lavora presso qualche casa editrice. In ogni caso ha dimostrato di non saper affrontare un dibattito in maniera costruttiva, e lo puoi vedere fin da subito quando ha risposto seccamente e ottusamente al post dell’autrice della Deinotera all’inizio di questa discussione. Non condivido quando si dice che ognuno è libero di dire quel che vuole, ma non perché io sia un censore, bensì perché se uno parla senza sapere, è meglio che stia zitto…
    Io non ho nessuna intenzione di fondare un blog per dire la mia. Posso benissimo dirla qui, anche perché sono fermamente convinto delle mie affermazioni, che sono sorrette da dati sicuri. E il mio obiettivo era solo quello di far notare che la lista è profondamente ingiusta. Tutto qua.

  66. Non ho giustificato i criteri scelti?
    Le liste sono state così divise per indicare chi chiede contributi, chi li chiede solo in alcuni casi e chi non li chiede mai. Guarda caso, sei l’unico ad aver sollevato polemiche. Non intendo star qui a giustificare (giustificare COSA poi) le mie scelte – che sono scelte di tutto il forum, dato che i criteri sono stati votati – e difendere la mia intelligenza e la mia capacità di argomentare. Robe da pazzi, Signore.

  67. Non comprendo la tua caparbietà; ti ripeto che le liste sono divise male. Così scrivendo, tu affermi che tutti i 34 del Paradiso non chiedono niente all’autore; io ti posso dire per certo che non è così. Così come ritengo giuste alcune scelte fatte per l’Inferno (non lo nego), e anche alcune per il Purgatorio, ritengo ridicole alcune scelte fatte per il Paradiso. Non devi giustificare niente: solo informarti meglio sulla politica delle varie case editrici, redigere nuovamente la lista e magari imparare qualcosa del mondo editoriale, il che non guasta. E soprattutto avere maggiore umiltà, poiché continuare a berciare di fronte all’evidenza è da parte tua umiliante. Robe da pazzi lo dico io.

  68. [QUOTE]Io non penso che Ayame possa esprimere le sue idee. Ma non perché sono un saccente che pensa di avere la verità dalla sua; semplicemente perché Ayame, dall’inizio della conversazione, non ha apportato alcuna motivazione reale delle sue scelte e non ha fornito spiegazioni adeguate per la compilazione della lista[/QUOTE]
    Eppure mi sembrava che da subito Ayame avesse dato le sue motivazioni… ma probabilmente non sei riuscito a leggerle… te le rispiego, poi magari ti faccio anche un disegnino…
    Hanno messo la Denoteira in Purgatorio perchè fa pagare l’editing.
    Non ti sembra una sua motivazione? è anche reale, perchè lo fa pagare, quindi…
    Puoi non cindividerla come noi non condividiamo la tua, ma accettala come noi accettiamo di leggere la tua.

  69. Perdonami, ma non riesco a capire per quale motivo continui a fare certe distinzioni. Tu distingui tra editing e correzione di bozze.
    Ma il succo rimane lo stesso: esistono case editrici che non fanno pagare nè l’uno nè l’altro.
    E altre che fanno pagare solo uno o solo l’altro.
    Qui si sta semplicemente dicendo che una casa editrice che fa pagare anche una sola delle due cose è a pagamento. Punto.

    Nessuno sta dicendo che chi si comporta così è un truffatore.
    La distinzione tra pagamento e non pagamento serve solo a questo, non a diffamare o a puntare il dito.

    Se tutte facessero pagare qualcosa allora avresti ragione tu. Ma siccome esistono anche case editrici che non fanno pagare praticamente nulla, è giusto dividerle. Non per mettere in cattiva luce qualcuno, ma solo perchè ci sono aspiranti scrittori che non vogliono pagare NULLA per pubblicare e quindi, attraverso le tre liste, avranno la vita facilitata nel cercare chi non gli chiede nulla.
    E’ inutile distinguere tra editing e bozze, tra contributo o copie acquistate dall’autore. Tanto a coloro che non intendono pagare nulla non fa nessuna differenza, perchè non si rivolgeranno mai a queste case editrici.
    Lo ripeto: l’obiettivo è fornire un servizio di orientamento tra le diverse offerte delle case editrici e dare la possibilità a chi non vuole sborsare un centesimo di capire come funzionano le cose. Poi ognuno trae le sue conclusioni da solo.

  70. Ciao Jair,

    cerco di spiegare ulteriormente la mia posizione e le motivazioni delle mie parole. Premetto anzitutto che distinguo tra editing e correzione di bozze in quanto si tratta di due servizi differenti: parlando terra terra e senza dilungarmi nei dettagli, sostanzialmente si può dire che la correzione di bozze consiste in un’operazione di revisione ortografica finalizzata ad eliminare tutti gli errori ortografici, di sintassi, di morfologia, ecc. riguardanti il testo. L’editing è invece un’operazione più profonda: consiste ad esempio anche nel segnalare all’autore passi da rivedere, in cui aggiungere o togliere parti, passi dell’opera su cui informarsi meglio… è un lavoro più finalizzato alla struttura e alla coerenza dell’opera, ed è anche soggettivo (a differenza della correzione, che è chiaramente obiettiva, perché se c’è un errore c’è e basta).

    Ora veniamo al punto che ci interessa di più. Esistono, come dici tu, case editrici che fanno pagare la correzione di bozze e case editrici che non la fanno pagare. Questo è un dato di fatto. E’ un dato di fatto, però, anche che la maggior parte delle case editrici che non fanno pagare la correzione di bozze o l’editing richiedono all’autore altre spese, come quella della stampa o quella del riacquisto di parte delle copie stampate.

    Ed ecco la prima distinzione necessaria che mi premeva qui sottolineare: c’è una bella differenza tra l’editore che fa pagare all’autore editing e correzione (e parliamo di tariffe ragionevoli) e l’editore che chiede all’autore un contributo come copie da ricomprare o spese di stampa. Se l’editore fa pagare la stampa, si mette alla stregua del tipografo; se l’editore fa riacquistare le copie, cosa che penso sia la peggiore da parte di un editore, vuol dire che egli per primo NON crede a quello che sta pubblicando e non compie un vero investimento.

    Invece, chi non fa riacquistare le copie e non fa pagare la stampa, ma semplicemente richiede una piccola spesa per la correzione di bozze (che è comunque un lavoro e va effettuata comunque sul testo, se non si vuole pubblicare un manoscritto pieno di errori), si pone materialmente e anche moralmente ad un livello più elevato di chi invece utilizza quei mezzucci sopra menzionati.

    A questo punto io ero intervenuto essenzialmente per due motivi:

    1) perché ritengo ingiusto mettere in una lista alla stessa stregua editori che fanno pagare la correzione e BASTA ed editori che fanno ricomprare le copie all’autore;

    2) perché la lista è obiettivamente falsata; conosco persone che hanno pubblicato con alcune delle case editrici rientranti nella categoria “Paradiso” che hanno dovuto sborsare dei soldi per farlo. Dunque dove sarebbe la serietà di questa lista?

    Infine, ci tengo a precisare che quando nel mondo editoriale si parla di casa editrice “che chiede contributo”, ci si riferisce normalmente con la parola “contributo” alle spese di stampa e al riacquisto di copie da parte dell’autore.

    Se poi qui si vuole falsare la realtà e ci si vuole incaponire, quando poi, parlando, scopro che chi mi risponde non conosce nemmeno la distinzione tra “redazione” di un testo e “produzione” di un testo, è un’altra storia. Siccome però siamo su Internet, anche se si tratta di un blog, ho ritenuto opportuno dire le cose come veramente stanno, e fare questa distinzione opportuna perché chi legge vede nella lista un miscuglio e rimane certamente fuorviato e poi danneggiato quando scopre la verità.

    Semplice, no?

    Una curiosità: Jair è da Jair Ohmsford di Terry Brooks?

    Saluti,

    Elias

  71. Questo è l’ultimo intervento che avrai da me.

    La lista Purgatorio non è affatto falsata, perché contiene i nomi di editori che chiedono contributi. In un modo o nell’altro chiedono soldi, per correzione bozze, per rilegamento del libro o per qualsiasi altra cosa, ma li chiedono.
    Dove sta il “falsamento”? Da nessuna parte.

    Se ci sono editori nella lista Paradiso che sai che chiedono soldi, facci i nomi affinché possiamo controllare.
    E’ specificato nel post d’apertura relativo ai criteri da noi utilizzati: noi non diciamo verità assolute, e abbiamo bisogno delle segnalazioni degli utenti e degli autori.

    Per noi non c’è differenza tra chi chiede soldi nella parte della produzione o della redazione di un testo: le nostre liste sono divise tra chi chiede sempre soldi, tra chi li chiede qualche volta e tra chi non li chiede mai.

    Non vedo perché discutere ulteriormente: i criteri sono questi, sono stati decisi insieme a tutto il forum (e non dalla sottoscritta a metodo “fascista”) e questi rimangono.

  72. Ok, allora mi permetterò solo di dire che non condivido i vostri criteri e che la lista è basata su criteri sbagliati.
    Riguardo alle segnalazioni, arriveranno.
    Ora ti conviene o accogliere tutta la discussione sull’altro forum o cancellarla da capo a piedi, perché quello che hai fatto di là è gravissimo (fascista, per l’appunto).

  73. Se arriveranno segnalazioni non potremo far altro che ringraziare.

    Io ti consiglierei comunque di darti una letta al regolamento di forumfree e ai poteri che sono concessi all’amministratore del forum. Tra l’altro stai infrangendo il regolamento, indi non vedo il motivo per cui dovrei permetterti di parlare.

  74. “e hai poteri che sono concessi”: questa te la correggo gratis.

    Non sono al corrente del regolamento, ma te l’ho detto: o lasci tutto, o togli tutto. Fai tu. E’ un fattore di giustizia.

  75. Errore di battitura, me ne scuso.

    Non sei al corrente del regolamento? Informati.
    Non puoi entrare in casa altrui e mettere i piedi sopra al taorvolo senza nemmeno salutare: tu l’hai fatto e ora vieni trattato di conseguenza.

  76. Con questo intervento, vorrei rassicurare Elias Ashmole.
    Stai tranquillo, se qualche casa editrice si dovesse sentire in dissenso con quanto scritto qui o sul forum, non mancherà di intervenire o di stabilire un dialogo con il writer’s Dream, come è già successo.

    Ti voglio quindi tranquillizzare, perchè le case editrici hanno mezzi adeguati per contattare chiunque e chiarire eventuali malintesi. Non è quindi il caso di allarmarsi caro Elias Ashmole.

    Ci sono già stati editori che hanno chiarito la loro posizione riguardo alle liste, perciò i tuoi timori sono infondati e non è necessario preoccuparsi così tanto come stai facendo tu, perchè se dovesse servire, gli editori si muoveranno per mettere in atto un chiarimento pacifico, facendo intervenire ufficialmente il loro ufficio stampa, con conseguente disponibilità del Writer’s dream al dialogo corretto e pacifico.

    Puoi quindi stare tranquillo e mi sento di rassicurarti: i tuoi interventi in difesa della chiarezza di informazione non sono necessari.

  77. Premessa

    Cos’è il taorvolo? E poi prende in giro quelli della MJM per come scrivono! Che risate… E che velleità…

    Caro Jair,

    hai ricevuto da me un trattamento più gentile di quello riservato ad Ayame (o Linda Rando). Stamane, dopo aver letto il forum, mi sono accorto che il tuo atteggiamento non è stato meno vigliacco del suo (intavolare una discussione qui per poi sbeffeggiarmi in posti dove non mi è stato concesso nemmeno di controbattere).

    Dopo aver sbeffeggiato, dopo aver fatto cattiva informazione ecc. ecc., vi attaccate ad un regolamento che voi per primi non rispettate. Ciò è ridicolo, naturalmente. Ma la cosa più ridicola è che gestite un blog e un forum.

    Voi, e questo è un dato di fatto, non avete capito il senso del mio discorso. Dalla lunga discussione che abbiamo avuto, ne concludo che non l’avete capito non perché siate in malafede, ma perché non ci arrivate e basta.

    Voi non arrivate a comprendere la differenza materiale e morale tra spese per un lavoro e contributi per stampa ecc.

    Voi non arrivate a comprendere che varie case editrici che inserite in Paradiso sono case editrici di grosso calibro, certamente ben più grande di molte delle piccole che sono in Purgatorio, e che è IMPOSSIBILE fare un paragone tra le situazioni che vive una piccola casa editrice e una grande casa editrice, e che dunque se una casa editrice grande ha la possibilità di non far pagare la correzione di bozze è perché il mercato la favorisce. Se lavorate in ambito editorale, dovreste conoscere tali differenze e quindi non fareste LISTE decontestualizzate e PRIVE DI OGNI AGGANCIO COL MONDO REALE.

    Siete solo degli ottusi, ma, soprattutto, siete solo dei ragazzini.
    Ciò, in ogni caso, non significa che abbiate libertà di dire quello che vi pare, quando è sbagliato.

    A presto

    Elias

  78. Felicissimo che tu abbia apprezzato i miei interventi e il mio comportamento, Elias.

    Apprezzo i tuoi interventi, che mi spronano a continuare su questa strada e ci fanno capire che questa è la linea giusta da seguire, quella del rispetto e della correttezza.
    Ti ringrazio davvero tanto per questa spinta a proseguire, che ci fa davvero bene e mette in luce il valore e l’importanza del nostro lavoro.
    Un caro saluto,

    Jair

  79. Dopo aver sbeffeggiato, dopo aver fatto cattiva informazione ecc. ecc., vi attaccate ad un regolamento che voi per primi non rispettate. Ciò è ridicolo, naturalmente. Ma la cosa più ridicola è che gestite un blog e un forum.

    Noi abbiamo sbeffeggiato un nickname. Tu hai insultato una persona con tanto di nome e cognome.
    Ora, illuminami: dov’è, di preciso, il punto del regolamento che noi infrangeremmo?

    Ti illumino su un altro frangente, in attesa di un tuo intervento. In Italia esiste libertà di parola, di critica, di opinione e di cronaca.
    Abbiamo pieno diritto di gestire un blog e un forum, abbiamo pieno diritto di stilare liste secondo i criteri che più ci aggradano. Se ci fai caso, in Paradiso ci sono grandi nomi (e ci sono perché accettano esordienti) ma ce ne sono di piccolissimi.
    Tanit è nata il 14 gennaio.

    E ora, alla prossima offesa – il tuo ultimo post straborda di insulti – puoi star certo che tu su questo blog non commenterai più.
    Ciao ciao.

  80. Quando, vedendo che i propri argomenti sono smontati dalla semplice oggettività dei criteri esposti sopra, si arriva a battere i piedi e sbottare “Siete solo dei ragazzini” come lei ha appena fatto, parte il boato del pubblico. COMPLIMENTI! Lei si che è un esempio di maturità!
    Si rassegni: può cercare di ubriacare il lettore superficiale con le sue distinzioni tra ciò che riguarda la redazione e ciò che riguarda la stampa e la distribuzione, ma – come spero avrà capito – con le tre liste esse non c’entrano. Come Jair ha osservato, esistono case editrici che non fanno pagare alcun servizio, altre che fanno pagare qualcosa e altre che chiedono pesanti contributi. Le tre liste possono essere semplificate secondo questo criterio e nessuna delle tre è scritta nella pietra. Lo scopo non è distruggere le case editrici, ma orientare verso quelle che richiedono meno sforzi economici, nella speranza che anche le altre cambino politica. Se non le sta bene, il web è grande e può veleggiare altrove.
    Tuttavia qualcosa mi dice che tornerà, perchè non mi sembra che il suo scopo sia quello di spiegare effettivamente qualcosa di valido. Nulla le vietava di collaborare portando il suo bagaglio di cultura ed esperienze, ma lei ha preferito la polemica gratuita. Come mai? Questo blog sta dando noia a qualcosa di più del suo innato senso di giustizia? Perchè altrimenti non vedo a cosa serva un simile accanimento (e ottuso – per inciso- lo è lei!).

  81. Evidentemente parliamo lingue diverse, caro Elfo. Se non capite certe distinzioni, il problema è solo vostro… anzi, in realtà è anche di chi paga le conseguenze della mal compilazione della lista.

    Non ho parlato solo di redazione e pubblicazione, ma anche di “contributo”, di contesto, e di errori d’informazione. Che le persone con cui ho argomentato siano dei ragazzini lo dimostra la loro incapacità di avere un dialogo (non mi sembra di aver insultato chiunque, qui sopra, ma solo chi si è posto in maniera inutilmente bellicosa fin dall’inizio nei miei confronti). Il mio scopo ovviamente non è quello di confondere le acque, casomai di fare luce e rendere giustizia chiedendo delle precisazioni.

    Se non si capisce questo, è tutto inutile.

  82. Allora… chiarisco per l’ultima, ultimissima volta.

    CHE SI CHIEDANO SOLDI PER UNA COSA O PER UN’ALTRA, LE LISTE SONO DIVISE PER ENTITA’ DI CONTRIBUTO – NON PER TIPOLOGIA – E PER QUALITA’ DI SERVIZIO.

    Ora, tu puoi essere o nono essere d’accordo su questa divsione, sono affari tuoi. Noi abbiamo adottato questi criteri, non abbiamo adottato un criterio di suddivisione mediante TIPOLOGIA di contributo.

    Ora, ripeto: puoi non condividere questo criterio, ma sono problemi tuoi, certo non nostri. Il lettore è liberissimo di operare le sue scelte, i nostri criteri sono SPIEGATI. L’unico ada ver avuto problemi, tra 500 persone che hanno visitato questa lista e altre che hanno deciso i criteri sul forum, sei tu.

  83. Allora, ci riprovo, e stavolta procedo terra terra.
    Ho capito bene che avete adottato quei criteri. Il problema è questo:

    A PRESCINDERE dal concetto di valutazione che avete adottato, la lista è fuorviante. E’ un dato di fatto che molti non apriranno il link per vedere i criteri di selezione, e comunque, anche se lo facessero, le liste sono compilate male. Molti andranno a guardare solo il Paradiso, dove peraltro ci sono editori che adottano linee editoriali peggiori di quelle del Purgatorio. E non guarderanno l’Inferno (quello proprio no) e nemmeno il Purgatorio. Voi fate anti-propaganda. Si chiama danno. Precisiamo: se la lista fosse compilata bene e fosse giusta, avrebbe senso e la accetterei: ma siccome è tutto mischiato, ciò non ha senso.

    Graphe.it dice di sua bocca che in alcuni casi fa riacquistare le copie o fa variare la percentuale sui diritti all’autore, c’è chi dice che il Caravaggio somiglia a una tipografia, e poi mettete in Paradiso case editrici grosse come Newton e Fanucci che è ovvio che non hanno bisogno di chiedere un guadagno sulla correzione di bozze? Non vi sembra assurdo? Non pensate che forse un piccolo editore, anche per affrontare il mondo del mercato (monopolistico quanto mai) abbia necessità di farsi remunerare almeno la correzione, dato che poi essa è un lavoro peraltro non dovuto?

    Parlo di morale, inoltre, perché qui si parla di Inferno, Purgatorio, e Paradiso. Non si parla di Case editrici che fanno questo, che fanno quello, e che fanno quest’altro. La divisione, di per sé è MORALE e implica un danno MORALE (e poi anche materiale quando la gente viene dirottata direttamente in Paradiso). Forse non ve ne accorgete nemmeno, ma procurate un danno a chi lavora onestamente.
    E senz’altro non vi importa nulla di tutto questo, mi pare di capire.

  84. E un’altra cosa: anche se Dabria e altri come te scrivono magari in buona fede sul forum che la valutazione Purgatorio non indica una valutazione morale delle case editrici, arriva Celtic Spirit a sbugiardare i vostri discorsi teorici e vi fa calare sulla terra. Celtic Spirit ragiona secondo l’equazione:
    casa editrice che fa pagare la correzione = disonestà.
    Tale equazione implica un giudizio qualitativo e costituisce valutazione a carattere morale, cui consegue danno materiale.

    E Il danno aumenta… vedi quanto siete bravi?

  85. Non pensate che forse un piccolo editore, anche per affrontare il mondo del mercato (monopolistico quanto mai) abbia necessità di farsi remunerare almeno la correzione, dato che poi essa è un lavoro peraltro non dovuto?
    E’ dovuto eccome. Eccome se è dovuto.

    Graphe.it dice di sua bocca che in alcuni casi fa riacquistare le copie o fa variare la percentuale sui diritti all’autore, c’è chi dice che il Caravaggio somiglia a una tipografia,
    Quei commenti risalgono a quando la lista era chiamata lista e-a-p e c’erano 37 editori in lista e.a.p.

    L’Inferno lo guardano eccome, è uno dei più guardati.

    in Paradiso case editrici grosse come Newton e Fanucci che è ovvio che non hanno bisogno di chiedere un guadagno sulla correzione di bozze?
    Sei cieco o forse non vuoi leggere i punti che non ti fanno comodo? Le grosse sono due o tre, ci sono case editrici minuscole in paradiso, come Tanit, nata il 14 gennaio di quest’anno e altri pccioli editori.

    E ora basta, sono stufa di parlare con gente come te che vuole solo fare polemica. Tieniti le tue idee ed esprimile lontano da qui.
    Addio.

  86. 1) non è dovuto. Negli USA si rivolgono direttamente alle agenzie letterarie che vivono di questo. Ma mi risulta che lo sai, visto che fai tanti bei discorsi ma poi intendi lavorare in agenzia letteraria proprio per guadagnarci sopra. Bella coerenza…

    2) certo. Guardano l’Inferno proprio per evitarlo.

    3) Che ci siano case piccole non lo discuto. Ma ce ne sono anche di grosse, come ho detto e come è evidente.

    Se non vuoi parlare, basta che non rispondi.

  87. Io invece lavoro per la Nasa, e non potete immaginare quanti piani diabolici ho in mente…frequento il writer’s dream per mettere a disposizione tutti i segreti che conosco, in modo da fondare una casa editrice su Marte che possa spazzare via tutti gli editori disonesti del mondo.

    Sempre più divertente questa conversazione!!

  88. Io vorrei davvero sapere se Elias ha capito che il servizio di agenzia letteraria lo facciamo pagare…se è così mi rotolo per terra per 15 km in mezzo a una strada guarda.
    Se ha capito ‘sta cosa e da degli ottusi a noi siamo proprio messi bene!

  89. Dobbiamo proprio parlare delle associazioni cosiddette no profit o è meglio stendere un velo pietoso? Nessuno lavora per la gloria, non siamo ipocriti…

    Che vuol dire ROTFL? E’ per caso un insulto?

    Comunque io, che ipocrita non sono, ti dico tranquillamente che dare un giudizio morale sulle case editrici che si fanno pagare la correzione e l’editing è ipocrita, poiché trattasi di LAVORO. Ma tanto non lo capirai mai…

    Apri pure la tua casa editrice, poi dimmi come si chiama che ti vengo a trovare e a farmi due risate.

  90. Ma no… tu fai la valutazione, la correzione e l’editing gratis… guadagni sulle vendite… un nuovo santo in Paradiso, di sicuro! :-D

  91. Tutti qui si sono limitati a fare considerazioni rispettose sulle scelte editoriali, senza diffamare nessuno e senza dare del ladro a nessuno. Chiunque leggerà questa lunga sfilza di commenti si renderà conto che :

    1) Nessuna casa editrice è stata diffamata o sbeffeggiata.

    2) Questa discussione può andare avanti anche per altri 8 mesi, ma tanto le liste rimarranno sempre e solo come vuole l’amministratrice del blog… continuare a mandare messaggi non cambierà questa cosa…

  92. 1) su questo ho i miei dubbi (so leggere il forum, anche se non mi è concesso di scriverci perché per qualcuno la legge “è più uguale”);

    2) un’ottima affermazione di dittatura. Non ti preoccupare: le dittature, prima o poi, cadono.

  93. AHAHAHAHAHAHAHAHAHA!
    Noi facciamo TUTTO gratuitamente, non chiediamo mezzo centesimo a nessuno! E non siamo una casa editrice!

  94. 2) Questa discussione può andare avanti anche per altri 8 mesi, ma tanto le liste rimarranno sempre e solo come vuole l’amministratrice del blog… continuare a mandare messaggi non cambierà questa cosa…

    Dato che Elias mi accusa di dittatura e che afferma di aver letto bene il forum, gli consiglio di rileggerlo con attenzione, visto che c’è un sondaggio in cui si chiede agli utenti se questi criteri vanno bene o no.
    Il plebiscito ha risposto di si.

  95. AHAHAAHAH!
    Era da tanto che non ridevo così tanto e di gusto!! Grazie Elias!

    Visto che parli spesso di dittatura…Stampale e riguardale ogni cinque minuti quelle liste, tutti i giorni…così avrai la certezza che non cambieranno mai nei modi che volevi IMPORRE tu su un blog che non è tuo e su cui non hai nessun diritto di dettare legge a tuo piacimento.

  96. La parola disonestà l’hai usata tu Elias, non io. Per come sono fatto, non mi rivolgerei mai ad un editore a pagamento, è contro i miei principi e lo considero buttare i soldi. Che ci siano molti editori a pagamento seri e professionali è indiscusso, ma questo a me non interessa.

    Fammi capire… Vuoi sindacare sui miei principi?

  97. E non permetterti più di farmi dire cose inesatte.
    Non mi sono riferito a nessuna casa editrice in particolare, ho detto e ribadisco che non mi piacciono gli editori a pagamento. Io non userò i loro servizi.
    Tu rispondi di “danni che aumentano”.
    Come ho già espresso sul forum, non accetto che si giochi con le parole.
    Voglio proprio vedere chi ha il coraggio di dirmi che sono costretto ad apprezzare l’editing a pagamento, altrimenti starei danneggiando un’ipotetica (nessun nome da me fatto) casa editrice.

  98. Per Celtic: “peccato che la discussione sia nata parlando della Deinotera. Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con l’italiano e la logica può capire che, AL DI LA’ DELLE TUE INTENZIONI, quello che ne emerge è che stai accusando di disonestà una singola casa editrice, e non nessuna o qualcuna”. Che poi tu dica oltretutto che “chi si fa pagare l’editing è un furbo” è un’altra illazione, sulla quale certo non si può tacere. Ma ripeto: a me di quello che pensi non importa; sono le parole scritte che contano, e se quella discussione interamente non sparisce sono certo che avrete guai…

    Per Jair: ridi ridi, tanto vedrai che le liste cambieranno, te lo dico io…

  99. Per Ayame:

    a te bisogna proprio spiegare tutto, oltre che “ai” preposizione articolata non va con l’h e non può essere tantomeno un errore di battitura (manco su questo sei sincera: bastava dire “non so scrivere”, era meglio…).

    Comunque sei tu che vai dicendo in giro che vuoi aprire una casa editrice. Un’ottima idea, quella di infangare il nome di tutte le altre per poi affermarsi sul mercato… una concorrenza leale…
    Il fatto si commenta da solo…

  100. AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!!!
    Lo sai che io ho DICIASSETTE ANNI? Lo sai quanti anni dovranno passare prima che io apra una casa editrice?

    Bravissimo Elias, bravissimo! ^_^

  101. Ma infatti si vede che hai 17 anni… pensavo 15 a dire il vero, eheh!
    Lo so… c’è una parte di te che è felicissima che qualcuno ti stia dando tutta quest’importanza. Non voglio saperne i motivi eh…

  102. Le liste cambieranno?
    Caro profeta, se lo dici tu…continua pure a intasare di commenti questa pagina, che fai pubblicità utilissima…le discussioni con più commenti sono quelle piu’ visibili e più cliccate su internet.

  103. Elias Ashmole con questo hai davvero mostrato la tua maturità. manca solo che le dici “non mi hai fatto niente faccia di serpente”.
    Comunque Ayame ne ha 17 ma tra lo staff c’è gente ben più grande. Siamo d’accordo con la sua politica di gestione del forum, del
    blog e di tutto ciò che concerne il writer’s.
    Su un unica cosa non sono d’accordo: ti ha tollerato fin troppo. Dovrebbe impedirti di commentare ancora perché questi sono flame gratuiti. Ringrazia che su questo blog non ho potere perché se no ti avrei cacciato 20 post fa. Poi puoi andare dove vuoi a lamentarti che tanto i tuoi piagnistei da ragazzina isterica non li sente nessuno…
    Divertiti.

  104. Meno male, Dabria, che sono io quello che insulta: evidentemente non sai leggere o forse leggi solo quello che ti fa comodo.

    Ma torniamo all’inizio di tutto: “Fa pagare l’editing. A me sembra più che sufficiente per farla finire in Purgatorio”. Da questa risposta ha avuto origine il dibattito. Chi è la ragazzina isterica? Come se pagare l’editing (informazione peraltro falsa, in quanto la Deinotera, per vostra informazione, NON PONE l’EDITING COME SERVIZIO OBBLIGATORIO) fosse un abominio.
    Alla luce di tutto, si è capito che per voi il lavoro di correzione di bozze non è un lavoro. Mi piacerebbe chiedervi, caro WD, se il vostro servizio è un hobby. E’ così? La domanda è facile… sapete rispondere?

  105. Il nostro è un servizio che offriamo agli scrittori esordienti. Sul nostro sito, tra le f.a.q. ci sono tutte le risposte.
    Ma guarda te se uno dev’essere crocifisso perché offre un servizio gratuito! o.o”

    Comunque, tu non commenterai più qui. Scommettiamo?

  106. informazione peraltro falsa, in quanto la Deinotera, per vostra informazione, NON PONE l’EDITING COME SERVIZIO OBBLIGATORIO) fosse un abominio.
    L’editing lo chiediamo noi come servizio obbligatorio prima di passare alla stampa. Fine del discorso.

    Addio.

  107. Ciao, segnalo Fermenti Editrice che chiede un contributo o ”una compartecipazione di acquisto copie” come lo dicono loro

  108. Ciao Ophelia, grazie della segnalazione. Provvedo subito a contattare quest’editore.

    Colgo l’occasione per rassicurare chi ha segnalato e non vede l’editore in questione inserito in lista: significa che non c’ha ancora risposto.

  109. Pingback: Riflessioni…’Un sogno dentro un sogno’, Antologia vol.1 | La Casa tra i Mondi...

  110. Gentili signori
    leggetevi bene il contratto della Seneca.
    Come fanno infatti a gonfiare i prezzi?
    Semplice: pag. 19 del contratto, impaginazione professionale: 0,0021 euro / parola, mentre a pag. 41 – cioè propriamente sul contratto da firmare – il prezzo è 0,21; pag. 21, correzione grammaticale con relazione: 0,0099, mentre a pag. 41 è 0,99; pag. 22, correzione grammaticale con documento riepilogativo, 0,0072 euro / parola, mentre a pag. 41 è 0,72.
    Il fatto è che non si tratta di una semplice svista, dato che se riuscite ad ottenere i contratti della collana amàrantos degli anni precedenti, è esattamente uguale.
    Scusatemi se l’e-mail è falsa, ma non voglio avere rotture.

  111. Buongiorno,
    volevo per prima cosa farvi i complimenti perchè questo blog è utilissimo per tutti gli aspiranti scrittori e voi siete formidabili!!
    Volevo segnalarvi la casa editrice Neos edizioni di Rivoli a me per la pubblicazione ha detto che dovevo farmi una tessera associativa e quindi comprare dieci dei loro libri a loro scelta, poi comprare cinquanta copie da spedire per i concorsi letterari a metà prezzo, e che dopo un anno dalla pubblicazione (più o meno) facevano il bilancio delle copie che avevo venduto, se con queste riuscivo a ricoprire le spese si stampa (per cento pagine duemila euro) in caso contrario avrei dovuto ricoprire le spese rimanenti acquistanto copie del libro a metà prezzo.
    Dopo aver coperto le spese di stampa i diritti d’autore sono dell1%.
    Penso dovrebbe stare almeno nel Purgatorio…Voi che ne pensate??

  112. Paradiso per Marsilio che NON pubblica esordienti? (provate a mandare una sinossi, come richiedono loro stessi nel sito, vi risponderanno in tempi brevissimi con una mail in cui si dichiareranno “impossibilitati a valutare manoscritti non espressamente richiesti”
    Purgatorio per Kimerik, Graphe, Caravaggio e Montedit, editori notoriamente a pagamento? Purgatorio per Folci e Sbc, autentici tipografi travestiti da editori? Paradiso per E/O (che non pubblica esordienti) e Di Salvo, di cui si hanno testimonianze in rete quanto meno controverse?
    Inferno per Giraldi e Edizioni Creativa? E perchè? Di Giraldi sapevo che non chiedeva contributi. Su Edizioni Creativa ho letto dei post qui su writer’s dream, la questione mi sembrato di capire che è l’acquisto di copie ma dalle informazioni da me raccolte presso l’editore non è obbligatorio comprare copie dei propri libri, se il testo proposto è accettato viene pubblicato però l’editore non ti regala manco una copia (basta questo a spedirlo all’inferno? Non è che c’è qualcosa di personaòe visto il trattamento assai più indulgente riservato a case ditrici discutibili?

  113. Iacobelli dovrebbe essere all’inferno perchè chiede 3400 euro per pubblicare.
    Ibiskos ne chiede 3000 per 300 copie. Fate voi.

  114. 2440, nel mio caso, gli euro orora richiestimi per la pubblicazione del mio ultimo romanzo da Iacobelli editore. Ho rifiutato.

    Segnalo le Edizioni Smasher. Sarebbero da Purgatorio, per come la vedo io. Non chiedono esborsi all’autore, ma la loro struttura è talmente piccola e debole da risultare inesistente. La qualità di stampa e l’editing, però, sono straordinari.

    Ciao

  115. Salve a tutti,
    vi ringrazio per le vostre testimonianze e vi chiederei se non vi è di troppo disturbo di mandarmi un messaggio privato raccontandomi le vostre esperienze. Sul forum raccogliamo informazioni relative alle case editrici e sarebbe utilissimo il vostro contributo. Se cliccate sul mio nick accederete al mio profilo e potete mandarmi una mail o un messaggio privato. Spero mi darete la possibilità di pubblicare i vostri messaggi sul forum in modo da poter condividere le vostre esperienze. Thanks ;)

  116. Dopo avere scansato una serie di editori a pagamento, pensavo di averne trovato uno poco conosciuto, ma dall’aspetto affidabile. Ed ho pubblicato con Massimo Lombardo editore di Agrigento. Mal me ne incolse. Malgrado il contratto, alla fine mi sono ritrovato senza codice ISBN, con una distribuzione porta a porta in una decina di edicole, e nemmeno la presenza nella home page dell’editore (?!) Meno male che, con il contributo finanziario da parte mia, of course, ne ho fatto stampare solo 600 copie, delle quali 200 vendute in una settimana. Buttate subito ll’inferno il tipo: Massimo Lombardo editore, via Callicratide, Agrigento

  117. @ DabriaTiann: ho detto qui quello che, nel breve giro di esperienze con i piccoli editori, mi è successo negli ultimi due anni (almeno per quanto riguarda i nomi che ho fatto). Ecco perché mi dispiace per Giraldi e Edizioni Creativa, i cui titolari sono persone perbene, non certo degli spennapolli ( di Edizioni Creativa ho anche un facsimile di contratto che prova quanto ho detto sopra, cioè nessuna richiesta di contributo però manco una copia gratis, se le vuoi te le compri con un po’ di sconto). Forse è il caso di rivedere un po’ questa EAP, per la quale vi faccio i miei complimenti più sinceri. Il vostro lavoro è prezioso.

  118. Cercavo da una vita una lista simile!
    COMPLIMENTI per il coraggio e per il servizio reso alla verità e all’onestà (ci saranno delle cose da aggiustare, ma nel complesso avete fatto un ottimo lavoro).
    Piuttosto che pubblicare a pagamento, io per ora ho messo i download gratis. Lo so che non ci guadagno una lira (e notare che scrivere un romanzo vuol dire lavorare per almeno un anno), ma preferisco così; in attesa di tempi migliori…
    Elisabetta

  119. Unici dubbi:
    Delos Book: sul sito avevo visto che chiedono un contributo. In più una mia amica ha pagato per un libro di fantascienza pubblicato con loro.

    Giulio Perrone Editore: gli ho mandato una mail per il mio romanzo, ma niente da fare. Mi hanno detto che non fanno selezione di manoscritti, ma che devo partecipare ai bandi di concorso della casa editrice. Da lì selezionano…

    Morganti: è di Verona dove sto io… pubblicano a pagamento che io sappia.

    Zerounidici edizioni: ha la collana selezione per le opere non a pagamento, ma altrimenti chiede un contributo, anche se l’acquisto è di poche copie.

    Se mi chiarite i dubbi sono più tranquilla…

  120. Ah, Età dell’Acquario non chiede soldi (appartiene a Lindau).
    Anche Il pozzo di Giacobbe (Di Girolamo Editore) è un editore serio. E poi c’è la Polistampa di Antonio Pagliai, anche lì non ci sono soldi da sborsare…

  121. Buongiorno,
    voelvo segnalare case editrici “buone” per il paradiso, finalmente. Edizioni di Latta (Milano, New Yotk) non chiede nessuna forma di contributo ma anzi supporta totalmente l’autore nella realizzazione e promozione del suo libro. Io mi trovo molto bene con loro, i quali mostrano particolare attenzione nei confronti degli esordienti.
    Idem per Coniglio Editore (Roma): lo specifica perfino nel sito.
    Avrei delle riserve per Di Salvo Editore: a me il contributo l’hanno chiesto, in una forma particolare. Nel caso non avessi venduto tutte le copie della prima tiratura, sarei sttato obbligato a comprarmele. Le altre case editrici, quelle paradisiache, non obbligano a questo.
    saluti

  122. Buongiorno,

    vorrei fare presente che 011 Edizioni non fa servizio di editing quindi non è proprio inseribile nella lista paradiso.

  123. L’italia è un paese infestato dalla corruzione, anche nei vari settori artistici e letterari.
    Io ho avuto esperienze negative con due case editrici nominate in Paradiso e all’Inferno e non ho trovato molta differenza tra quelle a pagamento e le altre: se le prime le paghi prima di pubblicare, le seconde non ti pagano le vendite, ”per ricompensare le spese.”…

    Che ne sarà delle nuove generazioni di scrittori italiani? Boh!

  124. Parecchi anni fa feci leggere dei racconti brevi a una mia conoscenza rinomata nell’ambiente, la quale ne rimase entusiasta e a sua volta li portò a un editore della media editoria, (presente nell’Inferno). La risposta arrivò presto: ”A lui non lo pubblico in quanto esordiente, ma se lo riscrivete a due mani lo faccio senz’altro.”
    Così detto così fatto e il libro uscì dopo un po’ di mesi di editing. Fu un successo e se ne vendettero duemila copie ( collana poket e quindi a prezzo basso, però presente in tutte le librerie famose.) Be’, non abbiamo mai ricevuto un centesimo e la risposta dell’editore è stata: ”Ho dovuto ripagare le spese, dato che non vi ho chiesto nessun contributo…”

    Anni dopo ho pubblicato alcuni romanzi con una casa editrice della piccola editoria, nominata in questo forum, la quale mi chiese un contributo equilibrato, che io pagai senza fiatare. Da loro, oltre a non aver mai ricevuto un centesimo delle poche centinaia di copie vendute, non sono stato neanche informato delle iniziative per la promozione, almeno per l’ultimo romanzo. Non parlo poi del contratto, che sanno impostare molto bene…
    Ma quello che mi ha offeso, è stata l’interruzione del rapporto di lavoro, così da un momento all’altro: secondo me un bravo editore, dopo averne instaurato uno, lo dovrebbe portare avanti per il suo bene e quello dell’autore.
    Così ho capito che loro lavorano unicamente a fine di lucro, dato che pubblicano a più non posso e stampano il minimo possibile di copie.

    Penso che purtroppo in Italia l’unica maniera di intraprendere una carriera del genere sia quella del ruffianamento di quella gente che gestisce il mercato dell’editoria.

    Povera letteratura che fine stai facendo!

  125. Buongiorno a tutti!
    Oggi ho ricevuto una proposta di contratto da una casa editrice della Val D’Aosta, la “Faligi Editore”…
    Rispetto all’ultima proposta ricevuta da un’altra casa editrice (lista Inferno) che mi chiedeva 2000 euro, questa chiede un contributo più contenuto: 360 euro per la pubblicazione in italiano e 300 euro in più per ogni eventuale lingua aggiuntiva di traduzione (facoltativo). Sottolineo che parliamo soprattutto di e-book.
    Visto che questa è una casa editrice nata da poco che non conosco, chiedevo a voi se qualcuno ha avuto qualche esperienza e può darmi un consiglio.
    Il loro sito è :www.faligi.eu
    Grazie!!!!

  126. L’editore Guida (Napoli), a seguito di mio mailing, mi ha ieri proposto una pubblicazione con obbligo di acquisto di 260 copie a 2860 €. Distribuzione in Campania, tiratura dichiarata 5000 e 10% sulle copie vendute. Direi che possa essere inserito nella lista Purgatorio.

  127. Salve visito per la prima volta questo sito e devo dire che lo trovo molto utile e interessante. Complimenti davvero. Volevo saper per cortesia se qualcuno di voi può dirmi qualcosa sulla Prospettiva editrice di Civitavecchia. La conoscete? E’ seria come casa editrice oppure no? Ha distribuzione? Ho visto che non è presente in nessuna delle tre categorie in questione per cui non so cosa pensare. A me personalmente per pubblicare la mia silloge poetica (65 liriche) mi ha proposto un “contributo di edizione” di 1000 euro. No so, voi che cosa ne pensate?
    Grazie per la vostra gentile risposta. Ciao ciao

  128. Ciao Simone, il solito tentativo di estorsione, ecco cosa ne penso io. Se ami davvero quel che scrivi, lo rifiuterai. In bocca al lupo per il futuro.

  129. Volevo segnalarvi un’altra casa editrice che manca all’appello dell’ inferno ovvero la Pandemonio Editore, che mi ha chiesto per la pubblicazione della mia opera un auto acquisto di 150 unità… Siccome io già sono supportata pubblicitariamente poichè la mia copertina del mio libro si trova su un sito dove lavoro e mi occupo di relazioni col pubblico trovo prive di fondamenta tali richieste…
    Comunque occhi aperti…

  130. Ho avuto a che fare con 3 delle case editrici che sono nella lista inferno, e confermo che chiedono importanti cifre in denaro, e un minimo di copie. Queste sono: Aletti, il filo, e Altromondo(In particolare quest’ultima davvero molto scorretta, compreso il suo modo di fare ambiguo e ingannatore. State alla larga)

  131. Simone i libri di poesie non si vendono, i librai non li vogliono. Se uno li vuol pubblicare e non si chiama Eugenio Montale o Luisa Spaziani o simili a me pare giusto che se li paghi.

  132. Gentili Signori,
    questo sito è indiscutibilmente utile per chi decide di intraprendere con cognizione di causa l’attività di scrittore.
    Con la stessa cognizione di causa, le informazioni rilasciate devono essere attentamente verificate, poichè condizionano l’orientamento dei lettori.
    In primis, le liste.
    Concordo con il fatto che molti nomi meritino la “blacklist”, poichè giocano sul desiderio di notorietà che spinge l’esordiente a “pagare” pur di vedere la propria opera edita, ma esiste un distinguo.
    Ben diverse sono le richieste di migliaia di euro da quelle di modesti contributi richiesti da Editori a cui va riconosciuto il merito di dar voce a scrittori che diversamente impiegherebbero molto tempo e impegno per approdare ad un editore degno di questo nome. Anch’io parlo con cognizione di causa poichè ho compiuto personalmente l’estenuante cammino di chi ricerca un editore e ho imparato a distinguere, almeno spero, la differenza tra un contributo richiesto da chi lavora seriamente tra mille difficoltà e chi specula biecamente pubblicando “cani e porci” purchè si paghi.
    Ho avuto così la fortuna di incontrare Brunello e Sandro Cavalli di SBC edizioni di Ravenna, con cui ho stampato il mio primo romanzo “Quarto di luna”. al quale ha fatto seguito il secondo che verrà presentato alla Fiera del Libro di Torino.
    Il tutto SENZA ALCUN CONTRIBUTO, competenza, massima collaborazione e disponibilità. Il libro è presente su tutto il territorio italiano, ed è in vendita sul sito di SBC edizioni.
    Ho pensato fosse doverosa questa mia, augurandomi che SBC edizioni possa accedere al “vostro” Paradiso, poichè per definizione il Purgatorio è uno stato transitorio.
    Cordiali saluti e complimenti per la vostra iniziativa.
    Marco Gallesi

  133. Gentile Marco,

    i criteri con cui stiliamo le nostre liste sono chiari e leggibili da tutti; SBC pubblica a doppio binario, e finché chiederà contributi non potrà avere accesso al nostro Paradiso, come tutti gli altri editori che pubblicano in cotal maniera.

    Cordialmente,

    Rando Linda

  134. Per quanto riguarda la classificazione al momento posso concordare sul fatto che la casa editrice NuoviAutori appartenga al girone infernale. Segnalo poi la Edarc, che chiede l’acquisto di 100 copie su una tiratura di 200…Dove la vogliamo mettere? Purgatorio?

  135. 120 – WAKEFIELD ha detto:
    Purgatorio per **** e Sbc, autentici tipografi travestiti da editori?

    Mi spiace deludere questo disinformato soggetto ma la SBC edizioni fa tutto tranne la stampa…

    Tanto per essere precisi

  136. Salve! Ho inviato una copia di un mio romanzo dattiloscritto,circa 3 mesi fa. Oggi ho ricevuto una proposta alquanto vaga di pubblicazione da parte di Altro Mondo Editore. Si propone di telefonare per aderire al progetto di pubblicare…leggo però che questa casa ditrice si trova collocata all”inferno”, che mi devo aspettare?

  137. Guga intanto una telefonata non significa aderire ad un bel niente, nel senso che per aderire devi firmare il contratto (che ti consiglio di far vedere sempre a qualcuno che se ne intende). Poi una telefonata non costa nulla. Vedi cosa ti dicono, sei sempre in tempo per rifiutare. Se posso darti un consiglio non pubblicare a pagamento, perché questo significa che non credi nella tua opera. E se non credi nella tua opera non vedo perchè dovrebbe farlo un lettore. Se non ricevi altre offerte se non a pagamento secondo me devi riflettere sul fatto che magari c’è qualcosa da rivedere del tuo romanzo.
    Spero di esserti stata utile ;)

  138. Grazie a DabriaTiann per i consigli, nel frattempo ho mandato un e-mail alla redazione di Altro Mondo, chiedendo esaurienti spiegazioni scritte, perchè una telefonata non mi da alcuna ganazia, non ho voglia di sprecare tempo in chiacchiere. Terrò informati gli aspiranti writers sulla direzione che prenderanno nei miei confronti. Ciao a tutti. Guga

  139. Seguo da varie settimane il vostro blog e mi sento di fare alcune considerazioni:
    1) qui c’è gente che, coprendosi dietro un comodo anonimato, sputa sentenze a raffica sputtanando a destra e a manca. Per contro gli unici che si firmano sono i pochi editori che vi degnano di una risposta.
    2) Credete di aver capito tutto di editoria. In realtà non ne sapete niente e mi sembrate tutti colti dal livore di non trovare un editore disposto a pubblicare i vostri scritti.
    Vi rendete conto di quanti pochi libri si vendano? Di quanto sia difficile poter esser presenti in libreria? Di quanto ostruzionismo facciano le librerie di catena (Feltrinelli, Mondadori ecc.) nei confronti dei piccoli editori? Lo sapete che alla libreria va quasi la metà del prezzo di copertina di un libro?
    3) Ve la prendete tanto con il Filo. Ma lo sapete che pubblica quasi 800 nuovi titoli ogni anno? Possibile che, secondo i vostri parametri, siano 800 imbecilli? Non saranno invece 800 persone che in questo modo riescono a pubblicare, ad essere in libreria, a partecipare a qualche premio e magari anche a vincerlo?
    O questi non hanno capito niente mentre avete capito tutto soltanto voi?
    4) Conoscevo anni fa un piccolo editore (Allori) che pubblicava sei o sette libri ogni anno gratuitamente. Dopo cinque anni è fallito. Sceglieva bei titoli, buoni lavori. Ma in libreria nessuno se lo filava e libri non ne vendeva.
    5) Infine una considerazione sull’animatrice di questo sito. In un’intervista Linda Rando dice di voler fare l’editore. Per pubblicare bei libri, naturalmente senza far pagare. Si accomodi e buona fortuna! Chissà che dopo qualche anno non si ricrederà e si troverà di fronte alla scelta: chiudere o chiedere un contributo?
    Saluti a tutti

    Carlo Mignolini

  140. Alla cortese attenzione del Signor Carlo Mignolini,
    se Lei si fosse sprecato a LEGGERE avrebbe scoperto che il nostro forum collabora con diverse case editrici. Sappiamo benissimo come funziona l’editoria, quindi La prego, eviti il tono da io-so-tutto-e-voi-no. Ha fatto una serie di informazioni opinabili tra le quali “Lo sapete che alla libreria va quasi la metà del prezzo di copertina di un libro?”. Ma non diciamo idiozie: alle librerie va il 30-35%. Poi “Ma lo sapete che pubblica quasi 800 nuovi titoli ogni anno?”. Certo che lo sappiamo e proprio per questo abbiamo seri dubbi sulla serietà della selezione. Inoltre ho avuto la possibilità di leggere alcuni loro libri…. magari evito il commento.
    “Di quanto ostruzionismo facciano le librerie di catena (Feltrinelli, Mondadori ecc.) nei confronti dei piccoli editori?”. Sì, lo sappiamo bene. Senza contare che sono gli editori stessi a raccontarci le loro difficoltà. Certo è che se vuoi guadagnare come editore, i proventi non devono arrivare dagli autori ma dai lettori. Altrimenti ti apri una tipografia.
    “Per contro gli unici che si firmano sono i pochi editori che vi degnano di una risposta.”. Ma anche no, siamo tutto rintracciabili facilmente. Non ci nascondiamo dietro queste sciocchezze che non mi sembra il caso.
    “mi sembrate tutti colti dal livore di non trovare un editore disposto a pubblicare i vostri scritti.”
    Anche lei mi sembra colto da livore, ma è pasqua e non glie ne facciamo una colpa ;)
    Buona pasqua a tutti.

  141. Non si può giudicare la qualità dell’operato di un editore dal numero di libri che fa uscire in un anno… Meglio un editore che ne pubblica 2 o 3 all’anno ma buoni (facendo una attenta selezione dei testi e un ottimo lavoro di editing) piuttosto che altri che ne pubblicano 300 anche pessimi, purchè prendano soldi dagli autori. Poi c’è editore ed editore, per carità, ma la richiesta di contributo è una scelta, una strategia aziendale, non una necessità. Non dimentichiamocelo.
    Buona Pasqua a tutti.

  142. Sapete consigliarmi una casa editrice che vagli raccolte di racconti, naturalmente in lista Paradiso? Non riesco ad accettare che questo tipo di letteratura venga considerata genere minore, ma vedo che l’atteggiamento dell’editoria nei confronti dei racconti è proprio questo. Sono davvero poche le persone interessate alle storie brevi? Io ho sempre amato leggerle….datemi qualche dritta!!Please! Ciao e auguri a tutti, anche se in ritardo.

  143. Penso di essere arrivata ad un punto in cui non ne posso veramente più di senitre continuamente editori che si lamentano che il loro è un lavoro infimo e che non si guadagna nulla e che per poter “sopravvivere” si trovano costretti a chiedere un contributo all’autore.
    Io non ho mai accettato di pubblicare a pagamento e mai lo farò perchè non mi aspetto certo di diventare ricca con quello che scrivo ma non voglio nemmeno regalare soldi agli editori per “essere pubblicata”.
    Una domanda: ma se gli editori non rischiano sugli autori, investendo anche con denaro proprio, in che cosa consiste il loro lavoro?
    Pubblicare? Alla stregua di una fotocopisteria…

  144. Vorrei rispondere al signor Mignolini.
    Io non sono uno scrittore e non ho mai provato a scrivere un romanzo od un racconto; sono un laureato in Lettere che sbarca il lunario scaricando casse, amo però la letteratura.
    Leggo una media di 14 libri l’anno, cerco tra le bancarelle, nei negozi lasciandomi guidare dal titolo, dalla trama. Quello che cerco, come chiunque, è un libro in grado di assorbire completamente la tua attenzione fino ad estraniarti da ciò che ti circonda. Non credo che libri pubblicati un tot al kilo, possano arricchirti emotivamente, nè che editori che pubblicano senza investire un minimo in distribuzione, pubblicità e visibilità per il proprio autore, facciano bene al lettore. Di questa gente nè ho conosciuta molta dato che mia sorella ha la passione per la scrittura e non mi sento di dissuaderla, mi sento però di suggerire a tutti gli amanti della scrittura di non lasciarsi abbattere, e di non cedere alla facile lusinga di una pubblicazione pagata a caro prezzo e senza nessuno sbocco.

  145. Segnalo con dispiacere altri due casi di editori intrappolati nelle maglie della compulsione “tipubblicosemipaghi”. Il primo è quelo di “Guida editori” di Napoli, che mi chiede 2680 € promettendo una distribuzione in Campania e a richiesta anche su tutto il territorio nazionale. Il secondo, è quello di Keltia, editore di genere,che ci tiene a precisare di non essere “casa editrice a pagamento”, salvo poi, poche righe dopo, chiedere soldi.

  146. Ho letto il post e i commenti, non tutti perché erano troppi e mi pareva che si capisse il senso dopo una trentina di interventi. Sono del tutto d’accordo con te. Gli editori devono tirare fuori loro i soldi, punto e basta. Ridicola quella teoria dell’editing a pagamento. Forse sono persino un pochino più intransigente di te, perché penso che tirare fuori i soldi per gli editori sia la cosa meno importante, dato che esistono essenziali azioni per pubblicizzare e distribuire il libro (azioni che sono molto più importanti della pura e semplice stampa): ed è forse questo il vero compito delle case editrici. Ti invito a leggere questo mio post ironico (ma non troppo) se ne ne hai voglia:

    http://penultimi.blogspot.com/2008/11/cerco-soci-per-fondare-una-casa.html

    Ci sentiamo, ciao

  147. Sono d’accordo con “mio capitano”, nel senso che anche la promozione fa parte di quelle attività per le quali l’autore non dovrebbe cacciare un soldo.

  148. ciao cosa ne pensate della casa editrice edarc mi hanno proposto un contratto poi l’acquisto di 100 copie che però mi servirebbbero…cosa ne pensate sono seri? grazie

  149. ciao a tutti, ho scritto un libro di viaggio e mi sto orientando tra le tante case editrici. Qualcuno ne conosce qualcuna (scusate il gioco di parole) che si occupi di questo genere? grazie ciao

  150. Ciao a tutti! Complimenti per l’iniziativa della Lista EAP, l’ho trovata molto utile. Ho avuto occasione di conoscere alcune delle case editrici citate e concordo in pieno con il giudizio che ne avete dato, tranne in un caso… Perché la Tespi Editore è in Purgatorio?
    Vi racconto la mia esperienza: due anni fa la Nicola Pesce Editore, che oggi fa parte del Gruppo Pesce come la Tespi, ha bandito il Concorso letterario Ducas, che aveva come premio la pubblicazione. Io ero molto più ingenua di oggi e non mi è sembrato strano che i vincitori fossero oltre 70, invece degli annunciati 20. Naturalmente, uno dei due romanzi brevi che avevo pubblicato era tra questi. Col senno di poi, sono convinta che abbiano vinto tutti gli autori che sono stati abbastanza allocchi da partecipare.
    Dopo la pubblicazione (gratuita), gli autori avrebbero avuto qualche mese di tempo per vendere più copie possibile. I due autori che avessero venduto di più avrebbero avuto ricevuto ciascuno un premio di 500€.
    La distribuzione era prevista solo tramite il sito, con pagamento anticipato (per gli autori era previsto lo sconto del 30%). Non ho mai visto nessuna delle copie che ho pagato. Nicola Pesce è diventato improvvisamente irreperibile, persino la sua segretaria (nb: una delle partecipanti al concorso) ha giocato a nascondino, non rispondendo a email e telefonate per parecchi mesi.
    Alla fine alcuni autori (comunicavamo tramite un forum) hanno ricevuto le loro copie e hanno riferito che la qualità dela stampa, della carta e della copertina lasciava molto a desiderare: le pagine erano macchiate, incollate fra loro, c’erano molti errori di battitura (che i file inviati da noi su cd-rom non contenevano) e mancava il codice ISBN, per l’apposizione del quale Nicola Pesce aveva chiesto 30€ a ciascun autore, offrendoci la scelta tra pagare e ritrovarci con un libro “tipografato”, e pure tipografato male.
    Nessun tipo di editing era stato effettuato.
    Per mesi la Nicola Pesce Editore, invece di rispondere alle nostre email e telefonate, è sparita. Poi Nicola Pesce si è fatto risentire, si è scusato per il piccolo inconveniente (!) adducendo come giustificazione il fatto che la Nicola Pesce Editore si era appena trasferita a Roma. Sono andata all’indirizzo che ci aveva fornito:era un condominio, sul citofono non figurava né Nicola Pesce né nulla che potesse avere qualche attinenza con lui o la sua casa editrice fantasma. Ho persino citofonato ad alcune famiglie del palazzo, ma nessuno aveva mai sentito parlare di questo fantomatico personaggio, né era al corrente della presenza di case editrici in zona.
    Il forum su cui noi autori comunicavamo è stato fatto chiudere da Nicola Pesce per diffamazione (ma dire la verità è diffamazione?)
    Dopo vari mesi di silenzio (da parte di Nicola Pesce) e di sempre più scoraggiate richieste di spiegazioni (da parte mia) la segretaria si è rifatta viva per dirmi che purtroppo il concorso a cui avevo partecipato era naufragato (ma va?), che la Nicola Pesce Editore aveva chiuso i battenti e che ora Nicola Pesce gestiva invece la Tespi Editore. E poi, naturalmente, la bella notizia: se solo avessi versato un “piccolo contributo” di 3000€ il mio libro sarebbe stato pubblicato ugualmente. Ho rifiutato e ho detto che rivolevo indietro i soldi versati per le copie mai ricevute,per l’ISBN mai apposto e per la partecipazione al concorso fasullo.
    Per tutta risposta, la segretaria mi ha detto che anche solo 2000€ potevano bastare. Ho rifiutato.
    Alla fine lei mi ha assicurato che sarei stata rimborsata. Sono trascorsi due anni e non è ancora successo. Non credo che succederà mai.
    Però mi hanno prontamente spedito un libro pubblicato dalla Tespi Editore… forse per farmi vedere cosa mi stavo perdendo? L’ho letto tanto per farmi un’idea della roba che mettono in circolo: mamma mia, che opera terribile! Si vedeva proprio che l’autore non aveva mai sentito parlare dell’editing. In fondo al romanzo, c’era la pubblicità di un altro romanzo edito dalla Tespi Editore, che potevo acquistare richiedendolo sul sito, con pagamento anticipato. Il libro è finito nella campana di riciclo carta sotto casa mia.
    Sono andata a curiosare al nuovo indirizzo della Tespi Editore (sempre a Roma) e ho appurato con una certa sorpresa che stavolta la casa editrice esiste: c’è persino il nome sul citofono!
    Ma non ho intenzione di avere ancora a che fare con Nicola Pesce.
    Ora ho ritrovato la Tespi Editore nella Lista EAP (visitanto il sito mi sono accorta che è ricomparsa persino la Nicola Pesce Editore, che ora fa parte del pomposo *Gruppo Pesce* ed è associata esclusivamente al fumetto… troppi conti in sospeso nella narrativa?) e mi chiedo come sia possibile che l’individuo che ha combinato tanti guai a tanta gente si sia meritato un posto in Purgatorio…

    Commento moderato dall’amministrazione del blog.

  151. Mi permetto di segnalare che la ns. casa editrice si chiama Goliardica Editrice e non Goliardica Edizioni e che al suo interno comprende anche le Edizioni Goliardiche (sono due marchi con due codici ISBN e due linee editoriali differenti).
    Inoltre, credo che meriteremmo di stare almeno in purgatorio in quanto solo parte delle nostre pubblicazioni sono a pagamento e tale definizione non vuol dire pagare tutti i costi di stampa, ma acquisire delle copie.
    Grazie

  152. Caro amico lasci stare tanto è inutile. Con questi non ci sono ragioni che tengano. Sono convinti di esser nel giusto, di aver capito tutto loro e non c’è santo che tenga.
    Io sono giorni che sto cercando di far capire che ci vorrebbe un qualche criterio nello stilare le liste, ma vedo che è inutile.
    Mi dia retta si risparmi la fatica e le arrabbiature.
    Oppure faccia come stanno facendo molti: quereli.
    Io non l’ho fatto e me ne sto pentendo perchè sto ricevendo solo calci.

    Cordialmente a Lei

    Brunello Cavalli
    Presidente SBC Edizioni

  153. Il criterio delle liste è chiaro, semplice da capire e per nulla ambiguo (oltre che corretto). La prova è il fatto che diverse case editrici e associazioni collaborano con il Writers Dream e apprezzano il lavoro di informazione svolto. E questo è inequivocabile.

  154. Se posso permettermi di dare un suggerimento agli editori interessati, c’è un modo semplicissimo di assurgere alla lista paradiso. Ed è… smettere di chiedere soldi agli autori, e fare come tante altre piccole case editrici che rischiano sulla propria pelle puntando su pochi. Vi pare così assurdo?

  155. Per Francesco: hai colto nel segno, concordo al 100%.
    Assumersi il rischio di impresa scommettendo e investendo sugli autori scelti accuratamente è la strada più corretta e professionale. E non mi si venga a dire che è troppo difficile o impossibile perchè abbiamo esempi lampanti di editori che vanno avanti lo stesso senza chiedere mai contributi. Le chiacchiere stanno a zero.

  156. Il criterio delle liste è chiaro, semplice da capire e per nulla ambiguo (oltre che corretto). La prova è il fatto che diverse case editrici e associazioni collaborano con il Writers Dream e apprezzano il lavoro di informazione svolto.
    E questo è inequivocabile.
    Inferno
    1. Chiedono contributi.
    FALSO
    2. Chiedono acquisto copie.
    A VOLTE e soprattutto per la poesia
    3. Non hanno distribuzione.
    COMPLETAMENTE ERRATO
    4. Sono poco chiari nella definizione dei dettagli del contratto (leggasi, cercano di turlupinarti)
    FALSO e AI LIMITI DELL A DIFFAMAZIONE
    5. Non hanno codice isbn.
    ALTRA SCIOCCHEZZA
    6. Non promuovono o seguono gli autori.
    un piccolo esempio (ma se conoscete la rivista “LEGGERE TUTTI” o magari alcuni quotidiani quali : IL TEMPO vrete visto sicuramente la promozione tabellare ai nostri sutori…):

    7. Non fanno un lavoro di editing (leggasi stampano qualsiasi cosa senza nemmeno degnarsi di leggere)
    ALTRA FALSITA’
    A NOI NON SEMBRA CHE CI SIA GRANDE CORRETTEZZA… :-)

    Buona giornata a tutti

    SBC edizioni

  157. Come le hanno spiegato qui http://www.writersmagazine.it/forum/viewtopic.php?t=6025 “L’inserimento nelle liste dipende in primis dal fattore contributo, il resto verrà considerato a scalare. ”
    E visto che un utente afferma che “un annetto fa la SBC mi chiese un contributo di circa 2mila euro per pubblicare un romanzo” mi pare che non ci sia altro da dire. Non credo che sia così difficile da capire anche per uno come me che di editoria non sa nulla.
    Non arrampichiamoci sugli specchi e piantiamola con le polemiche. Tra l’altro a proposito di scorrettezza mi chiedo se i proprietari delle case editrici che sono stati insultati a torto e gratuitamente abbiano preso provvedimenti.

  158. Su questa discussione sono state poste diverse domande e mosse critiche alla SBC:

    http://www.writersmagazine.it/forum/viewtopic.php?t=6025

    A quali domande è stata data risposta da parte dell’editore? Nessuna.
    Quali spiegazioni sono state date a chi chiedeva di smentire la richiesta di contributo? Nessuna.

    Quali spiegazioni o smentite sono state date a chi afferma di aver avuto richiesta di contributo di 2000 euro? Nessuna.

    Anzi no, una risposta è stata data ben due volte da parte dell’editore ed è stata questa: ” Ok avete ragione voi”.

    Direi che i fatti parlano chiaro… Quindi basta con le polemiche inutili.
    Tutto quello che ho scritto qui è controllabile e constatabile nel link che ho fornito.

  159. Evidentemente non era possibile fare diversamente, probabilmente non avrebbe garantito numeri “interessanti” a livello di vendita.

    Ha poi pubblicato il suo libro? con chi?

    Cordiali saluti

    si, hanno preso provvedimenti…

  160. Io Le consiglierei caldamente di rettificare le sue illazioni sulle case editrici che ha tirato in causa nel forum di Writersmagazine.
    Dopo, magari potrà continuare a indignarsi perchè una ragazzina la ritiene un editore che chiede troppi soldi per pubblicare, ma intanto sarebbe opportuno che sistemi le cose con i suoi interlocutori adulti.

  161. ma quali illazioni ?
    Di che parla?
    io non ho mai scritto da altre parti
    Comunque è lo stesso

    Saluti a tutti
    Sandro

  162. Ho appena letto la maggior parte dei post e mi sono sentita molto ingenua. L’anno scorso ho pubblicato il mio primo romanzo con la casa editrice Il Filo, accettando la loro proposta di contribuire alle spese. Vi dirò che non vi avevo trovato nulla di così strano, non era la prima volta che mi si proponeva un contributo alla pubblicazione. Anzi, la casa editrice dava in cambio un sostegno all’autore, organizzando una presentazione ufficiale a Roma, dando il suo appoggio materiale, ovvero inviti e locandine nel caso di presentazioni organizzate dall’autore stesso, portando il libro in alune importanti fiere dedicate al settore, organizzando un’intervista telefonica nella rubrica “La luna e i falò”, oltre che un’intervista sulla rivista Il Filo. Inoltre, avrebbero anche segnalato alcuni concorsi adatti al testo pubblicato.

    Tutto ciò c’è stato, quindi ho fatto un’intervista telefonica, mi hanno spedito inviti e locandine per le mie presentazioni, il mio libro era presente alla fiera del libro a Torino e mi hanno inviato i moduli per l’intervista sulla rivista sia un elenco per i vari concorsi. Inoltre, da gennaio, è stata inaugurata una libreria Il Filo, in cui il mio testo sarà presente in scaffale per due anni.

    Tutto regolare, quindi.

    Dov’è il problema?

    Il problema è che ora mi sento un po’ presa in giro, perchè non so più che valore dare al mio romanzo. Non so più se è stato davvero un investimento perchè un testo valido o se sono stata solo un portafoglio vivente. Direi che la mia autostima ha avuto davvero un brutto colpo.
    Ciò nonostante io abbia venduto tutta la parte di copie da me acquistate e sia a conoscenza anche di acquisti via internet da parte di sconosciuti. Nonostante la schiera dei miei amici e conoscenti sia rimasta totalmente soddisfatta del romanzo, tanto da crearmi un fan club.

    Sicuramente non era e non è mia intenzione arricchirmi con i miei romanzi, io amo solo scrivere e vedere comunque pubblicato un mio lavoro mi ha dato molta soddisfazione.

    Grazie alla vostra lista certamente contatterò una delle case editrici non a pagamento per capire se davvero i miei lavori hanno un valore.

    Pedonate lo sfogo, però consiglierò alle mie amiche scrittrici di rivolgersi alle case editrici non a pagamento, perchè hanno il diritto di vedere i loro lavori pubblicati solo se ne valga la pena e non perchè possono pagare parte della pubblicazione. Con il contributo rimane il dubbio…

  163. Sto ultimando un romanzo e mi sono preparata un elenco di case editrici a cui proporlo. Alcune di queste però mancano nelle tre “cantiche” sopra riportate (almeno mi sembra). E precisamente sono:
    – Fandango
    – Marcos y Marcos
    – Palomar
    – Pendragon
    – Reverdito
    Qualche opinione in merito?
    Grazie

  164. Ho pubblicato con il Foglio Letterario ben due raccolte di poesia, e la terza uscirà a settembre.
    Non mi è stata mai fatta una richiesta di pagamento nè di quote.
    NON SO DA DOVE PRENDIATE CERTE NOTIZIE DIFFAMATORIE
    ma certo è che dovreste magari verificare prima le fonti.
    Cristina Bove

  165. Cara Cristina, se aprisse gli occhi e leggesse avrebbe visto che Il Foglio è in PURGATORIO. In Purgatorio chi ci sta? Guardi il caso! Proprio chi pubblica a doppio binario, ovvero a volte chiedendo contributi e a volte no.
    Poi, anche se fosse stata in Inferno, c’è scritto a chiare lettere: noi non siamo detentori di verità assolute, e nel caso si sarebbe trattato di collocazione errata. Prenda l’azienda Pinco Pallino, produttrice di dopobarba; si dice che produca lamette, è diffamazione?
    No.
    Dunque, la prego di moderare i termini e di parlare con cognizione di causa, altrimenti rischia di fare figure del ciufolo come questa.

    Invito inoltre i troll ad andare a trollare altrove. Carlo61, al tuo IP è stato inibito il commento su questo blog.
    Prima che mi si accusi di chiudere la bocca ai commentatori, vorrei far notare agli avvocati del diavolo che Carlo61 ha riempito vari post in questo blog con la sua testimonianza copia-incolla, post in cui non c’entrava assolutamente nulla quanto stava dicendo. Dato che il postaggio di massa rientra nelle azioni da troll – o da spammer – si agisce di conseguenza.

    Fatevi furbi, almeno ò.ò

  166. Erika, per le case editrici da te citate trovi dei post sul nostro forum relativi a Fandango e Pendragon, che mi pare – ma vado a memoria e non sono sicura di quanto sto dicendo – non chiedano contributi. Controlla sul forum.

  167. Da una piccola verifica dell’email del signor Carlo61, che riporta il suo nome e cognome, è uscita una cosa interessante.
    Ho verificato la presenza del nome e cognome di Carlo61 nel catalogo dell’editrice Nuovi Autori.
    Il suo nome e cognome sono gli stessi del responsabile alle pubblicazioni di Nuovi Autori Editrice. Non esiste alcun autore con lo stesso nome che ha pubblicato con tale casa.

  168. Giulio Perrone e le sue famigerate antologie in Paradiso? Coniglio che non paga chi scrive per lui dopo aver promesso retribuzioni, in Paradiso? Delos Book in Paradiso? Se non sapete niente o se volete solo proteggere i soliti noti, state zitti che ci fate più figura.

    Penna Nera

  169. Come responsabile delle EDIZIONI IL FOGLIO LETTERARIO, mi unirò all’azione legale che qualche collega sta iniziando contro di voi, perchè spargete notizie false e tendenziose. Nel nostro caso si tratta di diffamazione pura, perchè non abbiamo mai richiesto contributi agli autori per le collane principali che tutti possono vedere al sito http://www.ilfoglioletterario.it. Abbiamo aperto da circa un anno una collana PROMO, che serve a evitare di cadere nell’editoria a pagamento e che segue regole diverse, ma non si tratta certo di pubblicazione con contributo. In ogni caso le regole sono ben visibili e non truffaldine, come quelle degli editori a pagamento che ho semrpe osteggiato. Per la POESIA, in certi casi, ma non sempre, chiediamo all’autore di reperire uno sponsor per avere la garanzia di vendere 100 copie a metà prezzo. E’ tutto molto chiaro. Come è chiaro che voi non conoscete questo modo, se non sapete niente delle mie battaglie!

    Gordiano Lupi
    http://www.ilfoglioletterario.it

  170. Buongiorno!
    Ho pubblicato un saggio sui Simpson con Edizioni il Foglio nel 2006 e non solo ho mai pagato nulla, ma non ho nemmeno avuto l’obbligo di comprare un certo numero di copie. E come me, tutti gli altri autori!
    Basterebbe venire allo stand nelle fiere a cui Edizioni Il Foglio partecipa per rendersi conto che ciò che amina editore e autori non è certo il lato economico, ma puro entusiasmo e passione per una sana editoria di qualità!
    Quindi: basta diffondere notizie false, basta parlare senza cognizione di causa, basta maldicenze…
    Tanto dovevo, Francesca Barbolini

  171. Scusate, non entro nel merito del caso del “Foglio”, ma penso di interpretare il pensiero dei gestori del forum affermando che da queste parti non c’è la pretesa del dono dell’infallibilità, e soprattutto che lo scopo delle liste è rappresentare la realtà dell’editoria italiana. Ripeto, non entro nel caso del “Foglio” ma definire “maldicenza” e “notizie false” la descrizione del malcostume di molti, troppi editori (grandi e piccoli) è davvero fuorviante e sbagliato. Il falso (morale e non legale,e dunque purtroppo non perseguibile) è nell’attività di tanti editori che campano con i soldi degli autori anzichè degli autori.

  172. Conoscendo un po’ il mondo dell’editoria (io e una socia abbiamo dal 2002 un sito internet sul tema, arrivato via via alla sua 3a versione) posso dire che la lista è strana. E’ strana in quanto lista (cosa vuol dire dividere in gironi danteschi le case editrici)… ma soprattutto non mi sembra rispettare la realtà del mondo dell’editoria, varie case editrici andrebbero (a mio sindacalissimo avviso) invertite e/o spostate; e tante altre mancano nell’elenco.

    Posso tranquillamente affermare che:
    1) l’editoria a pagametno è una piaga, ma chi spende migliaia di euro pur di veder premiato un suo capriccio è causa del suo male;
    2) le case editrici possono avere una storia “sbagliata”, ma ad un certo punto possono cambiare rotta, allora mi domando: è giusto bollarle a vita per le scelte sbagliate di un dirigente che magari non è più in azienda?? Anche case famose hanno fatto cose del genere.
    3) la lista andrebbe suddivisa definendo più parametri: editori a pagamento, mancanza di editing, copertura distributiva. Per essere più preciso preferisco la lista redatta da il “rifugio degli esordienti” (http://www.danaelibri.it/rifugio/rifugio.htm)
    4) se pubblicate poesia, e qualcuni vi chiede di comprare qualche copia per rientrare delle spese… non è così cattivo, l’editore è comunque un industriale e deve far quadrare i bilanci dell’azienda, e la poesia non vende.

    Venendo ai casi specifici posso testimoniare la bontà di editori come Il foglio letterario (stranamente messo nella lista grigia), dario flaccovio o foschi (sono solo alcuni degli editori con cui hanno pubblicato gli autori del nostro sito e di cui ho testimonianza diretta). Alcuni casi di Paradiso posso certificare che sono invecie totalmente sbagliati.

  173. A scanso di equivoci… nel nostro sito consigliamo, consigliamo ripetutamente e riconsigliamo di non affidarsi MAI agli editori che chiedono contributi.
    Ma nemmeno a quelli che non pagano i diritti di autore, sacrosanti in quanto lo scrittore è produttore unico della sua opera intellettuale.

    Anzi, nel nostro forum abbiamo spesso disquisito delle specifiche case editrci, senza per questo stilare una lista “buoni Vs cattivi”, ma dando giudizi obbiettivi e specifici su ogni singolo caso.

    Enrico di Penna d’Oca

  174. so che tipo di servizio http://www.writersdream.forumfree.net possa fornire giacché a dirigerlo è una minorenne, Linda Rando, (ma forse c’è qualcuno ben più esperto e motivato alle spalle) che viene continuamente diffidata e querelata da gente che nell’industria culturale i galloni se li è conquistati anno dopo anno con duro lavoro e fatica.
    Inoltre, il sospetto è che Linda Rando sia solo l’esecutrice non perseguibile penalemnte di iniziative editoriali ai più sconosciute e che non brillano certo per qualità.

  175. Non so che tipo di servizio http://www.writersdream.forumfree.net possa fornire giacché a dirigerlo è una minorenne, Linda Rando, mi dicono non troppo brillante a scuola (ma forse c’è qualcuno ben più esperto e motivato alle spalle) che viene continuamente diffidata e querelata da gente che nell’industria culturale i galloni se li è conquistati anno dopo anno con duro lavoro e fatica.
    Inoltre, il sospetto è che Linda Rando sia solo l’esecutrice non perseguibile penalemnte di iniziative editoriali ai più sconosciute e che non brillano certo per qualità

  176. @Doris:
    Penso che Lei abbia frainteso l’operato del Writers Dream. D’altra parte, riconosco la facilità con cui è possibile capire male, visto la grande disinformazione che c’e’ in campo editoriale. Il WD non ha mai voluto essere una bibbia che spaccia la verità assoluta. Chiunque non è d’accordo può dire la sua e smentire ciò che viene detto. E’ già successo con la casa editrice Montag, che ha portato argomentazioni valide e concrete per far si che la stessa Linda Rando cambiasse opinione, al punto da iniziare una collaborazione con la stessa Montag. Questo dimostra che se si hanno argomentazioni valide, tutto si può chiarire e le liste di classificazione possono essere cambiate ( non è quindi un giudizio permamente, se si hanno motivazioni valide da sottoporre). Invece, molto spesso si prende subito la strada della diffida, rifiutando a priori il dialogo e gli inviti a spiegare la propria linea editoriale.
    Il fatto che la signorina Rando sia minorenne è irrilevante, in quanto si avvale di persone non solo maggiorenni ma di grande esperienza editoriale per portare avanti i servizi offerti ( che sono totalmente gratuiti, quindi anche se fossero scadenti nessuno potrebbe lamentarsi di nulla).
    Riguardo ai risultati poco brillanti a scuola…nessuno può smentire nè appoggiare questa diceria da bar,a meno che non ci sia un insegnante della stessa Rando qui. Pertanto, ritengo inutile soffermarsi su tali chiacchiere di corridoio…

  177. “minorenne” e “non brillante a scuola”: ma perché questo attacco alla persona e alla sua vita privata? Cosa c’entra con il forum e gli argomenti in discussione? E’ davvero un pessimo modo di approcciare la discussione, indipendentemente dall’opinione che si ha sull’argomento.

  178. Sapete anche voi che la vostra opera di sistematica calunnia di alcuni editori (perché non parlate anche degli altri 8mila?) ha come unico movente la vostra irrilevanza come scrittori nel panorama culturale italiano e per rendersene conto basta vedere le vostre “creazioni” e i vostri percorsi curriculari. Se foste delle persone informate e in buona fede, dovreste sapere che le accuse vanno sempre dimostrate, cosa che voi non fate… riparandovi dietro la non punibilità della signorina Random. Infine, vorrei che queste persone di provata aesperienza editoriale avessero il coraggio di presentarsi con nome e cognome e curriculum vitae invece di continuare ad usare una minorenne come esecutrice. Quella che voi praticate è solo diffamazione, non c’entra nulla con la cultura.

  179. Spett.le redazione di Webdreams,

    Ci è stato segnalata la rubrica pubblicata sul Vostro sito http://writersdream.org , in cui alcune Case editrici italiane vengono divise in tre liste, “Inferno, Purgatorio e Paradiso”, in base ad alcuni parametri da Voi prestabiliti..

    Orbene, constatiamo con nostro vivo stupore di essere stati inseriti nella categoria Inferno, cioè la categoria che comprende le case editrici che chiedono un contributo o l’acquisto copie, non hanno distribuzione, sono poco chiare nella definizione dei dettagli del contratto, non hanno codice Isbn, non promuovono o seguono gli autori, non fanno un lavoro di editing.

    Sicuramente chi ha deciso l’inserimento della nostra casa editrice in questa categoria, non ha verificato (era sufficiente attingere alle notizie riportate chiaramente nel nostro sito internet) l’esatta corrispondenza dei parametri sopra elencati. Ci permettiamo, quindi, sperando di farvi cosa gradita, di fornirvi qualche chiarimento sulla nostra attività editoriale e sui nostri libri.

    La casa editrice La Zisa nasce nel 1988 a Palermo e in breve tempo si afferma nel settore dell’editoria di qualità con i suoi numerosi titoli pubblicati (saggistica di carattere storico-scientifico, saggistica d’attualità e narrativa di autori classici “ritrovati” e di scrittori emergenti).

    In oltre 20 anni di attività il nostro catalogo si è arricchito di alcune opere importanti di autori quali P. Borsellino, R. Chinnici, G. Falcone, N. Barbato, P. Colajanni, A. Dino, I. Ehrenburg, M. Maeterlink, F. Mauriac, C. Mori, L. Settembrini, L. Sturzo e Tolstoj.

    In questi ultimi anni alcune nostre pubblicazioni hanno riscosso un buon successo come il saggio del giornalista del Sole24Ore, Nino Amadore, “La zona grigia. Professionisti al servizio della mafia” (3 ristampe in sei mesi); il dizionario “Le parole della mafia” (una tiratura quasi esaurita nell’arco di due stagioni), la relazione della Commissione parlamentare Antimafia sulla ‘ndrangheta o, ancora, le recenti pubblicazioni di Pompeo Colajanni – Le cospirazioni parallele – e di Leonardo Li Causi -Terra di frontiera- con la prefazione di Oliviero Di liberto.

    Il nostro piano editoriale prevede, inoltre, per il prossimo anno la pubblicazione di tre classici di Tolstoj, una biografia di Ezio Taddei, la storia dei Valdesi scritta da Teodoro Balma, la storia degli ebrei di Ferrara scritta da Silvio Magrini Finzi-Contini, , Il quinto vangelo di Ezio Taddei, un classico di Alexandre Dumas, la storia dell’Astronomia in Sicilia scritta da Margherita Hack e Pippo Battaglia, Tutto il teatro di Gabriello Montemagno ed “I campieri di Cristo” di Nonoccio Anselmo, giornalista siciliano che ha già pubblicato per Flaccovio.

    Dobbiamo però precisare che per gli autori emergenti, vista la precaria situazione in cui versa l’editoria italiana, siamo costretti, nostro malgrado, a chiedere all’autore stesso di condividere l’impegno attraverso l’acquisto di un certo numero di copie.

    I nostri autori vengono però affiancati nella revisione dell’opera da validi e titolati editor che li accompagnano fino alla stampa del libro. Ogni nostra pubblicazione è supportata da un robusto ufficio stampa che collabora anche all’organizzazione e divulgazione delle numerose presentazioni che mensilmente programmiamo.

    La casa editrice aderisce e collabora con le associazioni “Addiopizzo” e “Libera” per la divulgazione del binomio sviluppo e legalità quale unico mezzo per contrastare la mentalità mafiosa che da troppo tempo soffoca l’economia siciliana.

    Chiariamo, inoltre che la nostra casa editrice è distribuita a livello nazionale dai seguenti distributori:

    Sicilia – Calabria PRO.VE.DI. srl – Palermo

    Emilia Romagna, Marche, Abruzzo L’EDITORIALE SRL – BOLOGNA

    Toscana – Umbria AGENZIA LIBRARIA TOSCANA Firenze

    Lazio – BARDI EDITORE

    Veneto – Trentino-Alto Adige – Friuli-Venezia Giulia FERRARI LIBRI srl

    Campania ALPHA LIBRI SRL

    Lombardia – Piemonte Valle d’Aosta – Basilicata – Liguria Sardegna – Molise Puglia EDIQ DISTRIBUZIONE

    Estero Casalini Libri s.p.a.

    Promozione e distribuzione nelle biblioteche L.S. distribuzione editoriale

    Vorremmo infine precisare che tutti i nostri volumi sono dotati di codice Isbn, codice a barre e vengono regolarmente inseriti nella banca dati di Alice e di conseguenza sono in vendita anche nelle maggiori librerie on-line.

    Essendo chiaro che l’informazione fornita dal vostro sito internet e dai blog ad esso collegati è erronea ed evidentemente dannosa per la nostra immagine, sicuri che abbiate compreso l’errore commesso, chiediamo una rettifica per non essere costretti, dovendo tutelare il buon nome della nostra casa editrice, ad adire alle vie legali.

  180. @Doris: a mio parere gli scrittori “irrilevanti” sono quelli che decidono di pagare pur di farsi pubblicare; talora per oggettivamente dubbie capacità, talora invece per insufficiente auto-stima che li porta comunque a commettere un grave errore. Altrettanto “irrilevanti”, per usare le sue parole, sono di certo gli editori che li pubblicano.

  181. Caro Francesco, il mercato editoriale è molto più complesso e articolato di quanto forse voi, nella vostra buona fede e ignoranza, non crediate. per esempio non sapere che anche i cosiddetti “grandi marchi” pubblicano schidendo cifre esorbitanti ai loro autori. A esempio, è risaputo che tutto il mercato dell’editoria universitaria – che è monopolio di alcuni marchi assai noti – è finanziata coi fondi delle università. Quindi, gli studenti pagano due volte: la prima come contribuenti e la seconda come acquirenti. O non sapete che case editrici inseriete nella categoria Paradiso vivono di rapporti molto forti con la politica e le amministrazioni che comprano loro intere tirature di opere che mai arrivano in libreria: basti fare i nomi di Sellerio, Rubbettino, Flaccovio, Novecento, etc.
    Sparare così nel mucchio, senza sapere davvero come stanno le cose, danneggia innanzitutto la vostra credibilità.
    Se io dovessi prendere di mira qualcuno comincereri coi grossi, come ad esempio con l’iniziativa del gruppo Espresso-la Repubblica ilmiolibro.it. Coi piccoli è fin troppo facile.

  182. Dino Campana, Leonardo Sciascia, Italo Svevo, Andrea Camilleri… e tanti altri, quanti nemmeno ne sospettate, hanno pagato per la loro opera prima. Mon credo si possano definire “irrilevanti”. Irrilevanti a me pare che siate invece voi che non avete l’umiltà dei grandi e che pretendete che tutti leggano voi senza aver mai letto gli altri…

  183. A-ehm. Un attimo di silenzio e d’attenzione, prego: Doris non è altri che La Zisa sotto altro nick. Prego, signor presidente de La Zisa, non provi a smentire perché gli indirizzi ip sono ASSOLUTAMENTE IDENTICI. Complimenti vivissimi, poi saremmo noi quelli che agiscono con mandanti e quant’altro per screditare gli altri, nevvero?

  184. Doris tu ti sei presentata per nome e cognome?
    Inoltre sai cosa significa calunnia? Io non credo proprio. Calunnia significa accusare qualcuno di un reato. Chiedere soldi per pubblicare in Italia non è reato.
    Inoltre se avessi letto attentamente capiresti quanto sono superficiali i tuoi attacchi.

  185. Il pozzo di Giacobbe, così come l’altro marchio dello stesso editore Di Girolamo, chiede l’acquisto di copie ed in più ricevete assai remunerative commissioni dalle curie e dagli enti locali. Ad un mio amico avevano chiesto di comprare 250 copie del suo volume. Quindi, le liste fatelete meglio.

  186. Doris,
    penso de “ilmiolibro.it ” le stesse cose che penso di editori grandi e piccoli, blasonati o ignoti, che estorcono denaro. E lo stesso degli autori che danno loro detto denaro. In merito all’umiltà, sono proprio quelli, fra gli autori, che non hanno umiltà, a pagare perché convinti che la loro opera meriti visibilità a qualunque prezzo. Io non escludo che quel che scrivo possa essere di scarso valore, infatti non sono disposto a pagare pur di vedere il mio nome su una copertina. E’ chiaro? E con questo, visto che sembrerebbe che lei stia usando diverse identità in questo blog, be’ se le cose stanno così, mi domando quale credito lei possa vantare a qualunque livello in questo tedioso scambio.

  187. Ragazzi è inutile continuare a discutere con Doris: Doris è il presidente de La Zisa sotto falso nick, e si spaccia per utente comune tanto per malignare su di noi. Doris è un troll.

  188. Ragazzi, scusate, inutile no. Se la notizia è vera, e non ho motivo di mettere in dubbio l’operato di chi la fornisce, è gravissimo che una società sotto falso nome ne accusi delle altre. Peraltro sarebbe ironico, dato che è proprio l’accusa che ha mosso l’utente nei confronti di altri editori, senza addurre un’argomentazione o un’ipotesi di prova.
    La troverei non solo una mossa discutibile sul piano personale ma gravissima sul piano del diritto e della concorrenza.

  189. Gentili Signori, comuni amici mi segnalano di aver cambiato sesso e di aver assunto persino un altro nome. Vorrei che questo giochino finisse qui. Quello che dovevamo dire come società l’abbiamo detto. Il resto lo lasciamo a chi di competenza. Grazie.

  190. Gentile editore La Zisa,
    lei smentisce che si tratti dello stesso IP, pertanto dello stesso computer?
    Si può anche usare un nickname, sul web, ma l’IP è una forma di identificazione.
    Può sinceramente affermare che i commenti di Doris e vostri non siano partiti dallo stesso pc?
    Io me lo auguro, vivamente. “Chi di competenza”, come lei dice, potrà facilmente verificare, se si dovesse arrivare a posizioni irrevocabili.

  191. Piacerebbe anche a me sapere se la persona che dice:
    “Sapete anche voi che la vostra opera di sistematica calunnia di alcuni editori (perché non parlate anche degli altri 8mila?) ha come unico movente la vostra irrilevanza come scrittori nel panorama culturale italiano e per rendersene conto basta vedere le vostre “creazioni” e i vostri percorsi curriculari.”
    corrisponde al presidente de La Zisa, perché questo avrebbe delle interessanti implicazioni (al di là del fatto che compiere morphing è un reato).

  192. A questo punto, se ” La Zisa ” non fosse “Dorian”, sarebbe opportuno che intervenisse per smentire ufficialmente la cosa, perchè altrimenti il fatto sarebbe di enorme gravità.

  193. Comincio a essere sinceramente disorientata.
    Le liste sono stilate secondo il criterio ‘soldi’, stop: chi non li chiede in paradiso, chi ne chiede un po’ (o solo ogni tanto) purgatorio, gli altri inferno.
    Insomma, qual è il problema? Non si deve dire che l’editore X chiede soldi per pubblicare (cosa legale in Italia)?
    Ci sono editori che vivono sulla sindrome del genio incompreso. Questo è quanto, è legale e se qualcuno vuole pubblicare a ogni costo, questi editori offrono il servizio necessario. Le liste danno fastidio perchè mostrano chiaramente che non tutti hanno bisogno – o vogliono – un ‘aiuto’ dell’autore per pubblicarlo.
    Ma diciamolo, via: tanti aspiranti scrittori, se sapessero che ci sono editori che li pubblicherebbero gratis (posta l’effettiva qualità dell’opera), comincerebbero a chiedersi se pagare è realmente indispensabile.
    “Il WD potrebbe farci perdere clienti” è la verità.

  194. Ho sbagliato e lo ammetto, anche se la cosa, come potrete ben immaginare, non è facile. Essendo iscritta alla mailig list della casa editrice, come a quella di tante altre delle quali voi a torto sparlate, avevo ricevuto nei giorni scorsi via e-mail il messagio che ho scorrettamente inviato a questo blog. L’ho fatto perché era una smentita, che a me è sembrata garbata e rispettosa, alle vostre accuse alle varie case editrici ed era per me un modo per dar forza al mio discorso. Una smentita che voi non avevate scorrettamente neppure pubblicato. So di avere sbagliato e ne chiedo perdono anche alla Zisa della quale ho rubato l’idendità (ma era facile, essendo i loro indirizzi di posta su internet). Confermo, tuttavia, e in forza dell’articolo 21 della Costituzione, tutto quanto espresso su case editrici e censori non qualificati quali voi siete. Infine, vorrei che alle mie accuse fosse risposto punto su punto, cosa che la signorina Rando – che si fa viva solo quando le conviene – non ha punto fatto.

  195. Cara doris, l’ip non è la mail. C’è una bella differenza. Io posso scrivere un commento e mettere la mail della Einaudi, ma il mio ip non potrà mai essere uguale a quello della Einaudi stessa. Linda Rando parla di identità di IP, non di mail. Quindi di uno stesso computer. Mi spieghi un po’ questo, per favore. Come fa lei ad essersi appropriata della mail e anche del computer e del collegamento ad internet dell’editore in questione.

  196. Aggiungo inoltre che se la mailing list dell’editore in questione riportava il testo del suo primo messaggio, con accuse a una casa editrice (la mia), la ritengo una grave scorrettezza.

  197. Io ho solo “rubato” un indirizzo trovato in internet nel sito della casa editrice. Il resto lo dovrebbe dimostrare chi afferma certe cose non io che se avessi saputo la roba dell’ip non lo avrei di certo fatto. La signorina Rando è talemnte diffamata, da dover dimostrare che ciò che dice è vero. Io la mia verità l’ho detta e la posso anche dimostrare. Inoltre, ho già scritto alla casa editrice spiegando la situazione e accollandomi tutta la responsabilità. Io mi sento a posto a desso. Siete voi in malafede.

  198. Doris…ma cosa ci dice? Vuol farci credere che non conosce la differenza tra IP e e-mail?
    “ma era facile, essendo i loro indirizzi di posta su internet”. Eccheccavolo vuol dire? Ma dico, forse lei è così profana di internet da pensare che la beviamo? Parliamo di IP. E comunque, lei può copiare un indirizzo e.mail, ma non far partire un messaggio da quella casella come fosse la sua!
    Ad ogni modo non parliamo di questo ma di IP.

  199. Non so di che casa editrice stia parlando, ma la mail in questione non accuisava nessuno. In questo blog, giacché io stessa ve la ho riportata, la si può leggere nella sua interezza.

  200. “La signorina Rando è talmente diffamata…” Ha detto bene, è DIFFAMATA, sa cosa vuol dire? Che qualcuno rovina a torto la sua nomea. Qualcuno che come diciamo a Roma, “rosica”.

  201. Ecco come si fa. Io del resto non ne capisco niente. ma questo è quello che ho fatto. Non volevo prendervi in giro, volevo solo confrontarmi con voi, anche se duramente. Di questo vi chiedo ancora perdono, ma lo chiedo soprattutto alla Zisa che ho diffamato.

  202. Ma se è così inesperta di internet da rasentare la commozione dei presenti, trovi un altro modo per esprimere le sue poco condivisibili opinioni… dia retta.

  203. Guardi, se quel che dice è vero, mi aspetto che l’editore, quello “vero” (bah) si faccia vivo. E con questo, basta, perché lo spazio sul server può essere usato meglio. Saluti.

  204. A questo punto, io all’editore ho già scritto, e spero che si sia troppo incazzato, spero cher sia più sveglio di voi che non capite il solito ca….

  205. Quello che lei non ha capito caro responsabile della Zisa o Doris è che l’ip è come un DNA o le impronte digitali. Inequivocabili. La pianti di arrampicarsi sugli specchi, grazie.

    P.S La cosa che mi fa tristezza è che se non ci fosse stato l’ip lei avrebbe continuato questa farsa. Io fossi in Livia o in Linda contatterei la postale. (A proposito tramite la postale si può risalire anche all’indirizzo dell’utente)

  206. Doris/La Zisa, non mi si tenti di prender per i fondelli ché di informatica ne so qualcosa.
    Primo: il testo che La Zisa ha lasciato qui sul blog è identico, senza una virgola di differenza (a parte la mancanza di firma su questi lidi), a quello che il presidente Davide Romano mi ha inoltrato per mail, su Facebook nella mia casella privata e qui per due volte. Posto che lei sia un’utente estranea, mi spiega come potrebbe essere in possesso di una mail mai divulgata e quindi a disposizione solo ed esclusivamente del presidente di La Zisa – e, al limite, della redazione – e mio? Significherebbe che penetra negli account altrui, reato informatico gravissimo.
    Secondo: La Zisa ha scritto questo post da un’altra postazione, con ip statico, confermando di essere intervenuta in questi lidi.
    Terzo: se lei si fosse finta La Zisa avrebbe commesso il reato di millantato credito.
    A parte che sta millantando credito anche ora, continuando a fingersi un’utente estranea a La Zisa.
    Quarto: ho spedito una mail a Davide Romano, spiegandogli l’accaduto e complimentandomi per la mossa mal riuscita (e il commento linkato è stato fatto proprio in seguito, da un altro ip, guarda caso) e non ho ricevuto risposta. Crede forse che non sia palese che un editore, accusato di muovere infamazioni con un account fasullo e realmente innocente, se ne stia zitto?

    Ora, mi spiega per quale motivo dovrei confutare le sue accuse, quando il suo comportamento la smentisce da sè? Se si riferisce alla mia condotta scolastica, tra l’altro, le assicuro che ho una buona rendita, anche se ho perso un anno per aver cambiato scuola.
    Per quel che riguarda l’essere il mandante non penalmente perseguibile (ma davvero non sono penalmente perseguibile? Che meraviglia! Ora saprò che quando mi si contatta dicendo “adiremo a vie legali nel caso non soddisfi le nostre richieste” e formule simili potrò rispondere “ma chissenefrega! Tanto non sono penalmente perseguibile!”) di qualcuno ben più motivato, mi spiace, non è così.
    Io gestisco questo sito da quando ho 16 anni – ho iniziato ad aprile 2008, e il mio compleanno, checchè sostenga certa gente, è in ottobre – per conto mio, dopo aver scoperto con assoluto sconcerto dell’esistenza dell’editoria a pagamento.
    Ora, siccome i miei principi e miei ideali – che potranno pure essere sbagliati ma sono miei e hanno delle valide motivazioni per esserci, motivazioni che mai nessun editore a pagamento, con la sua ars oratoria, è riuscito ad affossare – ritengono che sia sbagliato pagare per essere pubblicati, lo dico, anche rischiando diffide e querele.
    Perché, vede, l’essere querelati e diffidati per sostenere “secondo me pagare per pubblicare è sbagliato” e fare i nomi di chi chiede soldi – notoriamente, tra l’altro, non rivelo segreti di stato ma notizie di pubblico dominio – è grave, a mio parere, perché io non sto facendo altro che esercitare i miei diritti sanciti dalla Costituzione Italiana.
    E non sto arrecando danno a nessuno, casomai qualcuno si arrecherà danno da solo con comportamenti a dir poco scorretti come quelli a cui da qualche tempo assistiamo in questi lidi.
    Nevvero, signora Doris che Doris non è? Non sono di certo una testata giornalistica di ampia risonanza – non sono nemmeno una testata giornalistica di bassa risonanza, sono solo una blogger – che influenza la pubblica opinione: io riporto dati e testimonianze, sta al lettore farsi la sua idea.
    E le ricordo che i dati sono pubblici.
    Lei, invece, sostiene che sia Tanit o chi per lei a manovrare le mie mosse. Dove trova le prove o gli indizi che avvalorino i suoi sospetti? Perché sino ad ora io ho sentito solo un chiacchericcio indistinto.

  207. Ps: se volete parlare con l’editore scrivetegli anche voi… telefonategli, fate quello che vi pare. Fate quello che avreste dovuto fare fin dall’inizio e scrivete anche a tutti gli altri che neppure conoscete, giacché mi sa che in libreria cio mettete ben poco il naso… visti gli strafalcioni.

  208. E la pianti di flooddare per dimostrare la sua buona fede, ché qua nessuno c’ha scritto fesso in fronte.

    E riguardo alla qualità della mia scrittura, questo non è il posto adatto a parlarne, può commentare i miei scritti sul forum, anche dicendo che fanno schifo, sono aperta alle critiche. Almeno si premuri di scrivere correttamente, senza errori di battitura, prima di criticare il modo di scrivere altrui, suvvia…

    Aggiungerei inoltre che morphing e millantato credito sono reati, così come lo è la diffamazione. Ma come sempre i reati valgono applicati agli altri e mai a sè stessi… me lo trova un post dove io insulto qualcuno? Così, uno a caso. Dato che io diffamo vorrei le prove *sìssì*
    Spero che non sia tra gli editori che mi vogliono trascinare in tribunale, signor Romano, questi accadimenti non deporrebbero di certo a suo favore.

    Ultima cosa, ho chiarito con il signor Lupi.

  209. Mi permetto di aggiungere all’ineccepibile post di Linda che lei insulta le persone, spesso e volentieri.
    Se qui c’è qualcuno che non capisce “unca” della gravità della sequela di REATI in corso, questo è lei, caro il mio Doris.

  210. Se quello che ha detto è vero, lo dimostri in tribunale. Perché lei sa di mentire e inoltre non capisce nemmeno quello che legge perché ho già scritto che la comunicazione della Zisa è arrivata a tutti gli iscritti della mailing list della casa editrice. E’ quindi identico perché ho fatto il copia e incolla. Sa che cosa significa “copia e incolla”? In quanto all’editore, che cazzo ne so cosa fa il sabato invece di rispondere alle sue cazzate da minorenne. Siccome lei, vedo, che non perde il vizio di infamare e diffamare, la sfido a dimostrare in tribunale quanto detto sopra cioè che questi maledetti Ip sono identicvi o che ne so. Spero che qualcuno aspetti il suo 18 compleanno per farle capèire cosa è la resposabilità penale e civile.

  211. Oh, bene, continuiamo ad andare sul personale… di male in peggio. Se la prenda con me, io 18 anni li ho fatti da un pezzeo e SOTTOSCRIVO OGNI PAROLA DI LINDA. Avanti, attendo Sue.

  212. E dagli. Si è preso il nick Dio perché Dio non la può denunciare per millantato credito?
    Guardi, facciamo una cosa. Se lei davvero non è de La Zisa e questi non la denunciano per millantato credito un salto alla postale lo faccio io.
    E la avviso che io ho già fornito altri indirizzi ip alla postale, presi da questo blog.

    La informo inoltre che io sono già responsabile civilmente e penalmente, la responsabilità civile e penale la si acquisisce ai quattordici anni.

  213. La cosa triste è vedere quanto dei ragazzini come voi siano scorretti. Non sapete neppure di cosa parlate. Se siete in buona fede, scrivete a chio di dovere, fatevi rispondere e poi confrontate i codici. Ma mentite e sapete di mentire. E’ tristissimo. Spero solo che la casa editrice s’incazzi più con voi che con me, a questo punto.

  214. Senta, Nando o LANDO, lei risponda delle sue diffamazioni che dei miei reati me ne occupo io. E con questa sinecramente chiudo perché ho di meglio da fare che stare a parlare con dei ragazzini che hanno l’età dei miie fgli (solo che loro sono più svegli ed educati)

  215. Zwar werden die Dinge mit seiner neuen Freundin Lucy Wolvert immer ernster – das hält Womanizer George Clooney aber nicht davon ab, weiter mit der Damenwelt zu flirten: Beim Dreh eines Espresso-Spots in Italien bezirzte George jedenfalls während der Pause die gesamte weibliche Besetzung am Set plus Fans und flirtete, was das Zeug hielt. Neu-Freundin Lucy hingegen glaubt an die große Liebe: Freunde der Kellnerin, die jetzt Model werden will, sagen, Lucy wolle nun zu George nach L.A. ziehen: “Sie sind die Beziehung bisher gut angegangen, es klappt so gut dass sie zusammen wohnen wollen”….
    (YWoelke–BTZ)

  216. Scusi la signorina Livia, io, Francesco ecc… non ce l’abbiamo l’età dei suoi figli e qualcuno di noi ha anche esperienza nel campo dell’editoria. Non mi apre che nessuno di noi l’abbia offesa sul personale. Voi offrite un servizio, quindi vi rimettete al giudizio del pubblico. Se non vi piace cambiate mestiere.
    Non si appelli alla questione età solo perché non sa più a che santi appellarsi. Comportiamoci da persone adulte e piantiamola con questo teatrino degli orrori.

    @Ayame: lei/lei è dio, tu sei… satanahhhhhhh… ghghgh.

  217. Für Jürgen Peters ist dieser Moment fast so schön wie die Wahl zum Chef der IG Metall. Es ist der 12. September 2008, und Peters, stellvertretender Aufsichtsratsvorsitzender von VW, leitet in Wolfsburg die Sitzung des Gremiums. Er vertritt den Vorsitzenden Ferdinand Piëch, der überraschend nicht auftaucht. Doch nicht nur das. Peters hat ein Schreiben von Piëch bekommen, in dem der sein Abstimmungsverhalten in einer wichtigen Angelegenheit mitteilt. Und die lautet: Bekommt Porsche größeren Einfluss auch auf die VW-Tochter Audi oder nicht? Die Kapitalseite im VW-Aufsichtsrat, darunter Piëchs Vetter Wolfgang Porsche, Niedersachsens Ministerpräsident Christian Wulff und Porsche-Chef Wendelin Wiedeking befürworten das, die Arbeitnehmer nicht.

    Peters öffnet das Kuvert, liest und legt das Schreiben vor sich auf den Tisch. Es wird unruhig. “Jetzt sagen Sie doch”, ruft Wiedeking. “Mal Ruhe”, sagt Peters, sichtlich vergnügt. Er nimmt nochmal das Schreiben Piëchs, liest, legt es wieder ab. Dann endlich informiert er die Aufsichtsräte: Piëch hat sich enthalten. Damit gewinnt die Arbeitnehmerbank die Abstimmung. Wulff ist verwirrt. Wiedeking tobt, “so könne man doch nicht abstimmen.” Peters gibt den Vorsitzenden. “Herr Wiedeking, ich bitte Sie, doch die Form zu wahren.”

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    Peters hatte noch einen gut bei Wiedeking. Nachdem Porsche im Herbst 2005 mit dem Kauf von VW-Aktien begonnen hatte, zog Wiedeking Anfang 2006 als Vertreter des neuen Aktionärs in den Aufsichtsrat. Und, typisch Wiedeking, machte gleich auf dicke Hose, erteilte Ratschläge und erklärte VW mehr oder weniger zum Sanierungskandidaten. Den stellvertretenden Aufsichtratschef Peters brüskierte er mit der Ansage, dass er ihn als Auslaufmodell betrachte und die wirklich wichtigen Dinge mit seinem Nachfolger an der IG-Metall-Spitze, Berthold Huber, zu besprechen gedenke.

    Traditionsgemäß sitzt der erste Vorsitzende der IG Metall im VW-Aufsichtsrat. Im Herbst 2007 löste Huber Peters an der Gewerkschaftsspitze ab – aber nicht bei VW. Peters hat da noch etwas zu erledigen. Und so mischt er bis heute kräftig mit, Seite an Seite mit dem Milliardär Ferdinand Piëch. Das Ziel der beiden: Wiedeking abschießen. Wenn das geklappt hat, will Peters den Platz für Huber räumen. Nach Tagesspiegel-Informationen ist der Wechsel nun für November geplant.

    Ob Wiedeking so lange durchhält? Er hat sich verhoben bei der Übernahme von VW und bekommt nun von allen Seiten Druck und Häme. Kein Wunder, nachdem er sich selbst über viele Jahre als einen der besten Manager überhaupt in Pose gebracht hatte. Der Porsche-Chef, der das Unternehmen in den 90er Jahren erfolgreich sanierte und in den vergangenen Jahren auf Grund einer Gewinnbeteiligung satte zweistellige Millionenbeträge an Jahreseinkommen kassierte, braucht Geld. Deshalb bemüht er sich seit Wochen um einen Kredit über 1,75 Milliarden Euro von der bundeseigenen KfW und verhandelt mit dem Emirat Katar über eine Kapitalbeteiligung von bis zu 29,9 Prozent an Porsche. Gelingt beides, hat Wiedeking Zeit gewonnen und vielleicht sogar seinen Hals gerettet.

  218. כי ישנה התקדמות משמעותית במשא ומתן בין ישראל וחמאס סביב עסקת חילופי השבויים לשחרורו של החייל החטוף גלעד שליט, כך מדווח היום (שבת) העיתון א-שרק אל-אווסט.

    על פי הדיווח שליט יועבר בקרוב למודיעין המצרי בתמורה לשחרור 400 אסירים פלסטיניים, מרביתם נשים וילדים. עוד מדווח העיתון כי צעד זה הינו חלק מעסקה כוללת אותה יזמה מצרים ושזכתה להסכמת ארצות הברית.

    מקורות ביטחוניים ישראלים סירבו להתייחס לדיווח ואמרו כי לא ידוע להם על כל התקדמות בנושא. גם גורמים פלסטיניים הביעו ספק בנוגע לאמיתות הדיווח.

    העיתון מדווח כי תחילה יועבר שליט למצרים ורק אחר כך תשחרר ישראל במסגרת העסקה 400 אותם יבחר החמאס, שמרביתם נשים וילדים, וכן חברי פרלמנט ואסירים מטעם החמאס.

    בתמורה לשחרור האסירים יקבלו הורי שליט היתר לפגוש אותו במצרים ולאחר מכן יושלם שחרור שאר האסירים ושליט יוחזר לישראל. במסגרת העסקה תשחרר ישראל בסך הכל 1,100 אסירים פלסטינים.

    לפני יומיים, פורסם ב”הארץ”, כי על פי מקורות דיפלומטיים אירופיים, החייל החטוף אמור לעבור למצרים בשעות או בימים הקרובים, במסגרת הסכם כולל בין הפת”ח לחמאס. מקור פלסטיני ביטחוני בכיר בגדה אישר את המידע, אולם אין אישור למידע זה ממקורות ישראליים.

    שלוש שנים בשבי החמאס – פרויקט מיוחד

    ביום חמישי התקיימה העצרת המרכזית לציון שלוש שנים לחטיפתו של גלעד שליט. אביו, נועם אמר בעצרת כי “באנו לכאן לשמש לגלעד פה ולזעוק את זעקתו של גלעד, שאינו יכול לדבר להביע את ייסוריו האינסופיים”.

    מאות בני אדם התאספו מחוץ למבנה משרד הביטחון בקריה בתל אביב, ודרשו את שחרורו של החייל. “ספק אם הוא יכול לראות את אור השמש, לחייך את חיוכו המבויש והמהוסס, שהיה נסוך על פניו”, אמר שליט האב. “באנו לכאן כדי להביע את זעקתו האילמת של גלעד ואת משאלתו היחידה – הוא מבקש רק דבר אחד מכם הדיירים מעבר לרחוב, מקבלי ההחלטות, את חירותו”.

    נועם שליט הוסיף כי “גלעד שילם כבר את המחיר על מחדלים המתמשכים והכשלים שלא הוא אחראי להם. גלעד בסך הכל רצה לשרת את מדינתו שירות קרבי משמעותי במשך שלוש שנים.

  219. مجموعة الدول الثماني الصناعية الكبرى، في مدينة تريستا الإيطالية، أمس، ما يشبه الإجماع العالمي على تجميد الاستيطان في الأراضي المحتلة.فيما طالب اجتماع اللجنة الرباعية الدولية حول الشرق الأوسط الذي انعقد على هامش اجتماع المجموعة، إلى جانب وقف الاستيطان، بفتح المعابر الحدودية، في وقت منحت سلطات الاحتلال “الإسرائيلي” قوى الأمن التابعة للسلطة الفلسطينية بعض الصلاحيات التي تتيح لها ملاحقة النشطاء الفلسطينيين في أربع مدن في الضفة الغربية مع احتفاظ قوات الاحتلال بحقها في اقتحام هذه المدن وقت تشاء.

    وفي عرضه للبيان الختامي للاجتماع الوزاري، أكد وزير خارجية ايطاليا فرانكو فراتيني ان وزراء مجموعة الثماني يؤيدون تجميد الاستيطان في الاراضي الفلسطينية من اجل احلال اجواء مؤاتية للتسوية، مؤكدا ان “الآراء تقاطعت حول مبدأ الاعراب عن ضرورة وقف الاستيطان وسيشكل توسع المستوطنات في اثناء المفاوضات موضوع قلق كبير”. وكرر باسم المجموعة التأكيد على مبدأ “الدولتين”، مشيراً الى ضرورة “التخفيف من معاناة” الفلسطينيين.

    من جهته، قال وزير الخارجية الفرنسي بيرنار كوشنير انه لحظ “تطورا” في موقف رئيس الوزراء “الإسرائيلي” بنيامين نتنياهو الذي التقاه في باريس الاربعاء “تجاه المواقف” الأمريكية والأوروبية حول مسألة المستعمرات”.

    من جهة أخرى، دعا الأمين العام للأمم المتحدة بان كي في مؤتمر صحافي عقب اجتماع اللجنة الرباعية الدولية على هامش اجتماعات مجموعة الثماني “إسرائيل” إلى وقف المستعمرات بما في ذلك ما يسمى ب “النمو الطبيعي” لها، وإزالة الحواجز كافة وفتح المعابر في الضفة الغربية وقطاع غزة. واشار الى ان اللجنة الرباعية التي شارك في اجتماعها تحاول “اغتنام الجو السياسي الجيد” الذي أعقب الكلمة التي ألقاها الرئيس الأمريكي باراك اوباما في القاهرة.

    من جهته، أعرب المبعوث الأمريكي الخاص جورج ميتشيل عن أمل الولايات المتحدة في استئناف مفاوضات ذات مغزى ومثمرة بين الفلسطينيين و”الإسرائيليين” في المستقبل القريب.

  220. ليل الخميس/الجمعة، لقاء مرتقباً وإن كان غير متوقع، بين أمين عام حزب الله السيد حسن نصر الله ورئيس كتلة المستقبل البرلمانية المرشح لتولي رئاسة الحكومة النائب سعد الحريري، فيما اختتمت المشاورات البرلمانية يومها الأول، وسط مؤشرات على تأييد 67 نائباً من أصل 97 شاركوا في المشاورات لترشيح الحريري لرئاسة الحكومة. وأفاد بيان لتيار المستقبل بأن لقاء نصر الله-الحريري، الذي دام 4 ساعات تناول الأوضاع الراهنة، وتشكيل الحكومة، أظهر خلافاً على الثلث الضامن، ما اتفق على مناقشته لاحقاً.

    وسمت أكثرية الكتل النيابية الحريري رئيساً مكلفاً تشكيل حكومة جديدة في الدورة الأولى من الاستشارات التي أجراها سليمان بعدما استمع إلى آراء 98 نائباً، ونال الحريري 67 صوتاً من أصل ،97 والكتل التي منحت تأييدها هي “المستقبل” (26 نائباً)، “اللقاء الديمقراطي (12 نائباً)، “التنمية والتحرير” (13 نائباً)، “القوات اللبنانية” (5 نواب)، “الكتائب” (4 نواب)، “زحلة بالقلب” (6 نواب)، والنائب ميشال المر، فيما لم تسم كتلة “التغيير والإصلاح” (18 نائباً) أي مرشح لكنها لم تضع فيتو على أحد، وكذلك حال كتلة “الوفاء للمقاومة”(12 نائباً).

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  221. viene fuori la vera natura dissociata di questa persona. Penso che farò un bel link al gruppo FB di questi post, così tutti i 440 iscritti e operatori del settore si faranno un’idea del signor doris.

  222. Io nel campo dell’editoria ci lavoro da prima che voi nasceste e con marchi molto prestigiosi. Ognuno risponde delle sue parole, io delle mie, gli editori delle proprie e voi delle vostre. Dopo di che se la chiudiamo qui, io sarei anche disposta a chiedervi scusa e a collaborare con voi. So di avere sbagliato verso di voi e verso la Zisa. E a tutti chiedo di pedonarmi.

  223. Nel casino, mi sono persa un intervento intelligente.

    @ENRICO:

    2) le case editrici possono avere una storia “sbagliata”, ma ad un certo punto possono cambiare rotta, allora mi domando: è giusto bollarle a vita per le scelte sbagliate di un dirigente che magari non è più in azienda?? Anche case famose hanno fatto cose del genere.

    …Veramente c’è scritto ovunque: le liste sono dinamiche e cambiano ogni qualvolta un editore cambia politica.

    3) la lista andrebbe suddivisa definendo più parametri: editori a pagamento, mancanza di editing, copertura distributiva. Per essere più preciso preferisco la lista redatta da il “rifugio degli esordienti” (http://www.danaelibri.it/rifugio/rifugio.htm)

    Pensa che io ho aperto la lista, un anno fa, proprio perché ritenevo poco complete quelle de Il rifugio.
    Mi chiedo se tu abbia letto con attenzione il nostro sito/blog/forum, dato che qui sono esposti i criteri – esattamente quelli che hai detto tu – e il link stava pure a inizio pagina. Inoltre, ogni nome di ogni casa è collegato alla relativa discussione sul forum, dove si può prender visione delle motivazioni e delle testimonianze che hanno portato quella determinata casa in quella determinata lista.

    4) se pubblicate poesia, e qualcuni vi chiede di comprare qualche copia per rientrare delle spese… non è così cattivo, l’editore è comunque un industriale e deve far quadrare i bilanci dell’azienda, e la poesia non vende.

    Dai nostri criteri:
    Paradiso

    1. Non chiedono contributi di nessun tipo (fatta unica eccezione per la poesia)

    2. Hanno codice isbn.

    3. Sono distribuite.

    4. Offrono un buon servizio di editing.

    5. Promuovono e seguono l’autore.

    Veramente, ho i miei dubbi che Enrico abbia letto il blog O__O

  224. Doris, vista la sua ignoranza in campo di informatica, mi permetto di illuminarla: anche tramite i proxy, che lei ha adoperato – in maniera talmente palese e riconoscibile da farmi spanciare dalle risate – è possibilissimo risalire al vero user che commenta su questo blog.
    E non si preoccupi, chi di dovere risalirà alla sua reale identità.

    Informo i gentili utenti di questo blog che il casino in lingue sconosciute che si trova qua sopra è sempre opera della stessa Doris/La Zisa.

  225. Bene bene, emerge sempre di più che il successo della lista EAP non si limita alla lista in sé, criticabile quanto si vuole come ogni cosa terrena… il successo riguarda anche le REAZIONI SCOMPOSTE che alcuni editori stanno avendo nei confronti di questa lista… morphing, troll, proteste ufficiali alternate a trivialità e offese personali, il fondo non si tocca mai perché si scava pure…

    Bene, a questo punto vorrei ricordare una cosa ai vari rosiconi… quelli che qui insultate sono SCRITTORI ESORDIENTI: IL VOSTRO TARGET, I VOSTRI POTENZIALI CLIENTI, quelli a cui mandate le proposte editoriali , gli stessi che affollano il forum di Writer’s Dream e leggono TUTTE le porcherie che scrivete e le stupidaggini con cui vi fate beccare… qualsiasi cosa, anche l’indifferenza alla lista EAP, sarebbe preferibile alla pessima pubblicità che vi state facendo!

    Le critiche sono legali, l’irritazione ci può anche stare, ma santo dio… almeno un briciolo di decoro!
    T_T

  226. @Giulia: grazie a questo blog e altre simili iniziative, quello che chiami correttamente “target” si assottiglia e comunque si fa più furbo, e questa gente sente il business sfuggire dalle loro mani.
    Leggiamo quasi ogni giorno interventi di autori “pentiti” della scelta di pubblicare con “il filo” (propongo di usare sempre iniziali minuscole per questo genere di editori) piuttosto che con altri, qui e nel gruppo FB e in altri luoghi, il che dimostra che c’è sì una quota di “avidi” (fra i quali presumo molti di dubbie qualità) che pagherebbero oro per farsi stampare (dacché il termine “Pubblicare” è un’iperbole in questi casi), ma anche che da parte di tanti altri l’unico dolo è l’ingenuità o l’inesperienza. E allora a maggior ragione ben vengano luoghi come il WD che aprono loro gli occhi.
    Ancora una volta, la Rete funziona, dando un modesto ma tangibile contributo per cambiare le cose.
    I siti, i blog, i forum, i gruppi contro questo schifo auto-referenziale si stanno moltiplicando.

  227. Mi accingevo a ravanare nell’antro privilegiato (per me) delle poesie in waiting list, quelle del mio amato file d’archivio vivo (perchè lo aggiorno regolarmente), con lo scopo di preparare qualche concorso gratuito di poesia, quando mi ha investito il Blog di Francesco.
    Per quanto riguarda Grapheit posso confermare che è una persona seria e chiara. Gli ho regalato una poesia per l’amicizia su Face e lui me l’ha restituita (chiedendomi prima autorizzazione) con una immagine bellissima e assolutamente pregnante con il contenuto stesso della mia composizione.
    Non ho pubblicato nulla con Grapheit ma è nata una simpatia che nel tempo è cresciuta e che ha portato Roberto a chiedermi se ero interessato a parlare di Poesia su un suo Blog che stava costruendo.
    Amando la poesia come l’aria che respiro (quando non inquinata….) ci ho pensato un poco (non ero certo di essere in grado di farlo) ma alla fine ho accettato (il tutto si svolge gratuitamente) e ho preparato un intervento che a Settembre dovrebbe entrare in rete.
    Il mio intervento parla di poesia e non solo, gli è piaciuto e me ne ha chiesto anche un altro (anche più di uno mi ha detto), mi ha anche chiesto se volevo commentare un mio libro o recensire quello di un mio amico (parliamo di poesia) e, per quanto mi riguarda, è stato chiaro, educato e gentile.
    Per Francesco devo ammettere (Pia lo sa…) che in passato ho ceduto alle lusinghe del mio amore per la poesia ma per tranquillizzarlo (l’ho già fatto con Pia) ho ripreso la mia ricerca futura di un “passionario” di poesia come me, travestito da autore.
    Ciò che non potrò garantirgli, sarà di non comprare i miei libri scontati per partecipare ogni tanto a qualche concorso letterario o di accettare copie gratuite provenienti da risultati a concorsi letterari.
    Per quanto riguarda Grapheit, se lui vorrà, continuerò a collaborare con i miei interventi sul suo nuovo blog (che non inserisco volutamente ora) dove non si parlerà solo di versi e metrica ma anche di cose quotidiane…
    Mi sembrava giusto e importante perchè apprezzo Roberto e apprezzo nello stesso modo Francesco.

  228. Scusate, mi ero dimenticato di una cosa…
    Odio le persone che da Editore non si manifestano con nome e cognome, tipo: sono Pinco Pallo – oggi lavoro qui – faccio questo e rispondo per conto mio e della mia casa editrice.
    Essendo in un blog “specifico” alcune letture risulterebbero più semplici e dirette e potrebbero portarci a creare a ns. volta dei gironi Danteschi in base alle risposte e alle osservazioni rilevate…(colpa di Francesco.. mi sto ammalando..)
    Ciao

  229. “Ayame ha detto,
    Veramente, ho i miei dubbi che Enrico abbia letto il blog O__O”

    Quasi tutto… forse ho perso qualcosa in una miriade di messaggi così alta. Ripeto, per quanto riguarda la mia esperienza personale e degli iscritti ad un sito di cui sono coautore, alcune case editrici sono poste (a mio sindacalissimo avviso) in posti errati (alcune troppo in cielo altre troppo nel fuoco).

  230. Salve a tutti sono Federico di Vita, un ragazzo di 26 anni di Roma. Sono finito sul vostro forum, e in particolare allo spazio relativo alla meritoria classificazione delle case editrici.
    (mi sono iscritto e ho provato lungamente a inserire un nuovo topic nel forum ma mi viene notificato sempre un errore di URL, che non capisco, la procedura che ho applicato mi sembra corretta, mi sono anche presentato, vogliate perdonare dunque questo lungo post).
    Per esperienza personale mi sento di segnalarvi la ROUND ROBIN EDITRICE come casa editrice non a pagamento e che si sforza al massimo delle sue possibilità al fine di produrre, promuovere e distribuire i suoi titoli su tutto il territorio nazionale, evidentemente scontrandosi con non piccole difficoltà. La Round Robin non chiede contributi di nessun tipo, né acquisto copie, né spese di redazione, pubblicità o distribuzione. Investe sui libri che pubblica sperando che commercialmente e letterariamente funzionino. Inoltre, a mio modesto avviso, i libri della RRED sono di buona qualità in relazione alla media dei piccoli editori: eleganti, curati e molto riconoscibili.

    Io personalmente sono in possesso di queste informazioni perché ho pubblicato un mio romanzo, “Cronache da Siviglia” (http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731049/Cronache+da+Siviglia/) con la Round Robin editrice, ricevendo il trattamento che vi ho appena descritto.

    Essendo entrato a contatto con la redazione della casa editrice successivamente alla pubblicazione del romanzo ho cominciato a collaborare con la stessa Round Robin, mi occupo infatti dei contenuti del blog casa editrice stessa.

    Per surrogare le informazioni che vi ho dato, ove ve ne fosse bisogno, vi invito a contattare tutti i (ancora pochi, 17) autori editi da Round Robin, che potranno a loro volta certamente confermare quanto vi segnalo.

    Grazie per lo spazio che offrite e per il lavoro che state svolgendo.

    http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx

    http://roundrobineditrice.wordpress.com/

  231. Salve, mi chiamo Davide Martirani, e lavoro anch’io per la Round Robin Editrice.
    Vi ringraziamo tutti davvero per il lavoro che state facendo, e per l’attenzione che ci avete dato. Vorrei chiedervi, quando è possibile, di aggiornare la lista, inserendo il nostro nome (e gli altri mancanti) anche in questa pagina, oltre che all’indirizzo http://writersdream.forumfree.net/?t=35578373&st=0#entry295432222 . Se può interessare, inoltre, comunico che abbiamo da poco cambiato distributore a livello nazionale, e siamo passati a ediQ ( cfr. http://www.roundrobineditrice.it/rred/dove.aspx ). Grazie mille e arrivederci a tutti

  232. grazie a voi, il vostro network (sito-forum-blog) è davvero ricco, oltre a essere veicolo di un’ottima iniziativa.

  233. rammento – ai poco pratici – che ancor prima dell’eventuale intervento della polizia postale, è possibile tracciare un ip direttamente on-line. svariati sono i servizi free. tracciando un ip è possibile conoscere: la città, l’azienda che fornisce la connessione, il nome dell’azienda che utilizza il servizio (se si tratta di un’azienda).
    ci sono vari “trucchi” per non essere rin-tracciabili – tra cui utilizzare un server proxy – ma immagino siano trucchi da esperti [non tutti i proxy forniscono la stessa "copertura", per esempio].
    trucchi che perdono la propria utilità in caso di intervento della PP.

    mesi fa un dipendente RCS (un grafico di corriere.it) dopo aver “rubato” una nostra immagine – ed essere stato sputtanato – si è messo a trollare su mrt, con le solite “minacce”: noi semo noi (RCS) e voi nun sete ‘n’ ca**o, ve famo vedere noi ecc. identificato e sputtanato per la seconda volta, inforcata la sua coda fra le gambe, ha chiesto scusa e s’è eclissato.

  234. Mi permetto di fare un appello a tutti i lettori. Segnalate questa vicenda sui vostri, blog, forum, socialnetwork e poi postate i link qui. Dimostriamo di saper fare informazione. L’unione fa la forza. ;)

  235. Pingback: La Zisa, Doris, i troll e i misteri del web « Scrittori esordienti – il blog di Writer’s Dream

  236. In preda a un delirio di onnipotenza, “Doris” si è firmata/o Dio ahahah
    Peccato che qualsiasi autorità che ha preso in considerazione abbia un’importanza relativa.
    Che gente triste (e ignorante: vedere cos’è l’indirizzo IP no, eh?) in questo mondo.

  237. Pingback: SCRITTORI NASCENTI: IL BLOG DI WD « La Penna d’Oro

  238. Salve a tutti! Abbiamo segnalato il vostro lavoro sul nostro blog: http://scrittoriesordienti.wordpress.com/2008/12/15/la-famosa-lista-eap/ .

    Mi permetto di darvi un piccolo consiglio promozionale, visto che quello che fate è a dir poco utile dovreste (e potreste) creare un vero caso giornalistico al riguardo e farvi notare non poco.

    La mia idea è sostanzialmente questa: se fossi in voi io mi inventerei una specie di bollino o logo (tipo gambero rosso o touring club per intenderci) per ciascuna delle tre categorie e alle varie fiere del libro (torino, roma, pisa, milano etc) bollerei con l’apposito marchio ogni singolo editore, lasciando anche una vistosa copia della lista, dotata di una legenda che spieghi il significato delle classificazioni. Naturalmente non tutti accetteranno il vostro marchio, ma il lettore–passante capirà il perché alcuni hanno accettato di buon grado e altri meno… senza contare che potreste distribuire copie della lista ai lettori stessi… io credo che non solo riuscirete a diffondere di più i risultati della vostra indagine, ma, a seconda delle reazioni, credo che sarete notati a livello giornalistico, se ci scappa una bella polemica anche a livello nazionale. Beh, io l’idea ve l’ho data…

  239. Ecco le mie esperienze con gli editori a pagamento. Con questo non intendo dire che queste condizioni vengono richieste a tutti gli autori.

    21.03.03 Campanotto Editore: “Ci complimentiamo per il suo lavoro…”
    – L’autore si impegna ad acquistare 250 copie del libro. Versa inoltre 180 euro alla firma di questo accordo. –
    Tiratura di 400 copie. Prezzo di copertina non ancora fissato.

    11.06.2004 Fiori di Campo: “Siamo lieti di comunicarle che la giuria…”
    – Acquisto di 150 copie + 100 in omaggio.
    Prezzo di copertina non stabilito.

    05.01.2009 Sovera Edizioni: “Le confermo l’entusiasmo per il suo romanzo…”.
    – Contributo richiesto all’Autore Euro 4.800,00. Copie stampate 1000, di cui 300 all’Autore, 50 per la promozione e 650 per distribuzione.

    09.04.2009 Edigiò: “Un buon libro per ragazzini…”.
    – Acquisto di 80 copie + 20 in omaggio, al prezzo di copertina di Euro 10, 75.

    17.04.2009 Il Filo: “Le scriviamo dopo aver letto con interesse la Sua Opera che ci ha ben impressionato…”
    – Acquisto di 180 copie al prezzo di copertina di Euro 14,50. Tiratura: 360 copie.

    Questo è quanto risulta dalle lettere pervenutemi che sono in mio possesso.

  240. Ho partecipato ad un interessante modulo formativo presso una (piccola e seria) casa editrice romana. L’argomento è stato, manco a dirlo, il “contratto editoriale”. In questo corso è emerso, oltre al fatto che il “contributo alla pubblicazione” è previsto dalla vigente legge (ahimé), che invece l’ “obbligo all’acquisto copie” non lo è; con questo non si intende, beninteso, che sia illegale, ma la riflessione interessante è questa: se l’acquisto copie è tale da coprire interamente le spese, si abolisce il cosiddetto “rischio d’impresa” per l’editore, e di certo il contratto editoriale viene snaturato nella sua essenza, tanto da prefigurare la possibilità che diventi un semplice “contratto d’appalto”, paragonabile a quello stipulabile con un tipografo. Putroppo non ci sono precedenti giuridici sulla base dei quali si possa affermare che tale pratica (l’obbligo di acquisto) sia illegale, ma di certo siamo in una situazione che quantomeno porrebbe dei dubbi a un eventuale giudice chiamato ad esprimersi. Interessante, no?

  241. Francesco: hai colto nel segno. La tendenza attuale è quella di eliminare il rischio di impresa anziche assumerselo con responsabilità, come fa qualunque altro imprenditore in altri campi. Ti sei mai chiesto perchè tutti vogliono fare l’editore? Perchè in altri campi non è possibile chiedere un contributo. Sarebbe come se un idraulico per effettuare un lavoro dovesse pagare qualcosa al padrone di casa, in attesa poi dei “tempi maturi” in cui poter ottenere il pagamento della prestazione…assurdo no? Ma in campo editoriale molti ci provano, PURTROPPO. Per questo bisogna stare in campana.

  242. C’è una differenza notevole, e lo dico facendo parte di una casa editrice che non chiede contributi, in campo editoriale, e solo in quello e in nessun altro esiste un diritto che definirei delirante: il diritto di resa. I giornali e i libri invenduti possono venire resi dalle librerie ed edicole (e dai distributori) agli editori. È come se una famiglia compra 5 rosette ne mangia a pranzo solo 3 e le 2 che avanzano avesse il diritto di ‘renderle’ (in cambio dei relativi soldi) al panettiere. Tutt’altro che semplice è con le vigenti leggi fare editoria. Delirante pensare, ripeto proprio, delirante, che sia un settore vantaggioso e che ‘tutti vogliano fare gli editori’, è un ambiente soffocato e saturo e meglio sarebbe fare altro, se non ci fosse la passione, diciamo pure un po’ folle, a sospingerti. Perché aprire una pizzeria o una gelateria rende sicuramente di più che aprire una casa editrice, per intenderci, che, per essere chiari, di solito non rende affatto: si sopravvive. Più dell’80% degli editori in Italia (tolti quelli a pagamento), lavorano per passione, non hanno praticamente guadagni, sono persone che lavorano in questo campo nei ritagli di tempo e/o come secondo lavoro non per guadagnare ma, appunto, solo per passione. I casi in cui piccoli editori riescono oltre che a sopravvivere a vivere del loro lavoro sono rare eccezioni.

  243. Fdv:
    Se è così prioibitivo fare l’editore e se si sa che non si riuscirebbe a rientrare nei costi ( magari perchè si hanno pochi capitali da investrie), allora è meglio fare un altro mestiere piuttosto che chiedere contributo per la pubblicazione.
    Quello che io trovo delirante, invece, è che ci si aggrappi a questa difficile situazione economica ( che è vera, per carità) come scusa per spillare migliaia di euro agli autori e poi piangere miseria. Nessuno li obbliga ad aprire una casa editrice se non riescono a farcela senza chiedere contributo.

  244. @FdV: non metto in dubbio nemmeno una sillaba del tuo discorso sulla difficoltà di essere editore. Condivido, e apprezzo che ce ne siano, come te, che lo fanno comunque, magari rimettendoci, pur di non abbassarsi a chieder soldi.
    Aggiungo, dal mio punto di vista, che lo stesso vale per gli autori. L’autore spende tempo, tanto tempo, solitario e faticoso a fare quel che c’è dietro un romanzo o un racconto: creare immagini narrative e metterle nero su bianco. Anche scrivere è (ti cito) un “lavorare per passione, (…) senza guadagni, (..) lavorare in questo campo nei ritagli di tempo”. E se pure trovi l’editore che punta su di te, economicamente ci hai perso comunque, perché con i diritti non ti ripaghi nemmeno la cartuccia di stampa.
    Ma siamo esseri umani e, editori o autori, tutto ciò, seppur a prezzo altissimo, ci realizza in quanto tali…

  245. L’esistenza di editori a pagamento, scusate il paragone un po’ rude, è come l’esistenza della prostituzione. Non vi sarebbero prostitute per strada o, in altri luoghi o epoche, nei bordelli, se non vi fossero clienti disposti a pagare per il sesso. Gli editori a pagamento intercettano quel tipo di richiesta, per questo è difficile considerare del tutto spregevole questo tipo di attività – che pure io non condivido. Pensate che addirittura il sito di repubblica.it, quindi il gruppo espresso, offre questo genere di servizio ( http://ilmiolibro.kataweb.it/ ), non è un servizio editoriale quello della proto-editoria a pagamento, perché più che altro sono stamperie, non veri editori, ma non è un’attività illegale né del tutto insensata. In Italia c’è un grosso mercato di persone che pur di vedersi pubblicati pagherebbero, sostanzialmente gli editori a pagamento, anche, come ho mostrato, di lusso, sfruttano quel mercato, in qualche misura dragando il fondo degli autori meno capaci che non riuscirebbero che a pubblicare in questo modo. Il problema è che è vero che lo scrittore ci mette passione, tempo, fatica etc (io lo so, a me hanno pubblicato – non a pagamento fortunatamente! – un piccolo romanzo), ma non è detto che il suo sforzo risulti essere di un livello accettabile agli occhi di chi dovrebbe investirci dei quattrini. E lì l’autore dovrebbe avere l’umiltà di rassegnarsi a non vedere pubblicato il suo scritto, ma spesso non accetta i suoi limiti e pur di non vederli è disposto a pagare. Girando la questione si potrebbe dire che non è che non dovrebbero esistere gli editori a pagamento, ma dovrebbero essere gli autori più capaci di umiltà e autocritica in certi casi. Se questo non avviene in alcuni casi l’unica soluzione è pagarsi la pubblicazione. La crociata tout-court contro l’editoria a pagamento insomma secondo me è se non sospetta almeno ingiusta. Io a pagamento non avrei pubblicato mai, nemmeno ho i soldi per farlo tra l’altro, ma c’è chi invece lo fa.

  246. Rileggendo questo intervento aggiungo, per non venire frainteso, che l’opera di individuazione degli editori a pagamento è ovviamente giustissima, e la denuncia di questo portale sacrosanta. Perché ci sono editori a pagamento che non dichiarano di esserlo dimostrandosi quindi fortemente sleali, scorretti e poco trasparenti. Ma non si possono tacciare di illegalità. Hanno un mercato che li giustifica, e onestamente là dove c’è domanda è fisiologico che vi sia offerta a mio avviso.

  247. FdV, sia chiaro: NESSUNO ha tacciato di illegalità alcun editore o categoria (dove lo avresti letto?). Ho solo detto, e ripeto le parole del legale di una casa editrice che non usa chiedere soldi, che laddove l’obbligo acquisto copie (che è cosa altra dal “contributo alla pubblicazione” previsto dalla legge), inserito in un contratto fra autore e editore, sia tale da coprire del tutto o in gran parte le spese sostenute da quest’ultimo, si prefigura un’abolizione del rischio di impresa, il che snatura il contratto stesso e pone DUBBI sulla legalità complessiva. Ma, e ripeto ancora, sarebbe interessante il parere di un magistrato laddove fosse chiamato a esprimersi in una causa.
    In merito a “Il mio libro”, be’ la mia idea, visto che chiami l’argomento in causa, e per restare nei dintorni della tua metafora (non nuova, ti confesso, da queste parti e non solo), è che se l’editoria a pagamento è un meretricio letterario, il print on demand è onanismo letterario. Mi perdonino gli amanti delle rispettive pratiche.

  248. Io sinceramente non accetterei mai come autore di pagare per essere pubblicato. e’ una cosa priva di senso, per quanto legale (vabbè che molte cose legali sono prive di senso, specie in Italia). Comunque, uno scrittore deve trarre guadagno dalla pubblicazione, non rimetterci.
    Se ad esempio io geometra disegno il progetto di una casa e poi lo propongo ad un’impresa o a una società immobiliare che lo costruisca, non mi aspetterei certo di pagare. Il lavoro intellettuale è stato fatto. Che sia valido oppure no, lo diranno i risultati delle vendite. Ma non è il creatore dell’opera che deve sborsare quattrini.

  249. Sì, in realtà siamo tutti d’accordo. È solo che sia l’editoria che l’autorialità sono imprese difficilmente redditizie. Questo è un portale principalmente di scrittori o aspiranti tali, e quindi mi era sembrato corretto porre la questione dal punto di vista dell’editore, fare il piccolo editore, soprattutto senza chiedere contributi, è infatti un’attività di cui difficilmente si riesce a campare. Tu Francesco magari te ne rendi conto benissimo, ma tra le migliaia di visitatori di questo blog forse c’era chi, assolutamente in buona fede, era portato a pensarla diversamente. Purtroppo invece la stessa fatica, lo stesso investimento di tempo probabilmente a vuoto che toccano agli scrittori, spettano spesso anche ai piccoli editori. Siamo tutti sulla stessa barca più di quanto non si creda. (a me poi casualmente è capitato di vivere entrambe le esperienze e a volte vi assicuro che provo profondo sconforto per la difficoltà e la mancanza di recettività di un mercato soffocato, dove anche chi lavora onestamente e, credo, bene, difficilmente riesce a farsi notare – ma questo è altro discorso…)

  250. Prima di rispondere faccio una premessa: l’utente Jair che ha commentato poco sopra sono io. Per un problema al browser mi è stato inserito il vecchio nick.
    Detto questo, voglio rispondere a FDV.

    Hai ragione quando parli di mancata umiltà degli autori, che sono egocentrici e che spesso pretendono cose assurde dagli editori senza volersi impegnare in nessun modo dopo la pubblicazione. Però quando dici che la lotta all’editoria a pagamento è ingiusta,forse non hai letto bene gli scopi del WD.

    Non è solo una questione di MERCATO e di domanda e offerta, è una questione di onestà. E essere onesti non vuole dire non chiedere contributi. Essere onesti vuol dire essere prima di tutto chiari e NON NASCONDERE la richiesta di contributo spacciandola come indispensabile o come una cosa dovuta per legge ( c’e’ chi afferma questo per convincere gli autori a pagare).

    Il writers dream è contro le truffe, è contro la mancanza di chiarezza, contro i sotterfugi di chi non ammette di chiedere contributo e poi lo maschera giocando sull’ignoranza delle persone. E’ contro queste cose che ci schieriamo contro. Se tutti gli editori a pagamento scrivessero a chiare lettere che chiedono contributo sui loro siti, specificando chiaramente le clausole, allora si che sarebbero onesti e nessuno farebbe una “crociata” contro di loro. Perchè come hai detto tu, si tratterebbe di domanda e libero mercato.

    Ma finchè molti editori a pagamento continueranno ad arrampicarsi sugli specchi per IMBROGLIARE gli autori, allora noi saremo qui a combatterli con l’arma più legale e più democratica che esiste: l’informazione.

  251. Questa volta devo rispondere che forse non hai letto tu tutti i miei post, luca78. Infatti in verità ho mostrato di conoscere e condividere gli intenti di WD dicendo che “l’opera di individuazione degli editori a pagamento è ovviamente giustissima, e la denuncia di questo portale sacrosanta. Perché ci sono editori a pagamento che non dichiarano di esserlo dimostrandosi quindi fortemente sleali, scorretti e poco trasparenti”.

  252. Siamo insomma sostanzialmente d’accordo. La differenza è che avevo intenzione di proporre la questione da una prospettiva leggermente diversa, quella dell’editore (nel caso specifico non a pagamento).

  253. Pingback: Le ragioni dell’editoria gratuita

  254. Pingback: Diritto di cronaca e amarezza. « La Tela di Carlotta

  255. però, scusate, non sempre chi paga per vedere un proprio lavoro pubblicato è un povero sfigato che vuole a tutti i costi pubblicare qualcosa! con queste accuse mi sento davvero offesa…
    come già detto, ho pubblicato con Il Filo, a pagamento. ma è anche stata l’unica casa editrice a cui io abbia mandato un mio lavoro seguendo una selezione. se avessi saputo che altre case editrici pubblicano senza chiedere alcun contributo, secondo voi non avrei preferito rivolgermi altrove?
    non ho alcun delirio di onnipotenza e non voglio che mi si pubblichi solo perchè scrivo: voglio che i miei siano buoni lavori. se non lo sono allora che non vengano nemmeno pubblicati!
    non ricordo chi ha detto in un post che spesso gli autori emergenti sono vittime dell’ingenuità. è vero, forse si dovrebbe pubblicizzare ancora di più un forum come WD che dà ottimi consigli ed indirizza in maniera corretta gli ingenui come me.

  256. è un’ingenuità che capita un po’ a tutti quando si inizia a darsi da fare nella ricerca di un editore. Scrivere quel che hai scritto tu significa che la si è già superata…

  257. grazie francesco!
    perchè ti assicuro che da quando ho iniziato a frequentare WD mi si è aperto un nuovo mondo e mi sono resa conto che sono stata davvero un po’ sciocca nell’accettare la loro proposta editoriale. non ne me ne pento, sono comunque orgogliosa di ciò che ho scritto, ma con i prossimi racconti ovviamente cercherò un’altra casa editrice. non a pagamento…

  258. Cara Sara,
    prima di tutto non bisogna vergognarsi di aver pubblicato a pagamento. Una persona che non sa nulla di editoria e invia il proprio manoscritto, spesso non va a pensare che ci siano così tante trappole, proprio perchè non lo sa.
    Quindi la tua scelta iniziale non è assolutamente da criticare, anche perchè a differenza di tanti megalomani frettolosi, non hai intenzione di insistere su quella strada. Detto questo, ti auguro con tutto il cuore di ricevere in futuro tantissime proposte di pubblicazione senza contributo! E in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti.

  259. grazie luca. e grazie anche per non avermi creduta una megalomane. tengo molto ai miei scritti, ma penso anche di essere abbastanza autocritica da non considerarmi il novello premio nobel per la letteratura!
    crepi il lupo! anche perchè spero davvero di continuare a scrivere e pubblicare buone opere… ovviamente con altre case editrici!

  260. buonasera. Mi intrufolo per la prima votla in questo sito che merita un certo approfondimento. Vi vorrei chiedee un consiglio. Ho inviato un manoscritto un po’ in giro. Pendragon mi ha detto che pubblica se acquisto 300 copie. Tale Iacobelli di Roma ha detto che a volte chiede contributi. Ne sapete qualcosa di quest’ultima?

    Secondo voi ho fatto bene a depositare il manoscritto alla Siae come inedito?
    Scusate l’entrata a gamba tesa ma faccio parte della già ricordata schiera degli ingenui e dei sognatori. Grazie

  261. Ciao jomarch, un obbligo di acquisto è già di per sé una richiesta, anzi un obbligo, di contributo. Chi te l’ha posto è senza dubbio pertanto un editore a pagamento.

  262. Grazie Francesco, cominciavo a credere di essere finita su un forum deserto! sai qualcosa di iacobelli?

  263. Dimenticavo: è preferibile non depositare la propria opera presso la Siae. Qui troverai un metodo sicuro al 100%, legalmente parlando, e molto più economico.

  264. Anzitutto complimenti per l’impegno e la passione che dedicate a questo blog fornendo agli scrittori, naufraghi nell’insidioso mar dell’editoria italiana, zeppo di insidie, ciclopi, sirene e maghe ammaliatrici, un servizio-faro degno di un’Itaca. La mia unica esperienza risale a qualche anno fa, una proposta editoriale ricevuta dalla casa editrice “più premiata d’Italia” -a quanto pare anche la più “ben impressionabile”- che per ragioni lontane dalla mera ingenuità, ho pensato di cogliere al volo. Le ragioni riguardavano la possibilità di avere il mio libro sugli scaffali, e non certo grazie ai servizi dell’editore -questi ultimi sono venuti meno persino nelle elementari ordinazioni di copie da parte di altre librerie-, ma lasciamo perdere. Non ho nulla di particolare contro le edizioni a pagamento, a parte un sincero rancore verso la loro “impressionabilità”. D’accordo giustificare il contributo dell’autore con la crisi dell’editoria, col fatto che “in Italia ci sono più autori che lettori”, ma esaltare l’ego di uno scrittore esordiente, già di per sé tendente al fanatismo e alla “impressionabilità”, avendo sbirciato appena le prime quattro-cinque righe della sua opera, mi sembra davvero meschino e… Lo dico? Lo dico dai: Poco professionale. Insomma, essere presi per il culo non piace a nessuno, nonostante dalle nostre parti sia oramai uno tra gli sport più praticati.

    Un abbraccio a tutti e…
    In Bocca al Ciclope. Anzi, nell’Occhio.

    ;]

  265. Il 6 agosto a Castel S. Angelo in piazzetta (lungotevere) l’Associazione Donne di carta tramite il socio editore Gattogrigio lancia una tavola rotonda sull’editoria a pagamento e non invitando come relatori tutti gli addetti: lettori, scrittori, editori.

    Un momento di denuncia, certo, ma anche di riflessione consapevole.

    Mi farebbe piacere un pluralismo, perché credo nella nostra capacità di capire i meccanismi di mercato e le esigenze culturali trovando vie non di principio (non solo) ma strade realmente praticabili.

  266. Layla ti pregherei se è così di fornire una testimonianza completa e a quando risale la tua esperienza. Inoltre ti ricorderei che i contributi epr la poesia fanno eccezione.

  267. Punto di vista: A conti fatti, di “Free” la casa editrice del sig. Giulio Perrone ha semmai la licenza di fare un vecchio giochino per lo scrittore emergente, quello del concorso. Le regole sono semplici, basta pagare un bollettino e hai diritto alla selezione. Gli inviti a partecipare, che ricordano non poco quelli “incoraggianti” della casa editrice “più premiata d’Italia” (“Invia il tuo manoscritto entro il 31 Gennaio, entro il 28 Febbraio, entro il 31 marzo…”, e così via), si possono trovare un po’ in giro per tutto il web, non appena da qualche parte ti spunta la parolina “libro” o simili. D’altronde, con la suddetta pluripremiata casa editrice non è che il Sig. Giulio Perrone non ci abbia avuto a che fare, anzi, pare che sia proprio con loro che abbia mosso i primi passi, facendosi conoscere coi suoi graziosi concorsucci di poesia. Ma a parte questo, l’unica prova che uno “scrittore fallito” (degno di un simpatico personaggio del Mondo di Amélie) può avere, a conferma di un semplice punto di vista, qual’è? Magari, quella di aver contattato la redazione (dopo essersi conquistato col vecchio sistema della “conoscenza”, regola non scritta, il diritto all’ascolto) per avere notizie sul proprio manoscritto (costo dell’invio, compresa stampa e versamento, 35 Euro circa), e aver ricevuto in risposta dal Sig. Giulio Perrone in persona un poco confortante “Booo? Qui non c’è. Provi ad inviarcelo di nuovo via mail”. Ora, volendo essere ottimisti, scartando cioè l’ipotesi che ciò che viene preso in considerazione dello scrittore fallito è più che altro il suo versamento su c.c., il fatto che la mole di versamenti basti sicuramente a coprire: Le spese di concorsi a s-cadenza mensile (con tanto di premio in soldini al vincitore, oltre alla pubblicazione della sua prescelta opera), la pubblicazione di libri dei “soliti noti” (vero obbiettivo di certa editoria), e infine le spese di sostentamento di una casa editrice che non campa certo con i diritti d’autore; tutto questo spillare allo scrittore fallito, insomma, fa davvero della casa editrice una “Free House”? Per lo scrittore fallito “Oh, no no!”
    Ma è un punto di vista.

    ;]

  268. Ho letto un po’ dei commenti qua sopra, quelli di Doris hanno del geniale.
    Aya, non è che sono i Rosiconi travestiti?
    Complimenti per il blog e il sito, me li sto spulciando per bene, è un’ottima iniziativa e credo proprio che mi servirà in futuro!
    Continuate così ragazze! <3

  269. Salve a tutti e complimenti per il lavoro che fate. Devo spezzare una lancia a favore di Tespi in quanto con loro ho pubblicato due libri senza che mi sia mai stato chiesto un euro, e posso assicurare che lo stesso trattamento è stato riservato ad Angelo Zabaglio e Cristiano Della Bella… diciamo che andrebbe spostata nella lista Doppio Binario…

    Saluti a tutti,

    Gianluca

  270. Buongiorno,
    non entro nel merito delle merito ma vi invio una segnalazione che puo’ essere utile: per la pubblicazione di un libretto di poesie della casa editrice Il Foglio Letterario (credo tra l’altro che vorrebbero inserirlo in una sottocollana per il momento vuota, a parte un testo di chiara provenienza interna alla casa editrice) mi è stato proposto l’acquisto di 100 copie, che in cifre ammonterebbero a circa 600 euro. Non mi è stato menzionato alcunché in merito a bollini SIAE. Non ho dato una risposta definitiva. Non sono molto al corrente delle trattative editoriali in genere, proprio per questo sto cercando di informarmi. Vi ringrazio per le dritte.

  271. Confermo che la Altromondo Edizioni pubblica a pagamento.
    Inoltre acnhe la Azimuth, contrariamente ad alcuni pareri in rete, chiede soldi. E’ di oggi la loro mail (a dir poco patetica…)
    Vorrei invece sapere se qualcuno conosce la Centoautori edizioni di Vilaricca (NA). E’ mseria? Pubblica a pagamento? Distribuisce in libreria o solo a livello virtuale?
    Grazie, e ciao atutti

  272. Salve ragazzi., Ancora io che vi stresso .Dopo Jacobelli, che si è fatto di nebbia, mi ha contattato la Centoautori. Li ho subito aggrediti dicen quando gli ho detto che non avevo intenzione di contribuire, mi ha contattato la CENTOAUTORI. Io sono stata un po’ sulle mie didendo loro che non avevo tempo e soldi da spendere e loro mi hanno risposto che non chiedono contributi. Prima di cadere nell’ennesima trappola, c’è qualcuno che mi sa dire qualcosa di questa casa Editrice? Sono di Villaricca (NA). Grazie fin da ora.

  273. Da inserire a pagamento anche sandro teti, pagine, giulio perrone, teti editore. Alcuni ti obbligano a comprarele copie, altri vogliono il contributo per pubblicarti, altri ancora utilizzano il metodo di pubblicarti su antologie o agende letterarie per poi sommergerti di telefonate, mail per farti acquistare le copie. Inoltre i soldi che sganci tu, servono per pagare i contratti dei grandi scrittori, in modo che poi queste case editrici si salvano la faccia sul mercato editoriale!

  274. Pingback: Diritto di cronaca e amarezza. « La Tela di Carlotta

  275. Gentili navigatori, se vi imbattete in questo sito dove ci si diverte a fare le liste vi prego di LEGGERE QUELLO CHE HO DA DIRE.
    Mi chiamo Domenico Razzano, sono laureto in economia aziendale dal marzo 2005. Ho 28 anni e sono sposato da 4 mesi. Sono impiegato presso una azienda della G.D.A. di Caserta e ho l’hobby della scrittura.
    Dopo aver “scritto” il mio primo libricino, ero intenzionato a pubblicarlo.
    Ho mandato il mio manoscritto a varie case editrici, sia a pagamento che free. Avendo coscienza del fatto che non è unn’opera d’arte, non considerandomi un genio della scrittura ma una persona che coltiva un semplice hobby, mi ero proiettato su una pubblicazione a pagamento e mi ero dato poche possibilità circa una pubblicazione con una casa editrice free.
    Dopo qualche mese, iniziano ad arrivarmi le prime offerte editoriali. Oltra a valutarle economicamente volevo avere ache notizie circa il modo di lavorare di queste case editrici e sulla loro serietà. Quindi tramite internet cerco qualche sito dove si possano avere informazioni su case editrici, sulla base delle esperienze dirette di altri autori inediti.
    Durante la mia ricerca, dopo aver consultato diversi siti interessanti, che davvero indicano dei parametri seri di giudizio, mi sono imbatturo in questo. ho visto la lista delle case editrici a pagamento e ho pensato che cliccando sui nomi avrei , appunto, avuto le informazioni che cercavo.
    Beh, cari amici, COSI’ NON E’ STATO.
    Sin dai commenti della prima casa editrice ho capito che gli iscritti a quel forum usavano solo ed esclusivamente il creiterio economico per valutare le case editrici.
    HO ESPRESSO PIU’ VOLTE IL MIO DISSENSO in merito a tale criterio e ho fatto, inoltre, presente alle persone attive nel forum che era SCORRETTO SBEFFEGGIARE E FAR PASSARE COME LADRI I TITOLARI DI CASE EDITRICI, REI DI RISPONDERE A MAIL E INDICARE IL PREZZO/CONTRIBUTO DA SOSTENERE PER LA PUBBLICAZIONE DEL LIBRO.
    In pratica, in questo forum non ci si limita a condannare l’editoria a pagamento (cosa totalmente soggettiva e quindi da accettare), ma si pubblicano le somme richieste dalle case editrici, si irridono le persone che scrivono delle mail secondo loro oscene, in pratica si offendono le persone e le case editrici alle qali loro chiedono informazioni giusto per spiaccicarle sul loro forummetto e per farci quattro risatine RIDICOLE.
    HO CERCATO DI FARGLI CAPIRE PIU’ VOLTE CHE SECONDO ME NON ERA CORRETTO, E TRA L’ALTRO ANCHE POCO UTILE (visto che anche entrando direttamente nel sito di una casa editrice si capisce, o quantomeno percepisce, se pubblica pagamento o meno), CLASSIFICARE LE CASE EDITRICI ESCLUSIVAMENTE CON IL CRITERIO ECONOMICO, MA, PER FARE QUALCOSA DI UTILE, SI DOVEVANO CLASSIFICARE LE CASE EDITRICI ANCHE IN BASE ALLA PROFESSIONALITA’, ma non c’è stato verso.
    Anzi una certa AYAME, credo la fondatrice del forum, (senz’offesa 17 anni) voleva per forza farmi credere che li non sbeffeggiavano nessuno e che io non potevo giudicare il loro lavoro annoso (cioè un anno a chiedere preventivi per soddisfare il loro piacere a spiaccicarli su internet) soltanto per delle righe scritte nel primo topic.
    Dopo aver insistito sul fatto che era poco utile una lista dele case editrici a pagamento senza alcunragguaglio sul loro modo di lavorare, ho pensato bene di dare un’occhiata ai topic riguardantaltre case editrici. Ora vi dico il risultato.
    Ho visitato il topic relativo alla seconda casa editrice. Beh AYAME diceva che non sbeffeggiavano nessuno. In quel topic viene smentita. E’ proprio lei la prima a ridere e commentare in modo stucchevolmente infantile la mail di risposta ad una richiesta di pubblicazione da lei inviata. Io, con un messaggio, le ho fatto notare che stava sbeffeggiando e ridicolizzando il lavoro altrui senza sapere nulla in merito alle capacità di quella casa editrice.
    L’altro topic, aperto sulla casa editrice che, se non vado errato, si chiama l’ALTRO MONDO, che ho visitato subito dopo, è ancora più assurdo.
    Il topic, chiaramente, inizia con la solita mail di riposta ad una proposta di pubblicazione con richiesta di contributo. Questo sbito fa infiammare la Signorina AMAYA che si eccita al pensiero di aver inserito nella sua lista un’altra casa a pagamento. Le prime pagine del topic sono a sfondo ironico. La novità sta nel fatto che nelle pagine seguenti qualcuno scrive di aver pubblicato con questa asa editrice non pagando, qualche altro scrive che ha pagato ma che la casa editrice è MOLTO PROFESSIONALE, CHE NON E’ MAI STATO ABBANDONAO DOPO LA PUBBLICAZIONE, CHE LA CASA EDITRICE HA FATTO UN OTTIMO LAVORO DI EDITING E ANCHE DI DISTRIBUZIONE. In pratica qualcuno ha parlato bene di una casa editrice considerata demoniaca perchè, spesso, prende soldi da qualcuno per pubblicare, pur fornendo poi un ottimo servizio editoriale.
    A me, sinceramente, la cosa interessava, perchè se voglio pubblicare a pagamento e mi arriva una proposta editoriale dalla Altro Mondo, posso valutarla perchè esperienze personali di altri editori sono state positive.
    HO FATTO PRESENTE AD AMAYA CHE QUESTO TIPO DI INFORMAZIONE ERA MOLTO PIU’ INTERESSANTE DELLA SUA SEMPLICIOTTA LISTA, E INOLTRE LE HO CHIESTO IL MOTIVO PER CUI L’ALTRO MONDO EDITORE ERA ANCORA NELLA LISTA A PAGAMENTO VISTO CHE QUALCUNO AVRVA RICEVUTO PROPOSTE EDITORIALI SENZA CONTRIBUTO.
    Sapete quale è stato il risultato: Stamane accendo il compiuter, cerco di entrare nel topic della Altro Mondo Editore e mi compare una videate contenente un errore. L’errore è che NON HO I PERMESSI NECESSARI PER VISUALIZZARE QUELLA PAGINA.
    Beh spero che ‘errore sia momentaneo, altrimenti devo pensare che la Signorina AMAYA abbia fatto in modo tale da negarmi l’accesso. SE COSI’ FOSSE, ALLORA SON CHIARE DUE COSE:
    1) La signorina AMAYA, che diceva che un paese democratico come il nostro permette di poter fare qualsiasi lista, ha un SENSO DELLA DEMOCRAZIA PARI A QUELLO DEL PREMIER BERLUSCONI, IL QUALE E’ DEMOCRATICO SOLO CON COLORO CHE LA PENSANO COME LUI.
    2) La signorina AMAYA E’ DISTURBATA DALL’IDEA CHE IL SUO FORUMMETTO POSSA NON PIACERE A QUALCUNO, CHE LA SUA LISTA POSSA RISULTARE INUTILE ED E’ DISPIACIUTA PERCHE’ HA COMPRESO CE NON E’ COSI’ CORRETTA COME CREDE.
    Detto questo, voglio darvi un consiglio: SE VOLETE PUBBLICARE, NON PERDETE TEMPO A GIROVAGARE SU QUESTO SITO PERCHè TROVERETE SOLO RAGAZZOTTI ACCANITI CHE NON POTRANNO DARVI MAI UN SUGGERIMENTO.

    Domenico Razzano.

  276. é probabile che non abbia il tuo dono della scrittura (anzi sicuramente io non lo ho)… comunque, anzichè fare il saputello come AMAYA rifletti su quello che ho scritto. O hai 17/18 anni anche tu e ti diverti a fare le liste?

  277. Io posso solo ringraziare Linda Rando e l’intero staff del writers dream per le informazioni che danno.
    Grazie a loro ho capito come funziona l’editoria italiana e come me numerosi altri avranno le idee più chiare di quanti editori disonesti ci sono nel nostro Paese.

    Le liste sono utilissime e scritte in maniera professionale, nonostante la giovane età di Ayame e di altri suoi collaboratori.
    Anche perchè le liste sono stilate con criteri chiari e soggettivi, mai per simpatia o antipatia veso editori. Sono chiarissime non sbeffeggiano nessuno.

    E’ bello vedere che c’e’ qualcuno che fa le cose e lavora tantissimo e gratis solo per aiutare gli scrittori a non cadere vittime di tranelli e clausole fuorvianti.

  278. Dopo aver letto con molta attenzione le sue parole, mi permetto di dare a Domenico un cauto consiglio: continua a occuparti di economia, mi auguro ti riesca meglio.
    Io sono da sei anni nel settore dell’editoria, e in questo sito ho prodotto FATTI diretti, non dicerie raccolte per sentito dire. Credimi, e ti prego di non averne a male, dico sul serio: tu dimostri di conoscere assai poco i meccanismi del mondo editoriale italiano.
    Dunque le tue conclusioni, tanto quanto i tuoi auspici e consigli, sono deleteri e fuorvianti.
    Ben vengano SEMPRE e ASSOLUTAMENTE altre iniziative simili a quelle di questo forum (blog, siti, etc…), in grado di aiutare gli scrittori esordienti (di qualunque età) a capire e riconoscere meglio i pericoli di un “universo” affascinante come pochi altri, eppure estremamenete pericoloso e potenzialmente dannoso.
    Tanto dal punto di vista economico quanto da quello della sfera personale, intesa in senso lato.
    Per alcuni aspetti, ti dico, senza timore di smentite, addirittura più insidioso di quello musicale.
    Avanti così ragazzi…
    Lottate sempre e comunque lo squallido fenomeno dell’editoria a pagamento.

  279. Grazie per le tue parole, Claudio.

    Domenico: ti informo che da oggi ti è preclusa non solo la possibilità di accedere al forum – hai infranto numerosi regolamenti e gli utenti stessi si sono lamentati del tuo atteggiamento – ma non potrai nemmeno più commentare né sul sito né sul blog. Abbiamo altro da fare che correre dietro agli interventi come il tuo.
    Chiunque apra il WD si renderà conto che parlare di censura applicata da noi è ridicolo: io sono quella che si prende diffide e minacce e intimidazioni per permettere agli esordienti di parlare liberamente – nel pieno rispetto della legge – delle loro esperienze.
    Non commenterò nemmeno le tue pretestuose accuse, a cui non solo io ma anche gli utenti hanno risposto, smontandole una ad una. Se vuoi continuare a ripetere le stesse cose lo farai fuori da qui, mi dispiace.

    Una parola sui topic menzionati da Domenico – che linkerò in fondo a questo messaggio: Domenico è andato a ripescare topic vecchissimi che nessuno nemmeno apriva più, portando avanti una pretestuosa difesa – di cosa, poi, non si è capito.
    Il materiale è totalmente accessibile a chiunque (tranne a Domenico, persona non gradita nei nostri spazi) e potrete verificare con i nostri occhi che noi non attacchiamo proprio nessuno, ma commentiamo nel pieno esercizio dei nostri diritti costituzionali.

    Alberti
    Aletti
    Altromondo

    Vorrei aggiungere che i topic menzionati – quasi tutti – sono stati visionati già da molto tempo dalle case editrici di cui si parla.

    Ultima cosa, relativamente alla libertà costituzionale. Tu, Domenico, sei venuto a casa mia sbattendo i pugni sul muro e mettendo i piedi sul tavolo. A casa mia sei una persona sgradita e io ho tutto il diritto di farti prendere la porta. Eri stato avvisato numerose volte che, se non ti fossi moderato come le regole della nostra comunità prevedono, saresti stato mandato via. Uomo avvisato mezzo salvato, no?
    Quindi, non si parla di censura, proprio no: si parla di mantenere il rispetto e la tranquillità.
    Tu hai turbato l’equililibrio e ti sei rifiutato di discutere civilmente, i tuoi messaggi si limitavano a un “sei offensiva”. No, non sono offensiva. Sono indignata e sorpresa, al massimo, e secondo la Costituzione italiana io sono libera di manifestare questi sentimenti.
    Ora, nei commenti, ti rivolgi a me come a “piccola Ayame”: prenditi meno confidenza, non sei né un mio amico né un mio parente. E nessuno – tantomeno la sottoscritta – ti autorizza a prenderti queste confidenze con me.

    Per concludere, ti ripeto un esempio portato ripetutamente alla tua attenzione: non puoi andare in un sito di moto e pretendere che cambino il tema nelle automobili. Non ha senso.
    Non ti piacciono le moto? Cambi sito.
    Le critiche e i consigli sono un conto, la sterile polemica un altro.

    Addio.

  280. Domenico, leggo troppa veemenza (violenta, volgare e indesiderata da queste parti) per sospettare che tu sia un editore a pagamento… ma andrò comunque a dormire tranquillo nonostante questo ameletico dubbio. Addio anche da parte mia.

  281. Domenico, leggo troppa veemenza (violenta, volgare e indesiderata da queste parti) per non sospettare che tu sia un editore a pagamento… ma andrò comunque a dormire tranquillo nonostante questo amletico dubbio. Addio anche da parte mia.

  282. Ne ho 50 e sono donna, basta che guardi il nick, non ci vuole la laurea. Da questo sito ho imparato molto e soprattutto a riconoscere i lestofanti, i millantatori e, guarda un po’, i doppiogiochisti.

  283. Buonasera a tutti! Attingo sempre più spesso, dal vostro sito, notizie utili per eventuali approcci con le case editrici.
    Potreste spiegarmi (dettagliatamente!) quali differenze intercorrono tra: ‘lista a pagamento’ e ‘a doppio binario’.
    Perchè si finisce in ‘una’ piuttosto che ‘nell’altra’?
    Quali sono i criteri adoperati nella scelta?
    Ringrazio anticipatamente, chi si prenderà la briga di tramutare questo mio interrogativo, in una risposta utile e concreta.
    Il vostro lavoro è utilissimo per tutti gli aspiranti scrittori!
    Vogliate gradire, i miei più sinceri apprezzamenti.

  284. Ciao Luigi,
    non faccio parte dello staff, ma posso spiegartelo io.
    La lista a pagamento comprende quegli editori che chiedono sempre un contributo in denaro oppure l’acquisto di copie del proprio libro.

    La lista a doppio binario è invece composta da case editrici che a volte pubblicano senza nessun contributo (nè in denaro nè in acquisto di copie) e altre volte li chiedono. Generalmente, questi editori valutano se chiederlo o meno in base alla “commerciabilità” del libro.

    Un libro che secondo loro potrà vendere molto sarà pubblicato senza contributo, mentre per altri che sono ritenuti validi ma “poco commerciali” propongono un contratto che prevede acquisto di copie o versamento di una quota.

    Spero di esserti stato utile, ciao!

    Luca

  285. Direi utilissimo! Ti ringrazio.
    Chiedevo delucidazioni a riguardo, perchè leggendo le varie discussioni riguardanti le case editrici ‘a pagamento’ e ‘a doppio binario’, ho riscontrato molteplici punti in comune; forse troppi!
    A me, in tutta sincerità, danno l’impressione di seguire (quelle a doppio binario!) le medesime dinamiche che hanno portato all’inferno altre case editrici!
    Speranzoso, d’essere in futuro smentito, ringrazio ancora Luca per la sua gentilezza, rinnovando a tutti sinceri saluti e stima per la “crociata” intrapresa.

  286. ciao Grazie per la lista.
    Voglio segnalare anche le seguenti case editrici che mi hanno contattato proponendomi un contratto misto per la categoria ” Doppio binario”.

    – Andrea Oppure Editore
    – Il rovescio editore
    – Manni editore
    – Besa editore

    grazie mille,
    Pietro

  287. Cosa ne pensate di Edizioni Creativa? Ho mandato un testo, me lo hanno recensito positivamente quindi ho ricevuto una telefonata dal titolare, il quale mi ha sottoposto ad una serie di domande tendenti ad accertare la mia capacità di “piazzare” il pubblicando romanzo. Quando gli ho risposto che sarei in grado di assicurargli la vendita di solo 300 copie, si è raffreddato. E’ normale

  288. Ciao Aldo, sono Claudio.
    Con Edizioni Creativa ci ho avuto a che fare anche io.
    Nel senso che tempo fa mi mandarano una loro prima scheda di valutazione del mio romanzo, molto positiva, allegata a una mail del direttore Gianluca Ferrara, il quale sottolineava che difficilmente gli esiti delle loro valutazioni erano positivi. Avrei però divuto aspettare anche la scheda di valutazione degli altri due lettori cui il mio testo era stata affidato, e inoltre sarei dovuto intervenire su alcune parti che erano state giudicate superflue dal primo esaminatore. Inutile dire che la cosa dapprincipio mi ha fatto molto piacere, ma per mettere io alla prova loro, dato che, come gli altri ragazzi del forum, non ho gli anelli al naso, ho risposto al caro direttore innanzitutto ringraziandolo e sottolineando la mia disponibilità a un eventuale fase di editing, ma aggiungendo e specificando a caratteri cubitali poi, la mia categorica e assoluta fermezza a NON corrispondere loro neppure un euro, sotto alcuna forma, per la pubblicazione del romanzo. Sempre che l’avessero ritenuta possibile, ovviamente. Posso solo dirti, che da quel momento in avanti, il caro direttore Ferrara e con lui la sua CE Edizioni Creativa, si sono dati alla macchia più assoluta.
    Io non li ho cercati, nè loro hanno più contattato me. E’ vero, occorre essere onesti: magari agli altri due lettori il mio testo non è piaciuto, possibile e giusto se dovesse essere accaduto, quindi a maggioranza è stato cassato, però vedi, alla mia ‘veneranda’ età di 38 anni, con alcuni anni di esperienza alle spalle nel mondo editoriale, che purtroppo per molti di questi pseudo editori conosco troppo bene, non credo affatto alle coincidenze. In più, nel frattempo avevo fatto delle ricerche personali su vari forum e blog di aspiranti scrittori, e il dott. Ferrara non ne usciva granchè bene, visto che in TUTTI, alla esplicita e ripetuta domanda se EC chiedesse agli scrittori dei contributi in qualche forma, lui non ha mai risposto chiaramente. Limitandosi piuttosto a sviare con motivazioni ovvie e francamente anche puerili, che nulla centravano con lo domanda posta. Dunque, questa è stata la mia esperienzacon EC.
    Se vuoi una mia opinione, STAI MOLTO ATTENTO a ciò che ti dicono, specie se ciò dovesse comportare la richiesta di qualche firma contrattuale. Inoltre, il loro taglio editoriale, non so se l’hai notato, è francamente troppo cattolico religioso per i miei gusti. Hanno ben poco di altri generi, e questo mi fa pensare che di pubblicazioni reali ne facciano troppo poche. Ma quest’ultimo, ben inteso, è davvero solo il mio punto di vista a riguardo, non oggettivo sino in fondo.
    Ciò che conta invece, su cui spero di esserti stato d’aiuto, è quanto ti ho specificato prima.
    Caro Aldo, è tutto.
    Un saluto a tutti i ragazzi del forum e al “capo” Ayame.
    Come mi piace ripetere: avanti così ragazzi e morte alle case editrici a pagamento!!!

    P.S.
    Per rispondere alla tua domanda sull’intervenuta freddezza del Ferrara, posso dirti: NO!
    Giudicare un libro pubblicabile NON DOVREBBE MAI dare spazio alla freddezza connessa all’eventuale impossibilità (dell’autore fra l’altro, che nulla c’entra con la distribuzione) di vendere più di 300 copie.
    E poi scusa, tu l’hai scritto, e tu lo dovresti pure vendere, giusto? Considerando che la stampa la realizzerebbe una delle tante tipografie del posto, ma perdonami, quelli di Ediz. Creativa che cosa FAREBBERO?
    Solo incassre i soldi del lavoro altrui??
    Dei veri scienziatoni, non c’è che dire…
    No caro Aldo: NON FUNZIONA E NON DEVE FUNZIONARE COSI’….

  289. Scusate ragazzi, a questo punto, spontanea, mi sorge una domanda: Allora perchè la Ediz. Creativa si trova in PARADISO???

  290. Luigi, la tua osservazione è giustissima, ma vedi io ho specificato che cmq la certezza della loro poca buona fede non ce l’ho. Oggettivamente non mi è piaciuto il loro comportamento, e francamente li ho cancellati dai miei riferimenti, ma magari qualcun altro, o chi dovesse avere suggerito di metterli in PARADISO, potrebbe avere altre ragioni altrettanto valide da addurre per tale scelta. Se posso permettermi, nell’interesse di tutti e nel dubbio emerso, proporrei un sano PURGATORIO CAUTELATIVO. Sino a controindicazioni positive.
    Ayame tu che ne pensi?
    Ciao Luigi, e ciao a tutti again

  291. allora: era un po’ che non venivo qui.

    due “dritte”:

    1.
    gli editori che sono danneggiati da questa lista sono quelli a pagamento, inseriti nelle liste degli editori a pagamento.

    per questo sono loro a chiedere rettifiche.

    ovvero la lista paradiso [che è la più difficile da verificare - qualcuno diceva "Tizio non paga i diritti". e - a volte - è così] potrebbe essere cassata.

    2.
    a volte basta guardare su ibs. qui su si parla di 0111. come fa 0111 a pubblicare una settantina di titoli nel 2009 [a oggi, ottobre 2009]?
    magari stampa solo on demand, ma comunque [se così fosse]: come fa una casa editrice che ha un sito html amatoriale, a fare – per dire – promozione per 70 libri?
    come mai ci sono mediamente due/tre libri dello stesso autore, nello stesso anno?
    che senso ha?

    insomma: a volte è davvero facile barcamenarsi, no?

    tornando agli editori a pagamento: è solo un’opera meritoria togliere fieno a chi si fa pagare la correzione, l’editing, la pubblicazione, la promozione. qualsiasi cosa.

    però: prima o poi uno se ne accorge comunque, no?
    prima o poi arriva un contratto da firmare. e c’è chi firma, giusto?

    e.

  292. La verità è che nuotiamo in una “vasca” piena di “squali”!
    Siamo “prede”! Dobbiamo fare i conti con “sciacalli” d’ogni specie, pronti a mortificare le nostre aspirazioni! Ci imbattiamo sovente in persone che vigliaccamente, cercano di inabissare le nostre dignità!
    La domanda è: Vinceranno loro?
    Spero proprio di no!
    Un saluto a tutti!

  293. Caro Luigi,
    la tua è una visione della realtà quasi… EPICA, oserei direi, ma in effetti non molto lontana da quella reale e ahimè vera.
    Come nella mitologia classica però, credo che alla fine il bene (e quindi la GIUSTA filosofia di pubblicazione) e i buoni (NOI!) trionfino sempre!!
    Un caro saluto a tutti, e morte alle CE a Pagamento!
    Ciao

    Claudio

  294. mi spiace, Cluadio, ma “Come nella mitologia classica però, credo che alla fine il bene (e quindi la GIUSTA filosofia di pubblicazione) e i buoni (NOI!) trionfino sempre!!”, non corrisponde al vero.

    dèi ingiusti scendevano sulla Terra, prendendo forme diverse – animali, alberi ecc. – per deflorare belle fanciulle, costrette a diventare, a loro volta, animali o alberi o fiumi, per fuggire la libido degli dèì, o a mettere al mondo figli non voluti.
    bene e male sono concetti che non appartengono alla “mitologia classica”, dove classico -> greco.
    bene e male, forse, non sono nemmeno concetti reali.

    ciò detto: la lista avrà anche un senso, ma – anche senza lista – prima o poi un contratto arriva a casa, giusto? non basta: non firmarlo?
    se anche uno s’immagina che tutti paghino [ma a questa cosa non posso proprio credere], perché pagare a sua volta?

    e se uno mi dice: se avessi letto prima la lista che c’è qui, non avrei firmato un contratto con l’obbligo d’acquisto, o simila…
    sta mentendo.

    e.

  295. Mi associo a Jo…

    P.S.
    Se attribuisci tu stesso Enpi, la connotazione di “male” agli episodi delle fanciulle vessate (etc…), non fai altro che confermare proprio l’esatto contrario di ciò che hai affermato:
    i concetti di BENE e MALE sono SEMPRE esistiti, e continuano a esserlo a tanti anni di distanza.
    O no???!!!

  296. Nella nostra moderna e (in)civile società, “bene” e “male” si fondono nell’ipocrisia e nella mediocrità del “popolino”. Diventa perciò difficile riuscire a distinguerli, poiché l’uno si cela dietro le “potenzialità” dell’altro. Oggigiorno si “condanna” solo per poi poter “riabilitare”. – Agire “male”, solo per farsi del “bene”-. Questa regola pare aver conquistato il mondo!
    Comunque il “bene” trionfa solo nella pseudo-arte, che si presta tristemente alla “propaganda”.

  297. Scusate, ma l’obbiettivo è smascherare le pseudo case editrici o piangersi addosso, cominciando a menar il can per l’aia polemizzando qua e là?
    Qui non si tratta di simpatizzare con i punti di vista dell’uno o dell’altro, nè tanto meno tirare fuori la filosofia spicciola delle medie, ma solo rendere un servizio a ciascuno di noi. Punto.
    La sterile polemica la lascio a chi non ha altro da fare. Mi fermo qui. Scusate se ho urtato la suscettibilità di qualcuno… mi rendo conto che oggi è venerdì e si è stanchi.
    Buona giornata
    A TUTTI.

  298. sì, non vorrei portare il discorso troppo lontano.
    [prego, jo.marh!]

    mi faceva un po’ specie che si citasse, a quel modo, il Mito greco.
    [al massimo la classicità si fonda sul bello e sul buono; sul bene e sul male: proprio no. e non lo dico *io*].

    tornando a noi, il punto è proprio:
    qualcuno li firma i contratti di edizione, no?
    qualcuno paga per farsi pubblicare il proprio libro, no?

    quindi, mi chiedo: è sufficiente fare delle liste, per lasciare senza “clienti” gli editori a pagamento?

    o non è – forse – necessario agire [non qui, per forza. intendo: nel Mondo nella sua interezza] in modo più complesso e diffuso?

    ovvero: i 60.000 libri con codice isbn pubblicati quest’anno, chi li leggerà?
    e dovevano essere stampati tutti?
    erano tutti *necessari*?

    e fine. magari torno tra qualche tempo, a vedere un po’.

    ciao,
    e.

  299. Io ho parlato con alcune persone che mi hanno ringraziata perché se non avessero letto questo blog avrebbero sborsato un sacco di soldi, convinti che fosse davvero l’unico modo per pubblicare.
    Se il lavoro fatto qui può essere d’aiuto anche a una sola persona, anche semplicemente per risparmiare tempo nel contattare editori… beh, il nostro lavoro sarà servito.

    Per quanto riguarda i 60’000 titoli, ti do pienamente ragione. Ma allora, dato che sappiamo per certo che non tutti erano necessari e che tanti invadono il campo rubando spazio e possibilità a libri più meritevoli, perché non tentare di agire anche in questa maniera?

    Certo, questo è solo uno dei tanti passi necessari affinché i piccoli e medi editori abbiano più spazio, ma io desidero farli tutti ^^

  300. Scusa Ayame se ero OT. In effetti tutti questi discorsi mi irritano ma non per chi li fa, per il contenuto uggioso che contengono. Sono dati di fatto ed è inutile sviscerare una realtà che è abbastanza squallida da sola. Buon week end a tutti. Jo.

  301. scusa, Linda.
    tu scrivi: “Io ho parlato con alcune persone che mi hanno ringraziata perché se non avessero letto questo blog avrebbero sborsato un sacco di soldi, convinti che fosse davvero l’unico modo per pubblicare”.

    e io sono più che certo che sia come dici – visto che lo dici.

    però la domanda è:
    e ora?
    queste persone che stanno facendo?
    stanno tentando il canale dell’editoria seria?
    e saranno pubblicate?
    e – se non lo saranno – si arrenderanno, o torneranno all’editoria a pagamento?

    forse, alla fine, l’editoria a pagamento esiste perché appaga una serie di vanità e vuoti.

    e capisco che è molto complicato tutto ciò, e può infastidire [non te, eh!].

    però, per venire al concreto: ho letto, nel tempo, un po’ dei commenti su. e mi domando – per esempio – perché mandare un manoscritto a Altro Mondo? da dove nasce la conoscenza di Altro Mondo – per dire, Altro Mondo.
    è, o non è la ricerca spasmodica di UN editore, uno qualsiasi?
    e perché uno si dovrebbe mettere freneticamente alla ricerca di una *qualsiasi* possibilità di pubblicazione?

    da dove nasce questa urgenza?

    forse, cominciare a parlare di questa cosa [sì, è una specie di suggerimento], anche qui, può essere utile.

    e.

  302. E’ molto semplice, enpi.
    Molti aspiranti scrittori amano la possibilità di pubblicazione ma non amano la scrittura.
    Sembra un controsenso ma è così. Alcuni sono semplicemente disinformati e appena capiscono che esiste l’alternativa gratuita per pubblicare si prendono tempo a cercare editori più consoni alle proprie ambizioni, ma altri inseguono la “gloria” e basta.

    E’ più voglia di apparire che di esprimere la propria arte e fare di una passione un lavoro. Con le dovute eccezioni ovviamente.

  303. Siamo tutti ben consapevoli, qui, credo, che a letto ci si va in due. Non è solo questione di sedicenti editori che chiedono soldi, ma anche di autori che pagano sempre e comunque. A costoro, dopo che sono passati per siti come questo, in cui l’argomento viene sviscerato oltre misura, dopo che è stato spiegato chiaramente e ripetutamentecome stanno le cose, dico: meritate di essere spennati. E aggiungo che temete il giudizio oggettivo dei “veri” editori, o comunque di quelli che non rispondono a un manoscritto chiedendo denaro. Non è facile sentirsi dire “no grazie, non mi interessa.” Ma è il solo modo di esser certi che il giorno in cui ti diranno “ti pubblico”, la tua opera vale davvero qualcosa. Tutti abbiamo qualcosa da raccontare, e secondo me nulla è superfluo. Ma bisogna vedere come lo raccontiamo, e dobbiamo accettare il giudizio dei (veri) professionisti delle (serie) case editrici. Poi, se lo raccontiamo male, ci si rimbocca le maniche. E si scrive da capo. Ho approfondito l’rgomento qui: http://www.rill.it/?q=node/262 per chi è interessato. Saluti. F.

  304. ieri è uscita questa intervista a Filippo Tuena, s’una “fanzine underground”

    http://collettivomensa.wordpress.com/2009/10/10/collettivomensa-ascolta-filippo-tuena/

    c’entra parecchio con quello che stiamo dicendo.
    la consiglio tutta, qui ne estrapolo due pezzi:

    “Pubblicare un libro con una casa editrice a pagamento non è sbagliato. Devi semplicemente essere cosciente che si tratta di un’operazione autoreferenziale, tutto qua. Un’operazione che non produce niente, perché tanto in libreria quei libri non ci arrivano. Se vuoi fare dei bei regali di Natale, ti stampi un libro che hai scritto e lo regali agli amici. È un’operazione divertente, un gioco. Come se facessi una festa in cui invece di offrire da bere offri il libro”.

    “La letteratura non interessa a nessuno. Mi chiedono sempre: ‘ma tu hai fretta di pubblicare?’. E io gli rispondo: ‘no, perché nessuno ha fretta di leggermi’. Scrivere, oggi, è un’attività molto snob, ecco. La nostra spinta è a farci leggere piuttosto che a leggere. E questo è sbagliato [...].
    Ora c’è questa pressione fortissima a farsi leggere, a pubblicare. Molti di coloro che ci provano vengono falcidiati appena fuori dalla trincea, ma qualcuno, anche di qualità, ce la fa. È nella legge dei grandi numeri.
    Non consiglio mai a nessuno di iniziare a scrivere. Ma alla fine conta poco, scrivere è qualcosa di irrefrenabile. Non puoi opporti. Ma sai che vai incontro ad un mondo molto difficile, con pochi soldi, in cui è una continua guerra. Soprattutto oggi che mi sono accorto che le case editrici riducono di molto il rischio, cercano di andare sul sicuro, e quindi le possibilità per un esordiente sono minime. Però, è come se qualcuno mi dicesse ‘voglio innamorarmi di quella ragazza’, non potrei mica rispondergli ‘no, non lo fare’”.

  305. Molto interessante l’intervista segnalata da enpi. Ragazzi, secondo voi, – oggettivamente! – può rivelarsi positiva la scelta di accettare una pubblicazione con una casa editrice a doppio binario, anche dietro contributo – non particolarmente esoso, ovviamente! – al fine di vedere valorizzato il proprio “lavoro” ?
    Un saluto a tutti!

  306. Certo, che no. Se ti chiami Mazzantini o Camilleri. Se la proposta e seria e l’esborso proporzionato perchè no? anche se io credo moltissimo nel mio lavoro, di fronte ad una proposta seria ci penserei, eccome. Anzi ne sarei gratificata. Averla però una proposta seria, da una casa editrice che fa promozione, fa recensire, ti prende per mano e ti segue fino a lanciarti.
    Io credo che un esordiente possa avere anche qualche limite, compreso quello di ipervalutare il suo lavoro. per favore facciamo distinzione fra case editrici sciacallo e case editrici che fanno il loro mestiere e, soprattutto, voliamo basso.

  307. Davvero incoraggiante! Anch’io nutro diverse perplessità a riguardo, però, non so se si debba essere così categorici. Anche perchè, altrimenti, non avrebbe senso fare una distinzione “inferno” e “purgatorio”! Forse mi sbaglio, ma credo che ci siano nella lista “a doppio binario”, delle case editrici abbastanza serie. Fermo restando che continuo a pensare al contributo obbligatorio – soprattutto se elevato! – come ad un’attività pusillanime e mortificante.

  308. Vorrei porre, a tutti voi, una banale, ma credo cruciale, domanda. Amate quello che scrivete? Ad esempio, dopo la centesima lettura di un vostro racconto, o romanzo, siete ancora in grado di emozionarvi come se fosse la prima volta? Se sì, prima o poi un editore non a pagamento vi terrà in considerazione… Compreso me.

  309. Concordo con Aldo.
    @Jomarch: non pagare è la regola per volare basso. Chi paga forse dovrebbe chiedersi se usa il denaro per compensare una mancanza di attenzione da parte di editori non a pagamento.
    @Luigi: incoraggiante? Hai posto una domanda, la mia risposta è no, penso che essere categorici possa avere due conseguenze: 1) farcela (a essere pubblicati senza pagare) 2) non farcela. Non so voi, ma io posso vivere bene ambo i casi. Quindi, datemi solo una ragione per cui dovremmo pagare?

  310. Caro Francesco, io la penso come te! Ho perso il conto delle proposte rifiutate! Anzi, ti dirò che con me, sono “loro” che ci hanno rimesso dei soldi! Fingo interesse, facendomi inviare sempre i contratti per posta prioritaria! Anche più volte! Anche se so già che rifiuterò! Cavolo, ad una casa editrice in particolare, avrò fatto spendere una ventina di euro in francobolli! Solo, mi chiedevo se fossero da scartare – tutte! – a prescindere?!
    Comunque, io sono di quei “categorici” collocabili nella prima, delle ipotesi da te prospettate!

  311. Luigi, bene fai. Anch’io non rispondo più alle loro lettere, e loro continuano a spendere. Vedi, io personalmente non mi pongo il problema se siano da scartare tutte le case editrici a prescindere; per me è da scartare il principio, che è sbagliato. Tra un editore a “doppio binario” e uno “inferno”, per me la differenza è solo quantitativa. L’ho detto decine di volte, esistono editori piccoli che NON chiedono nemmeno una vecchia lira. Quindi, a quelli “doppio binario” vorrei chiedere: perché loro no e voi sì? Piuttosto che chiedere soldi, l’editore serio chiude la baracca. Ma in realtà, il punto è che l’editore serio bene o male ce a fa a sbarcare il lunario, per una semplice ragione: sa fare il suo lavoro, perché non può contare sui soldi degli autori e allora si industria, si smazza, si sfianca, e diventa ancora più abile di quello a pagamento. Ce ne fosse anche olo uno rimasto in tutta Italia (ma sono di più), solo a lui mi rivolgerei.

  312. Giusto! Però credo che solo un “fronte comune” possa portare a grandi risultati! Chi paga cifre esorbitanti, purtroppo, danneggia tutti! E non solo se stesso! Però, è anche vero che non si può costringere l’individuo, a non farsi “truffare”!
    Francesco, in conclusione, auguro a te e a tutti gli altri – aspiranti scrittori – di trovare un Editore che rispetti le vostre “emozioni”.
    E’ una dura battaglia, ma credo che alla fine – ancora una volta! -“l’arte” ne uscirà vittoriosa!
    Un saluto a tutti!

  313. Per Francesco. Non è proprio vero quello che scrivi. Ci sono Case editrici serie che sono fatte da esordienti come noi e che legittimamente possono chiedere un contributo ragionevole, offrendoti però un servizio a tutto tondo. Io le sto cercando nei meandri di quelle case editrici ‘monster’ perchè sono convinta che esistono. Sono giornalista, lavoro nel settore per cui mi sento di affermare che il mondo dell’editoria in questo momento, più che mai, sta vivendo una crisi non solo esistenziale ma anche ‘morale’. E mi spiego. Il mio libro, tanto per fare un esempio, è comico. L’ho fatto leggere a molti amici, anche colleghi, che l’hanno trovato esilarante. Però, siccome non mi chiamo Littizzetto e non sono mai passata da Zelig, neanche per dire una minchiata una… Nessuno mi considerrà di traverso, anche se scrivo da anni. Quale è la moralità, mi chiedo, che induce grandi gruppi , ma anche piccoli editori specializzati (come la Kowalsky, proprio specializzata nel comico) ad escludermi a priori? La risposta che mi sono data è che il motivo è quello che non ho goduto di nessun passaggio televisivo e quindi faccio parte degli ‘invisibili’. Per questo, e scusate se per arrivarci ha fato il giro del mondo, credo che le case editrici in questo momento, ma già da molto tempo, non abbiano più all’interno quei talent scout o quel coraggio di scommettere su persone che hanno capacità ma non hanno quella visibilità senza contenuti che al giorno d’oggi sembra essere la credenziale più ricercata.
    Scusate la confusione e i troppi argomenti che ho messo sul piatto. Avevo voglia di dire questa cosa e l’ho detta. Buona giornata a tutti.

  314. Allora Jomarch, non chiamarle “case editrici”. Quelle che che “legittimamente possono chiedere un contributo ragionevole, offrendoti però un servizio a tutto tondo” hanno per cliente (anche o esclusivamente, non importa) te, e non (prevalentemente o affatto) il lettore, lo si evince dalle tue stesse parole. Intendiamoci, ciascuno è libero di fare quel che vuole. Ma sapendo cosa si sta facendo. Questo NON è pubblicare, è farsi vedere. O sperare che accada, visto che la tua ricerca del tutto tondo, corregimi se sbaglio, è ad oggi infruttuosa. Sono due cose diverse. In ogni caso, scusami se mi permetto, da quanto è che scrivi? Quanto tempo, intendo? Quanti libri (manoscritti) hai prodotto?

  315. Scrivo da poco, solo tre anni. Ho puntato su un solo manoscritto perchè tutto il resto l’ho giudicato inadatto e quindi non l’ho mai proposto. Però sono giornalista da ventanni e scriv, o ho scritto su Newton, Focus, Subaqva e vari quotidiani.
    In modo molto presentuoso pensavo che venendo dal giornalismo fosse più facile ed invece mi rendo conto che è durissima e che nessuno ti fa sconti solo per sei iscritto all’Albo.
    Forse perchè sono abituata ad avere a che fare con molto professionalità, la cerco anche in qeusto settore. Ma fino ad ora ne ho vista poca. Forsee è per qeusto chemi considero io, il cliente, e non il lettore. E’ così sbagliato Francesco?

  316. jo.march, ci mancherebbe altro… è una tua scelta e sei tu che devi trovarla rispettabile – come scelta.

    però, se hai voglia di rispondere, mi piacerebbe farti un paio di domande. parto dal presupposto che sei una donna adulta e vaccinata [da vent'anni nei giornali, quindi non c'è dubbio ;)].

    1. che “servizi” vorresti avere? mi potresti dire cosa ti aspetti, esattamente? tiratura, prezzo, royalties, distribuzione, promozione ecc. – tutto.

    2. perché vuoi che il tuo libro sia pubblicato?
    per te? [magari ti serve per il curriculum, magari altro. magari è un "riscatto", una rivincita...]
    pensi che ti porterà dei vantaggi economici? [pensi di guadagnarci, insomma...]
    per gli altri? perché li vuoi far ridere? perché il tuo libro “cambierà” qualcosa?

    aggiungo solo che la scrittura “comica” è, forse, la più complessa, fortemente a rischio di scadimento.
    e che gli editori specializzati – come dici tu – puntano sui “televisivi”, che dovrebbero garantire molte copie vendute.
    e quella scrittura, quella dei “televisivi”, è anche meno a rischio – tecnicamente – perché chi legge ha già sentito quello che legge. e in realtà ricorda, più che scoprire.

    e – un’altra cosa :D – ci sono tanti modi di fare le cose. tanti modi di entrare da qualche parte.
    se uno ha un’inclinazione “comica”, forse dovrebbe avvicinarsi al mondo del comico dal *retro*, proporre i propri testi a qualcuno – cabaret, teatro, riviste – ecc.

    ciao,
    e.

  317. Jomarch, io non giudico. Combatto per le cose in cui credo. Categoricamente, sì. Non e “così sbagliato”, semplicemente per definizione il ciente dell’editore è il lettore (e non lo scrittore), così come il cliente della panetteria è la persona che mangia il pane (e non il mugnaio che le fornisce la farina).
    Ciò detto, tu scrivi da tre anni. Ci sono autori oggi professionisti che si sono visti respingere i manoscritti per decenni prima di essere solo notati. Tre anni sono pochi per pensare di essere vittime di amoralità di un editore che non ti pubblica solo perché il tuo lavoro è bello secondo alcuni; e magari lo è, per carità, ma il punto non è questo. Se hai vent’anni di esperienza di giornalismo, che è altra cosa, chissà che gavetta avrai fatto a suo tempo. Ecco, se uno si mette a scrivere, secondo me, deve fare la gavetta, come stiamo facendo in tanti. Io scrivo da sei anni, e ho collezionato credo qualche dozzina di rifiuti da editori non a pagamento, varie dozzine di proposte a pagamento e anche un paio di proposte non a pagamento da parte di editori che mi avrebbero sì prodotto, ma veduto solo in internet o in fiera. Ma è solo il mio punto di vista ovviamente. Ognuno si regola come crede. Con il più sentito in bocca al lupo, ti consiglio con tutto il cuore, se davvero credi nella validità di quel che hai scritto, di non cedere a una tentazione facile e narcisistica di cui saresti un giorno la prima a pentirti.

  318. Grazie a tutti. E’ molto bello e positivo potersi confrontare. Rispondo più tardi perchè adesso non ho tempo.

  319. Per Enpi. rispondo volentieri alle tue domande perchè mi dà anche la possibilità di riflettere sulla cosa.

    !. mi aspetterei un servizio completo e quindi editing, distribuzione, promozione, ufficio stampa ( quindi interviste su radio e giornali). Se chiedo ad una società di catering che mi prepari un pranzo, mi aspetto dall’antipasto al dolce.
    2. perché vuoi che il tuo libro sia pubblicato? Perchè mi piace che la gente legga questa cosa e si diverta. Come io mi sono divertita a leggere i libri di Benni e di Serra.
    Pensi che ti porterà dei vantaggi economici? Certo. Mi piacerebbe guadagnarci. Perchè li vuoi far ridere? Perchè tratta di un argomento femminile, come la maternità, che è troppo spesso trattata in modo tragico mentre io ne propongo gli aspetti più ironici. perché il tuo libro “cambierà” qualcosa? Magari sì, forse le mamme cominceranno a prendersi meno sul serio e
    sarannio più serene e meno paurose che una maternità rovini la liena o la carriera.

    Francesco: Sto riflettendo sulla tua ultima frase.
    Vorrei capire se sono capace di farlo.

  320. Ragazzi, io credo che se si aspira a diventare “scrittori”, bisogna avere pazienza! Lasciamo l’editoria a pagamento, a quelle persone che mirano semplicemente a togliersi uno “sfizio”! Ogni volta che ho rifiutato una proposta a pagamento, l’ho fatto pensando a quanto sarebbe stato “patetico”, ritrovarsi con lo scaffale di casa pieno di copie del mio “miserabile lavoro”! Perchè è così che andrebbe a finire…
    Non facciamoci questo!!
    Rispondiamo alle proposte di questi signori, con un sano, rigenerante e dignitoso V……… (NO)!!!!

  321. jo.march, grazie di aver risposto alle domande.
    e, in fondo, hai risposto a te stessa – come ti sei accorta.

    tu scrivi:

    – “mi aspetterei un servizio completo e quindi editing, distribuzione, promozione, ufficio stampa ( quindi interviste su radio e giornali)”

    – “Perchè mi piace che la gente legga questa cosa e si diverta” e “forse le mamme cominceranno a prendersi meno sul serio”

    – “Mi piacerebbe guadagnarci”

    ora ti faccio l’ultima domanda [LE ultime domande]:
    secondo te esiste un editore a pagamento che faccia tutte queste cose?
    perché dovrebbe farle, se ha già guadagnato vendendo a te le copie del tuo libro?

    e ultimissima domanda:
    ti rendi conto che non hai parlato di “giudizio”?
    ovvero: una casa editrice non dovrebbe anche “giudicare” il libro che pubblicherà?

    e.

  322. Non mi sentitivo uno “scrittore”, quando mi giungevano proposte a bizzeffe – a pagamento! – e pareri positivi.
    Ho cominciato a pensare a me, come ad un “artista”, quando nel rifiutare il mio “lavoro”, una casa editrice si prese la briga di spiegarmi addirittura il perchè! Meglio delusi che raggirati!

  323. secondo te esiste un editore a pagamento che faccia tutte queste cose?
    Qui a Bologna ce ne è uno che ne faceva buona parte, ma poi ho scoperto da un altro autore che non voleva ristampare il libro anche se c’erano richieste perchè aveva paura di rimetterci. E’ stato una grande delusione perche in realtà lo aveva promosso molto bene. Anzi, è stato anche autolesionista.
    perché dovrebbe farle, se ha già guadagnato vendendo a te le copie del tuo libro?
    E qui andiamo alla risposta di prima.
    e ultimissima domanda:
    ti rendi conto che non hai parlato di “giudizio”?
    ovvero: una casa editrice non dovrebbe anche “giudicare” il libro che pubblicherà?
    qui è più difficle risponderti perchè a parole tutti quelli che ti vogliono pubblicare ti dicono che il libro è bello e se tu credi in quello che fai, non fai altro che pensare…Oh!: finalmente se ne sono accorti anche gli altri. Per cui si innesca un meccanismo di autoesaltazione che ti perdere di vista la realtà delle cose. Fra quelli che me lo avrebbero stampato a pagamento, solo l’editore I mi ha detto ‘ il suo libro ci piace perchè fa molto ridere e ..perchè..perchè…..’, mentre l’editore C, che dice che non vuole contributi ma adesso stiamo poi a vedere, mi ha detto ‘ il suo libro ci piace’. Ho certcato dis timolare un dibattito – se non altro per mia gratificazione eprsonaloe – ma quello che mi hanno risposto mi ha un po gelato: ‘ Sì, sì…questo è un libro che vende…’

  324. secondo te esiste un editore a pagamento che faccia tutte queste cose?
    Qui a Bologna ce ne è uno che ne faceva buona parte, ma poi ho scoperto da un altro autore che non voleva ristampare il libro anche se c’erano richieste perchè aveva paura di rimetterci. E’ stato una grande delusione perche in realtà lo aveva promosso molto bene. Anzi, è stato anche autolesionista.
    perché dovrebbe farle, se ha già guadagnato vendendo a te le copie del tuo libro?
    E qui andiamo alla risposta di prima.
    e ultimissima domanda:
    ti rendi conto che non hai parlato di “giudizio”?
    ovvero: una casa editrice non dovrebbe anche “giudicare” il libro che pubblicherà?
    qui è più difficle risponderti perchè a parole tutti quelli che ti vogliono pubblicare ti dicono che il libro è bello e se tu credi in quello che fai, non fai altro che pensare…Oh!: finalmente se ne sono accorti anche gli altri. Per cui si innesca un meccanismo di autoesaltazione che ti perdere di vista la realtà delle cose. Fra quelli che me lo avrebbero stampato a pagamento, solo l’editore I mi ha detto ‘ il suo libro ci piace perchè fa molto ridere e ..perchè..perchè…..’, mentre l’editore C, che dice che non vuole contributi ma adesso stiamo poi a vedere, mi ha detto ‘ il suo libro ci piace’. Ho certcato dis timolare un dibattito – se non altro per mia gratificazione personale – ma quello che mi hanno risposto mi ha un po gelato: ‘ Sì, sì…questo è un libro che vende…’

  325. approfitto: lo diresti a me e a Francesco, come si chiama, l’editore di Bologna? :D

    così riusciamo a capire “cosa ti aspetti da un editore”.

    ciao!
    e.

  326. Un saluto a tutti! Anch’io, come Marco, gradirei “attingere” dalla vostra “esperienza”. Cortesemente vi chiedo – sempre che la conosciate! – informazioni riguardanti la casa editrice ‘il Rovescio’.
    E’ seria? Qualcuno ha mai pubblicato con loro?

  327. Faccio i miei complimenti agli autori del sito, bravi, fate bene a sbugiardare questi editori fasulli, che chiedono soldi! Anche perché dobbiamo ricordarci, che se proprio un aspirante scrittore brucia dalla voglia di essere pubblicato e non ha la pazienza di aspettare di essere abbastanza bravo, può sempre autopubblicarsi su ilmiolibro o su Lampi distampa, sono siti molto più onesti e uno fa anche bella figura, perché è veramente una cosa meschina che uno pubblica a pagamento e poi fa il pavone! sapete come li chiamano in inghilterra gli editori a pagamento?
    Vanity publishers…

  328. scusatemi, ma volevo fare una precisazione. Perrone editore non e’ affatto free, tutt’altro. Solo per partecipare ad un concorso si spendono 25 euro, poi per la pubblicazione lasciamo perdere!

  329. Segnalo tra le case editrici a pagamento la Lietocolle e liberodiscrivere.
    Mentre, tra le case editrici non a pagamento, le edizioni Arpanet. Molto serie e che stanno cercando di guadagnarci una fetta di mercato con serietà.
    La Marcos y Marcos anche.
    Anche la transeuropa dovrebbe essere libera, ma non ho informazioni dirette e sarebbe meglio cercare un altro riscontro.
    Bel lavoro comunque.

    Visto che ci sono approfitto per chiedere se si sa qualcosa della Pendragon, Interlinea e Isbn.

  330. Ciao SaraJane

    Su Pendragon posso risponderti io per esperienza diretta: sicuramente a pagamento in quanto chiedono l’aquisto di 300 copie.

  331. infatti: non facciamoci prendere in giro, anche l’acquisto obbligato di 300 (o 200, o 50) copie è editoria a pagamento.

  332. ah segnalo che la casa editrice Tespi (aka nicola pesce editore) ha indetto un concorso a pagamento per inediti, in premio la pubblicazione, ma non ha mai annunciato i vincitori.

  333. Salve a tutti,
    solo una precisazione di servizio.
    Dato che pubblichiamo ogni anno alcuni titoli a nostre complete spese, ci sembra corretto essere definiti a doppio binario, no?
    Magari prima di stilare le liste bisognerebbe anche informarsi a fondo.
    Solo per amor di precisione, eh, mica per altro, dopo 23 anni di lavoro serio uno ci tiene! :-))
    Salutoni!

  334. Trovando interssante la pubblicazione di questa lista e lavorando da anni ormai, ci piace confrontarci su ogni punto e aspetto dell’editoria italiana oggi.
    Premettiamo che nessuno ci ha telefonato e contattato per sapere quale sia il nostro modus operandi.
    Forse sarebbe stato più serio :-)))
    Ci auguriamo anche che non cancellerete questo commento come purtroppo è già successo altrove. Non sarebbe un gesto democratico e maturo :-))

    Oltre a fare un mero elenco dei nomi che poi, leggendo alcuni commenti lasciati, si scopre non essere poi così esatto e veritiero e notando con quanta semplicità si etichetta il lavoro, anche serio, della gente, ci piacerebbe anche che raccontaste come stanno certe cosine…
    è utile parlando di editoria :-)))
    Ed è quello che noi raccontiamo da sempre a tutti i nostri autori…
    Amiamo infatti la chiarezza sin da subito, ben prima di parlare di
    contratti da firmare. Non vendiamo fumo e nemmeno promettiamo chissà quali cosa, anzi, perché, al di là o meno del mandare in porto la pubblicazione, i rapporti interpersonali per noi sono altrettanto importanti e preziosi perché forieri di probabili future collaborazioni.
    Infatti l’interesse primario di una casa editrice davvero indipendente
    (e non per scena…!), che non fa parte, in modo più o meno evidente, di gruppi editoriali e che non ha appoggi, reggendosi da sé -e non è semplice, viste anche le condizioni attuali di mercato- è che gli autori, che pubblichino o meno con noi, possano così parlare di noi, se capita, nei giusti termini.

    Non si tratta di “essere veramente interessati” a un lavoro, o di
    avere un “sicuro riscontro economico”, di
    investirci o meno.
    Ogni materiale per entrare nelle nostre collane dev’essere di qualità buona, almeno contenutisticamente parlando. Poi tanto ci lavoriamo su con editing e correzioni varie, insieme all’autore.

    Ruguardo il contributo, in Italia il buon libro non vende se non è in certi canali. Forse lo dovreste raccontare un po’ di più :-))
    Mica per altro, per evitare di creare un popolo di autori pieni di idealismi vari che andranno a frantumarsi tristemente contro il muro dell’evidenza…
    Non è molto corretto non dare info esatte :-)
    Riguardo i libri su cui puntiamo di anno in anno, pagandoli di
    nostra tasca completamente, sono testi che hanno certamente ottime probabilità di vendita.
    Altre volte si tratta di testi a sé, come nel caso del fratello di
    Francesco Nuti, il compositore Giovanni Nuti che ha scelto la Ibiskos per il suo libro di poesie o Nori Corbucci (compagna del regista Sergio) con ben tre dei suoi libri o ancora il rarissimo testo
    autografo del corso monografico su Andrea Palladio (relativo all’anno accademico 1972-73, di Andrea Gioseffi in versione integrale, corredato dalle illustrazioni esplicative usate durante le lezioni).
    Abbiamo investito su un volume dedicato all’alluvione di Firenze del
    1966 e ora sulla prima monografia in Italia dedicata alla carriera di
    Francesco Nuti. Ogni anno premiamo un autore di poesia e uno di narrativa con un contratto editoriale per l’opera vincitrice del nostro Premio Letterario Nazionale (comunicando risultati e tutto) e via via se ci sono le condizioni pubblichiamo anche altro extra concorso.

    Sul resto occorre investire a metà. Perché?
    Beh, l’autore per avere una pubblicazione curata, realizzata e presentata con professionalità (non ce lo diciamo da soli :-))) ce lo dicono gli altri!), inserita in un catalogo e pubblicata sotto un marchio editoriale comunque nazionale che non nasconde ai suoi Autori come funziona il mercato editoriale. Non si paga solo la pubblicazione in sé, ma tutto l’appoggio, la cura, l’esperienza, il marchio ed il lavoro che soli si possono avere in una casa editrice piccola sì ma che ci crede davvero.

    Un editore che non ha appoggi vari come tanti altri e che non sta in
    nessun gruppo editoriale che copre le spalle ma impedisce la libera
    azione.

    L’autore paga il fatto di avere un’opportunità messa a disposizione
    dall’editore, in pratica. E soprattutto pubblicare per mettersi alla
    prova. Cosa che non accade semplicemente andando in una tipografia. Tutto il rispetto, certo, ma si tratta di un altro mondo.
    Ah, pagare non garantisce il successo. Garantisce di ottenere quel che è scritto sul contratto.

    Il punto è che l’editoria NON funziona come il pubblico crede. Tre,
    come ben saprete, sono i gruppi editoriali. Alcuni dei nostri consulenti lavorano con essi. Quindi parliamo con cognizione di causa. Dentro ciascuno dei tre gruppi editoriali, come scatole cinesi, stanno tutti gli editori che si fingono in competizione tra loro, da quelli medi a quelli piccoli ma specifici, tipo universitario o che si occupano di un settore molto particolare, ecc.
    A volte si rimane meravigliati di sapere quali editori mai sentiti
    sono in uno dei due gruppi. Ora: nessuno vive vendendo libri. C’è chi affianca all’editoria altri lavori, e i gruppi si reggono molto beatamente su giornali e riviste, il libro è di immagine ed appare sempre in rosso come bilancio. Inoltre hanno tutti grandemente differenziato.
    Altri scrittori vengono chiamati in gergo editoriale “da tiro al
    piattello”: loro stessi non lo sanno, ovviamente, ma vengono pubblicati e bruciati in una stagione, non hanno nessuna possibilità reale di diventare best sellers. Vengono distribuiti da Messaggerie, di proprietà dei gruppi, poi ritirati dalle stesse.
    I giornali recensiscono i propri scrittori, le tv pure etc. Oppure si devono pagare le inserzioni migliaia di euro. Ad avercele!
    IL piccolo editore, SE E’ INDIPENDENTE, non ha accesso ai media altro che saltuariamente, quindi non viene richiesto, quindi non viene ben distribuito.
    Allora che ci facciamo noi squali bianchi? Legittima
    domanda… Facciamo piccole tirature di scrittori esordienti che possano eventualmente essere notati dalla grossa editoria una volta usciti o presentati alle fiere. Ma non abbiamo la forza per lanciarli sul mercato e chiediamo una collaborazione all’autore stesso. Facciamo poi poesia, che non ha mercato e che quindi viene sempre autofinanziata dai poeti, in cambio ovviamente, per noi squali seri, di reali servizi e presentazioni.
    Facciamo dei lavori universitari, sempre in poche copie, facciamo
    tante cose, basta vedere il sito, ma non raccontiamo balle della serie “crediamo in te, sei così bravo che ti lanceremo sicuramente”. Questo distingue gli squali bianchi dagli stampatori.
    Infatti siamo uno squaletto con scarse possibilità
    finanziarie… in cui ognuno di noi fa anche un altro lavoro.

    Raccontare questo pè già indice di serietà.
    Cosa che trovo in pochissimi “Editori” purtroppo.
    Poi ovviamente valutate voi.
    Se siamo brutti e cattivi e spillasoldi.
    Ma oltre a fare le liste mettendo tutti sullo stesso piano magari sarebbe professionale anche fornire infomazioni più specifiche no?
    Per aiutare davvero gli autori a capire.
    Finché gli autori non avranno questa consapevolezza, si
    troveranno sempre a doversi scontrare con delusioni varie.

    Buon lavoro a tutti!

  335. Buongiorno,
    trovo molto interessante questa lista.
    Però vorrei dire agli autori ed ai tanti “geni” incompresi che il primo ostacolo da superare è proprio quello della ricerca di un editore vero.
    Non è una ricerca facile, ma se non si supera questo primo, fondamentale scoglio non si diventa scrittori, si resta solo dei grafomani.
    Personalmente e fin dal mio primo libro, pur non avendo raccomandazioni di alcun tipo, ho sempre avuto rapporti solo con editori che investivano risorse economiche sui miei libri.
    E’ questa l’unica strada da percorrere se si è convinti di ciò che si scrive.
    So perfettamente che celebrati scrittori si sono dovuti pagare personalmente i loro primi libri, ma anche questa è una dimostrazione di quanto abbiano creduto in sè stessi.
    Prima di scrivere, leggete molto e rispondete alla regola aurea delle cinque W: what, who, why, where, when.
    In alternativa, rivolgetevi direttamente ad un tipografo, risparmierete.
    Francesco

  336. Il filo, Kimerit e zeroundici sono nei posti giusti.
    dei primi due ho ricevuto una proposta a pagamento, la terza si propone come non a pagamento, ma assume gli scrittori a tempo pieno: scrittura, vendita, e in opzione, anche riscossione( opzione)

    c’è una nuova casa editrice che dice di essere gratuita: Sogno edizioni.
    Sarà così?

  337. Ciao Andrea,
    l’editore BOOPEN stampa gratuitamente la copia campione, poi per tutti gli acquisti di copie del libro fa lo sconto del 40% circa che è pari al compenso per i diritti di autore.
    Cordiali saluti
    Pasquale

  338. Questa discussione è davvero annosa, controversa e soprattutto trita e ritrita.
    Purtroppo, con il “sentito dire” non si fanno le “indagini di mercato” e non si stilano liste che vogliano essere davvero serie.
    Il Filo (che ora tra l’altro non è più neanche “Il Filo”) non pubblica solo a pagamento, dovrebbe quindi essere in quello che è stato battezzato il “purgatorio”; cioè case editrici che prevedono la doppia opzione. Evidentemente pubblicano gratis solo gli autori in cui credono (oltre i grossi nomi è chiaro, così come si nota dal ricco catalogo). Io non ho pagato, così come altri autori che conosco, anzi ho percepito pure un compenso per le vendite in libreria. Onestamente devo dire che, per inviare copie omaggio o partecipare a concorsi o effettuare presentazioni al di fuori delle librerie, ho acquistato i volumi, ma in forma facoltativa.
    Noto d’altra parte, che non ci sono altre case editrici, o associazioni, da me conosciute, che pubblicano senza chiedere contributi né acquisto di copie (Cut-up, AKKuaria, Solleone, Tunué, ecc…).
    D’altra parte, se si dovesse tenere conto di quanto scritto:

    “E sottolineo che con CONTRIBUTO non si intende solo la richiesta di acquisto copie o contributo per la stampa, ma QUALSIASI richiesta di denaro all’autore da parte dell’editore.”

    Non dovrebbero essere presenti tra gli editori SENZA contributo, nomi come “I sognatori” o “Delos”. I primi chiedono l’acquisto preventivo di almeno un titolo dal proprio catalogo (è scritto in chiaro sul sito), per essere sottoposti a valutazione preventiva dell’opera (oltre ad avere una distribuzione davvero scarsa e limitata), i secondi (“tra le righe” del stito) idem… tendono a dare “maggiore attenzione” agli associati o agli abbonati alle loro riviste, con un criterio di prelazione in base all’entità di quota associativa o di abbonamento. A loro favore c’è da dire che hanno un ciscuito più grosso e una distribuzione anche nelle librerie.
    Direi che, scava scava, i punti d’ombra li trovi ovunque. Specie nelle grosse case editrici, qui neanche mensionate e che, se non hai il canale privilegiato delle agenzie, spesso ti cestinano a occhi chiusi!

  339. Vorrei fare una piccola precisazione in merito al Gruppo Albatros di cui ho visto pubblicizzate il concorso: ho spedito loro il mio romanzo nella precedente selezione che scadeva il 5 dicembre e mi hanno risposto che per pubblicare il mio libro avrei dovuto acquistare ben 185 copie al prezzo cad di € 15,90… e la firma finale era Albatros – Il Filo! Che ovviamente risulta già nella vostra lista di autori a pagamento! Aggiornatele e metteteci pure il nome “Gruppo Albatros” tra gli editori a pagamento!

  340. Per Ibiskos-Risolo e per Albatros-Il Filo (così si chiama adesso…):
    ma la percentuale degli autori pubblicati gratuitamente la vogliamo inserire o la stima la posso fare io? Nel primo caso saremo a 1 su 100, nel secondo credo a 1 su 400…
    Tutto il resto è Fantasia, non passione…
    Je vous empris…
    Maurizio

  341. Sul sito di Albatros si legge chiaramente:

    “È previsto un anticipo sui diritti a vantaggio dell’autore o un contributo economico che l’autore dovrà versare per accedere alla pubblicazione?
    I contratti da noi proposti possono prevedere sia un anticipo sui diritti a vantaggio dell’autore, sia l’obbligo di acquisto di un quantitativo minimo di copie da parte dell’autore.”

    Esiste dunque la doppia opzione (o binario) di cui sopra. Da altri autori che io conosco, non direi che la percentuale è di 1 a 400. Per affermare una cosa del genere, Maurizio, bisognerebbe essere certi al 100% e aver fatto un’accurata indagine.
    Del gruppo è stata presidentessa onoraria Alda Merini e attualmente Albatros è partecipata da una grossa casa editrice nazionale. Credo che questo si sappia del resto… e ciò dovrebbe far capire qualcosa.
    Inoltre, chi distribuisce Albatros-Il Filo, è Mursia editore, un grosso editore che risulta tra quelli… non a pagamento. Entrambe queste cose le riporto giusto a sottolineare la validità di quanto asserito da Ibiskos.

  342. Parlo da una che fuori da questo mondo ma che ci si è affacciata timidamente da poco più di una anno come hobby…il mio lavoro è ben altro… mi sono fatta una semplice e modesta opinione che vorrei condividere con voi…
    Penso che, visto l’andamento del mercato piccole, case editrici non possono permettersi molti salti nel vuoto, e pubblicare un perfetto sconosciuto, anche se si crede nel suo lavoro, è sicuramente un salto nel vuoto più profondo.
    certo alcune proposte sono indecenti, alcune “case editrici” sono solo tipografie travestite ma questo si impara osservando che cosa pubblicano, che veste tipografica utilizzano, che tipo di rilegatura, informandosi sulla loro distribuzione, se hanno visibilità esse stesse ecc .
    Poi lo “scrittore” esordiente e sconosciuto deve cercare di investire su se stesso inizialmente in prima persona…il che significa a volte pubblicare con “contributi vari” , magari cercando di essere cauti nell’affidare il proprio lavoro all prima tipografia sedicente casa editrice…, significa cercare di rendersi visibile con i propri mezzi, partecipare a concorsi, produrre nuovi lavori da porporre a case editrici sempre più forti e meno bisognose di “contributi” ma anche, come ben sapete, estremamente selettive ed oberate dalla valanga di scritti, talora anche di poco valore letterario, di sconosciuti…
    Un casa editrice è una azienda, non vive di aria ma di incassi…la popolazione italiana non è una popolazione di lettori e la grande quantità di “scrittori” a volte mi pare rilasci dichiarazioni aggressive, pretenziose…è un mercato difficle quello della scrittura in Italia, o si è un nome o è molto diifficile anche per i bravi arrivare ad essere visibili…ma se gli esordienti sconosciuti cercassero di rischiare e se pensassero inizialmente alla scrittura come una passione e non subito come ad una professione forse…basti pensare che Moravia, e non parlo di uno qualunque, è stato esordiente e si è dovuto autofinanziare la prima pubblicazione de “GLi indifferenti”. Ma lui ci credeva.

  343. E’ in ogni caso bene avviare un dibattito e confronto pubblico sulla realtà dell’editoria piccola MEDIA e GRANDE, e possibilimente sui MECCANISMI che spesso obbligano e condizionano (senza parlare delle truffe, quelle in ogni caso sono fuori da ogni norma e SONO REATI) – Ma finché non esiste una maturità civile diffusa e finché il mercato viene INQUINATO dai monopoli od oligopoli, i lettori non avranno VERA libertà, e con essi gli editori! Occorre che sia premiata la qualità, ma la qualità la stbilisce il pubblico … ecc ecc

  344. Ehm non vorrei disturbare ma vi informo che questo blog è trasferito, e di conseguenza non serve a un tubo discutere in questa sede.
    Potete continuare la discussione qui.
    Pensavo fosse palese e scontato che in un blog dove c’è scritto a caratteri cubitali “trasferito” commentare fosse inutile, perciò non ho pensato a chiudere i commenti; affidarsi al buon senso non sempre paga.

    Alla casa editrice Ibiskos: sarebbe simpatico non presentarsi a casa altrui insinuando sottilmente che potrebbe essere effettuata la censura. Non si conoscono i padroni di casa, e penso non sia pratica carina accusare indirettamente gli sconosciuti di chiusura al dialogo.
    Qui al massimo si sono cancellati commenti di gente malata di testa che veniva qui urlando insulti pesanti verso l’universo, mai chiuso le porte in faccia a nessuno né cancellato qualcosa.

    Chiudo i commenti di qua, siate così gentili da proseguire la discussione nel nuovo blog.
    GRAZIE.

  345. Cara Ayame, non ci pare d’aver usato toni insisunati. Censura poi? Abbiamo solo scritto che speravamo che i commenti non venissero cancellati perché purtroppo altrove ci è successo. Hanno eliminato post similissimi a quelli che avevamo scritto qua.
    Tu non l’hai fatto e dimostri rispetto e serietà.
    Come molti alti utenti.
    Per questo ci siamo soffermati a leggere tutti e abbiamo commentato.
    Perché ci è sembrato un sito serio.
    Basta rileggere bene i nostri interventi per notare che il nostro approccio è stato accomodante e di scambio positivo. E’ ben evidente che abbiamo apprezzato il vostro servizio e abbiamo solo aggiunto delle info ulteriori. Non è forse questo un sito volto al confronto?
    Ti abbiamo anche fornito la notizia che ogni anno pubblichiamo libri senza contributo e che forse (senza imporre nulla ci mancherebbe, siamo rispettosi!) potremmo essere inseriti nella lista Doppio Binario. Tutto qua.
    Ci spostiamo “di là” e scusa se nelle mille cose questo fatto ci era sfuggito.
    Buon lavoro.

  346. Pardon ma un editore che propone un contratto in cui non paga le prime 700 copie vendute non va quantomeno nel “doppio binario”?
    SE è così Round Robin non va nella lista delle Free.

  347. Nella lista degli Editori A PAGAMENTOI (e cari), mancano:
    Edizioni Pagine (di Roma),
    Genesi Editore (di Torino)
    saluti

    DT

  348. Ciao, stavo scrivendo delle riflessioni sugli editori a pagamento e sono incappata sul vostro sito facendo delle ricerche… Beh, potete aggiungerci alla lista degli editori che non chiedono contributi di nessun tipo agli autori (pensate che di solito li paghiamo pure!!!). Le mie riflessioni erano sulla mancanza di chiarezza da parte delle case editrici riguardo alla loro natura, di come le liste come la vostra aiutino molto. Se avete bisogno di conferma potete chiedere ad Adriano Petta, ad Alberto Bracci Testasecca… nostri autori che sono anche su facebook…
    Ho cominciato ad indagare sull’argomento perchè ultimamente nelle mail che riceviamo di proposta stanno tutti precisando che non sono disposti a contribuire per la pubblicazione…
    Sopratutto vi volevo dire buon lavoro, andate avanti così!! Margherita

  349. Buongiorno a tutti,
    vorrei segnalare la casa editrice ExCogita.
    Mi hanno contattato dicendosi interessati alla pubblicazione del mio libro, hanno scritto che avrebbero però dovuto svolgere lavoro di editing sul testo, senza dire chiaramente che questo sarebbe stato a carico mio.
    Ad una mia richiesta più specifica, hanno infine richiesto un contributo, contributo neanche quantificato precisamente: sarebbe stato tra i 2800 e i 3200.
    Alla mia impossibilità di pagare, non hanno avuto neanche il minimo buon gusto (o semplice educazione) di rispondere.
    Mi spiace perché la ritenevo una casa editrice seria.
    Grazie saluti

  350. In questa assurda lista fareste prima a mettere tutte le migliaia di piccole case editrici d’Italia nella sezione ”a pagamento”.

  351. In questi commenti ridicoli sarebbe il caso di metterci un po’ di buon senso. E anche un po’ di italiano corretto.
    E, magari, sarebbe il caso di leggere la scritta gigantesca che recita “TRASFERITO SU http://writersdream.org/blog

    In ogni caso, ma anche no. Ci sono centinaia e centinaia di piccoli e medi editori che non chiedono un soldo.

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