Iacobelli Editore

Sono indecisa se ficcare questo editore nella Lista EAP senza pensarci più di tanto o se creare una lista per gli editori che stanno “a metà via”. Toh, leggetevi la loro risposta al mio Modulo Standard e traete le conclusioni che preferite, io stavolta non ci metto il becco.

Gentile signora Linda,

la Iacobelli edizioni è distribuita a livello nazionale dalla PDE e ogni
libro che pubblichiamo ha un codice ISBN.
Ogni dattiloscritto che riceviamo viene sottoposto a un comitato che lo
legge, stila un giudizio e propone la pubblicazione se lo ritiene valido, a
quel punto viene fatta una proposta editoriale che può o meno comprendere il
preacquisto delle copie, ma nel secondo caso la quantità non è mai
predefinita.

Spero di essere stata esaustiva, in caso contrario mi telefoni, le spiegherò
quello che desidera a voce.

Buona giornata,

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16 thoughts on “Iacobelli Editore

  1. La PDE è una buona distribuzione. Molti editori piccoli non ti danno nemmeno la possibilità di essere in libreria. Con Iacobelli puoi andare in Feltrinelli, almeno io i loro libri ce li ho trovati. Poi è chiaro che non si tratta di crocerossini, e dunque a volte capita di doversi comprare delle copie. Ma non lo vedo un problema enorme. Per un esordiente senza santi in paradiso, è quasi la norma.

  2. @Eugenio:

    Il fatto che l’acquisto di copie sia considerata come “quasi la norma”, non vuol dire che sia una strada obbligata. L’editore può decidere se chiedere l’acquisto di copie oppure no e nel caso in cui l’opera non garantirebbe – a suo avviso – vendite sufficienti, può sempre decidere di non chiedere alcun acquisto di copie (nè contributi in denaro) e di non pubblicarla proprio.
    Tutto questo lo dico, ovviamente, senza voler giudicare moralmente o legalmente l’editore in questione (lo specifico nel caso non fosse chiaro dalle mie parole).

  3. Infatti l’editore in questione non obbliga. O pubblica gratis, o chiede l’acquisto di copie o non pubblica affatto. Se un autore gli sembra bravo ma non commerciale, gli chiede l’acquisto di qualche copia. Non ci vedo nulla di male. Ben peggiori sono quegli editori che ti pubblicano gratis ma poi non ti fanno andare in libreria (e ne conosco: non sono neppure su ibs e si credono editori).

  4. Qualcuno ha avuto esperienze con Pendragon? A me ha chisto di acquistare 300 copie, circa 3000 euro.

  5. Eugenio:
    Per me l’autore o è bravo o non lo è. O merita la pubblicazione oppure non la merita, senza vie di mezzo.

    Io preferirei essere considerato non pubblicabile piuttosto che bravo ma “non commerciale” (che brutta parola!). E non ne faccio un discorso di onestà (se le condizioni sono chiare e limpide allora l’editore è onesto).

  6. No, intendiamoci: o lasciate una mail valida e funzionante o qui non commentate. Non siamo qua a farci prendere in giro da nessuno.

    @eugenio: sì, l’editore è un’azienda commerciale. Così come lo è un negozio di frutta e verdura, ma hai mai sentito il fruttivendolo chiedere soldi all’agricoltore per esporre la sua merce? O il falegname chiedere a chi gli vende la legna di pagare lui perché non sa se i mobili piaceranno? È la stessa identica cosa.

  7. Eugenio, non dovresti pensare a cos’ è un editore, ma a cos’ è uno scrittore. Egli non è un cliente, è un fornitore (dell’opera), che quindi deve essere pagato, non il contrario.

  8. Che dire? Io preferisco pagare, uscire in libreria e giocarmi le mie carte. Non credo che gli editori ci prendano sempre, o siano sempre onesti, con le loro scelte. Naturalmente comprendo anche il tuo modo di vedere. Ma se credo nel mio libro, non m’importa che non ci creda Einaudi. Io faccio di tutto (di tutto!) perché vada in libreria.

  9. E sei convinto di andarci pagando, in libreria? Mah.
    Va da sé che l’editore che ha già assorbito parte – o tutti – i costi di stampa e di produzione ha scarso interesse e scarso stimolo a darsi da fare per promuovere il libro come si deve. Quindi è più facile imbattersi in gente disonesta – ma attenzione! Non stiamo dicendo che tutti gli editori a pagamento, o buona parte di essi, siano truffatori.
    Un editore che non si fa pagare ha tutto l’interesse nel promuovere, assieme all’autore, l’opera pubblicata. Avrà decisamente più stimoli e motivazione per farli, perché altrimenti ci rimette totalmente. Che poi a un autore delle copie per sé servano è un altro paio di maniche: dev’essere una scelta dell’autore, non un’imposizione dell’editore. Perché pagare l’editore equivale esattamente a pagare il vostro datore di lavoro per permettervi di svolgere il vostro lavoro quotidiano. Lo fareste mai? Se domani il vostro capo viene da voi e vi dice “Ragazzo mio, da oggi per lavorare con me devi sborsare mille euro al mese; se il tuo lavoro dimostra di rendere più di questa cifra ti darò la differenza”, accettereste o scoppiereste a ridere dandogli del pazzo?
    Penso che il 99,9% delle persone opterebbe per la seconda scelta.

    In Italia, ci viene detto e ridetto e straripetuto, vengono pubblicati annualmente una cosa come sessantamila titoli. Di questi, quelli che riescono a vendere un discreto numero di copie sono pochi, pochissimi. E buona parte di questi ultimi sono titoli editi da grandi nomi, che pubblicano (quasi) solo grandi nomi.
    Un terzo (o più?) di quei sessantamila sono prodotti dell’editoria a pagamento e del print on demand. I librai accettano solo nomi grandi, in libreria, i distributori privilegiano i grandi nomi, i piccoli e medi editori viaggiano per conti vendita, presentazioni e vendite online.
    Più libri ci sono più è impossibile emergere. Più libri ci sono più è impossibile arrivare in libreria. E’ quasi del tutto impossibile essere presenti fisicamente in libreria, avere la possibilità di ordinarlo – e fate una prova, molto ma molto spesso il libraio o finge di non conoscere (o non conosce proprio) la casa editrice o non si muove per un ordine di uno o due libri – non vale una cicca o poco più: se il lettore non sa dell’esistenza del libro come diamine fa a ordinarlo?

  10. Ho appena ricevuto una proposta editoriale dalla Iacobelli, si trattava di un contributo che non ha specificato perché mi sono dichiarato subito disinteressato perché fortunatamente un editore l’ho trovato. Eppure mi pareva un buon editore Iacobelli. Scelgo di gran lunga un editore non distribuito da PDE e che non conosce nessuno, ma che decide di investire sul libro, piuttosto che un altro che ti pubblica, sì, ma ti fa comprare mezza prima edizione.

  11. Caro Matteo, credo tu stia finendo in un pasticcio. Se l’editore di cui parli è sconosciuto e non ha una buona distribuzione, non capisco come possa investire sul tuo libro. Le copie andranno al macero, vedrai. Ti aspetto qui tra un anno, poi mi dirai se mi sbagliavo.

  12. Forse non è chiara una cosa.
    Se io devo fare una cosa gratis le probabilità che non la faccia o la faccia male sono alte.
    Se invece ci metto i miei soldi, se rischio di perdere delle somme alte, ci metto tutto l’impegno possibile e immaginabile.

    E il fatto che questo ragionamento funzioni si vede dal fatto che la nostra lista Free conta una settantina di editori, tutti sul campo da un bel pezzo.

  13. Mi spiace discutere col muro, anche perché sembra che io lavori per qualche editore, mentre invece faccio l’informatico. Dico solo, per chiudere: ci sono un sacco di editori free che non arrivano nelle librerie. E ci sono alcuni (pochi ma ci sono) editori a pagamento che arrivano nelle librerie. Tutto qui. Addio e che Dio vi aiuti.

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