Sull’editoria a pagamento

Lo dirò per l’ultima volta e poi non lo ripeterò più. La mia posizione nei confronti degli editori a pagamento, malgrado dovrebbe essere scontata e ben nota, verrà definita chiaramente, una volta per tutte e sarà considerata la verità assoluta e indiscussa.

In realtà, il motivo che mi ha spinta a scrivere questo ennesimo post CONTRO l’editoria a pagamento è la quantità assurda di blog di autori pubblicati a pagamento che tessono imperterriti le lodi di tale modo di pubblicare e – ancora più irritanti – i blog di chi sostiene che l’editoria a pagamento è giusta perché “nessuno dà nulla per nulla”. Ora spiegherò perché questi deficienti la devono smettere di spargere altre assurdità in giro per la rete.

Iniziamo con un po’ di terminologia…sapete cos’è un imprenditore? L’imprenditore è colui che investe il proprio (suo di lui) capitale in un bene che ritiene redditizio. Pensiamo un attimo a Tizio, che è un imprenditore poco conosciuto. Lui vuole rilevare una società da Caio però non è sicuro che l’investimento possa essere redditizio fino in fondo. Per questo chiede un contributo spese a Caio. Quest’ultimo o pensa che Tizio sia sotto l’effetto di qualche droga, tipo LSD, o gli ride in faccia. Probabilmente pensa entrambe le cose. Ci siamo fin qua? Bene.
E ora, udite udite, la notizia sconvolgente: un editore è un imprenditore! Viene quindi spontaneo chiedersi: perché un autore, di fronte a un editore che gli propone (o propina) un contratto di pubblicazione chiedendogli un sostanzioso contributo spese non pensa che l’editore sia sotto l’effetto di metanfetamine e non gli ride in faccia? Io c’ho pensato tanto, ma proprio tanto…e sono arrivata a queste soluzioni:

  1. l’autore è stupido
  2. l’autore è effettivamente convinto che le cose funzionino in questo modo (e quindi o è un ingenuo mai uscito di casa o, di nuovo, è stupido)
  3. è convinto che sia un metodo giusto (e quindi è seriamente cerebroleso e può tranquillamente andare a quel paese senza mai voltarsi indietro)
  4. è un narcisista del picchio che è disposto a tutto pur di pubblicare (e, in questo caso, è uno stronzo)

Io chiudo questo post con un invito a quest’ultima categoria…se proprio vi brucia il didietro e volete pubblicare a tutti i costi, rivolgetevi a un print-on-demand. Tanto, l’editing e la correzione delle bozze effettuata da Lulu e quelle effettuate da un editore a pagamento è uguale: pari a zero.

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6 thoughts on “Sull’editoria a pagamento

  1. Il sistema editoriale italiano ha fatto si che il punto due si diffondesse a macchia d’olio tra gli sprovveduti, credo sia questo l’aspetto più tristemente rilevante. Gli altri sono capi imputabili direttamente agli autori, ma se l’editoria non fosse così meschina…

  2. Ma sta all’autore evitare di essere sprovveduto…diamine, testimonianze sull’editoria a pagamento se ne trovano ovunque in rete! la rete pullula di scleri simili a questo post…ci sono siti e petizioni contro gli editori a pagamento, sta all’autore svegliarsi un attimo. Su Yahoo Answer ho visto domande di gente che chiedeva “è meglio Altromondo Editore o Il Filo?!” e la gente consigliava una delle due…! Nessuno che diceva “ma guarda che di solito non si deve pagare per pubblicare”.

    A un certo punto non è più ignoranza…è stupidità, se permetti. E gli editori a pagamento, giustamente, ci speculano sopra.

  3. Mah…è legalissima, purtroppo. Nessuna legislazione vieta agli editori di chiedere un contributo spese agli autori…

  4. Gli stupidi son sempre esistiti… ed il sitema editoriale non fa altro che fomentarli! E’ colpa di entrambi, ovvio, vanno a braccetto che è un amore e chissà come si può arrestare questo sistema… si fa una campagna divulgativa, rieducativa di massa o si spera nel buon senso di tale imprenditoria?

  5. Mah…noi del WD stiamo cercando di fare una bella campagna rieducativa ma non so quanta gente riuscirà ad aprire gli occhi (finché su Yahoo Answer ci saranno i cretini che consigliano entusiasti una tra due editrici a pagamento le cose si smuoveranno ben poco).

    Io conto anche sullo spirito d’iniziativa di chi ci legge, sperando che qualche anima buona ci voglia citare per divulgare un po’ il nostro messaggio…

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