Annullata collaborazione con MJM

Writer’s Dream annuncia di aver tagliato ogni ponte con la casa editrice MJM Edizioni che, dopo l’incresciosa  vicenda sorta tra noi e loro, aveva insistito per avviare una collaborazione.

Noi abbiamo accettato, per vedere cosa ci avrebbero proposto…abbiamo atteso per mesi, ma nessun membro della MJM si è più fatto sentire. Ah, no, scusate: il signor Alex è venuto qui e, con una buona dose di sfacciataggine, ha pubblicizzato un libro edito dalla MJM in un suo commento.

Ringrazio i signori della MJM per averci fatto, ancora una volta, perdere un sacco di tempo prezioso.

Ricordo che la MJM pubblica a pagamento.

Mi sento inoltre di segnalare questo link, che porta a una domanda di Yahoo Answer in cui qualcuno che si firma Ufficio Stampa di MJM Editore pubblicizza un libro da loro edito: clicca.

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23 thoughts on “Annullata collaborazione con MJM

  1. Non so, devo però dire che anche tu sei un caso da studiare. Non troppo studio, forse basta qualche semplice riflessione. L’unica cosa chiara è che sei contro gli editori a pagamento e che tu, scrittrice esordiente o da esordire, non vuoi pagare nemmeno i soldi per la posta. Assolutamente encomiabile. Quello che non comprendo è un certo tipo di accanimento. Non viviamo nel mondo di Alice come pensi. Il mercato è anche questo, soprattutto se come quello italiano è fortemente in crisi. L’algoritmo è logico. Una casa editrice è un’impresa. Un’impresa deve produrre capitale, non fa beneficenza. Deve pagare stipendi e deve garantirsi un utile al massimo in pareggio. Una piccola casa editrice o un’impresa in startup in qualche maniera dovrà remunerarsi? Le grandi case lo fanno attraverso la pubblicità, la distribuzione capillare, e tutto ciò che serve a far loro guadagnare. Non si tratta di altruismo. Loro vogliono guadagnarci, attraverso prospetti economici ben dettagliati prima di decidere di pubblicare qualcuno. Questo esclude a priori gli autori esordienti, la maggior parte dei quali si credono Marquez, che sono obbligatoriamente costretti a ripiegare su case editrici anche a pagamento. E’ la legge dell’economia. Una piccola casa se avrà la fortuna di crescere non avrà più bisogno di essere economicamente coadiuvata perchè paradossalmente la sua crescita è divenuto un elemento secondario. Attendere che qualche benefattore si accorga di un libro che solo no consideriamo apprezzabile è un’utopia. Aspettare cosa? Che il caso ci scelga tra mille e ci ricompensi? Meglio pubblicare a pagamento no? E’ un modo per provare a farsi conoscere, per avere carta vera tra le mani. Poi sta allo scrittore darsi da fare e da un prodotto grezzo creare il prodotto unico. Ma almeno è già un passo in avanti, anche psicologico. Il manoscritto nel cassetto, stiamo parlando di libri decenti, che senso ha?

  2. Ma cosa stai dicendo?

    Il mondo di Alice? Ma per chi mi hai preso, per Puffetta?

    So benissimo di cosa sto parlando, so benissimo qual è la realtà editoriale italiana. Guarda caso, il WD collabora con cinque case editrici e ogni giorno ne contatto a decine.

    Nessuno parla di fare beneficenza, non diciamo assurdità e non ficchiamo in bocca parole che non si sono mai pronunciate.

    Meglio pubblicare a pagamento piuttosto che un benefattore si accorga della nostra esistenza?
    Sinceramente questa frase mi fa sbellicare dalle risate.
    Mi dica, signor Marco Primati, cosa le fa pensare che pubblicando a pagamento potrà avere successo.
    Lo sa che i recensori professionisti NON recensiscono opere pubblicate da editori a pagamento?

    E dimmi, inoltre: che senso ha questo commento in questo post? Sempre sulla MJM si deve tornare, sempre.

  3. E ti ricordo che ci sono molte case editrici che non pubblicano a pagamento e che prosperano da anni. Non hanno un gran guadagno, ma riescono a far rientrare le spese e a guadagarci sopra.

    Come faranno mai?

    Smettiamola di dire che gli editori non a pagamento fanno beneficenza. Fanno semplicemente gli imprenditori.

  4. Era proprio questo di cui parlavo. La tua reazione sempre e comunque di difesa. Io non sono infallibile, ma nemmeno tu, e non è una critica. Il problema è che non essere recensiti nel caso di pubblicazioni a pagamento e il non esserlo comunque è la stessa identica cosa. Ci sono libri che valgono zero e che vengono pubblicati dai grandi editori. Cosa li fa vendere? La pubblicità o il personaggio. Questo significa che se comunque bisogna sperare in un miracolo, anche pubblicare a pagamento e fare in modo che l’opera bella o brutta che sia diventi visibile è un modo per bypassare il sistema. Insomma una sorta ddi truffa mediatica che risponde alle truffe della grandi case editrici. E poi torno a ripetere, non essere recensiti è una condizione univoca che non dipende dall’autore. Certo, la speranza è l’ultima a morire, meglio continuare a credere che siamo speciali, che scriviamo come Saviano o Veronesi e mantenere il libercolo ad ammuffire nel cassetto. L’invito è ad una maggiore flessibilità perchè gli elementi in gioco sono due, passione letteraria e capacità di autopubblicizzare il proprio libro. Solo con la passione e gli ideali non si va avanti. Idem solo con la capacità di autofinanziamento. Pensi che a me non piacerebbe pubblicare con la Mondadori? Dimmi tu come fare. Se mi dai la soluzione, te ne sarò grato.

  5. Il punto è che se si pubblica con una casa editrice non a pagamento c’è la speranza di poter fare qualcosa, di essere recensiti, diffusi ecc;
    se si pubblica con un editore a pagamento si ha la certezza che NON avverrà nulla di tutto ciò.

    Io, tra le due possibilità, preferisco di gran lunga la prima.
    Pubblicare a pagamento non è un modo per bypassare il sistema, non lo è affatto.

    Ci sono molte, moltissime realtà di piccoli e medi editori che non chiedono contributi; farsi pubblicare da loro, quello sì che è un modo per bypassare il sistema!

    Ti rivolgo un’altra domanda: se tutti i piccoli/medi editori che non chiedono contributo rifiutano il manoscritto che hai loro mandato mentre gli editori a pagamento che contatti ti propongono un contratto di pubblicazione, cosa pensi?

  6. La tua domanda è consona. Però faccio una riflessione. Esiste una lista degli editori medio piccoli non a pagamento? Quanti saranno? 100? 200? 300? 400? Quanti sono gli scrittori che quotidianamente finiscono uno psuedo libro e provano a farlo conoscere? Facciamo 50. Per un totale di 1500 nuovi manoscritti al mese. Diciamo che di questi 700 siano pubblicabili. E’ dunque matematicamente impossibile che il numero di editori riesca a coprire l’intero bacino. Questo vuol dire che la probabilità di essere scelti da loro è la stessa dei grandi editori. Solo che i grandi editori il libro lo vendono. I piccoli medi editori seri inveci no, o molto poco. Non desidero essere polemico e nemmeno io sono a favore degli editori a pagamento, ma è il sistema editoriale che è monopolista. Perchè il piccolo editore che non si fa pagare e non vende prima o poi è destinato a chiudere. Qualcuni di essi riusciranno a vendere un libro prima o poi che avrà un grosso successo editoriale, ma obiettivamente non conosco grandissimi successi editoriali di piccole case editrici. Il problema è nelle quantità. Troppi scrittori che scrivono. Troppe case editrici. Troppe tasse sull’editoria. Mercato saturo e feudalizzato. In fin dei conti hai ragione, si torna al tuo discorso. Si scrive per se stessi. Ed è pur sempre un elemento gratificante.

  7. Ma allora, se si scrive per se stessi, è molto, molto meglio rivolgersi a un print-on-demand tradizionale o a servizi come Lulu e Boopen.

  8. Certo. Però va a decadere il titolo del tuo blog “perchè scrivere non è solo un sogno”. Scrivere non è un sogno, rendere la propria opera narcisisticamente nota…forse lo è. Ma hai un nome?

  9. Caro signor Marco Primati,
    a parte il fatto che io dubito fortemente che ci siano 700 libri pubblicabili su 1500. La verità è che in Italia pensiamo tutti di essere eccellenti scrittori. Nessuno si chiede mai se, quando il manoscritto viene rifiutato 100 volte forse è il caso di abbassare la cresta e rivedere quello che hanno scritto. Non so se lei lavori nell’ambiente, io ci sono entrata da poco e ora che comincio a farmi un’idea potrei andare a confutare molte delle cose che ha scritto.
    Esistono tantissime case editrici che non chiedono contributo, alcune anche ben distribuite che se si trovano davanti un bel romanzo magari lo ritoccano un po’ ma poi lo pubblicano.
    Magari un bravo scrittore non trova mai il suo editore ma siamo franchi: se uno ha scritto qualcosa di accettabile prima o poi qualcuno lo trova. Intanto gli editori non a pagamento sono ben più di 400, non vorrei dire una cavolata ma sono quasi 2000.
    Poi quando mai abbiamo detto di essere infallibili? Con la Montag abbiamo corretto il tiro quando sono venuti a spiegarci come stavano le cose e noi ne siamo stati ben felici.
    anche con la MJM siamo andatati a rieditare tutto quello che poteva essere vagamente offensivo. Pensi: abbiamo anche cambiato il titolo Blacklist a EAP (editori a pagamento). Siamo stati dei bravi bambini no?

    Non siamo infallibili certo, però il nostro è un servizio gratuito: uno può scegliere di ascoltarci oppure no. Ci sono i pro e i contro, ma tendenzialmente in entrambi i casi non ci guadagniamo nulla. Se invece si affidano alla casa editrice sbagliata ci perdono eccome.
    Il problema è che non si deve pubblicare per forza: se uno vuole farsi leggere da amici e parenti va in tipografia e si fa stampare 100 copie poi le regala.
    Le case editrici a pagamento spesso non ti sponsorizzano, non ti pubblicizzano, non ti distribuiscono. Se pago quanto meno voglio un servizio decente no?
    Carlotta Borasio

    P.S: Mi colpisce molto il fatto che dopo tanto tempo lei sia venuto qui a commentare un post della MJM quando ce ne sono di più recenti che riguardano lo stesso tema. Magari poi è solo un caso e sono io che sono una maligna 😉

  10. Ho un nome, ampiamente diffuso su questo blog blog.
    Ho anche un indirizzo e-mail valido, al contrario tuo. Io odio discutere con una persona che non si vuol rendere reperibile, per cui se vuoi commentare ancora e continuare la discussione inserisci un indirizzo e-mail valido.
    In caso contrario verrà rimosso tutto.

  11. Ho visto solo ora il tuo commento, Dabria…

    Esatto, hai centrato due punti: gli scrittori che non trovano un editore, per il 99,9% dei casi, non lo trovano perché ciò che hanno scritto non merita la pubblicazione.

    Punto secondo: noi non veniamo pagati da nessuno, non sfruttiamo nemmeno la pubblicità di Google Adsense per ricavare un misero obolo. Dato che ogni tanto ricevo scleri di persone che pensano che noi ci divertiamo a “infangare” i nomi delle case editrici, colgo l’occasione per ricordare a tutti questi furbastri di svegliarsi: non siamo pagati da nessuno, facciamo quel facciamo solo ed esclusivamente perché è giusto farlo. Punto.

  12. Il post relativo alla MJM, in risposta alla signorina un pò’ maligna 🙂 non riguarda il discorso degli scorsi mesi che ho ben letto e non riguarda la MJM. E non difendo ne massacro la MJM come nessun altra casa editrice. Certo che siete agguerrite e questo vi fa onore. E poi non datemi del Lei, non sono così vecchio. Il nuovo indirizzo è valido. Sai com’è, all’inizio non si sa mai…Chiedo scusa per la mia malfidanza…

  13. C’è chi pensa che le nostre cosiddette “crociate” contro l’editoria a pagamento siano finanziate da editori concorrenti…poveri malati di mente 😀

  14. Non ho ben capito perchè si torni sempre sul fatto che i piccoli editori sono in difficoltà economiche. Non che sia falso, per carità e’ tutto vero! Però non è un motivo valido per spillare cifre esorbitanti agli autori. Soprattutto, non è un motivo valido per inventare spesso cose false per convincere gli autori a pagare. Perchè molti di questi editori non dicono chiaramente che la richiesta di denaro è una loro strategia? Perchè la fanno passare come una cosa dovuta? E’ questo che non va, sta qui il marcio, non nella richiesta in sè. Ci sono tanti scrittori che non sanno nulla di editoria e finiscono per credere a molte frottole. E alla fine pagano. Visto che chiedere soldi per pubblicare non è reato, perchè moltissimi editori tengono quasi nascosta questa cosa o la mascherano bene? E’ questo che proprio non si può concepire nè accettare… I problemi economici degli editori piccoli sono un altro discorso a parte, che però troppo spesso viene tirato in ballo a mio avviso.

  15. Nessun editore, grande o piccolo che sia, fa beneficenza. Chi crede nell’arte scrittoria all’interno di una grande casa editrice sono i livelli più bassi e forse più ingenui del meccanismo. Ma poi, più in alto, c’è chi deve far quadrare i conti ed ottenere un profitto. Spesso non sono nemmeno entità fisiche, ma gruppi aziendali che possono investire in settori del tutto differenti rispetto all’editoria e con i quali investe attraverso una rete di autofinanziamenti. Il discorso è che un libro per essere pubblicato dalla Mondadori deve essere l’eccellenza, uno su un milione. Tutto ciò che non è eccellenza, e ci sono range differenti, entra per forza in discorso di adattamento. La piccola e media editoria a pagamento si fonda sull’ego smisurato di chi scrive, che spesso non sono realmente in grado di capire che la loro opera non è valida. Le vere e forse uniche carogne sono quelle che pubblicano tutto, indistintamente, opere buone ed opere oscene, facendosi finanziare dall’autore e consapevoli che non venderanno nulla. Una casa editrice a pagamento che pubblica troppi libri mi insospettisce. Una casa editrice che pubblica poche copie della prima edizione mi insospettisce. Una casa editrice che ti da meno del 10% sul prezzo di copertina mi insospettisce. Una casa editrice che nella home page evidenzia soprattutto la pubblicazione di autori nuovi mi insospettisce. Ma anche nell’editoria a pagamento non va fatta una generalizzazione. E poi sta alla furbizia dell’autore e soprattutto all’intelligenza. Ci sono una marea di mediocri scrittori che si credono Montale o Calvino. E’ una questione di intelligenza personale e sappiamo tutti che contro la stupidità non si può nulla, dunque nemmeno battaglie ideologiche contro certe branche dell’editoria.

  16. Non si tratta affatto di battaglie ideologiche, si tratta di far capire agli scrittori esordienti che pensano che pubblicare a pagamento sia un passo verso un possibile successo che sbagliano in pieno.

    Perché è vero: ognuno fa quel che vuole dei suoi soldi.
    Perché è vero: ci sono editori a pagamento che sono seri.

    Ma è vero anche che pubblicare a pagamento non darà mai visibilità, notorietà, successo. Se uno cerca di diventare uno scrittore professionista con le case editrici a pagamento non avrà mai nulla di tutto ciò. Non è un’opinione, è un fatto, certo e inconfutabile.

    C’è anche la questione del narcisismo degli scrittori esordienti…sono loro, i narcisisti che si credono i nuovi Manzoni e i nuovi Alighieri, a mandare avanti l’editoria a pagamento, convinti che il Sistema voglia boicottare il loro genio e le loro idee.

    …=.=”

  17. Purtroppo la maggior parte dei nuovi giovani scrittori di successo hanno inziato con l’editoria a pagamento. Poi o i diritti sono nstati acquisiti da qualche grande casa o dal secondo libro non hanno più pagato.

  18. Si è vero, ma sono veramente pochi e alcuni appartengono ad un’altra epoca. Adesso le cose sono diverse purtroppo… La cosa che mi meraviglia è la sincronia di parole incredibile con cui molti editori a pagamento rispondono alla fatidica domanda ” Chiedete un contributo agli autori?”

    Sembra quasi che si siano passati tra di loro la risposta da dare ( che non è mai un esplicito “SI”) …quando la danno la risposta!

  19. Ho pubblicato il mio primo libro a pagamento, acquistando un numero di copie che poi ho regalato ad amici e parenti, alla fine, avendole esaurite ho dovuto acquistarne delle altre. La casa editrice con cui ho pubblicato mi ha fatto una buona pubblicità ed ha cercato di spingere il libro avanti nel mercato. Le case editrici, anche se pubblicano a pagamento hanno tutto l’interesse che il libro venda bene. Tutto sommato le vendite non sono andate male, ma il bello di tutto è che il libro è capitato in mano ad un editore non a pagamento, che mi ha chiesto se avevo scritto qualcos’altro, gli ho inviato il manoscritto del mio prossimo libro e la sua risposta è stata positiva. Così sono in attesa che il mio secondo libro venga pubblicato. Per quel che mi riguarda l’esperienza dell’editoria a pagamento non è stata negativa. Si tratta di un trampolino di lancio, del resto non mi chiamo mica Umberto Eco, e poi penso alla Lettizzetto che ha pubblicato un libro di pure c….te! Lei non ha pagato un centesimo per pubblicarlo, ma credo che il mio primo libro, se pure a pagamento sia molto più profondo e serio del suo.

  20. Mai detto che i grandi editori non pubblicano porcherie. Anzi, ho sempre sostenuto l’esatto opposto 🙂

    Però il tuo è stato un caso molto, molto fortunato…quanti altri hanno avuto la tua fortuna?
    Io penso che prima o poi, se uno scritto è valido, un editore lo trova. Un editore che non chiede contributi.

  21. Anch’io ho commesso l’errore di pubblicare ricomprandomi un tot. di copie che poi sono riuscito a rivendere – e almeno ci sono andato paro – ma la distribuzione è stata quasi interamente on-line, poche le librerie.
    Interessante questo dibattito, personalmente trovo scorretto che un editore “snobbi” un autore se in passato ha pubblicato dietro contributo, soprattutto perché non ne conosce i trascorsi. Nel mio caso, si è trattata di pura ingenuità. Forse lo stesso libro non me lo avrebbe pubblicato nessuno, ma non ho neanche provato. Mi hanno passato un trafiletto apparso su un giornale e li ho contattati. Smaniavo dalla voglia di pubblicare e anziché mandare la mia opera migliore (mooolto più lunga), ho elaborato un romanzo tratto in verità da un mio racconto più breve finalista al vecchio Premio Courmayeur.
    Ora non lo rifarei. Se pubblicherò di nuovo, lo farò perché quello che scrivo, vale la pubblicazione. Altrimenti, è giusto che rimanga dov’è, sul mio PC.
    Ma un esordiente spesso commette questo errore, ne ho letti di messaggi di altri autori su vari forum, casi simili al mio.
    Credo che gli editori oggi dovrebbero sapere anche questo e non fermarsi davanti a questo. Il caso esposto sopra da Luca è forse un caso fortunato, ma non dovrebbe esserlo, a mio avviso.

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