Ancora editoria a pagamento

In questi ultimi tempi ci siamo resi conto che la parecchi autori esordienti sono fermamente convinti che pubblicare a pagamento sia giusto. Questa consapevolezza mi ha spinta a tornare sull’argomento e a scriverci sopra un nuovo post, nonostante fossi partita con l’idea di scrivere tutt’altro. Peccato.

La domanda retorica che mi capita di sentire più frequentemente è “perché l’editore dovrebbe pubblicare gratuitamente? Non fa mica beneficienza!”
Infatti non la fa. Ribadisco ancora una volta: l’editore è un imprenditore. Pubblicando fa una sorta di scommessa: se l’autore avrà successo ci guadagneranno entrambi. E’ un po’ come acquistare le azioni in borsa, può andar bene o può andar male (sopratutto in questo periodo).

Il signor Brunello Cavalli della SBC Edizioni, in un commento al post dedicato alla sua editrice ha scritto:

Vorrei concludere citando il direttore editoriale di una grande casa editrice del Gruppo Mondadori: perchè mai, ha più o meno sostenuto, dovremmo spendere 50mila euro o anche più per promuocere uno sconosciuto, quando con la stessa cifra possiamo acquistare i diritti di un autore straniero che ha già ottenuto successo all’estero e che, presumibilmente, venderà molto anche in Italia?

Per la soddisfazione di aver scovato e reso famoso un nuovo autore, che renderà di conseguenza famosa la piccola edtitrice che l’ha scoperto…dite che l’esordiente si trasferirebbe alla Mondadori, una volta famoso, e che la piccola editrice rimarrebbe tale? Non scherziamo. La Bloomsbury, prima di pubblicare Harry Potter, non era nessuno.

C’è poi da dire che ci sono editori a pagamento che promettono distribuzione nelle librerie Feltrinelli e Mondadori – peccato che quando sono andata a verificare il test sia fallito – e che sostengono che anche Mondadori chiede contributi e che nessun editore pubblica gratis. Ma la smettiamo con certa disinformazione?

Svegliatevi, esordienti!

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13 thoughts on “Ancora editoria a pagamento

  1. Penso che pubblicare a pagemento, sempre stando in cifre ragionevoli non sia poi tanto sbagliato. Penso che per un esordiente pubblicare un libro con poco costituisca una soddisfazione personale. Io ho vissuto lo stesso iter con case discografiche per quasi 6 anni e la solfa è sempre quella: preferivano investire su nomi famosi piuttosto che su sconosciuti. E poi senza un’adeguata pubblicità nessuno va da nessuna parte. Quanto esordienti bravi rimangono nelle librerie anche importanti perchè non visti?

  2. Ho pubblicato da sprovveduta pensando che comunque si dovesse versare una somma e che più importanti fossero le case editrici più il costo sarebbe lievitato. Prima ancora mi ero illusa che tutte le case editrici, grandi o piccole che fossero, pubblicassero soltanto ciò su cui potevano scommetterci e che quindi si sarebbero fatte in quattro per promuovere libri con il loro marchio.
    La poca esperienza, maturata nell’arco di un anno, mi ha schiarito definitivamente le idee al punto che non ripeterò per nessuna ragione al mondo un altro libro a pagamento. E’ impensabile pagare per un’opera del proprio ingegno, che se vale deve andare da sola e se non vale non deve essere spinta in alcun modo.
    Ci vorrebbe un codice deontologico piuttosto efficacie che non permettesse di pubblicare valanghe d’insulsaggine per soffocare quel poco di buono che magari sussiste.
    La cultura e il marketing non possono andare sempre a braccetto, a volte bisogna fare delle scelte giuste.

  3. Ho pubblicato da sprovveduta pensando che comunque si dovesse versare una somma e che più importanti fossero le case editrici più il costo sarebbe lievitato. Prima ancora mi ero illusa che tutte le case editrici, grandi o piccole che fossero, pubblicassero soltanto ciò su cui potevano scommetterci e che quindi si sarebbero fatte in quattro per promuovere libri con il loro marchio.
    La poca esperienza, maturata nell’arco di un anno, mi ha schiarito definitivamente le idee al punto che non ripeterò per nessuna ragione al mondo un altro libro a pagamento. E’ impensabile pagare per un’opera del proprio ingegno, che se vale deve andare da sola e se non vale non deve essere spinta in alcun modo.
    Ci vorrebbe un codice deontologico piuttosto efficace che non permettesse di pubblicare valanghe d’insulsaggine per soffocare quel poco di buono che magari sussiste.
    La cultura e il marketing non possono andare sempre a braccetto, a volte bisogna fare delle scelte giuste.

  4. Scusa, ma non riesco proprio a seguire il tuo ragionamento: dici che L’EDITORE E’ UN IMPRENDITORE, è quindi implicito che il suo scopo sia guadagnare e non fare il mecenate per il piacere dell’arte. E poi 3 righe dopo dici che lo scopo di pubblicare un esordiente sarebbe “per la soddisfazione di aver scovato e reso famoso un nuovo autore, che renderà di conseguenza famosa la piccola edtitrice che l’ha scoperto…”: la soddisfazione???
    Anche la frase “dite che l’esordiente si trasferirebbe alla Mondadori, una volta famoso, e che la piccola editrice rimarrebbe tale?” è esattamente così: Bruno Morchio ha scritto 2 libri con Fratelli Frilli di Genova e poi ha trasferito baracca e burattini alla Garzanti per fare i successivi 3 libri… meditate, gente, meditate! (prima di scrivere a caso…)

  5. In realtà stai parlando TU a vanvera.
    Leggiti il manifesto contro l’editoria a pagamento di Aldo Moscatelli, non ho mica voglia di star qui a farti tutto il ragionamento… Tanto più che chi non vuol capire non capisce.

  6. Visto che non avendo voglia di fare tutto il ragionamento mi indichi il manifesto contro l’editoria a pagamento di Aldo Moscatelli (l’ho letto: qualche cosa corretta, ma tanta, tanta fuffa…), rilancio anch’io e consiglio il sito http://www.pubblicarelibro.com che, a mio avviso, dà una buona visione dei fatti, ma senza scadere nell’accanimento “senza se e senza ma”.
    Poi, sia chiaro, ognuno ha le sue idee… Però non prendertela se qualcuno ti fa notare incongruenze nel tuo discorso… dài, si fa per parlare!

  7. Non ci sono incongruenze, nel mio discorso. E, per quel che riguarda il sito da te indicato, i cui aggiornamenti risalgono a svariati anni fa, l’ho già commentato e criticato da un bel pezzo proprio su questo blog.

    Si fa per parlare… Ma sai, sono un po’ stanca di ripetere le stesse cose, e il luogo di discussione più adatto sarebbe il forum ^^

  8. Ma vi rendete conto che ci sono editori a pagamento che neppure leggono quello che gli mandate? Non vedete che risposte che arrivano? Non si cita nemmeno brevemente il contenuto del libro, non si esprime un parere critico. Si passa subito a proporre un tot di copie da pagare tot.
    Poi ci sono altri che propongono “contratti di editura” e che fanno fatica a conoscere la grammatica italiana. Chissà poi che editing ti faranno?
    Per questo come editore (pure in parte a pagamento perchè le dinamiche di questo mercato sono quelle che sono e protremmo star a discuterne per pagine e pagine) un po’ mi indigno quando vedo pubblicati degli scempi.
    E mi amareggia vedere quanti libri pubblicano.
    Noi leggiamo i testi che ci arrivano, li valutiamo, avanziamo una proposta di pubblicazione che può essere senza spese o (lo ammetto, soprattutto per certi lavori e per la poesia sempre) con richiesta di acquisto copie, facciamo un editing accurato e quindi tutto il lavoro di post pubblicazione.
    Per questo mi scoccia un po’ che la mia SBC Edizioni sia nel vostro purgatorio perchè è vero che spesso chiediamo contributi, ma facciamo un lavoro di tutto rispetto anche per quanto riguarda la distribuzione che è il vero punto dolente dei piccoli editori.
    Comunque, siccome tendiamo naturalmente a migliorarci, vedremo di far semrpe meglio. Magari con la prospettiva di guadagnarci il Paradiso di questo sito.

    Brunello Cavalli
    Presidente SBC Edizioni

  9. Sig. Cavalli, intanto la ringrazio per il suo intervento pacato. Come vede abbiamo dei parametri ben precisi per valutare le case editrici e a quelli ci atteniamo. Mi spiace davvero che la vostra casa sia solo in purgatorio. Intanto ci tengo a chiarire che noi sconsigliamo le case editrici a pagamento ma non le crocifiggiamo. Crediamo solo che sia giusto privilegiare quelle che non chiedono contributi, ma questo non toglie che una casa editrice a pagamento non faccia un buon lavoro. Noi non possiamo però valutarlo con certezza, mentre il contributo richiesto sì. Tutto qui.
    Speriamo di rivederci in paradiso 😉

  10. Cara signorina siccome nessuno è fesso allora con la massima pacatezza dico che non è corretto che una come Lei, che risulta in qualche modo cointeressata in una casa editrice (sappiamo entrambi quale) usi questo spazio per gettare fango sulla concorrenza contribuendo a stilare liste.
    Magari c’è un conflitto d’interesse grande come una casa (editrice).
    Dopo di che non si preoccupi: visto che qui gli editori che non sono suoi affini vengono solo presi a calci in faccia (“mi dispiace davvero che la sua casa sia solo in purgatorio”, ma la smetta con la stupida ironia!) anche quando cercano di fare discorsi pacati e corretti, mai più accederò a questo sito.
    Continuate a suonarvela e a cantarvela da soli.

  11. La signorina Dabria qui è una MIA collaboratrice. Il sito è MIO e IO e nessun altro stabilisco i criteri per cui le case editrici vengano inserite nelle liste editoriali.
    IO e nessun altro sono autrice degli articoli di questo blog e, come sa BENISSIMO, IO non lavoro in nessuna casa editrice.
    Che Dabria collabori con Las Vegas non è un mistero, né una fonte di vergogna per cui non si debba fare il nome della casa editrice in cui lavora Dabria.
    Lei collabora con WD da ben prima di collaborare con Las Vegas.
    Mi stupisce alquanto quest’exploit secondo il quale WD getterebbe fango sulle case editrici (ma quale fango? Si distingue chi chiede contributo e chi no, e le ricordo, signor Cavalli, che noi collaboriamo con Montag e 0111, che come vede sono in Purgatorio) per una qualsivoglia concorrenza sleale. Questo è assolutamente falso.
    Arrivederci.

  12. Caro sig. Cavalli, dimostra davvero poca intelligenza. Io non ero affatto ironica. Le liste non le ho stilate io e non mi sono mai permessa di condannare una casa editrice solo perché chiede contributi. L’unica cosa che non accetto è la poca correttezza.
    Caro Sig. Cavalli perché si attacca a queste sciocchezze? Le piccole case editrici (quelle serie) non si fanno le guerra, ma collaborano, perché di spazio ce n’è per tutti (o meglio non ce n’è per nessuno quindi perché farsi guerra?). Dagli altri c’è sempre da imparare e perché non c’è proprio nessun bisogno di gettar fango sul lavoro degli altri. A noi basta fare il nostro. Basta e avanza, glielo assicuro.
    E a lei? (Per inciso questa è ironia. Strano che una persona che legge molto non sappia distinguere l’ironia dalla cortesia).
    Capohhh non preoccuparti. Sono una pirofila: una fiammifero non mi scalfisce.

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