Intervista a Laura Schirru

Domenica pomeriggio, al Writer’s Dream, si è tenuto il secondo Incontro con l’Autore, che ha visto come protagonista la bravissima Laura Schirru, autrice del fantasy “Il lamento dellusignolo” da noi recensito.

Ecco qua l’intervista che è uscita:

D: Cosa ti ha convinta a pubblicare con la montag?

R: sono capitata alla Montag per puro caso. Ho sempre scritto per hobby senza mai pensare alla pubblicazione, finché un bel giorno un’amica mi ha segnalato il premio per la narrativa fantasy ‘Altri Mondi’. Uno dei miei romanzi sembrava perfetto per quel concorso, così ci ho provato, per scherzo.
Due mesi dopo mi hanno comunicato che avevo vinto…

D: so che la Montag pubblica a pagamento: hai pagato anche tu?

R: no, non ho pagato e mai pagherò un soldo per pubblicare, questo è poco ma sicuro. Da quello che so, la Montag chiede contributi per le opere poco o niente commerciali, tipo le poesie, ma non posso parlare per loro, ovviamente.

D: Da dove è arrivata l’ispirazione per Il lamento dell’Usignolo?

R: l’ispirazione del Lamento è semplice: volevo far vincere il cattivo. Ogni volta che in un libro, film, fumetto o cartone vedevo lo scontro buoni-cattivi non potevo non chiedermi: ma se anche vinceva Il Male… che differenza avrebbe fatto? Cosa sarebbe cambiato?
Così ho scritto il Lamento. Praticamente un’ode al signore del male!

D: l’aver pubblicato ha in qualche modo cambiato il suo approccio con la scrittura o, se vogliamo, il perchè scrivi?

R: direi di no, scrivo da sempre e l’aver pubblicato è stato un semplice bonus. Continuerei a scrivere anche se nessuno mi leggesse, quindi per me non cambierebbe niente.
(per la mia autostima forse sì, ma è abituata a essere presa a fucilate, quindi tutto ok)

D: mi pare però di aver capito che la storia ha a suo modo un lieto fine… Non credi che questo porti ad annullare la netta e comune concezione di bene e male e dimostri soltanto che esse sono due ambiti strettamente relativi?

R: perchè, non è così? Un ‘cattivo’ che fa certe cose le fa perchè le ritiene giuste. Per lui, i cattivi sono i buoni che lo ostacolano.
Forse, i veri cattivi sono i buoni… e il cattivo, perchè non dovrebbe avere un cuore, dei sentimenti, delle aspirazioni?

D: Cosa è cambiato nella tua vita da quando sei diventata scrittrice e hai pubblicato?

R: Risposta stupidissima: tutto e niente! D
Nel 2009, quando uscirà il seguito del Lamento, sono previste un po’ di presentazioni in giro per l’Italia, ma a parte questo il cambiamento più grande è dato dalla soddisfazione di aver scritto un’opera che non solo è stata premiata, ma ha ricevuto commenti più che lusinghieri in un po’ tutti i principali siti di scrittura e fantasy, nonostante sia un libro ‘strano’, un fantasy molto atipico.
In questo sì, per me è tutto cambiato moltissimo.

D: quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato, sia nella stesura che in fase di pubblicazione?

R: Per la pubblicazione credo di entrare nel novero di quelli che hanno avuto un cu… pazzesco. Come ho già detto, ero del tutto estranea all’ambiente dell’editoria, e ho partecipato al concorso di Montag perchè mio marito mi minacciava di morte
Quindi in fase di pubblicazione non ho passato le forche caudine dei rifiuti, anzi, se tanto mi dà tanto il 2009 sarà il mio anno… *incrocio scaramantico*

Nella stesura, il discorso cambia. Primo perchè il romanzo è molto basato sull’intreccio e sull’introspezione: dovendo motivare molto bene le azioni dei personaggi ho passato giorni e giorni a lavorare sulla trama, per creare un canovaccio inattaccabile dal punto di vista formale. E poi, ovviamente, dovevo dargli vita…
Ma la cosa più difficile è stato gestire la protagonista: per carattere e per cultura sono completamente diversa da lei, ed è stata dura lotta non identificarmi, per permetterle di essere se stessa.

D: Una semplice curiosità: il genere a te più congeniale è il fantasy oppure ti piace sperimentare anche qualcosa di diverso? Ho letto qualche tuo intervento e, a mio modesto parere, possiedi una vena fortemente ironica che sarebbe interessante sviluppare.
Tu cosa ne pensi?

R:
Eh… guarda, ho partecipato con un racconto comico al premio Massimo Troisi per la miglior scrittura comica e ha avuto la menzione speciale (cioè lo stron*o che ha vinto era l’unico che ha scritto una storia migliore della mia, e si è cuccato il premio T_T), ma il fantasy mi viene proprio facilissimo, sono capace di andare avanti per ore senza interrompermi. Non so perchè, ma è così.
Però ogni tanto sperimento: nel mio sito ho un po’ di racconti di vario genere, e sto provando a scrivere qualcosa di meno ‘epico’… vedremo, è bello provare cose nuove ^^

D: dopo che il tuo lavoro è diventato un libro, e lo hai riletto, c’era qualcosa che avresti cambiato?

R: Non, non cambierei niente. Lo riscriverei daccapo.
Il mio approccio alle riletture è molto empirico: correggo e sistemo tutte gli errori, le sbavature, le schifezzuole finchè la sola idea di mettere ancora mano al manoscritto mi dà il voltastomaco. A quel punto ho raggiunto la stesura definitiva.
Tanto poi l’editore troverà comunque dei difetti che ti sono sfuggiti, garantito!

D: Laura, tu come scrivi?
Scrivi di getto o tendi a programmare tutto a livello di trama, eventi, ecc..? O fai una via di mezzo, programmando una scaletta degli eventi principali e lasciando all’istinto creativo tutto il resto?

R:
Scrivo di getto dopo aver programmato tutto ^^
La trama la si deve conoscere almeno a grandi linee, altrimenti è impossibile muoversi nella storia. Il rischio è di finire in un vicolo cieco e provocare il diabolico blocco dello scrittore.
Oppure, peggio ancora, si rischia di affezionarsi a un’idea e storpiare tutti gli avvenimenti per arrivarci… ho imparato a mie spese che è molto meglio sacrificare tutto alla trama, piuttosto che il contrario.
(no, dico, ma mi leggete? Ma quanto sono figa? Quanto? )

D: Ora tocca a me. La mia domanda riguarda il lavoro di editing e il rapporto con l’editor. I genere i rapporti possono essere complicati se non c’è collaborazione o quanto meno la volontà di andarsi incontro. A te com’è andata? Ti hanno fatto cambiare tante cose? E tu come l’hai presa?

R: Allora, il mio romanzo avendo vinto un concorso non ha subito sostanziali modifiche. Proprio perchè è stato premiato, cambiarlo sarebbe stato come invalidare il merito che aveva ^^
Però sto lavorando a un’altra storia, con un editore che è un vero segugio dell’editing, e se devo essere sincera, quando dall’altra parte c’è un professionista autentico, è una fase esaltanta quasi quanto la stesura. E’ come avere gli ingredienti di una torta buonissima e un grande chef che ti spiega gli accorgimenti da adottare per farne un capolavoro. Un editor veramente bravo non ti fa cambiare la storia, la fa diventare ancora più bella e te ne fa innamorare daccapo.

D: Domanda classica: A che età hai cominciato a scrivere? E quali sono i generi letterari che ti appassionano o i libri che hanno influito sulla tua vita?

R: Scrivo dalla seconda elementare, da quando tenevo un quaderno su cui annotavo… ehm… le avventure del mio criceto (si scoprono gli altarini ). Poi sono passata direttamente alla narrativa fantastica, per puro desiderio di evasione, e non l’ho più lasciata ^^
Ho scritto anche un bel po’ di fanfiction, e anche quello è stato un utile esercizio.

Per le mie letture, sono veramente onnivora, leggo di tutto, dal romanzo storico al saggio sulla zootecnia. Penso che sia impossibile parlare di scrivere, se prima non si parla di leggere tutto quello che capita sottomano. I libri che mi hanno più influenzata? Lista lunga… intanto buttiamo nel mucchio La Storia Infinita, la Collina dei Conigli, tutto Calvino, il nome della rosa, It, lo hobbit, le nebbie di avalon (e dal mio romanzo direi che si capisce), e loro, i miei amori… i Cavalieri dello Zodiaco!

D: Laura, hai momenti o posti particolari in cui ti piace scrivere? Ascolti musica o necessiti di totale silenzio per scrivere?

R: Di solito scrivo in biblioteca, la mattina dopo aver studiato. Un tempo lo facevo di sera, ma adesso che ho due bimbi piccoli, arrivo alle otto che il mio neurone invoca pietà e proprio non ci riesco…
E ho bisogno di silenzio. Assoluto. So che tanti scrittori ascoltano musica mentre lavorano, e non ho mai capito come ci riescano. Io se sento volare una mosca azzanno il tavolo.

D: Ho letto nel sito della montag, che i loro autori si devono dare da fare per promovuere i loro romanzi. Di che si tratta? E tu come lo hai promosso?

R:
Per ora il Lamento non è stato promosso granchè, perchè come già detto, la pubblicazione è coincisa con la nascita di mia figlia e quindi avevo un po’ le mani legate. Adesso, con l’uscita del secondo volume della saga, posso muovermi molto di più e presentare i romanzi in giro per l’Italia. Per ‘muoversi’ intendono questo, perchè ci sono un sacco di autori che, per esempio, mandano una lista di librerie all’editore e gli dicono ‘ecco qui, datti da fare’. Poi non hanno voglia neanche di andarci…

D: come hai trovato l’ambiente della tua casa editrice? Come ti hanno seguita?

R: Io personalmente mi sono trovata benissimo, la mia esperienza è tutta positiva. Sono veloci a rispondere alle mail, esaustivi, e poi l’editor è innamorato del mio romanzo e ogni volta che può mi spamma in giro, quindi non posso non adorarlo!

D: Sei troppo divertente! Perchè non scriviamo un libro a quattro mani? Verrebbe fuori un qualcosa che parla di mamme elfe in lotta contro oscure streghe del nord e pannolini colmi di diarrea. La sfida finale è quello di riuscire a sfilarlo senza vomitare anche l’anima. Il premio finale un anello di potere in grado di fare crollare i pargoli insonni alle 21,00 precise, non un minuto di più.
Che ne pensi? Un genere originalissimo, non trovi? (domanda di Luana Troncanetti, ndr)

R: Più che altro sarebbe cassato per inverosimiglianza.
Pupi che crollano alle 21… maddaaaaaiiiii!

D: Come ti è venuto in mente il personaggio di Zagart?

R: Zagart è… diciamo che è il cattivo che vorrei. Intelligente, arguto, non inutilmente crudele (Zagart non massacrerà mai il messaggero che gli porta la missiva sgradita, per capirci. Non è il suo stile, lui va a cercare l’autore della missiva e lo apre come una quaglia, dopo aver pagato il messaggero per il suo lavoro ^^), con le idee chiare sul suo obiettivo e la forza di perseguirlo fino alla fine, con ogni mezzo, lecito o meno lecito.
E messa così, non sembra neanche che sia un cattivo…

D: Ma è così che devono essere i cattivi… mica come quelli della Strazzulla, tipici clichè “brutti, stupidi e perfidamente malvagi”.

R: Il problema dei cattivi che perdono non è che perdono perchè sono cattivi. Perdono perchè sono stupidi. E a quel punto SE LO MERITANO di perdere!
D’altro canto, spesso e volentieri i buoni sono una tale manica di imbecilli idealisti che l’unico modo per farli vincere è mettere nella fazione opposta un pirla più grande di loro, capace di mettersi a fare un monologo su un ponte sospeso su un fiume di lava…

D: Da quando hai pubblicato, hai modificato il tuo stile o ancora scrivi allo stesso modo? E come descriveresti il tuo stile?

R:
Il Lamento è uno dei miei lavori più vecchi, risale a svariati anni fa… da allora spero di essere migliorata, ecco ^^
Per lo stile, quando scrivo ho un imperativo fondamentale: che il lettore si ‘beva’ le pagine, perchè siccome scrivo molto, se divento anche noiosa, posso pure darmi fuoco. Non so, hai presente Le Folie dell’Imperatore, quando Kuzco canta e balla, passa un vecchietto che lo urta e sua maestà lo fa defenestrare al grido di “mi hai rotto il ritmo!” ?
Ecco, io sono così. Tutto quello che spezza il ritmo della storia io lo defenestro, che sia un termine, un personaggio o un intero capitolo.

D: da 1 a 10, quanto è valso per te l’appoggio di chi ti è attorno?

R: Appoggio… domanda spinosa.
Adesso ne ho tantissimo da mio marito, che mi incoraggia in tutti i modi, ma prima… ehmmmmm…
Diciamo solo che i miei genitori per me avevano in mente altro. Mai avuto un briciolo di appoggio da loro, ma proprio zero.
Il Lamento dell’usignolo l’ho scritto quasi di nascosto, senza che lo sapessero.

D: Metti i titoli ai tuoi capitoli? E se sì, come fai a metterli? Voglio dire, come li trovi?

R: Il Lamento non ha titolo ai capitoli, è diviso in due parti distinte e ogni parte ha come capitoli i numeri romani. I, II, III, IV e via dicendo.
Poi dipende dalle storie, in un’altra ho messo i titoli perchè era funzionale, ma di solito o metto i numeri romani o direttamente Capitolo 1, 2 3 eccetera.
E’ un travaglio trovare ogni volta il nome del capitolo, in effetti.

L’incontro completo, con commenti e battutacce varie (succede di tutto, a questi incontri) lo trovate sul nostro forum.

Concludo, come sempre, con un invito: se la recensione vi ispira, se l’intervista (con relative spiritosaggini dell’autrice ) vi ha colpito, fatevi un bel regalo, acquistate “Il lamento dell’usignolo”. Ci guadagnerete un bel romanzo e la consapevolezza di aver supportato concretamente la piccola editoria di qualità.

Ci vediamo domenica prossima, all’incontro con Francesco Falconi!

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2 thoughts on “Intervista a Laura Schirru

  1. Molto interessante divertente l’intervista. Credo che “il lamento dell’usignolo” sarà tra i possimi libri che leggerò… 🙂
    In ogni caso complimenti a Laura Schirru, perché ogni buon libro fantasy scritto da un autore italiano è un passo avanti verso l’apertura dei lettori a questo genere meraviglioso e degli editori agli “emergenti madrelingua”.

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