I contributi sono la norma, per chi distribuisce a livello nazionale

Ma anche no.

Ci è giunta voce in questi giorni che un editore presente nella nostra lista e.a.p. e non proprio piccolo risponde a chi gli chiede se pubblica con contributo che ciò è la prassi per chi distribuisce a livello nazionale.

No, non  è vero. Sono fesserie.

Come già è stato detto in precedenza, gli editori non dovrebbero nemmeno chiederli, i contributi, dato che sono imprenditori. Ma dire addirittura che è la norma…! Ma perché dire fesserie per giustificare una propria scelta editoriale?  Se opto per un certo modus operandi non me ne devo vergognare, perché è evidente che, se lo scelgo, ci sono dei motivi validi che supportano la scelta. O, perlomeno, motivi che io ritengo validi.

Perché dunque giustificare con menzogne la propria scelta? Bah. Ci credo che poi arrivano mail di autori disorientati che sostengono fermamente che pubblicare a pagamento è la norma per tutti.

Non lo è. Fidatevi.

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18 thoughts on “I contributi sono la norma, per chi distribuisce a livello nazionale

  1. Cosa non farebbero per essere meno raggiungibili dal popolino, come si suol dire…

    I piccoli ci accusano di non saperci vendere, come se noi avessimo scelto per mestiere quello del libraio; hanno distribuzione vergognosa ma non ammettono che la colpa è anche loro che a propria volta non sanno vendersi (è una proprietà assolutamente transitiva, questa); alcuni dei grandi sono elitari e invece di dire NO GUARDA, IO HO UNA RISTRETTA CERCHIA DI PERSONE CHE GRADISCO, dicono che ti scelgono – uno s’immagina che per arrivare dove stanno, il loro mestiere lo sanno fare – ma che per sicurezza è meglio che.

    E’ un enorme controsenso. Se tu, che sei GRANDE dici di scegliermi e io immagino che saprai il fatto tuo, poi te ne esci di lato dicendomi anche che devi “proteggere” il tuo investimento… ammetti che sei incerto e che c’è una certa probabilità che tu abbia scelto male… Ora, io l’ho voluta fare spicciola ma dato che nell’editoria ci lavoro, tra le altre cose, mi saltano sempre i nervi a sentire queste giustificazioni assurde.

    Concordo col fatto che si dovrebbe esporre la propria linea editoriale senza usarla come una scusa. Poi, l’editore in questione, per cui ho molta stima, mi è crollato giù come un muro di mattoni, dopo la notizia… Argh

  2. Segnalo che esiste un’altra casa editrice a pagamento: la WLM Water Manzoni Editore che propone 132,00 euro(IVA inclusa) per valutare il manoscritto; 750,00 per ricevere 100 copie, scontate del 30% e 100 copie restano a loro disposizione. Sauti Enzo.

  3. Ragazzi, posso sapere chi è questo editore? Mi interessa molto!
    Comunque, roba da pazzi far passare l’incapacità di fare bene il proprio mestiere, per comportamento normale. Mi viene in mente un editore che per giustificarsi di chiedere contributi mi disse che anche grandi scrittori come Svevo e non ricordo chi altro avevano pagato, chi mi credevo io per essee più di loro? Ma ci rendiamo conto?
    Chi come Italo Svevo è arrivato a pagare per vedere il proprio libro pubblicato, ci è arrivato solo perché nessuno gli dava retta, e dopo mille tentativi, è arrivato a pagare, forse disperato, chi sa! Io di certo avrei dovuto essere più che disperata per accettare di pagare, ma mai mi sarei rivolta ad una casa editrice, piuttosto sarei andata in tipografia e mi sarei occupata io stesso di tutto.
    Ma chi credono di prendere in giro? Spero che in siti come questo arrivino sempre più aspiranti scrittori, in modo che vengano a conoscenza della realtà delle cose, e
    sappiano sopratutto che pagando non sapranno mai se valgono davvero, e che le truffe sono dietro ogni angolo.
    Vorrei dire a tutti gli scrittori o aspiranti tali, che se vogliono fare questo mestiere, NON POSSONO essere sprovveduti. Chi ve lo dice è una scrittrice che ha pubblicato SENZA CONTRIBUTO. Informatevi e svegliatevi, o cadrete nella rete di editori come quello di cui si parla nel post che sto commentando.

    Grazie a writer’s dream per tutto quello che fa per noi tutti amanti dello scrivere.
    🙂 Ciao!
    Chiara

    http://www.chiaravitetta.com

  4. Cari amici, ho omesso nel precedente messaggio, per distrazione, altri 750,00 euro (IVA inclusa) che la WLM mi ha chiesto per la correzione delle bozze e l’editing!
    Intanto, ieri, mi è arrivata la proposta di pubblicazione di Altromondo Editore. Per i dettagli mi ha inviato un numero di telefono a cui rivolgermi. Vi farò sapere appena li contatterò.
    Grazie a questo sito per il servizio che mette adisposizione. Complimenti!

  5. Per Illir:

    Altromondo editore non è una casa editrice comune… I suoi libri vengono virtualmente editati, nel senso che non esistono fisicamente e non esisteranno mai, a meno che qualcuno, es. 100 persone, non ne facciano richiesta. Cosa che, a meno di un investimento/colletta di amici dell’Autore (togliamo il merito personale eh) non avverrà sicuramente, per un esordiente e per giunta con una casa editrice così ATIPICA.

    Io faccio l’editor. Non vengo pagata molto – perchè oggettivamente chi mi paga non è milionario, non fa parte di una major e non ha sponsor – ma se chiedono all’Autore tutto quel denaro, vuol proprio dire che gli editor di Altromondo sono ricchi sfondati (il che è decisamente impensabile) 😀

    Bella gioia, dà retta, lascia perdere Altromondo Editore 😉

  6. Se per “norma” s’intende “consuetudine”, allora è verissimo: la richiesta di contributo è diventata la norma, in ambito editoriale.
    Se per “norma” s’intende una prassi obbligatoria o quasi, allora non ci siamo.
    Un editore, specie oggigiorno, deve stabilire fin dall’inizio se optare per la richiesta di contributo o se rinunciarvi coraggiosamente. In entrambi i casi nessuno punta una pistola alla tempia dell’editore. E se i costi per una distribuzione nazionale sono troppo alti, questo non giustifica affatto il passaggio alla richiesta di contributo, che è LUCRO puro e semplice. Le persone coerenti o rinunciano in partenza all’idea di aprire un’attività che rischia di sfociare nella speculazione più becera (l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno in Italia è assistere alla nascita dell’ennesima casa editrice a pagamento), oppure si fanno da parte strada facendo, tenendo fede ai propri princìpi.
    Ribadisco: per essere un editore onesto ci vuole coraggio, perché mentre gli altri si arricchiscono col beneplacito di un numero impressionante di scrittori esordienti, quelli onesti restano lì ad arrabattarsi come possono per far quadrare il bilancio.
    Ricordiamoci però che se oggi un editore a pagamento può parlare di “norma”, è perché l’editoria a pagamento – in tutti questi anni – è stata ingrassata dai portafogli degli scrittori. Anche agli scrittori esordienti nessuno punta una pistola, al momento di firmare un contratto con richiesta di contributo.
    Perché ci sono editori a pagamento, sì, ma anche scrittori che pagano. I primi, senza i secondi, farebbero la fame.
    Ammiro questo blog perché cerca di sensibilizzare gli autori. Gli scrittori esordienti hanno svariati diritti, ma anche dei doveri. Senza un minimo di deontologia, non cambierà mai nulla.
    Un saluto a voi, cari ragazzi e care ragazze.
    Di recente ho parlato di Writer’s Dream nel mio blog.
    Date un’occhiata, se avete tempo e voglia.
    In fondo, quel “Dream” ci accomuna.
    Ciao,
    Aldo

    http://casadeisognatori.splinder.com/

  7. Casa dei Sognatori…accidenti a me, mi è sfuggita.
    Urge rimediare, visto il vostro blog.

    Tornando all’argomento di questo post…il brutto di quest’affermazione è che proviene da un editore non proprio di nicchia. E’ questo quel che fa prudere le mani alla sottoscritta e a tutte le persone che la pensano come me: la meschinità e l’ipocrita falsità di certa gente fa venire il voltastomaco, il fatto che si vogliano spacciare delle fesserie solo ed esclusivamente per il proprio tornaconto, perché ci si vergogna – e a ragione! – del proprio modo di pubblicare, fa schifo.

  8. Per Aldo:

    Caro Aldo,
    come ribadito da Ayame: NON PARLIAMO DI UNA PICCOLA CASA EDITRICE… Parliamo di una che nella sua realtà è molto nota e i cui proprietari nascono come librari, quindi negozi, quindi vendite assicurate, etc etc etc.

    Se un esordiente paga avrà i suoi motivi.
    Ma se tu non crei quella possibilità di usare il pagamento per pubblicare, sta sicuro che nessuno se lo sognerebbe di farlo.

    Le sigarette le fumiamo noi, certo, ma il bollino dello Stato sicuro non ce l’ho messo io sopra…….

    Molti hanno pagato piccole cifre o cifre per loro ragionevoli ed erano e sono persone di talento. Vogliamo ammazzarle per questo? I grandi ci snobbano e dovremo finirla di giudicare tutti. Tu come me, come Ayame, come tutti, hai una passione, ci credi, la difendi, la guardi crescere e ci lavori sopra, ma non è sempre detto che altri l’abbiano più piccola di noi.

    Non sono quegli scrittori la truffa, chiamiamola così. Perchè se dicessimo che tutti sono privi di talento, diremmo una enorme castroneria e peccheremmo con una certezza che non dovremmo avere prima di averne incontrato almeno un centinaio e valutato libri alla mano come scrivono.

    La truffa è comunque chiedere tanti soldi quanti vale una macchina di seconda mano… (o una rata del mutuo) e in secondo luogo non fare quella benedetta selezione. La domanda è tanta, ma l’offerta manco scherza. I beni voluttuari sono nelle nostre vite anche se in coscienza sappiamo di non averne bisogno per la sopravvivenza. Ma non ci sono perché c’era grande domanda: ci sono perchè un giorno qualcuno disse CREIAMO QUESTO BISOGNO E STUZZICHIAMO LA GENTE… (sto solo simpaticamente rovesciando la prospettiva… 🙂 )

  9. Ehi, ma si può sapere chi è questo editore non proprio piccolo che chiede soldi?
    Capisco che forse temete rischi legali, ma insomma, a noi navigatori ce lo dovete.
    Anche in privato.
    Tanto l’indirizzo ve l’ho messo.
    Grazie.

  10. Infatti, non capisco perchè per le piccole case editrici è subito: “Hei, Nome Cognome editore ha detto questo e quello” e qunado qualcuno di grosso fa lo stesso non si dica chi è…

  11. Il motivo è semplicissimo: chi ci ha fornito l’informazione e la testimonianza ha chiesto che il nome dell’editore non sia reso noto.

  12. Ho letto tutta la vicenda MJM.
    E sono una loro autrice. Spero non abbiate gettato i vostri pc dalla finestra…
    Non sono qui per parlare se sono o no professionali, ma mi ha MOLTO infastidita il fatto che abbiate stabilito che chi pubblica a pagamento è un autore fallito. Sono l’autrice di “FINE DELLA TREGUA”, un romanzo fantasy. Non sono milionaria e non sono nessuno, a dirla tutta, ma nel suo piccolo, tra gente che non mi conosce e che a onore del vero ha ammesso di detestare il genere Fantasy, ha riscosso ottime critiche.
    Non metto in dubbio il fatto che tanti autori siano sufficientemente egocentrici da non poter aspettare di vedere il proprio libro pubblicato e che l’editoria a pagamento sia nata proprio per questo, ciononostante ci sono piccoli esordienti come la sottoscritta che si sono visti fare miriadi di complimenti dalle case ed. NON a pagamento e poi abbiano aspettato, e aspettato, e aspettato, e aspettato (posso andare avanti così ad libitum…) che venisse fatta loro una proposta editoriale. La Asengard mi aveva elogiato, ma dopo un anno hanno accennato che mi avrebbero mandato una proposta. Sto ancora aspettando.
    Poichè in famiglia ho un pensionato che ha cessato l’attività di tipografo (tra l’altro adesso è molto gettonato per fare corsi di formazione) da pochi anni, mi sono fatta consigliare circa i costi di un’eventuale pubblicazione.
    Vi risparmio i dettagli, poiché m’è parso di capire che siete esperti del settore.
    La scelta della pubblicazione a pagamento è giunta nel momento in cui ho visto il sogno della mia vita incagliarsi nelle acque basse della proposta di pubblicazione. RIPETO: il mio non è un intervento a favore della MJM. Anzi. (e chi ha orecchio per intendere, intenda…)
    Ciò che ho analizzato con accuratezza, aiutata da questo mio famigliare, è stato il costo della pubblicazione (tutto compreso per 1000 copie). MJM era più bassa delle altre, ecco tutto. Avevo bisogno di un trampolino di lancio. Anche perchè, e siamo onesti, ai concorsi letterari nazionali c’è sempre un occhio in più di riconoscimento per chi ha già pubblicato.
    ADESSO che ho pubblicato un libro e lo presenterò e promuoverò al Salone del Libro di Torino, solo ADESSO riesco a ricevere una risposta dalle case ed. E vengo a presa in considerazione nei concorsi letterari nazionali. ADESSO che ho pubblicato, riesco ad avere un minimo di concretezza agli occhi degli addetti ai lavori.
    Ciò che trovo assurdo è proprio questo: senza una pubblicazione non sei NEPPURE vivo. E’ come se facessi parte delle ombre. Non pretendo di essere considerata una “rivelazione”, nè “un mito”, anche perché è da poco che sono riuscita a mettermi in gioco ufficialmente, ma credo che il vs giudizio negativo a priori verso chi pubblica a pagamento sia sbagliato.
    Ho investito dei soldini sul mio sogno, ma proprio perchè è il mio sogno ho deciso di tentare. Almeno una volta… se proprio non dovesse andare, amen. Sulla mia tomba scriveranno “quella che ha provato a diventare una scrittrice professionista.”

    Spero di non aver commesso troppi errori di battitura. Domando scusa, ma sono le dieci di sera passate e sto per allattare la mia terza figlia. Potrei aver commesso qualche errore…

    Grazie dell’ascolto,
    Rebecca

  13. Non si viene presi in considerazione se non si ha pubblicato? E da chi non si viene presi in considerazione, di grazia?
    Non parliamo della pubblicazione a pagamento come di un trampolino di lancio, poi… Ci sono innumerevoli discussioni sul forum e anche qui che dimostrano l’esatto contrario.
    Ognuno dei suoi soldi fa quello che gli pare, poi. Questo è ovvio.

  14. Ciò che non si tollera, sopra ogni cosa, sono le TRUFFE e per truffa si intende anche tutto ciò che viene spacciato come scusa o giustificazione ad un certo tipo di comportamento. La professionalità di chi scrive si può mettere in dubbio solo dopo aver letto il suo testo. Essere però coscienti di scrivere bene, di avere riscontri e buona critica, però dovrebbe far maggiormente riflettere sul fatto che forse la gente pubblica a pagamento spesso perché non ha pazienza di attendere. Ci sono editori in tutte le salse. Dato che l’editoria a pagamento, siamo onesti, pubblica TUTTI e dico TUTTI, il discrimine da fare, specie poi fatto dagli addetti ai lavori, è sempre relativo.

  15. Vorrei introdurre un argomento che forse non è pienamente attinente al tema di questo blog ma che serve a inquadrare la situazione. Naturalmente la cosa interessa gli editori, ma deve esser nota anche agli autori. Sempre per fare chiarezza.
    Vogliamo parlare delle librerie che non pagano i libri che hanno venduto? Cui bisogna correre dietro per mesi, anni, per incassare il dovuto? Di quelle che spariscono, sì spariscono letteralmente?
    E i distributori che ritardano i report delle vendite e il saldo delle fatture?
    Tutti questi ritardi incidono enormemente sui bilanci delle case editrici. Ora quelle forti possono farvi fronte. Ma quelle di minori dimensioni rischiano molto soprattutto in questi tempi di ristrettezza del credito bancario.
    E’ un aspetto concreto di cui bisogna tener conto perchè finisce col condizionare politiche e scelte editoriali.
    Certo, poi vale sempre la stessa storia: nessuno ti obbliga a fare l’editore.

  16. ciao,se credete in quello che avete scritto fate come me. ho pensato,scrittoe prodotto il mio libro,ad un prezzo irrisorio’,500 libri l’energia e’ in te:SCOPRI IL TUO TALENTO ho speso circa 1.100euro iva compresa con la autorinediti,splendide persone!in 15 giorni ne ho venduti 173 a 10 euro a libro…..sono felicissimo,e il mio libro e’ anche nella libreria della mia citta’ e poi…

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