Editing: servizio aggiuntivo o elemento indispensabile?

E’ arrivato questo commento relativo alle nostre liste di suddivisione degli editori, in particolare al fatto che la Deinotera è inserita nella lista Purgatorio.

Perché è nel Purgatorio, la Deinotera? Perché fa pagare l’editing.

Elhias Ashmole sostiene che l’editing è un servizio che va fatto A PARTE, che è ovvio che il professionista che si occupa dell’editing va pagato. Ma certo, chi dice che lo deve fare gratis? Ma allora bisognerebbe pagare a parte il correttore di Word bozze, l’impaginatore, l’illustratore della copertina, il codice ISBN…sono tutte cose che hanno un prezzo.

Certo che hanno un prezzo, ma pagare a parte uno di questi servizi significa pagare un CONTRIBUTO all’editore. Il contributo non è sempre un contributo stampa: un contributo per l’editing è altrettanto meritevole della lista Purgatorio, così come lo sarebbe un contributo per l’ISBN o per altro ancora.

Editing, correzione bozze, impaginazione, ISBN…sono tutti servizi basilari che non possono essere scinti e considerati A PARTE rispetto  a ciò che l’editore può offrirti. L’editore che non chiede contributi non li chiede su niente. Come ha detto il nostro assistente tecnico al web, Jair Ohmsford:

Allora vuol dire che se io vado al cinema e pago il biglietto, devo pagare anche un altro prezzo aggiuntivo per poter vedere il film. Perchè io pago l’ingresso, mica la visione dello spettacolo!

Fine del discorso, almeno da parte nostra.

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29 thoughts on “Editing: servizio aggiuntivo o elemento indispensabile?

  1. No…rimane fuorviato chi legge cose false, non chi consulta un blog che contiene centinaia di segnalazioni verificate e veritiere.

    Se ti stanno simpatiche certe case editrici, come è evidente, allora faresti meglio a consigliarle agli amici invece di criticare chi sta facendo un duro lavoro di informazione.

  2. Questo duro lavoro di informazione si rivela improduttivo, in quanto, come ho detto, la lista è compilata in maniera ingiusta.
    Io consiglio, parlo bene e parlo male ecc., ma lo faccio in privato, non su un blog dove tutti possono leggere e quindi si giunge a un travisamento della realtà.
    Ma chi vi ha dato le informazioni, ragazzi?

  3. Consiglio ad Ayame di permettermi di postare il mio intervento anche sul forum, o, se proprio non lo vuole fare, di cancellare l’intera discussione da capo a piedi. Infatti, altrimenti, risulta uno sbeffeggio gratuito e quanto mai dannoso. Dal momento che finora tutto si è svolto più o meno in maniera regolare, sono stato tranquillo, ma
    se ora non procede cancellando tutto o reinserendomi, le farò avere guai legali, questo è sicuro. E questa è una minaccia vera.

  4. Elias, leggiti il regolamento di forumfree. Non puoi accampare alcun diritto su inserimento o meno di commenti, in quanto amministratrice del forum ho il diritto di far parlare o meno chi desidero.

    Il blog è moderato da me e valgono le stesse regole. Dato che si sta degenerando in un flame senza fine e che ti ho già permesso di insultare me personalmente e di gettare ombre dove non ce ne stanno, mi metto a censurare.

  5. A dire il vero tu hai fatto due cose gravissime:

    1) hai selezionato il materiale che ti faceva comodo della nostra discussione e lo hai dato in pasto agli altri, facendo ancora una volta cattiva informazione;

    2) non vuoi nemmeno far sì che io giustifichi la mia posizione, facendo cattiva informazione ed esponendosi a commenti davvero poco simpatici e anche illegittimi, visto che le persone che li hanno fatti non sono al corrente dell’intera discussione (se poi lo sono, ok, ma comunque è un diritto avere possibilità di parola).

    E non ti ergere a paladina della giustizia… la tua immaturità è evidente (ops…).

  6. Elias, nel forum c’è il link alla discussione sul blog, e tutti i partecipanti alla discussione hanno letto – e in molti casi intervenuti – qui.

    Tu non hai la possibilità di dire la tua sul forum e non l’avrai fino a quando non ti degnerai di leggere il regolamento e di rispettarlo.
    Dato che questo è il comportamente che adottiamo grosso modo con tutti, non vedo perché tu devi essere un’eccezione.

    Grazie per avermi dato dell’immatura. Detto da te è un complimento ^o^

  7. Cara Linda Rando, va bene così.
    Non vuoi cancellare l’intera discussione o reinserire la mia? (il regolamento me lo sono letto, e l’hai infranto anche tu).
    Vuoi continuare a fare cattiva informazione e danno? Lo sai che stai andando contro la legge?
    Va benissimo.
    Vorrà dire che ti assumerai la responsabilità di questo.
    A presto.

  8. Due domande:
    1 – Perché si continua a usare una fantomatica legge (mai precisata, peraltro), a scopo minatorio? Quale legge starebbero infrangendo questi ragazzi?
    2 – Perché da un piano meramente generale si passa agli attacchi personali? Mi sembra poco costruttivo.

    Citando un commento trovato altrove su questo blog:
    Ed ecco la prima distinzione necessaria che mi premeva qui sottolineare: c’è una bella differenza tra l’editore che fa pagare all’autore editing e correzione (e parliamo di tariffe ragionevoli) e l’editore che chiede all’autore un contributo come copie da ricomprare o spese di stampa. Se l’editore fa pagare la stampa, si mette alla stregua del tipografo; se l’editore fa riacquistare le copie, cosa che penso sia la peggiore da parte di un editore, vuol dire che egli per primo NON crede a quello che sta pubblicando e non compie un vero investimento.

    Invece, chi non fa riacquistare le copie e non fa pagare la stampa, ma semplicemente richiede una piccola spesa per la correzione di bozze (che è comunque un lavoro e va effettuata comunque sul testo, se non si vuole pubblicare un manoscritto pieno di errori), si pone materialmente e anche moralmente ad un livello più elevato di chi invece utilizza quei mezzucci sopra menzionati.

    Se si fanno acquistare copie si chiede un contributo (dal De Mauro: apporto o aiuto offerto da qcn. per il conseguimento di un fine comune) se si fa pagare l’editing si chiede un contributo. Se l’editore fa pagare la stampa, si mette alla stregua del tipografo e sono d’accordo con lei. Se l’editore fa pagare l’editing si mette alla stregua dell’Agenzia letteraria. In ambedue i casi sono imprese di tipo diverso. Sulla moralità non metto bocca: non mi permetto di dare giudizi di valore.
    Poi, chi fa acquistare copie o fa pagare la stampa mi sembra che venga messo in una lista specifica, chiamata Lista Inferno, correggetemi se ho capito male.
    Quindi è una tripartizione che va in favore di chi ha un atteggiamento non biasimevole ma non del tutto perfetto: invece di essere bollati come Inferno vanno nella lista Purgatorio.

  9. In tutto questo, mi spiace solo per la Deinotera, che magari è una casa editrice serissima (non la conosco, non posso dire niente nè in un senso nè nell’altro), ma con un simile avvocato difensore ne esce conciata davvero male.
    Certa gente meglio, molto meglio, averla per nemica.

  10. Per Caym: premetto che alla prima domanda rispondo alla fine.

    1) Se accettiamo la definizione linguistica del termine “contributo”, è chiaro che ci dobbiamo attenere a quel che dice il vocabolario. Il fatto è che “in ambito editoriale” per “case editrici con contributo” (e l’avrò detto tante volte ormai) si intendono quelle case editrici che fanno pagare la stampa o le copie all’autore (o entrambe le cose). Anche nel Purgatorio sono presenti case editrici che fanno pagare queste cose (in realtà anche nel Paradiso, e non una sola). Se si accomunano nella stessa categoria di Purgatorio case editrici che fanno pagare le copie all’autore con case editrici che non fanno pagare niente se non la correzione di bozze (a meno che il testo non sia perfetto), e mi riferisco al caso della Deinotera, certamente potrò affermare a buond diritto che la lista è compilata male. Ciò lo posso dire con sicurezza sulla base del fatto che una cosa è la redazione di un testo (è un lavoro) e un’altra è la pubblicazione di un testo (compito dell’editore che non può essere a carico dell’autore). Detto questo, e premesso che la lista contiene obiettivamente degli errori, mi è stato risposto che “correzione di bozze” è contributo e ciò, in materia editoriale, ripeto, è falso. Io potrei anche non contestare la posizione della Deinotera nel Purgatorio, ma solo se fosse messa in compagnia di case editrici che come lei non fanno pagare alcunché se non la correzione di bozze (e quando serve!). Ma così non è.

    2) Ho parlato di “legge” perché la persona che cura questo blog non si è limitata a contestarmi (che ben venga: io sono aperto al dialogo, a differenza sua), ma ha aperto una discussione parallela sul forum di questo blog SENZA mettermi a conoscenza di ciò, ha selezionato SOLTANTO parti della discussione che abbiamo avuto (naturalmente a suo vantaggio, distorcendo la realtà) e mi ha schernito pubblicamente SENZA permettermi di controbattere con minaccia di bannarmi. Poi si meraviglia se parlo di “fascismo” (beninteso, non il fascismo in senso storico ma quell’atteggiamento dittatoriale che contraddistingue questa persona). Parlo di “legge” perché, da quel che posso leggere sul forum, ce n’è abbastanza per procedere. Le ho consigliato di eliminare tutto o di darmi almeno la possibilità di controbattere ma ciò non è stato. Poi afferma che “in Italia c’è libertà di espressione”, ma lei è la prima a infrangere questa libertà.

    Per Laura:

    anche a me dispiace molto. A differenza tua, che ti limiti in modo intelligente a dire che non conosci la casa editrice e quindi non dai giudizi, sul forum c’è gente che grazie ad Ayame è passata a insulti ecc. Naturalmente si commentano da soli.

  11. 1) Sei tu ad applicare la definizione di contributo editoriale solo a un certo tipo di contributo. E’ una definizione soggettiva e non oggettiva.

    2) Seconda cosa, io non infrango nessuna legge, né sulla libertà di parola né altro. Primo perché ul forum, paragonabile a casa mia, ho il diritto di mettere a tacere chi mi pare e piace, secondo perché sullo stesso forum, nello stesso topic (di cui non sono tenuta a notificarti nulla) c’è il link alla discussione completa. Terzo, noi abbiamo “sbeffeggiato” un NICKNAME. Tu hai insultato perosne con tanto di nome e cognome – vedi la sottoscritta.

    Ciao.

  12. Pensala come ti pare. Non è vero niente di quello che scrivi, a parte l’ultima considerazione, naturalmente priva di senso in una discussione di questo tipo.

  13. Infine, per chiarezza. A casa tua fai quello che ti pare e dici quello che ti pare. Qua non è casa tua, anche se forse credi che sia così, e ti assumi la responsabilità delle cose sbagliate che, volontariamente o involontariamente, affermi.

  14. Non sarò contento finché non verranno fatte precisazioni alla lista sui criteri utilizzati da ciascuna delle case editrici, o fino a quando non verranno tolte le terminologie dantesche, o fino a che non verrà riformata la lista secondo criteri più consoni.

  15. E dai degli ottusi a noi? -.-” i criteri sono stati spiegati e rispiegati miliardi di volte.
    Sono stufa di parlare con gente così, non rispondo più.

  16. Non mi sembra di essere stato l’unico a contestare la validità di questa lista, comunque. Segno che proprio chiarezza non ce n’è.

  17. Elias… le liste sono in continuo perfezionamento, vengono incoraggiate segnalazioni per poterle migliorare.
    Il criterio è questo, e ti è stato spiegato più volte:
    in Paradiso ci sono quelle case editrici che, secondo le opinioni e le esperienze raccolte, non richiedono alcun tipo di pagamento, mai;
    in Purgatorio ci sono quelle case editrici che a volte richiedono dei pagamenti, di qualsiasi genere, e a volte non lo chiedono. O su cui sono pervenute delle esperienze discordanti;
    in Inferno sono state inserite le case editrici che, sempre dalle esperienze raccolte, risultano veri e propri servizi di stampa a pagamento, chiedono sempre contributi e sempre cifre piuttosto alte.

    Comunque non si vogliono proporre queste come verità assolute, sono semplicemente un riassunto delle considerazioni e delle esperienze di molte persone; sono sicuramente presenti delle incorrettezze, ma è con segnalazioni e con l’aiuto di tutti che si possono migliorare, invece di bocciare in toto il lavoro fatto.
    Se sai di case editrici presenti in “Paradiso” che invece richiedono pagamenti di qualsiasi tipo, sarebbe splendido che le segnalassi e sono certa che lo staff si informerebbe il più possibile a riguardo!

    Perché, per quanto espressione di ciò che è stato raccolto in merito a queste case editrici e non verità inconfutabile a cui affidarsi ad occhi bendati, è un buon lavoro e un punto di partenza per chi cerca di orientarsi nel mondo della piccola editoria, che a visitare i singoli siti internet degli editori si direbbe composta di santi e benefattori. Se ci fosse chiarezza sulle modalità editoriali non ci sarebbe bisogno di tutto questo.

  18. Finalmente un intervento equilibrato, per il quale ringrazio.

    Posso solo risponderti che la compilazione della lista implica un giudizio morale di fondo ineludibile che danneggia gli editori che ne fanno parte. Ora, al di là degli indubbi casi di furfanteria (e ve ne sono tanti), fare di tutta l’erba un fascio utilizzando il criterio di “contributo = qualunque forma di denaro speso dall’autore” è ridicolo. Su questo purtroppo non ci piove. Non possiamo accomunare redazione e pubblicazione come compiti entrambi dovuti a prescindere!

  19. Il criterio di contributo è esattamente “qualsiasi tipo di pagamento richiesto all’autore dall’editore”. E su questo non ci piove.

  20. Da poco è stata stilata questa divisione in tre liste, prima la situazione presentava solo una lista EAP: Editori A Pagamento. Questo creava problemi, perché è evidente che c’è pagamento e pagamento: i servizi offerti e i pagamenti richiesti erano troppo diversificati.

    La divisione in tre liste è nata per riabilitare in qualche modo quelle case editrici che, pur non offrendo sempre un servizio completamente gratuito, avevano dimostrato (sempre secondo la maggioranza delle esperienze riportate) una certa serietà (oppure su cui sono state raccolte opinioni molto discordanti).

    Il passaggio non è stato privo di critiche: alcuni ritengono che un editore non debba chiedere per nessun motivo soldi all’autore e quindi che questa nuova sfumatura di grigio inserita sia un tradimento nei confronti di questo ideale.
    Ideale per altro condiviso dalla maggior parte del forum, ma da una votazione comune è comunque emersa l’esigenza di stilare una lista che non rappresentasse quello che deve essere secondo noi l’editoria, ma che desse più informazioni allo scrittore esordiente che si chiede con quali case si troverebbe a sborsare cifre esose, chi potrebbe chiedergli dei contributi, ma comunque in certi limiti, e da chi invece non aspettarsi nessuna richiesta di denaro.

    E’ evidente che anche questa divisione non può soddisfare tutte le sfumature presenti, e sicuramente non tutte le case editrici in “purgatorio” sono ugualmente professionali – come ci sono certamente delle differenze anche all’interno delle altre liste – … ma di certo non vuole dare un giudizio morale (che forse era proprio “il problema” della lista EAP): si sono solo volute raccogliere in un modo facilmente consultabile e direttamente utile allo scrittore tutte le discussioni nate sulle varie case editrici e, per entrare nel merito di ciò che su ognuna è stato detto, è spesso presente un link alla discussione specifica in cui si possono leggere le informazioni raccolte (o quanto meno quelle pervenute come messaggio sul forum, e non per email non pubbliche), aggiungere le proprie o confutare ciò che è stato detto (e in cui è evidente che l’unico dubbio che è stato sollevato sulla Deinotera riguarda il pagamento dell’editing e da questo ognuno può trarre autonomamente le proprie conclusioni).

    Spero di non aver detto cose errate, mi fa un po’ effetto parlare così “al plurale”, quando non ho certo il diritto di parlare per gli altri, ma confido di averti riassunto la situazione in maniera corretta. (oppure correggetemi… ^^;)

  21. mi correggo da sola: noto ora che i link alle discussioni sono presenti solo nelle liste a cui si accede dal forum (credevo che anche il link dal blog portasse alla stessa pagina)… forse potrebbe essere buono aggiungere a tutte le versioni della lista i link in cui approfondire la conoscenza delle esperienze avute con le singole case editrici.
    O forse, se non ricordo male, era già in previsione il fatto di aggiungere altre informazioni per completezza? … mi pareva se ne fosse parlato.

  22. Grazie ancora per la risposta esauriente, Francesca.
    Siamo d’accordo sul fatto che c’è necessità di aggiungere informazioni per completezza, in modo che non vi siano dirottamenti o fraintendimenti.
    Tuttavia, cambiare da lista EAP a lista Inferno Purgatorio ecc. implica, come già detto, di per sé un giudizio di merito proprio per ciò che quelle parole “dantesche” significano. Senza mettere in discussione l’intenzione di chi ha creato la denominazione suddetta, va detto che l’ESITO è chiaramente quello che conta, e l’esito è inequivocabilmente un giudizio di merito.

  23. Pingback: Editing e correzione bozze | Liblog

  24. Scusate, avrei bisogno di un chiarimento a questo proposito. Nella lista dei requisiti fondamentali per entrare nel “Paradiso” c’è scritto:
    Offrono un buon servizio di editing.
    Ora, non mi è chiaro come mai continua ad essere presente nella lista, per esempio, la 0111 Edizioni, che, notoriamente, non effettua assolutamente alcun editing (e pare che non sia neanche distribuita, ma non è questo il punto).
    Vi ringrazio in anticipo per l’eventuale risposta.

  25. Renato hai perfettamente ragione. Diciamo che il requisito primario è non rischiedere alcun tipo di contributo, poi il resto viene a scalare. Il motivo per cui sono linkate anche tutte le discussioni relative alle varie case editrici serve proprio a lasciare la libertà di giudizio a seconda delle informazione raccolte. Come abbiamo già detto e ripetuto, è una classifica indicativa poi sta allo scrittore/lettore decidere a chi mandare il suo romanzo.
    La collocazione avviene per una combinazione di determinate caratteristiche, ovviamente sarebbe bello riuscire sempre a pubblicare con case editrici che fanno tutto senza contributo e producono lavori di alta qualità. Spero di essere stata esaustiva.

  26. Tra l’altro mi preme sottolineare che 0111 È distribuita. Le motivazioni per cui non fanno editing sono esposte nel forum dalla stessa Stefania Lovati di 0111 nell discussione relativa.

  27. Grazie per le risposte. Sinceramente mi rimane qualche dubbio e vorrei esprimervelo.
    Lasciando da parte ovviamente le case editrici che ti chiedono cifre spropositate, non saprei cosa scegliere fra queste due possibilità:
    1) una casa editrice che ti chiede un contributo non eccessivo (es.: le classiche 50 copie), ma ti offre un servizio di editing e ha un normale canale di distribuzione, anche se non troppo diffuso.
    2) una casa come 0111, che non chiede contributo (ottimo!), ma non offre editing, non ha una vera distribuzione (ho letto sul forum, ma credo sia difficile, non avendo un vero distributore, andare troppo in là) e, appena nata, pubblica 150 libri in un anno (a me è venuto naturale domandarmi se ci sia una selezione seria o non accettino quasi tutto, avendo anche letto commenti nel forum su frequenti refusi nelle pubblicazioni).
    Vorrei precisare che non ho intenzione di sminuire il lavoro di nessuno e anzi sono molto interessato anche alla 0111 (una casa che non chiede contributo è comunque da sostenere), però mi piacerebbe avere qualche garanzia in più.
    Voi che ne pensate? Grazie ancora, ciao e complimenti per l’ottimo sito-blog-forum.

  28. Renato cerco di spiegarti meglio. La linea di pensiero del forum è che un editore sia un imprenditore e un imprenditore investe dei soldi rischiando. Cerca di produrre un prodotto che sia vendibile e di alta qualità a SUE spese senza obbligare chi si affida a lui a condividere il rischio a livello di pecunia. Se una casa editrice decide che per risparmiare non fa un lavoro di editing è evidente che la qualità varierà a seconda dell’autore, ma comunque è una loro scelta che non va a ledere l’autore, e comunque questo viene avvisato prima.
    La casa editrice a pagamento, mettiamo anche che chieda l’acquisto di 50 copie, non vuole assumersi il rischio al di là del lavoro che fa. Poi non è assolutamente detto che le case editrici a pagamento non facciano un lavoro migliore delle case editrici che sono totalmente gratuite- Non diamo un giudizio in termini di qualità ma di soldi (tanto per essere chiari)

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