Siamo alle solite

Siamo alle solite assurdità propinate dagli editori, miei cari.

Mi riferisco alla risposta datami dalla casa editrice Ibiskos, che alla mia domanda “chiede contributi agli esordienti?” ha risposto in questo modo:

Si, chiediamo il contributo agli autori, perchè putroppo non possiamo fare altrimenti: non abbiamo finanziamenti pubblici di alcun tipo, siamo editori indipendenti, slegati da qualsiasi logica politico-economica, non abbiamo gruppi che ci spalleggiano. Garantiamo dei servizi seri e pubblichiamo autori validi ma nessun editore campa di vendita di libri (nemmeno Mondadori, che sopravvive grazie alle proprie riviste e giornali), quindi senza il sostegno degli autori non esisteremmo.

Legga la Lettera agli autori presente sul nostro sito, avrà molte delucidazioni in merito all’editoria.

Cordialmente.

La segreteria

Mi risparmio ogni ulteriore lettura. Che Mondadori non campi solo grazie ai libri mi ha fatto uscire gli occhi dalle orbite.
Poi, vogliamo pensare a tutti quei piccoli editori indipendenti – Las Vegas, Villaggio Maori Edizioni, XII, Galaad, Zandegù e molti altri – che campano con la vendita dei loro libri senza domandar soldi a nessuno, come fanno?

Non credete alla formuletta “tutti fanno così, è obbligatorio, senza chiedere soldi non si può andare avanti”: non corrisponde alla verità.

E’ triste vedere quanti siano gli editori che, sempre più spesso, danno questa scusa per giustificare la loro scelta. Dite la verità: voi chiedete contributi perché avete difficoltà a mantenervi sul mercato, ma non dite che TUTTI fanno così e che nessuno campa senza domandar soldi agli autori o avere finanziamenti di qualche tipo, perché non è affatto vero.

Un appello alla sincerità.

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40 thoughts on “Siamo alle solite

  1. Oddio, campiamo… parliamone XDDDDD
    Comunque quando si ha a che fare con la clientela SI DEVE FARE CHIAREZZA. Nell’era di internet purtroppo i nodi vengono al pettine più facilmente. 😉

  2. Sicuramente hanno il merito ( anche se in realtà non è un merito ma dovrebbe essere la normalità per tutti) di aver detto chiaramente che chiedono contributi, senza mascherare la cosa.
    Però questo non vuol dire che sia indispensabile o che sia la norma. Se uno li vuole chiedere li chiede (ed è legale), se non vuole non li chiede agli autori, come fanno altri ( tra l’altro guadagnandoci lo stesso).
    E’ una scelta editoriale e una strategia aziendale, non un obbligo dettato dal mercato. Che poi sia più facile andare avanti chiedendo soldi a tutti gli autori è ovvio, per motivi che non c’è bisogno di spiegare… 🙂

  3. appronfondiamo il discorso sulla pubblicità ingannevole?
    Tipo, se erano in quattro perchè si facevano chiamare i tre moschettieri?
    se hanno deciso come scelta imprenditoriale di pubblicare con contributo perchè dicono che questa è l’unica strada che si pone di fronte ad un editore?
    sincerità, cantavano a Sanremo…

    en garde, Richelieu!
    avvocatospadaccino, moschettiere del Re.

  4. come nel libro di Yunus, “Il banchiere dei poveri”, in cui si parla di microcredito, desiderei un’editoria libera, informale, attraverso la quale chiunque può pubblicare e avere il diritto di diffondere le proprie opere, tutelato ugualmente. é per questo che sto creando un archivio on line, dove gli autori possono diffondere le proprie creazioni, rendersi noti e avere la propria vetrina. un sogno? speriamo si avveri.
    a presto

  5. @Alessia, se ti va potremmo collaborare, dopotutto anche noi stiamo cercando di realizzare un sogno 🙂
    Grazie per i complimenti che hai lasciato sull’altro commento.

  6. Certe risposte si commentano da sole. Quanta mala fede ci può essere nel dire che devono fare così altrimenti non campano? Non lasciamoci ingannare, teniam duro e chi vuole arrivare alla pubblicazione con un prodotto che se lo meriti prima o poi riuscirà!

  7. Sono d’accordo con voi tutti, ma, tanto per amore di cronaca, un piccolo appunto:

    “Che Mondadori non campi solo grazie ai libri mi ha fatto uscire gli occhi dalle orbite.”

    …Mondadori NON campa solo grazie ai libri, è vero. E nemmeno solo grazie alle riviste. Tanto per dire, si pappa milioni di euro l’anno di contributo statale, di soldi NOSTRI.
    Questo ovviamente non giustifica la richiesta di contributo editoriale, ma considerate che in editoria, nonostante le ciarle dei vari Baricchi, il “capitalismo virtuoso” del mercato che premia i bei titoli esiste raramente, e di solito riguarda le case editrici medie o piccole, non i colossi.

    Alessia, quello che sogni esiste già e si chiama Lulu, più in generale si chiama web. Io non sogno un mondo in cui chiunque pubblichi, per carità! Io sogno un mondo in cui tutti abbiano le stesse opportunità, ma pubblichino solo i MIGLIORI.

    ciao a tutti ^^

  8. Giulia, lo so. Peccato che i signori vogliano far passare, con quella frase, il concetto che tutti chiedono contributi e che diversamente non si può fare ^^

  9. Cara Giulias83, sono d’accordo con te: il web è una risorsa straordinaria, offre molte opportunità, anche se d’altro lato molti intoppi, per via di un’affidabilità che molto spesso manca. come lulu, c’è tesi online potremmo dire: non che non ne fossi a conoscenza. e allo stesso modo anche il mio “sogno”, come l’ho chiamato, è sul web, sul mio sito. solo che è una biblioteca multimediale, assolutamente gratuita. è anche un concorso, ma non un’azienda. il “sogno” di cui parlavo è un’editoria libera, la nascita di un canale d’informazione non asservito al guadagno e alla speculazione. immagino tu sappia quanto sia difficile avere visibilità, proporre le proprie creazioni. io lo sperimento ogni giorno, cercando di realizzare un giornale on line. ma mille sono gli intoppi. aldilà dell’altra faccia della medaglia, che è la graduale estinzione della carta stampata, nonchè la tentazione del basso profilo, non credo che un criterio meritocratico sia il metodo migliore, specie nella società in cui viviamo. non voglio alimentare il facile arrivismo. solo partire dal basso.

  10. Ciao mi chiamo Veronica, è un pò che scurioso nel vostro sito e devo dire che ci sono davvero tante cose interessanti. Anche io amo scrivere, scrivo da sempre ma non mi ero mai decisa a portare a termine un vero e proprio romanzo. Poi l’agosto scorso sono rimasta a casa dal lavoro e mi sono decisa, così sto concludendo il mio primo libro. Ho già contatatto un editore e mi auguro entro Giugno di potergli inviare il tutto. Non mi aspetto di essere presa in considerazione, conosco i miei limiti e sono sicura che il mio lavoro avrà sicuramente delle mancanze dovute all’inesperienza però ho fiducia e ho voglia di mettermi in gioco. Mal che vada ritemnnterò con un altro romanzo!
    Io tratto un genere un pò bistrattato, il romanzo rosa, di cui ne sono anche un’accanita lettrice. Vi aggiungo tra i link e se non vi spiace mi piacerebbe scrivere un post sul mio blog dedicato al vostro sito. Credo che farebbe piacere alle mie lettrici perchè molte di loro sono autrici esordienti ed altre stanno tentando di intraprendere la stessa strada. Ma prima di farlo preferisco avere un vostro consenso.
    Ciao
    Veronica Bennet

  11. Ciao Veronica,
    la pubblicità è sempre ben accetta, figurati se diciamo di no XD
    Più persone ci conoscono più ci avviciniamo al nostro obiettivo: quello di fare informazione e controinformazione. Insomma, di fare chiarezza 😉

  12. Ora, non per essere troppo pignola e deviare dalla discussione, nella risposta dell’editore ci sono due errori in prima riga:
    “Si, chiediamo il contributo agli autori, perchè”
    Il sì va accentato, e il perché ha l’accento sbagliato.
    Solo per sorridere, eh.

  13. Stavo per scrivere la stessa cosa che ha fatto notare Livia! Che vergogna… speriamo che usino il contributo dell’autore anche per assumere gente che almeno abbia fatto la prima elementare.

  14. Ho letto molti libri di Ibiskos e tra le case editrici con cui sono venuta in contatto, la loro è una di quelle che si è fatta in quattro per farmi arrivare i propri libri. Chiederanno anche contributi per stampa e editing, ma hanno editato libri che altri indipendenti e senza contributo si possono pure sognare.
    Io li ho letti e posso testimoniare che hanno pubblicato tesori di un certo livello narrativo. Devo fare il nome di colui che 9 su 10 pubblica tutto senza selezione per contrapporlo a chi comportandosi in modo così all’apparenza biasimevole, ha pubblicato libri con dignità letteraria vera?

  15. Io non metto in discussione quel che editano e come editano, Ale… A me dà fastidio il solito discorso “o così o niente”.

  16. ah va beh, ma quel discorso lo so, è stupido e trito. è come si vergognassero di qualcosa e fanno male. che poi il pdf dove spiegano molte cose è davvero lungo e fa troppi giri di parole. va a finire che il contributo si può esplicare solo come acquisto copie (quindi la pubblicazione è compresa, non a latere). pure a me rompe questo usare la scusa. un santo uomo diceva ….GRAZIE ALLA NOSTRA CAPACITA’ DI STARE SUL MERCATO… ecco. loro la capacità ce l’hanno perché pubblicano roba con una certa dignità. errano poi giustamente cose si dice qui, nel non far perno su questo ma uscirsene con la solita dichiarazione d’intenti/scusa preventiva. se la mettono così sembra che vadano a rubare… (la comunicazione non è per tutti evidentemente 😀 )

  17. Conosco la citazione, e dubito che ci sia chi non l’ha riconosciuta XD
    Mah… Io personalmente son stufa di tutta l’editoria a pagamento. Io non discuto la dignità dei loro testi e la loro professionalità, ma sono stanca di scuse campate per aria, di falsità propinate per verità assolute, modus operandi personali spacciati per universali, sono stufa di editori che chiedono soldi agli autori. Perché la stragrande maggioranza dell’editoria a pagamento adopera come discriminante il denaro: se si trovano di fronte a un talento ma costui non ha i soldi o si rifiuta di pagare non lo pubblicano e tanti saluti (ragionamento che mi è rimasto particolarmente impresso dal manifesto contro l’editoria a pagamento di Aldo Moscatelli)

  18. sì qui si parla di editoria per “io posso permettermelo e tu no”.
    ma ricordiamoci sempre che io posso sempre dire di no… se un determinato modus operandi ha trovato l’appoggio di tanti autori – e non parliamo dei primi esordienti brufolosi che a malapena sanno l’italiano ma vogliono farsi pubblicare da Mondadori… – dovremo pure porla a loro qualche domanda.
    A me possono pure dire che camminano sulle acque. Se non mi va di starli a sentire dico no e addio. Come abbiamo già visto, tutti vogliono propinarci verità personali spacciandole per universali, eppure con un po’ di cervello riflettiamo e diciamo NO pure a chi non ci chiede soldi, quando vogliamo.

  19. Assolutamente. Ma non dimentichiamo che oltre ai mentecatti vanitosi ci sono persone ingenue convinte che il sistema editoriale funzioni REALMENTE così. Ed è nostro dovere parlare dei due lati della medaglia.

  20. non credo negli ingenui… proprio no. specie di fronte a persone con istruzione alta, ricchi curricula ed età non adolescenziale… la medaglia ha i suoi lati ma ib base alla posizione da cui uno la fissa assumono sfumature diverse. (io lo sai che non pagherei un cent manco al padreterno, né a conosciuti né sconosciuti, quindi non difendo Ibiskos perché quel pdf di “spiegazioni” si commenta da sé…)

  21. Gli ingenui ci sono, sono pochi ma ci sono. Oltre a tutelare questi io spero di sensibilizzare gli altri… Ma si sa, gli esordienti un giorno dicono una cosa e il giorno dopo un’altra, e “si accontentano, perché così è meglio di niente”…

  22. non parliamo del “meglio di niente” uahahahhahahaha
    il meglio di niente è la politica di quell’editore che sappiamo e giocoforza invia contratti come se piovesse e ovviamente al 90% firmano tutti. che tristess

  23. Vi dico la mia esperienza da scrittore.

    Le case editrici serie, anche se piccole, se credono davvero nel tuo lavoro ti pubblicano a loro spese. Questo è successo a me coi miei romanzi.
    Se chiedono soldi non va bene perché vuol dire che si ‘parano il…’ in quanto non si fidano di quello che pubblicheranno.

    Non cascateci!

  24. Non chiedere denaro a nessuno non vuol dire essere un editore di qualità. la qualità è il discrimine che dovrebbe stare al di sopra di tutto. sempre.

    ci sono tanti imprenditori che INVESTONO… su chi e cosa? su TUTTI indiscriminatamente. Sul forum di W.D. ne ho letti tantissimi altri (anche se non sto mettendo in dubbio la qualità degli scritti di chi ha ricevuto la proposta). Come si DEVE dire no a chi chiede soldi – e io mi chiedo come diamine qualcuno possa firmare un contratto in cui ti spillano soldi manco se stessi acquistando un’automobile nuova in concessionaria.. questo ha a che fare con la sanità mentale delle persone e il raziocinio.. manco con velleità artistiche di qualsivoglia natura – si DEVE anche tenere il cervello acceso di fronte a chi NON TI CHIEDE CONTRIBUTI cash…

    C’è gente che usando lo specchietto per allodole del NON CHIEDIAMO CONTRIBUTI, SIAMO INDIPENDENTI E BLA BLA BLA, guadagna più di quanto Il FIlo & company guadagneranno mai in denaro: CI GUADAGNA IN PUBBLICITA’ POSITIVA e in FIDUCIA. Di fronte a tanti esordienti che finalmente dicono no ai contributi, oggi si parano alcuni soggetti nuovi che arricchiscono la fauna di furbi che gravita nell’editoria. E 9 su 10, tutti quegli esordienti che tanto si battono per il NO al contributo, firmando, avalleranno un pessimo tipo di editoria perché fare gli stampatori, anche senza chiederti niente, non vuol dire essere editori 🙂

    La prospettiva è ricca e multiforme. Il mio unico consiglio è di evitare sempre di essere – al di là dell’opera in sé che ci si augura sia sempre degna di quel nome – “vittime” di quelli che sembrano i “meno peggio”… abdicare all’uso del cervello mai.

    🙂

  25. Purtroppo i disinformati ( chiamiamoli così, va!) sono più di quanto possiamo immaginare. Continuo a ricevere tantissime email di persone che chiedono se è vero che per pubblicare bisogna PER LEGGE pagare tanti soldi… Oppure mi domandano se l’editore può pretendere (pretendere? ma che è un datore di lavoro???) che l’autore paghi le prime X copie… Purtroppo la disinformazione è tanta e molto spesso è accompagnata dalla convinzione, dettata dalla fretta di diventare ricchi e famosi, che se ricevi una proposta editoriale poco convincente DEVI assolutamente firmare SUBITO, se no perdi il “treno” e non pubblicherai mai più con nessun altro…

  26. “lei ha poco fiuto, mi auguro solo che non debba pentirsi di aver perso questo treno” – parafraso quanto dettomi da colui che NON chiede contributi ma è discutibile uguale.

    risposta mia:

    “se devo andare a Pescara, non prendo il treno per Milano”…

    😉

  27. Alcuni editori sono dei cialtroni e va bene, il mondo è pieno di gente così. Ma è l’editore cialtrone stupido che dà sui nervi. Anch’io una volta chiesi a un editore se pubblicava a pagamento. A te hanno dato una risposta, sia pure insoddisfacente. Ma ti assicuro che neanche la Gestapo sarebbe riuscita a estorcere una risposta qualsiasi all’editore a cui feci la tua stessa domanda.
    Scusa se ti linko ancora un mio post, ma si tratta di una storia lunga, ciao.
    http://penultimi.blogspot.com/2006/02/quando-gli-editori-fanno-oh.html

  28. @ ALessandra Di Gregorio

    questa non l’ho capita. ma la spieghi?

    “C’è gente che usando lo specchietto per allodole del NON CHIEDIAMO CONTRIBUTI, SIAMO INDIPENDENTI E BLA BLA BLA, guadagna più di quanto Il FIlo & company guadagneranno mai in denaro: CI GUADAGNA IN PUBBLICITA’ POSITIVA e in FIDUCIA. Di fronte a tanti esordienti che finalmente dicono no ai contributi, oggi si parano alcuni soggetti nuovi che arricchiscono la fauna di furbi che gravita nell’editoria. E 9 su 10, tutti quegli esordienti che tanto si battono per il NO al contributo, firmando, avalleranno un pessimo tipo di editoria perché fare gli stampatori, anche senza chiederti niente, non vuol dire essere editori”

    ovvero: lavorando senza richiesta di contributo, mi faccio “un buon nome”. è questo che intendi?

    in particolare, proprio non ho capito le ultime righe, da “E 9 su 10”.
    intendi: ci sono editori che pubblicano brutti libri, ma non chiedono contributo?
    be’ sì: basta guardare i cataloghi delle major, no? in particolare le collane ipercommerciali…

    ciao,
    e.

  29. Salve a tutti!
    Sempre appezzando la vostra opera, come già detto prima e senza alcuna piaggeria, confermiamo quanto affermato…
    Siamo alle solite?!
    Trovando interessante la pubblicazione di questa lista e lavorando da anni ormai, ci piace confrontarci su ogni punto e aspetto dell’editoria italiana oggi.
    Lavorando non smepre in casa editrice (fisicamente parlando) non sapevo che ci aveste telefonato e contattato per sapere quale sia il nostro modus operandi.
    Quindi va bene.
    Ci auguriamo anche che non cancellerete questo commento come purtroppo è già successo altrove. Non sarebbe un gesto democratico e maturo 🙂 )

    Oltre a fare un mero elenco dei nomi che poi, leggendo alcuni commenti lasciati, si scopre non essere poi così esatto e veritiero e notando con quanta semplicità si etichetta il lavoro, anche serio, della gente, ci piacerebbe anche che raccontaste come stanno certe cosine…
    è utile parlando di editoria 🙂 ))
    Ed è quello che noi raccontiamo da sempre a tutti i nostri autori…
    Amiamo infatti la chiarezza sin da subito, ben prima di parlare di
    contratti da firmare. Non vendiamo fumo e nemmeno promettiamo chissà quali cosa, anzi, perché, al di là o meno del mandare in porto la pubblicazione, i rapporti interpersonali per noi sono altrettanto importanti e preziosi perché forieri di probabili future collaborazioni.
    Infatti l’interesse primario di una casa editrice davvero indipendente
    (e non per scena…!), che non fa parte, in modo più o meno evidente, di gruppi editoriali e che non ha appoggi, reggendosi da sé -e non è semplice, viste anche le condizioni attuali di mercato- è che gli autori, che pubblichino o meno con noi, possano così parlare di noi, se capita, nei giusti termini.

    Non si tratta di “essere veramente interessati” a un lavoro, o di
    avere un “sicuro riscontro economico”, di
    investirci o meno.
    Ogni materiale per entrare nelle nostre collane dev’essere di qualità buona, almeno contenutisticamente parlando. Poi tanto ci lavoriamo su con editing e correzioni varie, insieme all’autore.

    Ruguardo il contributo, in Italia il buon libro non vende se non è in certi canali. Forse lo dovreste raccontare un po’ di più 🙂 )
    Mica per altro, per evitare di creare un popolo di autori pieni di idealismi vari che andranno a frantumarsi tristemente contro il muro dell’evidenza…
    Non è molto corretto non dare info esatte 🙂
    Riguardo i libri su cui puntiamo di anno in anno, pagandoli di
    nostra tasca completamente, sono testi che hanno certamente ottime probabilità di vendita.
    Altre volte si tratta di testi a sé, come nel caso del fratello di
    Francesco Nuti, il compositore Giovanni Nuti che ha scelto la Ibiskos per il suo libro di poesie o Nori Corbucci (compagna del regista Sergio) con ben tre dei suoi libri o ancora il rarissimo testo
    autografo del corso monografico su Andrea Palladio (relativo all’anno accademico 1972-73, di Andrea Gioseffi in versione integrale, corredato dalle illustrazioni esplicative usate durante le lezioni).
    Abbiamo investito su un volume dedicato all’alluvione di Firenze del
    1966 e ora sulla prima monografia in Italia dedicata alla carriera di
    Francesco Nuti. Ogni anno premiamo un autore di poesia e uno di narrativa con un contratto editoriale per l’opera vincitrice del nostro Premio Letterario Nazionale (comunicando risultati e tutto) e via via se ci sono le condizioni pubblichiamo anche altro extra concorso.

    Sul resto occorre investire a metà. Perché?
    Beh, l’autore per avere una pubblicazione curata, realizzata e presentata con professionalità (non ce lo diciamo da soli 🙂 )) ce lo dicono gli altri!), inserita in un catalogo e pubblicata sotto un marchio editoriale comunque nazionale che non nasconde ai suoi Autori come funziona il mercato editoriale. Non si paga solo la pubblicazione in sé, ma tutto l’appoggio, la cura, l’esperienza, il marchio ed il lavoro che soli si possono avere in una casa editrice piccola sì ma che ci crede davvero.

    Un editore che non ha appoggi vari come tanti altri e che non sta in
    nessun gruppo editoriale che copre le spalle ma impedisce la libera
    azione.

    L’autore paga il fatto di avere un’opportunità messa a disposizione
    dall’editore, in pratica. E soprattutto pubblicare per mettersi alla
    prova. Cosa che non accade semplicemente andando in una tipografia. Tutto il rispetto, certo, ma si tratta di un altro mondo.
    Ah, pagare non garantisce il successo. Garantisce di ottenere quel che è scritto sul contratto.

    Il punto è che l’editoria NON funziona come il pubblico crede. Tre,
    come ben saprete, sono i gruppi editoriali. Alcuni dei nostri consulenti lavorano con essi. Quindi parliamo con cognizione di causa. Dentro ciascuno dei tre gruppi editoriali, come scatole cinesi, stanno tutti gli editori che si fingono in competizione tra loro, da quelli medi a quelli piccoli ma specifici, tipo universitario o che si occupano di un settore molto particolare, ecc.
    A volte si rimane meravigliati di sapere quali editori mai sentiti
    sono in uno dei due gruppi. Ora: nessuno vive vendendo libri. C’è chi affianca all’editoria altri lavori, e i gruppi si reggono molto beatamente su giornali e riviste, il libro è di immagine ed appare sempre in rosso come bilancio. Inoltre hanno tutti grandemente differenziato.
    Altri scrittori vengono chiamati in gergo editoriale “da tiro al
    piattello”: loro stessi non lo sanno, ovviamente, ma vengono pubblicati e bruciati in una stagione, non hanno nessuna possibilità reale di diventare best sellers. Vengono distribuiti da Messaggerie, di proprietà dei gruppi, poi ritirati dalle stesse.
    I giornali recensiscono i propri scrittori, le tv pure etc. Oppure si devono pagare le inserzioni migliaia di euro. Ad avercele!
    IL piccolo editore, SE E’ INDIPENDENTE, non ha accesso ai media altro che saltuariamente, quindi non viene richiesto, quindi non viene ben distribuito.
    Allora che ci facciamo noi squali bianchi? Legittima
    domanda… Facciamo piccole tirature di scrittori esordienti che possano eventualmente essere notati dalla grossa editoria una volta usciti o presentati alle fiere. Ma non abbiamo la forza per lanciarli sul mercato e chiediamo una collaborazione all’autore stesso. Facciamo poi poesia, che non ha mercato e che quindi viene sempre autofinanziata dai poeti, in cambio ovviamente, per noi squali seri, di reali servizi e presentazioni.
    Facciamo dei lavori universitari, sempre in poche copie, facciamo
    tante cose, basta vedere il sito, ma non raccontiamo balle della serie “crediamo in te, sei così bravo che ti lanceremo sicuramente”. Questo distingue gli squali bianchi dagli stampatori.
    Infatti siamo uno squaletto con scarse possibilità
    finanziarie… in cui ognuno di noi fa anche un altro lavoro.

    Raccontare questo pè già indice di serietà.
    Cosa che trovo in pochissimi “Editori” purtroppo.
    Poi ovviamente valutate voi.
    Se siamo brutti e cattivi e spillasoldi.
    Ma oltre a fare le liste mettendo tutti sullo stesso piano magari sarebbe professionale anche fornire infomazioni più specifiche no?
    Per aiutare davvero gli autori a capire.
    Finché gli autori non avranno questa consapevolezza, si
    troveranno sempre a doversi scontrare con delusioni varie.

    Buon lavoro a tutti!

  30. P.s. Mai detto che TUTTI fanno così 🙂
    Non siamo mai perentori e nemmeno “parac…” 🙂
    Se qualcuno può davvero campare di libri noi ne siamo lieti.
    Ma conosciamo anche varie dinamiche che non sono rosee.
    I nostri autori lo sanno bene.
    Siamo noti per essere chiari e spesso troppo franchi, al punto che molti si sentono disincentivati…
    Buon lavoro!
    Comunque ci farebbe piacere continuare a confrontarci con voi così, serenamente, perché almeno vengono fuori anche alcune info utili per tutti, no?

  31. P.s Per Livia: riguardo le nostre competenze grammaticali siamo ben lieti di confrontarci con te! 🙂
    Non so chi di noi scrisse la mail in risposta alla domanda, ma so che alcuni nostri collaboratori fanno gli editor e i correttori bozze per due grossi editori e per fortuna risulta che non fanno grossi danni 😉
    A presto!

  32. le major sono almeno quattro: Mondadori, Rcs, Feltrinelli, Mauri Sagnol [gruppo che comprende Longanesi, Guanda, Salani, Tea, Garzanti ecc.].
    parte delle cose scritte da Ibiskos possono anche essere condivisibili.
    altre molto meno. per esempio: il fatto di investire solo nei libri scritti da congiunti o parenti di terzo grado di “televisivi”. perché non è condivisibile?
    perché è un comportamento imitativo: la major pubblica il libro della tal celebrity? e noi pubblichiamo il libro del cugino…
    questo non ha un grosso senso commerciale, e nemmeno autoriale – se il cugino della celebrity viene pubblicato solo in quanto parente di, e non in quanto buon autore.
    un piccolo editore dovrebbe innovare e non imitare [al ribasso].
    altrimenti: qual è la sua funzione?
    e-

  33. 🙂
    Nella nostra lista di libri su cui investiamo ogni anno ci sono anche i vincitori della sezione Narrativa e Poesia del nostro Premio Letterario. da anni. 🙂
    E quelli per ora non sono parenti di questo o quello 🙂
    Nonché vari titoli di saggistica.
    Gli altri titoli sono nati a seguito di un progetto comune tra noi e gli autori che, non in quanto parenti di ma in qualità di autori appunto a sé stanti, ci hanno presentato un lavoro editoriale corredato anche da varie idee concrete su come promuoverlo attraverso i loro canali.
    Solo così abbiamo potuto venderne varie copie (sempre meno di 1000 comunque) e pagare loro il giusto compenso (che comprende non solo i denari ma anche la soddisfazione di essere finiti in lettura a degli sconosciuti).
    Stessa scommessa proviamo a farla sui vincitori del concorso appunto…
    Ma forse è sempre troppo poco per ch pensa che l’editoria sia diversa da altri settori commerciali! 🙂

  34. eppure lo è. diversa da altri settori commerciali, dico.
    per esempio perché l’industria editoriale è probabilmente quella che vessa di più i propri collaboratori [è il precariato per eccellenza; e mal paga, se e quando paga]; e – per esempio – perché l’editoria dovrebbe avere un fine etico [o no?].
    altrimenti ha più senso aprire una macelleria o un bar. a parte il fatto il fatto che – punto cruciale, questo – per aprire una casa editrice servono due lire, e ci sono tanti potenziali clienti [decine di migliaia] per l’editoria a pagamento. clienti da mille e passa euro a botta.
    Ibiskos, io – credimi – non ce l’ho con Ibiskos. né con l’editoria a pagamento. però sarebbe bello leggere/sentire qualcuno che dice:
    “diamine! c’è una domanda là fuori, e io non faccio altro che offrire un servizio che incontri quella domanda. non è colpa mia se tanta gente paga per vedere il proprio nome sulla copertina di un libro. io faccio il mio lavoro meglio che posso. cerco di fare prezzi più bassi degli altri editori, a parità di carta, grafica ecc.”.
    meno corretto è dire che pubblicare a pagamento è un primo passo verso la pubblicazione con una major editoriale: questo è più falso che vero.

    ciao,
    e-

  35. 🙂 E infatti apprezziamo il tuo approccio perché è costruttivo. Ma in realtà ci piace un po’ tutto il sito.
    Riguardo il post, in realtà noi lo facciamo. Mandiamo una copia per ciascuno titolo a 4 grosse case editrici. Per ora c’è andata bene due volte… un titolo è stato acquistato da Mondadori e un nostro autore è passato a Mursia dopo che avevamo spedito l’ultimo titolo pubblicato con noi. I grandi editori infatti non leggono dattiloscritti (a meno che non siano “inoltrati” per vie preferenziali), nella maggior parte dei casi.
    Infine riguardo la frase che dici è sacrosanta. E ti assicuro che siamo noti come stroncagambe. Lo diciamo sempre: c’è un bisogno da soddisfare e noi cerchiamo i farlo offrendo la nostra competenza e la nostra struttura aziendale. E non ci vergognamo. Proprio per nulla! Perché raccontiamo tutto ben prima che si parli di un contratto, perché almeno su almeno 5 titoli l’anno scommettiamo in toto, perché quando chiediamo all’autore di autofinanziarsi gli lasciamo i diritti sull’opera, perché in vari casi scommettiamo a metà (tipo 500 copie in tutto, 300 nostre, 200 dell’autore – che le acquista scontate e si tiene la proprietà materiale dell’opera, mentre sulle altre 300 gli versiamo i diritti d’autore) e così via. Insomma ci proviamo. 🙂

  36. solo per:
    “E infatti apprezziamo il tuo approccio perché è costruttivo. Ma in realtà ci piace un po’ tutto il sito”.
    io nulla c’entro con questo sito. sono – come te – un visitatore.

    poi, su tutto il resto, non so più che dire…
    ciao,
    e-

  37. Ehm non vorrei disturbare ma vi informo che questo blog è trasferito, e di conseguenza non serve a un tubo discutere in questa sede.
    Pensavo fosse palese e scontato che in un blog dove c’è scritto a caratteri cubitali “trasferito” commentare fosse inutile, perciò non ho pensato a chiudere i commenti; affidarsi al buon senso non sempre paga.

    Alla casa editrice Ibiskos: sarebbe simpatico non presentarsi a casa altrui insinuando sottilmente che potrebbe essere effettuata la censura. Non si conoscono i padroni di casa, e penso non sia pratica carina accusare indirettamente gli sconosciuti di chiusura al dialogo.
    Qui al massimo si sono cancellati commenti di gente malata di testa che veniva qui urlando insulti pesanti verso l’universo, mai chiuso le porte in faccia a nessuno né cancellato qualcosa.

    Chiudo i commenti di qua, siate così gentili da proseguire la discussione nel nuovo blog.
    GRAZIE.

  38. Cara Ayame, non ci pare d’aver usato toni insinuanti. Censura poi? Abbiamo solo scritto che speravamo che i commenti non venissero cancellati perché purtroppo altrove ci è successo. Hanno eliminato post similissimi a quelli che avevamo scritto qua.
    Tu non l’hai fatto e dimostri rispetto e serietà.
    Come molti alti utenti.
    Per questo ci siamo soffermati a leggere tutti e abbiamo commentato.
    Perché ci è sembrato un sito serio.
    Basta rileggere bene i nostri interventi per notare che il nostro approccio è stato accomodante e di scambio positivo. E’ ben evidente che abbiamo apprezzato il vostro servizio e abbiamo solo aggiunto delle info ulteriori. Non è forse questo un sito volto al confronto?
    Ti abbiamo anche fornito la notizia che ogni anno pubblichiamo libri senza contributo e che forse (senza imporre nulla ci mancherebbe, siamo rispettosi!) potremmo essere inseriti nella lista Doppio Binario. Tutto qua.
    Ci spostiamo “di là” e scusa se nelle mille cose questo fatto ci era sfuggito.
    Buon lavoro.

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