Sulla SIAE e i diritti d’autore

Copio e incollo da Liblog un articolo scritto da Livia:

Leggo oggi di un ennesimo caso SIAE, che mi turba sempre più:

Compensi SIAE per letture in biblioteca
Lettera a «La Repubblica», 19 marzo 2009

Il signor Marzio Bossi di Bologna, in una lettera pubblicata da Repubblica lo scorso 18 febbraio, si stupisce che in Italia le letture pubbliche effettuate in biblioteca per finalità di promozione culturale siano soggette al pagamento del diritto d’autore. L’art. 15 della L. 633/1941 (sulla protezione del diritto d’autore) sancisce che il diritto di recitare, eseguire o rappresentare in pubblico un’opera dell’ingegno di qualsiasi natura rientri fra i “diritti esclusivi” dell’autore o dei soggetti che ne hanno acquisito i diritti di sfruttamento economico. In parole povere, qualsiasi forma di esecuzione in pubblico deve essere autorizzata dagli aventi diritto, per il tramite della SIAE.

Si tratta in tutta evidenza di una stortura contro la quale dovrebbero mobilitarsi anche le associazioni dei consumatori, degli enti locali e dei cittadini. Esattamente come nel caso del diritto di prestito, introdotto nel 2007 nel nostro ordinamento in forza di una direttiva europea che impone alle biblioteche di pagare un compenso ad autori e editori per i prestiti effettuati. In Italia sono stati stanziati 3 milioni di euro all’anno, ma in futuro potrebbero essere di più.

A questo stato di cose l’Associazione Italiana Biblioteche si oppone con fermezza: vengono penalizzate, anziché incoraggiate, le iniziative delle biblioteche per diffondere la conoscenza dei libri e promuovere la lettura. In un paese di non lettori, esse andrebbero a vantaggio anche di autori ed editori, ma soprattutto dei cittadini, che dovrebbero essere i beneficiari ultimi di tali attività.

Se un autore – desideroso di incoraggiare queste forme di pubblicità gratuita alla sua opera – decide di autorizzare una lettura in biblioteca rinunciando al suo compenso, la SIAE è comunque autorizzata a riscuotere il compenso a prescindere dalla volontà degli aventi diritto.

In sostanza la SIAE obbliga al versamento di denaro in cambio di un servizio non solo non richiesto, ma inutile e indesiderato. Dalle mie parti la cosa ha un nome ben preciso. Organi come questo, che tutelano solo i propri introiti, dovrebbero essere smantellati. Mi rivolgo a tutti voi: cosa possiamo fare nella pratica? Si accettano suggerimenti.

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9 thoughts on “Sulla SIAE e i diritti d’autore

  1. Alcune case editrici, come Tanit (mi sembra), hanno deciso di appoggiare le Common Creatives piuttosto che la SIAE. Forse gli autori, quando “contrattano” la pubblicazione del proprio manoscritto, potrebbero tentare di forzare il proprio editore a deviare la propria politica di tutela dei diritti in quella direzione… piuttosto che il solito foraggiamento di istituzioni che sono diventate l’ombra di ciò che dovevano veramente essere.

  2. Gloutchov ha ragione, purtroppo però, a quanto ne so io, le licenze copyleft non hanno gran valore legale, in quanto non riconosciute dall’ordinamento. I singoli autori, come i singoli editori, non possono fare gran che, la SIAE è un organo pubblico potente e strutturato e gli interventi su di esso li potrebbe fare solo una riforma discussa in parlamento.
    ..che come ipotesi è praticamente nulla.
    ciao 🙂

  3. Salve ho visto che scaricate una sacco di parole contro gli editori, liste bianche liste gialle e verdi e che nel contempo su questo blog c’è la pubblicità a il filo mi chiedo se la cosa è compatibile. Prima parlate male poi gli fate pubblicita’. Ma questo è niente.
    Rifletto e mi chiedo se non state facendo una gigantesca pubblicità a il mio libro. Inpratica sotto sotto parlate male di tutti, dunque create spazi infiniti a il mio libro. Secondo me dovrebbero aprie un’indagine giudiziaria, almeno le lo auguro.

  4. Io la pubblicità non la vedo… se apriranno un indagine giudiziaria scopriranno che non c’è nulla da scoprire. E poi da che mondo e mondo la gente è libera di fare tutte le liste che vuole. Sta poi ai lettori utilizzarle nel modo che ritengono appropriato.

  5. cara Dessy
    1. complimenti per il tuo italiano, sintatticamente, grammaticalmente ed ortograficamente impeccabile, hai usato un servizio di editing per il tuo post o sei riuscita a scriverlo tutto da sola?
    2. complimenti anche per la tua conoscenza del diritto e per la netta distinzione tra ambito civile e ambito penale e per aver davvero ben inteso la massima latina: qui iure suo utitur neminem laedit.
    3. WD ti sta arricchendo involontariamente? Siamo molto contenti per te, però, per tua stessa ammissione, sorge a tuo carico l’obbligo giuridico ex art. 2041 codice civile “indebito arricchimento” di corrisponderci un indennizzo pari alle spese sostenute per farti arricchire; ovvero con la differenza delle royalties delle copie vendute in più grazie a noi – come tu, ripeto, ammetti – andremo a pagare le spese del sito.
    Paghi cash o mandi un assegno?
    devolveremo il ricavato al fondo poveri scrittori che non hanno i soldi per pagare la propria pubblicazione con un editore a pagamento, affinchè un giorno tutti come te abbiano soldi da donare ad un editore a pagamento per pubblicare.
    Sarà certo un mondo migliore.
    cordialità
    avvocatospadaccino

  6. Questa cosa della pubblicità mi fa sorridere. Così come l’indagine giudiziaria.
    Se così fosse allora tutti i siti, forum e blog del MONDO andrebbero denunciati e chiusi. Vedo che pur cambiando gli argomenti, alla fine si torna sempre sugli stessi discorsi…

  7. Noto che spesso le persone si collegano al pc ma non collegano la parte fondamentale – riferito alla “sparata” inutile che leggo qui… (e che mi fa tanto ridere…)
    il cervello, Cara Utente, va acceso sempre prima del modem – magari è un diesel… che ne so… però è importante, altrimenti si rischia solo di dire delle amenità. Inventarsi cose che non esistono e non sono state scritte né sono chiaramente nelle intenzioni degli scriventi, è rubare tempo ad attività più salutari come per esempio coltivare margherite.

    La Siae è una piaga. Ammettiamolo. Un’altra inutile tassa che non fa che gravare sul settore dell’arte.

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