Vincitori del concorso Dark Versus Light

Signori e signore, ci siamo. Dopo tanto penare, dopo tanta insostenibile suspance, i risultati di Dark Versus Light sono finalmente di pubblico dominio.
La selezione è stata dura, ragazzi miei. I giurati si sono presi a morsi, prima di decidere quale racconto, quale fanfiction era degna del podio.

Per la sezione Originali – Giuria vince

Ossessione
di Carmelo Massimo Tidona

Carmelo si aggiudica il libro “Il silenzio di Lenth” di Luca Centi, edito da Piemme, e un template personalizzato per il suo blog Splinder.

Per la sezione Fanfiction vince

Orgè
di Stateira

Stateira si aggiudica così il libro “Ombra di Luce” di Laura Schirru, edito da Montag e recensito da WD. Non è un’informazione vitale, quest’ultima, ma diamola comunque.

I racconti verranno pubblicati entro la metà di giugno in un ebook acquistabile a basso prezzo, il cui ricavato sarà utilizzato per attività di sostegno al WD. No, non ci compriamo le scarpe nuove, non vi preoccupate.

Complimenti a tutti, e arrivederci al prossimo concorso, che è in agguato dietro alla porta…

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Tanit

Parliamo oggi di una casa editrice giovanissima, nata all’inizio di quest’anno, e decisamente innovativa: Tanit, una casa editrice tutta al femminile, condotta da due donne capacissime e dotate di grande determinazione.

Tanit pubblica senza chiedere un soldo all’autore, cura maniacalmente editing e grafica, ma non sono questi il punti “focali” e rivoluzionari: Tanit pubblica con licenza Creative Commons.
E’ il primo editore che conosco che non registra le opere alla SIAE ma le affida alla protezione di Creative Commons, precisamente alla licenza by-nc-sa.
Ovvero Attribuzione, Non Commerciale, Condividi allo stesso modo.
In breve, chiunque può rappresentare, leggere, citare una parte o la totalità della vostra opera purché lo faccia senza alcuna forma di compenso o commercializzazione e citando sempre l’opera cui appartiene il passo. Qualora invece un produttore volesse creare un film dal vostro romanzo, bene, dovrebbe pagare i diritti. Idem per chi volesse fare copie del libro e venderle.

Tanit crede che il Creative commons non leda né l’autore né l’editore, e che dia origine ad un circolo virtuoso che porta alla diffusione della cultura, suo obiettivo primario.

E crede bene: con l’attuale diritto d’autore, quello della SIAE, per intenderci, limita incredibilmente la libertà del lettore. Non è possibile infatti recitare, eseguire o rappresentare in pubblico un’opera dell’ingegno di qualsiasi natura, e i casi come quelli accaduti recentemente lasciano sempre senza parole.

Chissà che Tanit non dia il buon esempio a tanti editori… ma anche a tanti autori, che di norma scalpitano temendo di essere defraudati della loro opera.

Convertitevi alla Creative Commons!

Intervista a Gianluca Mercadante

Ieri pomeriggio è stato nostro ospite, al dodicesimo Incontro con l’Autore, lo scrittore Gianluca Mercadante.
Ecco qui l’intervista che ne è uscita:

D: Raccontaci il tuo Polaroid e com’è nata l’idea di accompagnarlo con i disegni di Florio.

R: “Polaroid” è nato da una domanda: se potessi scattare soltanto dieci immagini, dieci istantanee di un tempo presente che fugge, quali immagini scatterei? Perché le Polaroid vere così funzionavano: c’erano soltanto 10 scatti a disposizione.

L’idea di realizzarle poi anche graficamente è nata spontanea. Ho cercato su Internet molti illustratori, Tobin Florio mi ha colpito. I suoi chiaroscuri sono favolosi. Mi ricordano, per certi versi, lo stile di un disegnatore italiano ormai defunto, si chiamava Dino Battaglia. Un maestro assoluto.

D: Tra i tuoi libri compare un certo “Nodo al pettine. Confessioni di un «parrucchiere anarchico”.

Il titolo mi sembra piuttosto interessante, potresti descrivermelo in breve e cosa lo rende diverso dagli altri libri?

R: “Nodo al Pettine” nasce da un invito di Giuseppe Caliceti a partecipare con qualcosa di nuovo e divertente a un suo blog, anzi: a un suo antenato dei blog, che si chiamava “Pubblico/privato”. Era affascinato che fossi nella vita di tutti i giorni un parrucchiere e voleva scrivessi qualcosa su questo. Ne abbiamo fatto una rubrica settimanale, che poi è stata parecchio seguita. Da qui, la proposta dell’editore Alacràn di farne un libro.

Cos’ha di diverso? E’ un libro comico. A me non piace fare libri uguali.

D: Ho notato che hai scritto diversi libri. Com’è cominciata proprio con la Las Vegas edizioni?

R: Con Las Vegas è cominciata quando ho aderito all’antologia “Viva Las Vegas”, uscita nel Gennaio del 2008. Avevo dato proprio un racconto tratto da “Polaroid”, che ho poi sottoposto all’attenzione di Andrea Malabaila, l’editore.

D: Come mai dopo la prima pubblicazione hai scelto una casa editrice diversa per la nuova? Diverso genere?

R: Scegliere un editore dipende da quello che scrivi. È sempre consigliabile dare un’occhiata parecchio approfondita a cosa propongono in catalogo, per capire se il tuo lavoro può sembrargli interessante. Ergo: se scrivi libri molto diversi fra loro, è fatale che anche gli editori cambino in questo senso.

D: Com’è il tuo rapporto con il pubblico? Ti trovi a tuo agio o avresti preferito rimanere nell’ombra?

R: Scrivo cose a sfondo sociologico, devo assumermi la responsabilità di quello che scrivo. Dunque il rapporto col pubblico lo ritengo importante: voglio che mi si veda in faccia, voglio parlare a tu per tu di quello che nei libri scrivo, perché non lo faccio per sembrare “bravo”. Lo faccio perché il mio modo per dire che “non ci sto” è scrivendolo a chiare lettere.

D: È stato difficile trovare un editore per la tua prima opera?

R: Sì, è sempre difficile. Dico spesso, senza false ironie, che è molto più semplice trovare impiego in posta che pubblicare un libro. Ed è vero. Sai quando è facile? Quando ti chiedono soldi, approfittando di quanta passione ci hai messo, in quelle pagine. Chiedere soldi a chi lavora è compito del governo, non degli editori.

Sei mai stata pagata da un barman per bere il suo caffè?

D: Tra le tue figure letterarie di riferimento ci sono Tondelli, Pasolini e il mitico Pinketts. Potresti spiegarmi perché? Anche tu come PVT punti ad una letteratura emotiva ma allo stesso tempo di denuncia come Pasolini?

R: Credo mi abbia risposto tu stessa. Sono un lettore vorace e onnivoro, poi lungo il percorso ho maturato ovviamente anch’io dei riferimenti solidi. Metabolizzare le letture con cui maturi porta appunto a questo, se decidi di scrivere: tutto confluisce nella prosa – ed esattamente come hai detto tu per prima, anch’io desidero fare una letteratura emotiva ma anche di denuncia. Quindi vado in cerca, con molta naturalezza, di quegli autori nei quali posso trovare tutto questo.

D: Quindi la pensi come Manzoni: cioè che il poeta deve utilizzare il suo talento per scrivere il sentimento comune e per inviare un messaggio, una morale?

R: La penso così: uno scrittore dev’essere un uomo libero. Se decide di inviare messaggi, bene. Se decide di far ridere, bene. In entrambi i casi, e in molti altri, lo scrittore è comunque colui che, da singolo, muove un passo verso la società. Una scelta simile dev’essere carica di molta responsabilità. Non si scherza con la narrativa, non si scherza con chi spende soldi e tempo per poterti leggere.

D: Come prepari la tua stesura del libro? Cioè, che tecnica usi, i personaggi, i luoghi, una scaletta tempistica?

R: Scrivo schede personaggi molto approfondite e determino la trama in ogni suo dettaglio. Più i personaggi “vivono” nella mia testa, più sembrano veri. Così le storie. Ma sono i personaggi a portarle avanti, le storie, per cui tante cose nascono da lì.

D: Il futuro adesso come lo vedi? sempre nel mondo letterario?

R: Scrivere, scrivere, scrivere. Assolutamente. Sempre. 😉

D: Scrivi tutti i giorni o preferisci ogni tanto per rigenerare i pensieri e permettere alla mente di cibarsi dal mondo esterno, staccare la spina dalla scrittura?

R: Il fatto di scrivere non mi rende speciale, quindi anch’io come tutti ho i miei momenti no. Spesso però, e mi riferisco soprattutto ai romanzi, è necessario darsi delle regole. Scrivere è disciplina, anche, non solo creatività e ispirazione. C’è una frase molto efficace su questo argomento, l’ha detta Vincenzo Cerami: “Quando arriva l’ispirazione, siediti e fattela passare”. Ha ragione.

D: Ti lancio una provocazione: essere scrittore ti pone in qualche modo al di sopra degli altri? la vedi come una sorta di missione per l’umanità? Uno scrittore più diventa famoso più può essere definito una personalità di cultura?

R: No, non credo proprio. A Tullio Avoledo è stata posta una domanda più o meno simile, lui ha risposto che uno scrittore s’infila i pantaloni come chiunque altro.

Ti racconto questa cosa: a Vercelli organizziamo ogni anno il BookCrossing più grande del mondo: durante i 364 giorni che precedono l’evento, svuotiamo soffitte, cantine, addirittura intere biblioteche, contattati da gente che desidera donarci questi materiali. Beh, è così che penso si debba essere “personaggi di cultura”: tirarsi su le maniche, faticare, farla vivere dappertutto, la cultura. Perché è quello che siamo.

Perciò, as you can see, per ottenere questo basta un BookCrossing, non serve per forza un contratto alla Mondadori. 😉

D: Hai un blog o un sito che aggiorni, in cui poter seguire le tue presentazioni o gli incontri letterari a cui partecipi?

R: Avevo questo blog: http://www.ilbancodeisomari.splinder.com ma non lo aggiorno più da molto tempo. Tutte le presentazioni che sto facendo e faro per “Polaroid” si possono trovare al blog del mio editore http://www.lasvegasedizioni.splinder.com.

Anzi: si accettano inviti, io ho sempre voglia di girare e incontrare persone.

D: Il tuo modo di scrivere è cambiato nel tempo, fra una pubblicazione e l’altra o hai cercato di rimanere sempre in uno stile preciso?

R: Ogni volta che apro un libro, imparo – a meno che non sia pessimo. Ogni volta che scrivo una storia, quella storia ha una sua precisa voce. In “Polaroid”, che è una raccolta di racconti, questo si respira come mai era successo prima, nei miei libri. Ogni racconto non somiglia al precedente e neppure al successivo.

Se spiazzi o meno, non è un mio problema. Io sono un autore libero. Diversamente, avrei da tempo cercato un mio genere, col quale lasciarmi etichettare, e non avrei mai più scritto di nient’altro, perché il mercato ha le sue leggi.

D: Domanda classica da editore: a quando un romanzo?

R: Un romanzo? Sì, certo. Lo scriverò appena mi dimentico della lezione di Raymond Carver. Per ora non riesco proprio, te lo giuro, ad allungare il brodo.

D: La scrittura è un lavoro, anche se spesso non ben retribuito?

R: Scrivere non è retribuito a sufficienza in Italia, ma un lavoro è e un lavoro rimane. Lo scrittore è un artigiano, coi suoi segreti del mestiere e le sue tasse da pagare. Che sono salate, perché quando riceve un pagamento, accidenti, non è mai in nero! ;-D

D: La tua famiglia e i tuoi amici ti hanno sostenuto durante la stesura dei tuoi scritti? Ne erano al corrente?

R: Ho genitori parecchio anziani, purtroppo. Sono felici che io scriva, gli piace vedermi sui giornali o in televisione, ma tutto qui.

D: Continui a fare il parrucchiere?

R: La tua domanda non è affatto banale, anzi: ci ho perfino scritto un libro sopra, quindi non è neppure un segreto. Certo. Ho un mio salone e insegno per un paio di grosse compagnie di cosmesi, faccio aggiornamenti moda per altri colleghi.

Di giorno col camice, di notte coi libri. Sembra una strana vita, mi si dice, ma per me è una condizione assolutamente naturale.

D: In Manicure corner, di Roberta Scotto Galletta (Sironi), un salone di bellezza ospita una mini biblioteca.  Al posto delle riviste potresti mettere anche tu qualche libro a disposizione dei clienti

R: Ho di più: nel mio salone c’è una piccola libreria di scambio/libri. Se le clienti portano un loro libro da casa, possono scambiarlo con uno dei titoli esposti. Per quanto riguarda invece la consultazione, chiunque può leggerli.

Non hai idea di quanto abbia preso piede questa cosa.

D: Qual è fra questi il libro che più ti ha dato soddisfazioni?

R: “Polaroid”, assolutamente. E ricordo col massimo affetto il tour di presentazione de “Il banco dei somari”, tutto in musica. Reading performance. Molte di quelle esperienze, durano ancora.

Adesso sono in giro coi Banda Putiferio per uno spettacolo che unisce questo mio ultimo libro e un’antologia di racconti a cui ho partecipato, ispirata e nata attorno a un loro disco. L’ha pubblicata nel 2008 NoReply e s’intitola “Attenzione! Uscita Operai”.

Lo spettacolo che facciamo ha infatti un titolo assai programmatico, in questo senso: “Operai e Polaroid”.

Vi terrò aggiornati sulle prossime date.

D: Dopo quanti tentativi hai trovato l’editore disposto a pubblicarti la tua prima opera?

R: Parecchi. Ho perso il conto.

Bisogna avere molta pazienza e considerare che per gli editori il libro è comunque un prodotto, per cui esiste un mercato con tutti i suoi pro e i suoi contro.

Gli editori indipendenti investono di tasca propria in titoli sui quali molto spesso vanno in perdita, ma fanno un lavoro troppo importante: permettono a tanti autori di essere raggiunti da un pubblico, per piccolo che sia. E questo supplisce alla mancanza da parte della grande editoria di investire su autori sconosciuti, temendo la mancanza di un ritorno economico. Ma questi scrittori hanno un loro pubblico e infatti accade sempre più spesso che vengano accolti nella grande distribuzione.

D: Raccontaci il tuo Polaroid e com’è nata l’idea di accompagnarlo con i disegni di Florio.

R: “Polaroid” è nato da una domanda: se potessi scattare soltanto dieci immagini, dieci istantanee di un tempo presente che fugge, quali immagini scatterei? Perché le Polaroid vere così funzionavano: c’erano soltanto 10 scatti a disposizione.

L’idea di realizzarle poi anche graficamente è nata spontanea. Ho cercato su Internet molti illustratori, Tobin Florio mi ha colpito. I suoi chiaroscuri sono favolosi. Mi ricordano, per certi versi, lo stile di un disegnatore italiano ormai defunto, si chiamava Dino Battaglia. Un maestro assoluto.

D: Tra i tuoi libri compare un certo “Nodo al pettine. Confessioni di un «parrucchiere anarchico”.

Il titolo mi sembra piuttosto interessante, potresti descrivermelo in breve e cosa lo rende diverso dagli altri libri?

R: “Nodo al Pettine” nasce da un invito di Giuseppe Caliceti a partecipare con qualcosa di nuovo e divertente a un suo blog, anzi: a un suo antenato dei blog, che si chiamava “Pubblico/privato”. Era affascinato che fossi nella vita di tutti i giorni un parrucchiere e voleva scrivessi qualcosa su questo. Ne abbiamo fatto una rubrica settimanale, che poi è stata parecchio seguita. Da qui, la proposta dell’editore Alacràn di farne un libro.

Cos’ha di diverso? E’ un libro comico. A me non piace fare libri uguali.

D: Ho notato che hai scritto diversi libri. Com’è cominciata proprio con la Las Vegas edizioni?

R: Con Las Vegas è cominciata quando ho aderito all’antologia “Viva Las Vegas”, uscita nel Gennaio del 2008. Avevo dato proprio un racconto tratto da “Polaroid”, che ho poi sottoposto all’attenzione di Andrea Malabaila, l’editore.

D: Come mai dopo la prima pubblicazione hai scelto una casa editrice diversa per la nuova? Diverso genere?

R: Scegliere un editore dipende da quello che scrivi. È sempre consigliabile dare un’occhiata parecchio approfondita a cosa propongono in catalogo, per capire se il tuo lavoro può sembrargli interessante. Ergo: se scrivi libri molto diversi fra loro, è fatale che anche gli editori cambino in questo senso.

D: Com’è il tuo rapporto con il pubblico? Ti trovi a tuo agio o avresti preferito rimanere nell’ombra?

R: Scrivo cose a sfondo sociologico, devo assumermi la responsabilità di quello che scrivo. Dunque il rapporto col pubblico lo ritengo importante: voglio che mi si veda in faccia, voglio parlare a tu per tu di quello che nei libri scrivo, perché non lo faccio per sembrare “bravo”. Lo faccio perché il mio modo per dire che “non ci sto” è scrivendolo a chiare lettere.

D: È stato difficile trovare un editore per la tua prima opera?

R: Sì, è sempre difficile. Dico spesso, senza false ironie, che è molto più semplice trovare impiego in posta che pubblicare un libro. Ed è vero. Sai quando è facile? Quando ti chiedono soldi, approfittando di quanta passione ci hai messo, in quelle pagine. Chiedere soldi a chi lavora è compito del governo, non degli editori.

Sei mai stata pagata da un barman per bere il suo caffè?

D: Tra le tue figure letterarie di riferimento ci sono Tondelli, Pasolini e il mitico Pinketts. Potresti spiegarmi perché? Anche tu come PVT punti ad una letteratura emotiva ma allo stesso tempo di denuncia come Pasolini?

R: Credo mi abbia risposto tu stessa. Sono un lettore vorace e onnivoro, poi lungo il percorso ho maturato ovviamente anch’io dei riferimenti solidi. Metabolizzare le letture con cui maturi porta appunto a questo, se decidi di scrivere: tutto confluisce nella prosa – ed esattamente come hai detto tu per prima, anch’io desidero fare una letteratura emotiva ma anche di denuncia. Quindi vado in cerca, con molta naturalezza, di quegli autori nei quali posso trovare tutto questo.

D: Quindi la pensi come Manzoni: cioè che il poeta deve utilizzare il suo talento per scrivere il sentimento comune e per inviare un messaggio, una morale?

R: La penso così: uno scrittore dev’essere un uomo libero. Se decide di inviare messaggi, bene. Se decide di far ridere, bene. In entrambi i casi, e in molti altri, lo scrittore è comunque colui che, da singolo, muove un passo verso la società. Una scelta simile dev’essere carica di molta responsabilità. Non si scherza con la narrativa, non si scherza con chi spende soldi e tempo per poterti leggere.

D: Come prepari la tua stesura del libro? Cioè, che tecnica usi, i personaggi, i luoghi, una scaletta tempistica?

R: Scrivo schede personaggi molto approfondite e determino la trama in ogni suo dettaglio. Più i personaggi “vivono” nella mia testa, più sembrano veri. Così le storie. Ma sono i personaggi a portarle avanti, le storie, per cui tante cose nascono da lì.

D: Il futuro adesso come lo vedi? sempre nel mondo letterario?

R: Scrivere, scrivere, scrivere. Assolutamente. Sempre. 😉

D: Scrivi tutti i giorni o preferisci ogni tanto per rigenerare i pensieri e permettere alla mente di cibarsi dal mondo esterno, staccare la spina dalla scrittura?

R: Il fatto di scrivere non mi rende speciale, quindi anch’io come tutti ho i miei momenti no. Spesso però, e mi riferisco soprattutto ai romanzi, è necessario darsi delle regole. Scrivere è disciplina, anche, non solo creatività e ispirazione. C’è una frase molto efficace su questo argomento, l’ha detta Vincenzo Cerami: “Quando arriva l’ispirazione, siediti e fattela passare”. Ha ragione.

D: Ti lancio una provocazione: essere scrittore ti pone in qualche modo al di sopra degli altri? la vedi come una sorta di missione per l’umanità? Uno scrittore più diventa famoso più può essere definito una personalità di cultura?

R: No, non credo proprio. A Tullio Avoledo è stata posta una domanda più o meno simile, lui ha risposto che uno scrittore s’infila i pantaloni come chiunque altro.

Ti racconto questa cosa: a Vercelli organizziamo ogni anno il BookCrossing più grande del mondo: durante i 364 giorni che precedono l’evento, svuotiamo soffitte, cantine, addirittura intere biblioteche, contattati da gente che desidera donarci questi materiali. Beh, è così che penso si debba essere “personaggi di cultura”: tirarsi su le maniche, faticare, farla vivere dappertutto, la cultura. Perché è quello che siamo.

Perciò, as you can see, per ottenere questo basta un BookCrossing, non serve per forza un contratto alla Mondadori. 😉

D: Hai un blog o un sito che aggiorni, in cui poter seguire le tue presentazioni o gli incontri letterari a cui partecipi?

R: Avevo questo blog: http://www.ilbancodeisomari.splinder.com ma non lo aggiorno più da molto tempo. Tutte le presentazioni che sto facendo e faro per “Polaroid” si possono trovare al blog del mio editore http://www.lasvegasedizioni.splinder.com.

Anzi: si accettano inviti, io ho sempre voglia di girare e incontrare persone.

D: Il tuo modo di scrivere è cambiato nel tempo, fra una pubblicazione e l’altra o hai cercato di rimanere sempre in uno stile preciso?

R: Ogni volta che apro un libro, imparo – a meno che non sia pessimo. Ogni volta che scrivo una storia, quella storia ha una sua precisa voce. In “Polaroid”, che è una raccolta di racconti, questo si respira come mai era successo prima, nei miei libri. Ogni racconto non somiglia al precedente e neppure al successivo.

Se spiazzi o meno, non è un mio problema. Io sono un autore libero. Diversamente, avrei da tempo cercato un mio genere, col quale lasciarmi etichettare, e non avrei mai più scritto di nient’altro, perché il mercato ha le sue leggi.

D: Domanda classica da editore: a quando un romanzo?

R: Un romanzo? Sì, certo. Lo scriverò appena mi dimentico della lezione di Raymond Carver. Per ora non riesco proprio, te lo giuro, ad allungare il brodo.

D: La scrittura è un lavoro, anche se spesso non ben retribuito?

R: Scrivere non è retribuito a sufficienza in Italia, ma un lavoro è e un lavoro rimane. Lo scrittore è un artigiano, coi suoi segreti del mestiere e le sue tasse da pagare. Che sono salate, perché quando riceve un pagamento, accidenti, non è mai in nero! ;-D

D: La tua famiglia e i tuoi amici ti hanno sostenuto durante la stesura dei tuoi scritti? Ne erano al corrente?

R: Ho genitori parecchio anziani, purtroppo. Sono felici che io scriva, gli piace vedermi sui giornali o in televisione, ma tutto qui.

D: Continui a fare il parrucchiere?

R: La tua domanda non è affatto banale, anzi: ci ho perfino scritto un libro sopra, quindi non è neppure un segreto. Certo. Ho un mio salone e insegno per un paio di grosse compagnie di cosmesi, faccio aggiornamenti moda per altri colleghi.

Di giorno col camice, di notte coi libri. Sembra una strana vita, mi si dice, ma per me è una condizione assolutamente naturale.

D: In Manicure corner, di Roberta Scotto Galletta (Sironi), un salone di bellezza ospita una mini biblioteca.  Al posto delle riviste potresti mettere anche tu qualche libro a disposizione dei clienti

R: Ho di più: nel mio salone c’è una piccola libreria di scambio/libri. Se le clienti portano un loro libro da casa, possono scambiarlo con uno dei titoli esposti. Per quanto riguarda invece la consultazione, chiunque può leggerli.

Non hai idea di quanto abbia preso piede questa cosa.

D: Qual è fra questi il libro che più ti ha dato soddisfazioni?

R: “Polaroid”, assolutamente. E ricordo col massimo affetto il tour di presentazione de “Il banco dei somari”, tutto in musica. Reading performance. Molte di quelle esperienze, durano ancora.

Adesso sono in giro coi Banda Putiferio per uno spettacolo che unisce questo mio ultimo libro e un’antologia di racconti a cui ho partecipato, ispirata e nata attorno a un loro disco. L’ha pubblicata nel 2008 NoReply e s’intitola “Attenzione! Uscita Operai”.

Lo spettacolo che facciamo ha infatti un titolo assai programmatico, in questo senso: “Operai e Polaroid”.

Vi terrò aggiornati sulle prossime date.

D: Dopo quanti tentativi hai trovato l’editore disposto a pubblicarti la tua prima opera?

R: Parecchi. Ho perso il conto.

Bisogna avere molta pazienza e considerare che per gli editori il libro è comunque un prodotto, per cui esiste un mercato con tutti i suoi pro e i suoi contro.

Gli editori indipendenti investono di tasca propria in titoli sui quali molto spesso vanno in perdita, ma fanno un lavoro troppo importante: permettono a tanti autori di essere raggiunti da un pubblico, per piccolo che sia. E questo supplisce alla mancanza da parte della grande editoria di investire su autori sconosciuti, temendo la mancanza di un ritorno economico. Ma questi scrittori hanno un loro pubblico e infatti accade sempre più spesso che vengano accolti nella grande distribuzione.

Recensione: Ombra di Luce

Titolo: Ombra di Luca

Autore: Laura Schirru

Editore: Edizioni Montag

N° pagine:390

Anno di edizione: 2009

Genere: fantasy, fantastico

Ombra di Luce è il secondo capitolo della saga delle Cronache di Davidia, aperte dal libro Il lamento dell’usignolo già recensito positivamente da noi.
Nonostante sia, appunto, il seguito, il libro è quasi totalmente distaccato dal precedente, che era autoconclusivo, e si può leggere tranquillamente anche senza aver letto Il lamento.

Com’è questo nuovo capitolo? Ombra di Luce segue, per tematiche e stile, il Lamento, ma in questo libro è molto più presente l’elemento magico, quasi del tutto assente nel primo.
Al centro della narrazione vi sono le vicissitudini di Maya e Haldan, rispettivamente una guaritrice dal passato pericoloso e il principe ereditario del regno di Elunar.

Vicissitudini amorose, ma anche e soprattuto magiche, legate al potere e agli intrighi di corte, narrate con lo stesso stile molto simile a quello di Marion Zimmer Bradley già visto nel Lamento.
Il sesso non manca mai, e questa volta troviamo pure la tematica dell’incesto vissuta dai due fratelli di sangue reale, Haldan e la principessa Petra, donna senza scrupoli e dalla bellezza sconvolgente che subirà un’evoluzione radicale nel corso del libro.
I personaggi di Ombra di Luce sono ben delineati, sono dotati di vita propria; non sono semplici marionette nelle mani dell’autore, anzi: vivono, parlano, agiscono, pensano e sbagliano con la loro testa.
Soprattuto, nel corso del libro subiscono importanti e credibilissime evoluzioni psicologiche, maturano e cambiano esattamente come accadrebbe nella vita reale: i mutamenti subiti da Petra, Maya e anche Haldan sono ben descritti, approfonditi e realistici.

Il libro è scorrevole e, soprattutto, ha quella qualità meravigliosa chiamata “coinvolgimento emotivo”: il lettore non riesce a staccarsi dal testo e, quando lo fa, lo fa controvoglia.
Laura, ma soprattutto ciò che scrive, sa catturare chi legge. L’impressione che si ha è quella di stare assistendo da un angolino tutte le vicende, che si visualizzano con estrema chiarezza nella mente e ti fanno vivere la storia.

Gli errori e i refusi, rispetto al precedente capitolo, sono infinitamente minori; ci sono due o tre frasi scritte in Courier New (cosa stranissima) e svariati errori di battitura, più un inforigurgito all’inizio del libro quando Petra, quando il fratello le chiede se conosce la Complementareità della magia, gli risponde recitando tutta la storiella a memoria. Una cosa che in un dialogo normale non accadrebbe.
Al di là di questo, però, non troviamo altri errori e, come già detto, la lettura scorre che è una meraviglia.
L’ironia è presente, in svariati punti, ed è sempre molto efficace.

Il libro ha una controindicazione: provoca la voglia di picchiare selvaggiamente l’autrice.
Infatti s’interrompre bruscamente sul più bello, e la seconda parte uscirà nientepopodimenoche ad ottobre. Beh, almeno ce l’ho come regalo di compleanno!
Questo è dovuto, come dice l’autrice stessa, al fatto che il romanzo completo era troppo lungo e l’editore ha dovuto tagliarlo in due per non dover aumentare a sproposito il prezzo, già di per sè abbastanza alto (si parla di 18€).

Come si presenta il libro? Siamo ad anni luce da Il lamento, e in senso decisamente positivo.
La copertina, realizzata dall’illustratrice Serena Marenco, è a dir poco spettacolare; inoltre è stata aumentata la grammatura della stessa (della copertina, non dell’illustratrice), cosa decisamente utile in quanto le copertine precedenti si distruggevano in quarata secondi anche solo soffiandoci sopra.
Siamo ancora a una consistenza leggerina, ma è un ottimo passo avanti.
Come già detto, anche l’editing è migliore rispetto al primo capitolo, e gli errori tralasciati sono davvero di poco conto.

Che dire? Attendo con ansia l’arrivo di ottobre. Non si riesce a convincere l’autrice a fare nemmeno il più piccolo spoiler!

Il voto finale è 9,5/10

Incontro con l’autore: Gianluca Mercadante

Signori e Signore, Writer’s Dream e Lega dell’Inchiostro sono lieti di presentarvi il dodicesimo

Incontro con l’Autore

Ospite di quest’incontro sarà Gianluca Mercadante, autore per Las Vegas Edizioni di Polaroid, Nodo al pettine. Confessioni di un «parrucchiere anarchico» e Il Banco dei Somari.

Vi aspettiamo lunedì 25 maggio in questa discussione, nella Festino Room.

Vi aspettiamo numerosi!

Diffide, editoria a pagamento e le nostre liste

L’altro ieri sono stata contattata da un editore che ha lasciato un commento al nostro sito (non si sa perché ma il sito non pubblica i commenti e me li inoltra via mail) chiedendo di essere rimosso dalla lista Inferno.
L’editore in questione è Armando Editore (non Armando Curcio, con cui molti lo confondono) e, secondo la loro stessa mail inviatami qualche tempo fa, chiedono contributi calcolati sul numero di pagine.
Non sulla commerciabilità dell’opera, come fanno tutti coloro che sono in Purgatorio: sul numero di pagine da cui è composta l’opera.
Arriva inoltre una testimonianza in cui l’autore dice:

Il motivo per cui vi scrivo è che ho ricevuto una proposta di pubblicazione da parte di Armando Editore per un mio lavoro di saggistica, ma mi si chiede l’acquisto di 300 copie. Il mio testo, a causa della mole, avrebbe un prezzo di copertina di 35 euro (secondo me tanto…troppo!)..fatti i conti mi toccherebbe “investire” 10.500 euro. Il contratto prevede la cessione del 10% del prezzo di copertina all’autore, percentuale che però non si applicherebbe a quanto ho capito alle 300 copie da me acquistate.

Attualmente l’autore della mail non ci ha dato il permesso di divulgare il suo nome, se ce lo concederà lo faremo di buon grado.

Alla luce di quanto scritto sopra, è naturale conseguenza, visti i criteri stabiliti tempo addietro per la classificazione editoriale, che l’Armando Editore venga inserita in lista Inferno.
Pertanto, alla richiesta del signor Enrico Iacometti, che sul sito ha lasciato il seguente commento:

cari sconosciuti amici ,imbattendomi per caso sul vostro blob ho visto che avete inserito la nostra casa editrice all’inferno indicandone i sette peccati capitali.Poiche ‘nessuno di questi può esserci attribuito vi prego di volerci beatificare o saremo costretti a tutelare il nostro buon nome nelle sedi più opportune. enrico iacometti .amministratore delegato

ho dovuto rispondere con un “no, non possiamo”. Esplicando naturalmente tutti i punti elencati qui sopra (qui potete trovare la mia mail).
La risposta del signor Iacometti è stata questa:

spett.rando linda se pensa di potermi liquidare con una risposta ambigua e manichea a fronte di vari reati avremo modo di verificare la vostra obbiettività nelle sedi opportune.enrico iacometti

Mi spiace, ma noi non stiamo commettendo alcun reato.
Non è la prima volta che incappiamo in una situazione di questo genere (a dire il vero è la terza), e se siamo ancora in piedi significa che reati non ne commettiamo: ci limitiamo ad esercitare i nostri diritti, ovvero diritto di critica, parola, opinione, cronaca.

Vediamo di chiarire una volta per tutte le cose.

  1. Le liste editoriali non infrangono alcuna legge; abbiamo consultato un legale, che ci ha confermato questo molto tempo addietro e che continua a confermare la legalità delle nostre azioni.
  2. WD e i suoi utenti esercitano diritto di parola, opinione, critica, cronaca, diritti sanciti dalla Costituzione Italiana.
  3. Notifichiamo fatti reali e inseriamo gli editori nelle liste secondo criteri ben definiti, oggettivi e non soggettivi, anche se sarebbe possibile realizzarle secondo criticeri soggettivi, purché declamati.

Affermare “L’editore X chiede contributi e non opera a doppio binario, per cui secondo i nostri criteri finisce nella lista Inferno” è diffamazione?
No.
E’ reato?
No.
E’ ambiguo?
No.

E’ tutto chiaro, limpido e trasparente, non nascondiamo nulla a nessuno e non abbiamo nulla da nascondere. La nostra politica di gestione è quella esposta, non cambiamo collocazione a un editore né su richiesta né sotto minaccia di querela: la cambiamo solo ed esclusivamente se la collocazione è errata, ovvero se non corrisponde ai nostri criteri.

Dalle F.A.Q. del nostro sito:

IO HO TROVATO LA MIA CASA EDITRICE NELLA LISTA INFERNO. VI VOGLIO DENUNCIARE.
Non è una domanda.

COME LA FAI LUNGA! POSSO DENUNCIARVI SE LA MIA CASA EDITRICE SI TROVA NELLA LISTA INFERNO?
No. Se c’è ci sono dei buoni motivi perché ci rimanga.

SE VI MANDO UNA MAIL IN CUI VI INTIMO DI TOGLIERE LA MIA EDITRICE DALLA LISTA INFERNO LO FATE? VI SPAVENTATE?
No.

MA INSOMMA, COME FACCIO A FAR SPARIRE IL MIO NOME DALLA LISTA INFERNO?
Smettendo di chiedere contributi agli autori.

»Recensione “Melodia”

Titolo: Melodia

Autore: Daniele Bonfanti

Editore: Edizioni XII

N° pagine: 250

Anno di edizione: 2007

Genere: romanzo

Contenuto

Melodia, titolo è fulcro del romanzo. Descriverne la trama può solo nuocere al lettore curioso, dunque ci accontenti della quarta di copertina, piuttosto riduttiva, fortunatamente. E di qualche considerazione successiva, ma ecco la quarta:

“Melodia è la storia di Mattia, musicista dei giorni nostri che non riesce a portare a termine la composizione a cui sta lavorando. La persona che stava scrivendo la canzone con lui non dà notizie di sé da giorni e lui non riesce a terminare il pezzo da solo. Brano che diventa un’ossessione. Indagando sul proprio passato, Mattia trova dei punti oscuri, che a catena lo portano a scoprire che la sua canzone era già apparsa nella storia. Nella Venezia di Giacomo Casanova, e durante la crociata contro i catari e il processo ai Templari, a Verona al tempo del Malleus Maleficarum, nella Normandia del decimo secolo, nella Gerusalemme precristiana. E quando mette insieme i pezzi si trova di fronte a una verità antica, inimmaginabile e devastante, a una strana dark lady che forse lo aiuterà, ai gatti, e alla necessità di combattere e spargere parecchio sangue se vuole scoprire davvero come finisce la canzone.”

La quarta come detto è riduttiva, eppure non potrebbe essere altrimenti. Melodia è un romanzo decisamente complesso nella sua struttura (e sub-struttura con la sua serie di richiami e contenuti storici); ha una trama che nel suodipanarsi cresce e si sviluppa in maniera impeccabile, in un crescendo che porta il lettore ad un finale che può lasciare scontenti molti palati, ma che nonostante questo è decisamente appropriato alla della storia narrata. L’unica pecca della trama riguarda i già citati richiami storici, che per coloro che non hanno quanto meno un infarinatura d’esoterismo o quantomeno di informazioni su templari e argomenti annessi, potrebbero trovare difficoltoso seguire i passaggi dove questi vengono trattati direttamente con salti logici incredibilmente rapidi.

Forma

Forma impeccabile, lo stile di Bonfanti è di una leggerezza impressionate (da non intendere come “semplicistica e banale” ma come incredibilmente trascinante, tanto da rendere leggero il compito del lettore), la lettura non viene mai interrotta da passaggi inutili, ognuno di questi funziona (e corre, diamine se corre) solo se preso nel suo insieme (che sia l’insieme dei singoli capitoli, o quello del romanzo per intero) tanto sono legati e funzionali. Le uniche pecche che gli si possono dare riguardano i corsivi, di cui abusa un po’ troppo, rendendo in alcuni passaggi la storia un po’ sopra le righe; fortunatamente, però, si tratta di dettagli che non riescono a rovinare la bellezza del libro. Interessante la scelta narrativa delle cornici, che possono far storcere il naso creando il sospetto che il libro sia la solita idiozia in salsa esoterica: non è così. Ogni elemento nella struttura di Melodia è funzionale a se stesso e all’insieme dell’opera, nulla è lasciato al caso e tutto viene chiuso degnamente in un grande romanzo che non ha bisogno di centinaia di pagine per emozionare e trascinare il lettore.

Questioni Veniali

Dalla serie anche l’occhio vuole la sua parte: ebbene, questi viene accontentato, e non solo lui fortunatamente. La copertina è ottima nella sua semplicità (nessun fronzolo a rovinare l’atmosfera del libro) qualità indiscutibile dei materiali, rapportati ad un prezzo di copertina più che accettabile, nessun refuso, se ve ne sono, sono tanto microscopici da non essere notati. Un ottimo prodotto non solo come contenuto, ma anche come forma.

Da uno a dieci questo romanzo merita decisamente un 8 pieno.

Recensione a cura di Oninra.