Diffide, editoria a pagamento e le nostre liste

L’altro ieri sono stata contattata da un editore che ha lasciato un commento al nostro sito (non si sa perché ma il sito non pubblica i commenti e me li inoltra via mail) chiedendo di essere rimosso dalla lista Inferno.
L’editore in questione è Armando Editore (non Armando Curcio, con cui molti lo confondono) e, secondo la loro stessa mail inviatami qualche tempo fa, chiedono contributi calcolati sul numero di pagine.
Non sulla commerciabilità dell’opera, come fanno tutti coloro che sono in Purgatorio: sul numero di pagine da cui è composta l’opera.
Arriva inoltre una testimonianza in cui l’autore dice:

Il motivo per cui vi scrivo è che ho ricevuto una proposta di pubblicazione da parte di Armando Editore per un mio lavoro di saggistica, ma mi si chiede l’acquisto di 300 copie. Il mio testo, a causa della mole, avrebbe un prezzo di copertina di 35 euro (secondo me tanto…troppo!)..fatti i conti mi toccherebbe “investire” 10.500 euro. Il contratto prevede la cessione del 10% del prezzo di copertina all’autore, percentuale che però non si applicherebbe a quanto ho capito alle 300 copie da me acquistate.

Attualmente l’autore della mail non ci ha dato il permesso di divulgare il suo nome, se ce lo concederà lo faremo di buon grado.

Alla luce di quanto scritto sopra, è naturale conseguenza, visti i criteri stabiliti tempo addietro per la classificazione editoriale, che l’Armando Editore venga inserita in lista Inferno.
Pertanto, alla richiesta del signor Enrico Iacometti, che sul sito ha lasciato il seguente commento:

cari sconosciuti amici ,imbattendomi per caso sul vostro blob ho visto che avete inserito la nostra casa editrice all’inferno indicandone i sette peccati capitali.Poiche ‘nessuno di questi può esserci attribuito vi prego di volerci beatificare o saremo costretti a tutelare il nostro buon nome nelle sedi più opportune. enrico iacometti .amministratore delegato

ho dovuto rispondere con un “no, non possiamo”. Esplicando naturalmente tutti i punti elencati qui sopra (qui potete trovare la mia mail).
La risposta del signor Iacometti è stata questa:

spett.rando linda se pensa di potermi liquidare con una risposta ambigua e manichea a fronte di vari reati avremo modo di verificare la vostra obbiettività nelle sedi opportune.enrico iacometti

Mi spiace, ma noi non stiamo commettendo alcun reato.
Non è la prima volta che incappiamo in una situazione di questo genere (a dire il vero è la terza), e se siamo ancora in piedi significa che reati non ne commettiamo: ci limitiamo ad esercitare i nostri diritti, ovvero diritto di critica, parola, opinione, cronaca.

Vediamo di chiarire una volta per tutte le cose.

  1. Le liste editoriali non infrangono alcuna legge; abbiamo consultato un legale, che ci ha confermato questo molto tempo addietro e che continua a confermare la legalità delle nostre azioni.
  2. WD e i suoi utenti esercitano diritto di parola, opinione, critica, cronaca, diritti sanciti dalla Costituzione Italiana.
  3. Notifichiamo fatti reali e inseriamo gli editori nelle liste secondo criteri ben definiti, oggettivi e non soggettivi, anche se sarebbe possibile realizzarle secondo criticeri soggettivi, purché declamati.

Affermare “L’editore X chiede contributi e non opera a doppio binario, per cui secondo i nostri criteri finisce nella lista Inferno” è diffamazione?
No.
E’ reato?
No.
E’ ambiguo?
No.

E’ tutto chiaro, limpido e trasparente, non nascondiamo nulla a nessuno e non abbiamo nulla da nascondere. La nostra politica di gestione è quella esposta, non cambiamo collocazione a un editore né su richiesta né sotto minaccia di querela: la cambiamo solo ed esclusivamente se la collocazione è errata, ovvero se non corrisponde ai nostri criteri.

Dalle F.A.Q. del nostro sito:

IO HO TROVATO LA MIA CASA EDITRICE NELLA LISTA INFERNO. VI VOGLIO DENUNCIARE.
Non è una domanda.

COME LA FAI LUNGA! POSSO DENUNCIARVI SE LA MIA CASA EDITRICE SI TROVA NELLA LISTA INFERNO?
No. Se c’è ci sono dei buoni motivi perché ci rimanga.

SE VI MANDO UNA MAIL IN CUI VI INTIMO DI TOGLIERE LA MIA EDITRICE DALLA LISTA INFERNO LO FATE? VI SPAVENTATE?
No.

MA INSOMMA, COME FACCIO A FAR SPARIRE IL MIO NOME DALLA LISTA INFERNO?
Smettendo di chiedere contributi agli autori.

I contributi sono la norma, per chi distribuisce a livello nazionale

Ma anche no.

Ci è giunta voce in questi giorni che un editore presente nella nostra lista e.a.p. e non proprio piccolo risponde a chi gli chiede se pubblica con contributo che ciò è la prassi per chi distribuisce a livello nazionale.

No, non  è vero. Sono fesserie.

Come già è stato detto in precedenza, gli editori non dovrebbero nemmeno chiederli, i contributi, dato che sono imprenditori. Ma dire addirittura che è la norma…! Ma perché dire fesserie per giustificare una propria scelta editoriale?  Se opto per un certo modus operandi non me ne devo vergognare, perché è evidente che, se lo scelgo, ci sono dei motivi validi che supportano la scelta. O, perlomeno, motivi che io ritengo validi.

Perché dunque giustificare con menzogne la propria scelta? Bah. Ci credo che poi arrivano mail di autori disorientati che sostengono fermamente che pubblicare a pagamento è la norma per tutti.

Non lo è. Fidatevi.

Segnalazioni sulla lista E.A.P.

Io sono una persona paziente e disponibile, che non vede l’ora di rimuovere qualche nome dalla Lista E.A.P:  ogni nome in meno, infatti, è un editore in più che svolge correttamente il suo lavoro.

Però non potete pretendere che io elimini dalla lista un editore notoriamente a pagamento, che lo scrive pure sul suo sito (insieme a svariate idiozie che non commento): se anche l’editore pubblica a doppio binario, sempre a pagamento è. Fine del discorso.

E per un distributore, il doppio binario significa sempre “a pagamento”. Indi, i problemi sono gli stessi riscontrati per un editore che pubblica ESCLUSIVAMENTE  a pagamento.

Ora. Se io vi spiego le cose e voi non mi volete ascoltare, anzi, mi scatenate contro gli autori che hanno pubblicato con voi gratis su un’antologia, non mi fate cambiare idea; semmai, mi fate alterare.

Soprattutto se mi si viene a strepitare contro che “tale inserimento in lista nera è passibile di querela”.

Ci siamo già passati, per quest’assurda trafila, non ho voglia di ripetere ancora le stesse cose ogni sei mesi. Se avete dei vuoti di memoria, il caso MJM è sulla barra laterale a sinistra, in alto, nel primo link.

Siamo un tantino stufi…

Si, siamo un tantino stanchi di ritrovarci in coda di moderazione commenti multipli scritti da persone con nomi diversi, magari contenenti lo stesso testo o, più spesso, che danno man forte al commentatore precedente, che non è altri che le stessa identica persona.

Non ci piacciono i furbastri, tantomeno quando vogliono farci passare per fessi. Gli indirizzi IP li visualizziamo tutti quanti e li controlliamo, ogni volta.

Non ci piacciono nemmeno gli anonimi, che usano mail fasulle. Da oggi cancelleremo tutti i post morphati e/o anonimi.

Se avete da dire qualcosa e non volete che esca il vostro nome, SCRIVETEMI VIA MAIL.

Onde per cui…BASTA MORPHING E BASTA ANONIMATO! Siamo stufi!

Ecco perché dire “no” all’editoria a pagamento

Dato che sono stata accusata di vivere nel mondo di Alice e di non conoscere le regole del mercato, mi trovo costretta a scrivere un altro post sull’editoria a pagamento e sul perché io e i miei colleghi del Writer’s Dream non l’approviamo. No, non è perché usciamo giusto ora dal Paese delle Meraviglie (qualcun’altro, piuttosto, mi sembra appena uscito dal Paese dei Balocchi…e chi ha orecchie per intendere intenda).
Dunque…

Perché Ayame e WD se la prendono con l’editoria a pagamento?

Premesso che ognuno dei suoi soldi ne fa quel che vuole e se vuole pagare sui 2000€ per veder pubblicato il proprio libro è liberissimo di farlo, ci sono valide, validissime ragioni per cui non si dovrebbe pubblicare a pagamento. Leggete, scrittori convinti che pubblicare a pagamento sia un investimento per il successo:

Continua a leggere

“Le opinabili scelte editoriali delle grandi editrici italiane”, ovvero quanto sono stupidi i lettori italiani


Il Guerriero con la penna

Le opinabili scelte editoriali delle grandi case editrici italiane

di Matteo CUCCINI – Libraio e Scrittore

Quella che segue è la mail spedita da un libraio di Città di Castello alla Mondadori. La mail è rimasta, ovviamente, senza risposta. Eppure leggerne il contenuto può essere davvero importante, per tutti noi!

. . .

From: Matteo Cuccini
To: cardini@mondadori.com
Sent: Wednesday, April 04, 2001 5:20 PM

Città di Castello , 04/03/2001

Gentili redattori,
chi vi scrive è un libraio, un piccolo libraio di Città di Castello facente parte da quasi due anni del circuito Mondadori Franchising.
Sono un libraio e a dir la verità a volte mi vergogno di esserlo, in particolar modo quando nella mia vetrina sono costretto ad esporre alcuni libri.
Mi riferisco, in particolare, al buon guerriero Pietro Taricone e al suo piccolo libro da poco pubblicato da Mondadori in cui il soggetto in causa ci illumina, dispensandoci le sue profonde e interessanti perle di saggezza.
Perle che forse vale la pena di citare, almeno in parte, per dare un idea del tono del libro:

“mi faceva tanta tenerezza , perché cedeva : a me piace fare il maiale…”

“il capezzolo mi piace scuro e largo”

“la figa che puzza fa schifo”

“l’obiettivo è scopare domani”

“W la vita, porca vacca, W la vita”

“Io col preservativo non sento un cazzo. Anzi non sento il cazzo”

“…Mi faccio fregare dai culi in maniera allucinante”

… e tanti altri bellissimi e significativi aforismi degni di un primo posto in classifica fra i libri più venduti della settimana. Continua a leggere

Writer’s Dream e la rete

Cari lettori,

comunichiamo di aver subito, nostro malgrado, degli attacchi da parte di editori propensi a denigrare gratuitamente il nostro lavoro. Pur lavorando con serietà, dobbiamo sopportare calunnie da parte di editori che sostengono di aver rifiutato di pubblicarci i manoscritti e che giustificano in tale assurda maniera gli esiti negativi prodotti dalla nostra inchiesta su di loro. La cosa non ci spaventa, perché chiunque ci segua (e chiunque inizi a seguirci) ha e avrà modo di constatare che facciamo fronte al nostro impegno giorno per giorno con estrema serietà. Ci teniamo a far conoscere ai nostri lettori la cruda realtà della rete. E ci teniamo a sottolineare che questi crudeli detrattori scrivono i loro comunicati in maniera assai sgrammaticata. Il lupo perde il pelo…

Prosegue la scorrettezza nei nostri confronti.
Ad oggi sappiamo che certi editori sostengono che le case editrici che collaborano con noi si avvalgono di minorenni (alias la sottoscritta e svariati altri membri del team amministrativo) per far loro concorrenza sleale. Pofferbacco! Quale affronto! Saremo anche minorenni, ma a differenza di certe persone abbiamo un cervello.
Ci troviamo davanti a concorrenza sleale persone che non sanno più a che santo appellarsi per salvare la faccia.

Chiaramente la posizione non ci tocca, tanto meno adesso che sono arrivati utenti fittizi a perorare le cause dei mulini a vento. Ringraziamo chi ci segue in quanto il traffico verso i nostri siti è aumentato sensibilmente.

Grazie a tutti!

Dimenticavo…se volete sapere chi sono le persone che ci muovono queste accuse contattateci in privato.

Prendiamo provvedimenti

Come ha detto giustamente Dabria “a casa mia tutti hanno diritto di parola, però se metti i piedi sul tavolo ti caccio a calci”.

Quanto succede da alcuni giorni al Writer’s Dream, per mano dell’utente vanexa – e ora di robermat – si chiama semplicemente infrazione al regolamento e, nel caso del primo utente nominato, di pura e semplice diffamazione.

Ora. Noi siamo tutti molto tolleranti, molto aperti al dialogo e al confronto. Ma al confronto civile e serio, non ci va di litigare con certa gente che pensa di essere all’asilo o su un ring di wrestling. Non siamo in nessuno dei due, ci troviamo bensì in un punto di ritrovo comune in cui si cerca di fare informazione libera e corretta.

Pertanto, non saranno più tollerate disgressioni al regolamento, al buongusto, alla decenza e alla legge italiana.

Tanto di cappello a chi dice che pubblica ma con acquisto copie. Io ho pubblicato il mio primo libro con una editrice non a pagamento ma non ha diffusione se non in internet e nella loro zona. Mi ha stampato 200 copie dicono ma non ci credo. Io non ci credo a chi non è chiaro e non ti chiede soldi, sicuramente chiede i soldi dopo, come quella.

Questo è un post di robermat. A quanto pare la disinformazione, dalle parti sue e di vanexa, è un must. Perché c’è l’erronea convinzione che i libri editi da editori a pagamento siano distribuiti in tutt’Italia? Basti pensare che i recensori professionisiti i libri pubblicati da editori a pagamento non li aprono nemmeno. I giornalisti non li leggono. I critici nemmeno. I lettori neppure. Avete mai trovato in libreria un libro pubblicato da un editore a pagamento? Io no.

Poi, il fatto che robermat non creda a chi non è chiaro e a chi non chiede soldi è un anacronismo unico! Se un editore non ti chiede soldi è chiarissimo: è nel caso opposto che ci possono essere delle ombre. Poi, se lui vuole pubblicare spendendo soldi sono affari suoi, a me non interessa. A me – a noi del WD – preme fare informazione e contrastare la disinformazione che utenti – reali o fittizi – spargono nel web.

Ricordate: Writer’s Dream non è un portale con scopi di lucro, ogni sua collaborazione è a titolo gratuito e non ricava soldi da nessuna parte, nemmeno da pubblicità.

Che benificio avremmo a mentire?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Vanexa diffama

Avviso tutti i lettori che nel forum e nel blog si aggira un utente che si firma vanexa e che sta diffamando pesantemente non solo Writer’s Dream, me e il nostro operato, ma anche e soprattutto le case editrici che collaborano con noi.

Vanexa diffonde informazioni false, menzognere e calunniose su tutti noi, offende, insulta e diffama.

Preghiamo gli utenti a dare un’occhiata al forum, al sito e al blog: vi renderete conto da soli che la ragione è dalla nostra parte.