Recensione: Rupes Recta

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 Titolo: Rupes Recta

 Autore: Clelia Farris

 Editore: Delos

 N° Pagine: 281

 Anno di edizione: 2004

  Genere: fantascienza, thriller

  Prezzo: 14,00€

Scrivere la recensione di Rupes Recta si è rivelato laborioso e incredibilmente interessante. Non negherò che, quando mi è stato chiesto di recensirlo, ho storto un po’ il naso, dato che, di buona norma, io detesto la fantascienza.
Ho saltato la quarta di copertina, perdendomi nella presentazione di Franco Forte, che tesse le lodi al romanzo affermando che mai, prima di allora, gli era capitato tra le mani un dattiloscritto perfetto, tantomeno se tale dattiloscritto era l’opera prima di uno scrittore.
Incuriosita, ho incominciato a leggere e nel giro di ventiquattrore sono giunta al termine delle duecentottantuno pagine di cui è composto Rupes Recta. Che non è solo fantascienza, ma è anche thriller; e se non posso dare un giudizio certo sulla fantascienza, vista la mia antipatia per il genere, sul thriller posso pronunciarmi apertamente e dare giudizi con tutta tranquillità.
È un giallo egregiamente costruito, ritmato, ricco di colpi di scena, appassionante. E lo dimostra la rapidità con cui lo si divora.

Rupes Recta è la storia di Mikhail, cittadino della Luna, professione Ricordante, gay, vedovo.
Nello scenario della civiltà lunare, complessa e articolata, fintamente libertaria, si muove un killer che uccide le sue vittime con una mezzaluna da cucina, trattandole come fossero carne da macello. Il popolo lunare ci viene mostrato attraverso gli occhi e le spiegazioni di Mikhail: il testo, infatti, è scritto in prima persona, con uno stile e una modalità che mi ha riportato alla memoria Arthur Golden e le sue Memorie di una geisha, uno dei pochi romanzi dove apprezzo pienamente l’uso della prima persona. Anche in Rupes Recta la prima persona è usata magistralmente: non ci sono inforigugiti, né informazioni date in maniera innaturale; il punto di vista di Mikhail è ben gestito e viene abbandonato solo per poche pagine al centro del romanzo, quando il Ricordante viene arrestato con l’accusa di essere l’assassino della mezzaluna, un espediente ben riuscito per calamitare le emozioni del lettore.

È bene spendere qualche parola sul mestiere del Ricordante, svolto dal nostro protagonista. Un Ricordante non è una specie di mago con poteri dalla nascita: è un uomo – o una donna – addestrato a ricordare ogni minimo dettaglio di ciò che vede intorno a sé. Per questo esiste una scuola, la scuola della Repetita – l’azienda che gestisce il mercato della memoria. La consulenza di un Ricordante è cara, e la Repetita è una delle aziende più grandi della Luna, forse la maggiore.
Mikhail svolge il suo mestiere come funzionario pubblico in tribunale; per usare le sue parole, è la memoria al servizio della legge.

Rupes Recta regala immagini. Lo stile della Farris è limpidissimo e magnetico, calamita l’attenzione del lettore e lo fa bene sin dalle prime pagine, che catapultano direttamente nel cuore della vita di Mikhail e dell’azione, senza perdersi in preamboli inutili e spiegazioni altrettanto fuori luogo. Vengono usati termini consueti della vita lunare senza “traduzione” sin dal primo momento: scopriremo mano a mano di ciò che si parla, e ogni scoperta sarà una piccola conquista che ci farà sentire sempre di più parte del popolo lunare. Popolo particolare, superstizioso e diviso in caste, anche se tentano di nascondere a loro stessi la suddivisione.

Ci sono contaminazioni giapponesi e russe, in Rupes Recta, e ci sono riferimenti continui al nostro mondo; appare naturale, dato che la Luna è stata colonizzata dalla Terra, ma io parlo proprio di nomi. Un episodio, che mi ha strappato una risatina incredula, è quello del primo processo a cui Mikhail, come Ricordante, deve partecipare:  la parte lesa è composta da Mortensen, De Sade e Watanabe. Che hanno ovviamente un nome e una personalità diversi dagli originali Viggo Mortensen (Aragorn de Il Signore degli anelli), il marchese De Sade (oddio, probabilmente lui è anche aderente al personaggio, visto che si parla di incesto, nel processo) e Ken Watanabe (Katsumoto ne L’ultimo samurai).

In Rupes Recta circola molta ironia, spesso proveniente da Mikhail stesso. Un personaggio che si ama sin da subito, sarcastico e ironico (la scena iniziale vede lui imprecare per il bruciore al didietro, reduce da una sessione amorosa nella Selva Nera: “In questo momento il mio problema è tutto de recto. E brucia. Gran Dea, se brucia!”), a tratti tendente al cinismo nonostante la sua ingenuità.
Tutti i personaggi di Rupes Recta sono costruiti magistralmente e vivono di vita propria, esattamente come dovrebbero fare i personaggi. Hanno voci distinte, pensieri distinti, modi di agire distinti. Soprattutto, sono umani. Si amano e si odiano, spesso soggettivamente. Stanislaw, il gigantesco polpo parlante che vive con Mikhail, è il mio preferito: assomiglia un po’ alla sua coscienza, è saggio e arguto, sarcastico e scorbutico.
In tutto il romanzo è costante il dolore malinconico di Mikhail per la perdita di Andrej, il suo amante, morto in un incidente. Andrej, seppur non presente fisicamente, è la chiave di tutto. Nel bene e nel male.

In Rupes Recta ci sono numerose sottotrame incastrate ad arte nella trama principale, tutte concluse degnamente e tutte appassionanti. Non tutte sono strettamente indispensabili allo sviluppo della trama principale, ma concorrono a creare un quadro realistico e reale, palpabile con mano, della vita di Mikhail: vita, non semplice e pura narrazione.

La Farris ci fa entrare nel romanzo; e una volta dentro, siamo come dei Ricordanti: osserviamo in silenzio, ricordiamo tutto.

Rupes Recta, infine, prende il nome da una costruzione di origine naturale che somiglia un po’ al muro del pianto, dove i pellegrini vanno a depositare nelle fessure della pietra i loro desideri, e i Ricordanti svuotano la loro mente dai ricordi superflui confidandosi a bassa voce che la Rupes.

Ho trovato un solo refuso in tutto il libro, ma è palesemente un errore di battitura (stuia al posto di stuoia). Ciò non toglie che non l’ho apprezzato, visto che nell’introduzione Franco Forte afferma di aver limato le sottigliezze che son tanto care al maniacale editor.
La confezione del romanzo è curata. I materiali sono di ottima qualità, l’impaginazione è ottimamente gestita – anche se qualche pagina è stampata leggermente storta.
Non mi piace la copertina, come non mi piacciono quasi tutte le copertine di quasi tutti i romanzi di fantascienza: è troppo fredda e lineare. L’illustrazione, inoltre, non ha nulla a che vedere con il testo, mi sarebbe piaciuto fosse più inerente.

In conclusione, assegno un 10/10 al romanzo, fregandomene bellamente dei dettagli sulla costruzione materiale del libro di cui ho appena parlato: Rupes Recta è talmente bello e appassionante che merita la votazione piena.

Recensione: Il contrario di tutto

103296_513141   Titolo: Il contrario di tutto

  Autore: Gianluca Wayne Palazzo

  Editore: Voras

  N° Pagine: 125

  Anno di edizione: 2009

  Genere: Romanzo

  Prezzo: 12,00€

 

Il contrario di tutto è un romanzo assolutamente al di fuori delle mie corde. Non amo la narrativa pura, ma il retro di copertina mi ha incuriosita sufficientemente da spingermi a cominciarlo prima del previsto – e a finirlo, prima del previsto.
Andiamo dunque a leggere la quarta:

Meglio non leggere nei pensieri del giovane professore Carlo Antonino. Si potrebbero scoprire aspetti difficili da condividere. Disprezza gli studenti, li umilia, li rincorre, ma poi si lascia fagocitare dagli occhi verdi e affilati di ragazzine implacabili.

Il romanzo irriverente e graffiante di un giovane autore, pagine intrise di sarcasmo, cattiveria e humour nero. Ma anche di delicatezze inattese. Insomma: tutto e il contrario di tutto. Un po’ come la vita.

Il professor Antonino è un personaggio che non si ama, anzi: lo si odia. E’ un debole, un vile, una di quelle persone di cui è pieno il mondo. E’ giovane, un bell’uomo, arrogante e pieno di sé si innamora di Flavia, una sedicenne normale con il cervello funzionante che colpisce il professore e che si contrappone in maniera vistosa a Priscilla, la sua sexy compagna di classe con il quale l’uomo stringerà una relazione di puro sesso da parte sua e di incondizionato amore da parte di lei.
Antonino la disprezza e non la sopporta, parla troppo e continuamente e lui non la regge. In poco più di 120 pagine c’è un pezzo della storia di un uomo scialbo, codardo, “un ignorante borioso convinto che la sua merda profumi”, come lo apostrofa in una lettera uno dei suoi studenti che ha perso l’udito dopo un pestaggio a cui il professor Antonino ha assistito in silenzio per paura di venir malmenato.
Solo alla fine, dopo una storia intrisa di disprezzo per gli altri, il professor Antonino riesce a far capolino al di fuori della sua paura, della sua viltà, supera la paura delle botte e se le prende di santa ragione dal padre di Priscilla.
E dopo, in una nuova scuola, carico di buoni propositi, sembra ricominciare tutto daccapo.

Il libro si legge moto velocemente. E’ scorrevole e piacevole, scritto con uno stile limpido e diretto tranne in qualche passaggio, dove i pensieri si articolano maggiormente, sempre stilisticamente parlando.
Io ho letto il libro in due ore scarse, con gusto. Il punto di vista del professore permette di immergersi appieno nella sua mente, di capire bene la sua personalità. All’inizio lo si prende in simpatia, ma mano a mano che si prosegue nella lettura ci si rende conto che il professor Antonino non è quella simpatica canaglia che sembra essere: è un autentico pezzo di merda, come lui stesso si definisce.
Coerenza e verosimiglianza non vengono mai a mancare: tutto il casino descritto in Il contrario di tutto potrebbe benissimo avvenire sotto il nostro naso, nella scuola vicino a casa. E’ realtà quotidiana, niente di più, niente di meno.

Ed è una realtà narrata inequivocabilmente bene. Palazzo ha stile e sa scrivere, nulla da dire. Come dice la quarta, si ha a che fare con un autore promettente nel vero senso della parola, senza inutili stiracchiamenti o lusinghe inveritiere.

Passiamo alla qualità materiale del libro, che è in un formato alquanto insolito: 15×21. La carta e i materiali usati sono indubbiamente di buona qualità, ma non mi piace per nulla la copertina, che ha comunque la sua attinenza con il testo. Anche il retro del libro non è granché, graficamente parlando.
Impaginazione ottima e, sopratutto, ottimo editing e ottima correzione del testo: non ho trovato nessun refuso, e questo è capitato solo con i testi di Edizioni XII.

Davvero un buon testo, in definitiva, consigliato sia agli amanti della pura narrativa che a chi – come me – le è abbastanza allergico.
Voto finale: 8/10

Recensione: Ombra di Luce

Titolo: Ombra di Luca

Autore: Laura Schirru

Editore: Edizioni Montag

N° pagine:390

Anno di edizione: 2009

Genere: fantasy, fantastico

Ombra di Luce è il secondo capitolo della saga delle Cronache di Davidia, aperte dal libro Il lamento dell’usignolo già recensito positivamente da noi.
Nonostante sia, appunto, il seguito, il libro è quasi totalmente distaccato dal precedente, che era autoconclusivo, e si può leggere tranquillamente anche senza aver letto Il lamento.

Com’è questo nuovo capitolo? Ombra di Luce segue, per tematiche e stile, il Lamento, ma in questo libro è molto più presente l’elemento magico, quasi del tutto assente nel primo.
Al centro della narrazione vi sono le vicissitudini di Maya e Haldan, rispettivamente una guaritrice dal passato pericoloso e il principe ereditario del regno di Elunar.

Vicissitudini amorose, ma anche e soprattuto magiche, legate al potere e agli intrighi di corte, narrate con lo stesso stile molto simile a quello di Marion Zimmer Bradley già visto nel Lamento.
Il sesso non manca mai, e questa volta troviamo pure la tematica dell’incesto vissuta dai due fratelli di sangue reale, Haldan e la principessa Petra, donna senza scrupoli e dalla bellezza sconvolgente che subirà un’evoluzione radicale nel corso del libro.
I personaggi di Ombra di Luce sono ben delineati, sono dotati di vita propria; non sono semplici marionette nelle mani dell’autore, anzi: vivono, parlano, agiscono, pensano e sbagliano con la loro testa.
Soprattuto, nel corso del libro subiscono importanti e credibilissime evoluzioni psicologiche, maturano e cambiano esattamente come accadrebbe nella vita reale: i mutamenti subiti da Petra, Maya e anche Haldan sono ben descritti, approfonditi e realistici.

Il libro è scorrevole e, soprattutto, ha quella qualità meravigliosa chiamata “coinvolgimento emotivo”: il lettore non riesce a staccarsi dal testo e, quando lo fa, lo fa controvoglia.
Laura, ma soprattutto ciò che scrive, sa catturare chi legge. L’impressione che si ha è quella di stare assistendo da un angolino tutte le vicende, che si visualizzano con estrema chiarezza nella mente e ti fanno vivere la storia.

Gli errori e i refusi, rispetto al precedente capitolo, sono infinitamente minori; ci sono due o tre frasi scritte in Courier New (cosa stranissima) e svariati errori di battitura, più un inforigurgito all’inizio del libro quando Petra, quando il fratello le chiede se conosce la Complementareità della magia, gli risponde recitando tutta la storiella a memoria. Una cosa che in un dialogo normale non accadrebbe.
Al di là di questo, però, non troviamo altri errori e, come già detto, la lettura scorre che è una meraviglia.
L’ironia è presente, in svariati punti, ed è sempre molto efficace.

Il libro ha una controindicazione: provoca la voglia di picchiare selvaggiamente l’autrice.
Infatti s’interrompre bruscamente sul più bello, e la seconda parte uscirà nientepopodimenoche ad ottobre. Beh, almeno ce l’ho come regalo di compleanno!
Questo è dovuto, come dice l’autrice stessa, al fatto che il romanzo completo era troppo lungo e l’editore ha dovuto tagliarlo in due per non dover aumentare a sproposito il prezzo, già di per sè abbastanza alto (si parla di 18€).

Come si presenta il libro? Siamo ad anni luce da Il lamento, e in senso decisamente positivo.
La copertina, realizzata dall’illustratrice Serena Marenco, è a dir poco spettacolare; inoltre è stata aumentata la grammatura della stessa (della copertina, non dell’illustratrice), cosa decisamente utile in quanto le copertine precedenti si distruggevano in quarata secondi anche solo soffiandoci sopra.
Siamo ancora a una consistenza leggerina, ma è un ottimo passo avanti.
Come già detto, anche l’editing è migliore rispetto al primo capitolo, e gli errori tralasciati sono davvero di poco conto.

Che dire? Attendo con ansia l’arrivo di ottobre. Non si riesce a convincere l’autrice a fare nemmeno il più piccolo spoiler!

Il voto finale è 9,5/10

»Recensione “Melodia”

Titolo: Melodia

Autore: Daniele Bonfanti

Editore: Edizioni XII

N° pagine: 250

Anno di edizione: 2007

Genere: romanzo

Contenuto

Melodia, titolo è fulcro del romanzo. Descriverne la trama può solo nuocere al lettore curioso, dunque ci accontenti della quarta di copertina, piuttosto riduttiva, fortunatamente. E di qualche considerazione successiva, ma ecco la quarta:

“Melodia è la storia di Mattia, musicista dei giorni nostri che non riesce a portare a termine la composizione a cui sta lavorando. La persona che stava scrivendo la canzone con lui non dà notizie di sé da giorni e lui non riesce a terminare il pezzo da solo. Brano che diventa un’ossessione. Indagando sul proprio passato, Mattia trova dei punti oscuri, che a catena lo portano a scoprire che la sua canzone era già apparsa nella storia. Nella Venezia di Giacomo Casanova, e durante la crociata contro i catari e il processo ai Templari, a Verona al tempo del Malleus Maleficarum, nella Normandia del decimo secolo, nella Gerusalemme precristiana. E quando mette insieme i pezzi si trova di fronte a una verità antica, inimmaginabile e devastante, a una strana dark lady che forse lo aiuterà, ai gatti, e alla necessità di combattere e spargere parecchio sangue se vuole scoprire davvero come finisce la canzone.”

La quarta come detto è riduttiva, eppure non potrebbe essere altrimenti. Melodia è un romanzo decisamente complesso nella sua struttura (e sub-struttura con la sua serie di richiami e contenuti storici); ha una trama che nel suodipanarsi cresce e si sviluppa in maniera impeccabile, in un crescendo che porta il lettore ad un finale che può lasciare scontenti molti palati, ma che nonostante questo è decisamente appropriato alla della storia narrata. L’unica pecca della trama riguarda i già citati richiami storici, che per coloro che non hanno quanto meno un infarinatura d’esoterismo o quantomeno di informazioni su templari e argomenti annessi, potrebbero trovare difficoltoso seguire i passaggi dove questi vengono trattati direttamente con salti logici incredibilmente rapidi.

Forma

Forma impeccabile, lo stile di Bonfanti è di una leggerezza impressionate (da non intendere come “semplicistica e banale” ma come incredibilmente trascinante, tanto da rendere leggero il compito del lettore), la lettura non viene mai interrotta da passaggi inutili, ognuno di questi funziona (e corre, diamine se corre) solo se preso nel suo insieme (che sia l’insieme dei singoli capitoli, o quello del romanzo per intero) tanto sono legati e funzionali. Le uniche pecche che gli si possono dare riguardano i corsivi, di cui abusa un po’ troppo, rendendo in alcuni passaggi la storia un po’ sopra le righe; fortunatamente, però, si tratta di dettagli che non riescono a rovinare la bellezza del libro. Interessante la scelta narrativa delle cornici, che possono far storcere il naso creando il sospetto che il libro sia la solita idiozia in salsa esoterica: non è così. Ogni elemento nella struttura di Melodia è funzionale a se stesso e all’insieme dell’opera, nulla è lasciato al caso e tutto viene chiuso degnamente in un grande romanzo che non ha bisogno di centinaia di pagine per emozionare e trascinare il lettore.

Questioni Veniali

Dalla serie anche l’occhio vuole la sua parte: ebbene, questi viene accontentato, e non solo lui fortunatamente. La copertina è ottima nella sua semplicità (nessun fronzolo a rovinare l’atmosfera del libro) qualità indiscutibile dei materiali, rapportati ad un prezzo di copertina più che accettabile, nessun refuso, se ve ne sono, sono tanto microscopici da non essere notati. Un ottimo prodotto non solo come contenuto, ma anche come forma.

Da uno a dieci questo romanzo merita decisamente un 8 pieno.

Recensione a cura di Oninra.

»Recensione “Black Angel”

Titolo: Black Angel

Autore: Paola Boni

Editore: 0111 Edizioni

N° pagine: 168

Anno di edizione: 2007

Genere: horror, fantastico

Devo ammettere che quando ho preso in mano il libro ho pensato “bah…sarà una roba alla Twilight…”
Mi sono dovuta ampiamente ricredere. Oltre a essere scritto molto meglio di Twilight, la storia in se è completamente differente.
Il rapporto tra Paola (la protagonista) e Lucas (il vampiro) è conflittuale, entrambi hanno un carattere forte e lui è abbastanza stronzo e arrogante.

La storia in se è violenta. Già nella seconda pagina Paola taglia la testa a due vampiri che dimostrano 15 anni, senza il benché minimo senso di colpa e pulendosi il coltello sporco di sangue con noncuranza sulla maglietta firmata. C’è da dire, a questo proposito, che la scena non è del tutto verosimile: siamo in una strada buia e Paola decapita i due vampiri con un pugnale.
La trama, a grandi linee, è la seguente: Paola è una ragazza diciottenne non proprio tenera e indifesa che è convinta di avere un qualche sesto senso particolarmente sviluppato. In effetti non si sbaglia: arriverà il vampiro, il bel Lucas, a rivelarle che lei è una Veggente, cosa che la rende particolarmente pericolosa per la sua razza.
I vampiri, infatti, fanno più o meno a gara per ammazzarla, ma Lucas si è inspiegabilmente (in realtà verrà spiegato più avanti) innamorato di lei e decide di proteggerla.
Questa sua decisione scatena una guerra tra Lucas e il suo seguito e un altro capo vampiro, Jean, una vecchia conoscenza di Lucas il cui passato si svelerà pian piano nella trama.
La battaglia tra i due sarà senza esclusione di colpi e non mancano scene deliziosamente splatter (una scena ha urtato persino il mio stomaco!).
Parallela alla sanguinosa battaglia tra i due vampiri, avviene quella psico-sentimentale tra Lucas e Paola: la ragazza, infatti, non vuole saperne del vampiro, disgustata dalla sua natura.
A complicare il tutto, spuntano fuori tre tizi appartenenti alla Confraternita, un’organizzazione di umani che si occupano di tenere a bada i vampiri (o, perlomeno, ci provano).

I colpi di scena non mancano, e danno un buon ritmo a una storia già ritmata di suo.
Violenza e turpiloquio sono presenti in buona quantità, ma non sono mai fuori luogo, la loro presenza è adeguata.
Il libro è stato pubblicato dalla 0111 Edizioni, una casa editrice che pubblica gratuitamente ma non fa editing. Ciò significa che il testo è disseminato di errori di battitura e da una buona dose di erroracci tipici di un esordiente.
Ad esempio: la storia è narrata in prima persona e ci sono varie parti in cui Paola torna a casa ed elenca tutte le cose che fa. Cose tipiche della routine quotidiana che rallentano un po’ la lettura.

Un altro esempio lo si trova quando Paola è in macchina con Daniel, un membro della Confraternita che è incaricato di sorvegliare le sue mosse e quelle di Lucas:

Per tutto il tempo passato in macchina parlammo di cose futili, discutemmo dei libri che ci erano piaciuti di più, degli ultimi film in uscita e della musica che amavamo.

E delle scarpe viste in vetrina, dei nostri cibi preferiti e di quanti uccelli volavano sopra di noi no?

Ci sono altresì passaggi troppo veloci, quasi l’autrice avesse fretta di far passare il momento e passare alla parte successiva. E allora ecco che ci scappa l’innamoramento istantaneo!

Tra me e Daniel si era creato subito un particolare affiatamento. Ci prendevamo in giro, scherzavamo e ridevamo per ogni cosa.

Daniel e Paola si conoscono da meno di ventiquattrore e quando la accompagna a casa si baciano, con lui palesemente innamorato.

Un altro passaggio inverosimile e troppo velocizzato è quando Paola, dopo aver litigato con Daniel, scappa via e in centro trova Rick, un ragazzo sui vent’anni che immediatamente cade ai suoi piedi. We, fa colpo la ragazza!

Un altro difetto lo si trova quando Lucas si mette a raccontare a Paola il suo passato: narra in prima persona (occupando un capitolo intero), utilizzando dialoghi e descrizioni in maniera decisamente inverosimile e che risultano fuori luogo per un dialogo.
Ogni tanto si trova un inforigurgito in versione mignon, ma accade abbastanza di rado.

Tutto sommato, si tratta di errori abbastanza marginali, che un buon editing avrebbero risolto senza problemi e che in ogni caso non intaccano il piacere della lettura.
Black Angel scorre via veloce, l’ho letto in poche ore (anche perché sono solo 164 pagine); ho apprezzato particolarmente che personaggi come Rick e Daniel non siano piazzati lì a casaccio, solo per far si che la protagonista fosse accerchiata di corteggiatori, ma avessero una funzione precisa nel testo.
I personaggi, in particolare Lucas e Paola, sono ben caratterizzati e hanno pure un bel caratterino, a differenza di quei pappamolli smollacciosi di Edward e Bella.
La Boni è una brava scrittrice e si vede: le scene, e in particolar modo quelle di azione, non lasciano mai indifferenti e si presentano vivide mentre si legge. Insomma, sa emozionare e sa trasmettere.

I vampiri della Boni non sbrilluccicano al sole (non sono degli Art-Attack, per grazia divina), non gironzolano di giorno, sono sensibili alle croci (o, come specifica Lucas, all’importanza che gli umani danno a quei simboli, alla loro fede), dormono nelle bare, bevono sangue umano e possono leggere nella mente di tutti tranne che in quella dei Veggenti. E ha senso, essendo i Veggenti nemici dei vampiri qualche difesa la devono pure avere.

In conclusione, Black Angel è un bel romanzo, appassionante e godibile malgrado i difetti elencati, con una buona dose di violenza (la scena più splatter di tutte vede un vampiro massacrare una famigliola per puro divertimento) e di quell’intelligenza che manca a romanzi come quelli di zia Meyer.

Voto 7/10

Recensione “Abattoir”

Abattoir

Abattoir

Titolo: Abattoir

Autore: Ian Delacroix

Editore: XII Edizioni

N° pagine: 146

Anno di edizione: 2007

Genere: horror, fantastico

Abattoir è una raccolta di undici racconti dal sapore oscuro, terrificante e piacevole al tempo stesso. Come dice la presentazione sulla quarta di copertina, Abattoir è “un viaggio nei territori dell’incubo”, un viaggio che va dai territori più oscuri e violenti a quelli più sfumati, sognanti, ma non per questo meno inquietanti e suggestivi.

La violenza, che raggiunge il suo culmine nel secondo racconto, Mattatoio, non è mai descritta brutalmente, nemmeno quando è estrema e totale come nel racconto appena citato: al contrario, è sempre raffinata, elegante, e per questo ancor più inquietante. Imprimetevi bene nella testa questa parola, perché ricorrerà abbastanza spesso nella recensione (almeno con la stessa frequenza con cui Ian ripete la parola “sbagliato” in Abattoir…ciao Ian!)

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» Recensione “Il lamento dell’usignolo”

copertina "lamento dell'usignolo"

Titolo: “Il lamento dell’usignolo”

Autore: Laura Schirru

Editore: Edizioni Montag

Genere: fantasy, rosa, fantastico

Romanzo d’esordio di Laura Schirru, Il lamento dell’usignolo non sembrava esattamente nelle mie corde letterarie. Ho sempre preferito i thriller ma, dopotutto, non ho mai disdegnato i fantasy. Anzi, i fantastici, definizione che personalmente applico a libri nello stile Marion Zimmer Bradley.

In realtà, Il lamento si è rivelato precisamente nelle mie corde. Non solo l’atmosfera rievoca a tratti quella meravigliosa che caratterizza Le nebbie di Avalon della già citata Zimmer Bradley, ma anche lo stile dell’autrice rimanda lontanamente alla grande scrittrice fantasy.

La trama

La storia narra il conflitto tra Zagart, tiranno di Elunar, e i seguaci del culto di Aslim Fen, che rifiutano di riconoscere la sovranità di colui che definiscono un usurpatore.
La vicenda si apre con il re che cattura Lara, bellissima figlia del sommo sacerdote di Aslim Fen. Zagart s’invaghisce dello splendore della ragazza e, affascinato dal suo orgoglio e dalla sua testardaggine, decide di prenderla come sua concubina e come sua sposa.
Lara inizialmente è divorata dall’odio per colui che ha violato la sua verginità sacra e votata alla dea, ma lentamente affioreranno in entrambi i ricordi di una vita precedente, in cui Zagart e Lara si amavano alla follia.
Quando anche la sacerdotessa cede all’amore, la sventura si abbatte sui due sovrani, appena diventati genitori: i seguaci di Aslim fen rapiscono Lara, per farla sposare con il sacerdote Vargas, legittimo erede al trono.
La ragazza sprofonderà per l’ennesima volta in un incubo, in cui si renderà conto che i suoi amici non sono in realtà tali, che per suo padre altro non è che una pedina per il potere…fino a quando il passato non tornerà prepotente a reclamare ciò che gli spetta.

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Recensione “Per odio e per amore” – Marco Pirola

Per odio e per amore

Autore: Marco Pirola

Anno: 2008

Casa Editrice: Editrice Nuovi Autori

Genere: Thriller

N° pagine: 134

Prezzo: 12,00 €

Per odio e per amore racconta la storia di David Ross, ventenne ultramiliardario che, assieme al suo migliore amico, alla sua ex fidanzata e alla sua fidanzata attuale, si trasferisce dalla tranquilla Wilmington a Boston apparentemente per motivi di lavoro, in realtà per sfuggire da Kevin, losco figuro che perseguita David e la sua combriccola.

Il finale del libro si interrompe bruscamente su un punto cruciale, lasciando il lettore con un punto interrogativo grosso come una cattedrale; il motivo di questa scelta sembra essere la volontà dell’autore di pubblicare altri capitoli della storia di David Ross.

Pregi e difetti

Partiamo dai pregi, che sono numerosi: stile fluido e scorrevole, personaggi principali ben delineati, capacità di catturare il lettore e di incuriosirlo sin dalla prima pagina. Inoltre, l’autore non cade mai nell’errore tipico degli scrittori esordienti, quello dell’inforigurgito, che consiste nel fornire troppe informazioni, in maniera poco elegante e decisamente superflua. Cosa decisamente apprezzabile.

I difetti invece, stanno nell’eccessiva minuzia delle descrizioni, che a volte si dilungano per una pagina intera, e nella poca caratterizzazione dei personaggi secondari: ad esempio, l’ex ragazza di David spesso appare come un personaggio inutile.

Complessivamente

Il romanzo è scorrevole, scritto con uno stile piuttosto fluido e molto descrittivo; troppo descrittivo, per certi versi: all’inizio, ogni cosa è descritta con minuzia di particolari, a volte ci si intoppa nel leggere certe lunghe descrizioni. Ogni tanto, ci sono dialoghi un po’ troppo inverosimili, ma nulla di importante.

Per odio e per amore è un libro piacevole, che si legge in velocità; l’autore sa il fatto suo, in quanto a suspence, sa perfettamente come tenere il lettore incollato alle pagine. Le informazioni che i personaggi danno all’autore sono centellinate fino alla fine, tanto che spesso si rischia di essere presi da una crisi di isterismo per la smania di sapere cosa succede. Anche il finale, come anticipato sopra, lascia sorpresi, interrompendosi in un punto cruciale. Furbo, l’autore… 🙂

Concludendo, è un libro che noi di WD consigliamo caldamente. Se dovessi esprimere un giudizio numerico, su una scala da 0 a 10 gli assegnerei sicuramente un 7,5.