Riapre la sezione Case Editrici

Gentili utenti, da oggi è di nuovo possibile pubblicare testimonianze sul nostro forum in merito alle case editrci e rispondere alle discussioni esistenti.

L’invito è aperto, come sempre, anche ai signori editori: il dialogo è la migliore strada, non chiudetevi in trincea.

Riprendono regolarmente tutti i servizi di WD – correzione ed editing, recensione, consulenza.

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Incontro con l’autore: Francesco Dimitri

Buonasera, popolo! Mentre voci di poca importanza sussurrano che siamo (sono) poco professionali e ridicoli, io annuncio il… sì, vabbè, lo sapete che ho perso il conto °°
Insomma, il nuovo

Incontro con l’Autore

Il nostro ospite sarà Francesco Dimitri, autore del romanzo urban fantasy Pan, edito da Marsilio, uno dei pochi fantasy italiani di valore.
Per la recensione accomodatevi qui.

Francesco sarà nostro ospite venerdì 11 settembre alle 16.00; l’incontro, come sempre, si terrà nella Festino Room.

Non mancate!

Dramness Antology

Dramness Antology è una raccolta di miei racconti pubblicata esclusivamente per raccogliere fondi per il WD.

Formati disponibili:
– eBook, 1.88€
– cartaceo, 10.50€

I prezzi sono stati tenuti i più bassi possibile, purtroppo Lulu ha dei costi di produzione che devono essere pagati.

Il perché di questa antologia
Come già detto, lo scopo è raccogliere fondi per Writer’s Dream. Il sito cresce, si espande, e si espandono anche i costi di mantenimento.
Le spese ci sono e dato che non abbiamo la minima intenzione di far pagare i servizi ai nostri utenti (mi riferisco ai servizi presenti sul nostro sito) chiediamo a chi ci segue di darci una mano.

Ma voi non siete contrari al print on demand?
Senza mezzi termini: . Ma siamo contrari quando si parla di voler pubblicare seriamente nel vero senso del termine: questa pubblicazione ha l’unico ed esclusivo scopo di raccogliere fondi per WD.

La sezione case editrici va in ferie

La sezione case editrici va in ferie. Fino al 30 agosto non si potranno aprire nuove discussioni sul forum, né aggiungere altre testimonianze, per le quali rimarrà comunque aperta la nostra casella mail, redazione@writersdream.org

Fino al 30 agosto, anche le liste non verranno aggiornate e i servizi di recensione e correzione testi sono sospesi. Non spaventatevi se non ricevete subito una risposta alla vostra email, siamo in estate e al pc non ci stiamo granché volentieri.

Buone vacanze a tutti!

Incontro con l’autore: Federico Ghirardi

Popolo di Roma, del WD, della Lega dell’Inchiostro ex nova, sventurati lettori e fortunati scrittevoli tutti.
Sono lieta di annunciarvi che, per il *numero non specificato* Incontro con l’Autore sarà nostro ospite nientepopodimenoche

Federico Ghirardi
autore del best seller
Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni

Da poco è uscito il secondo volume della saga, edito sempre da Newton Compton.
Federico sarà con noi martedì 14 luglio, alle ore 16.00 e sarà lieto di rispondere alle domande sul suo libro e sull’editoria.
L’incontro si terrà come di consueto nella Festino Room del Writer’s Dream.

Vi aspettiamo numerosi!

Vincitori del concorso Dark Versus Light

Signori e signore, ci siamo. Dopo tanto penare, dopo tanta insostenibile suspance, i risultati di Dark Versus Light sono finalmente di pubblico dominio.
La selezione è stata dura, ragazzi miei. I giurati si sono presi a morsi, prima di decidere quale racconto, quale fanfiction era degna del podio.

Per la sezione Originali – Giuria vince

Ossessione
di Carmelo Massimo Tidona

Carmelo si aggiudica il libro “Il silenzio di Lenth” di Luca Centi, edito da Piemme, e un template personalizzato per il suo blog Splinder.

Per la sezione Fanfiction vince

Orgè
di Stateira

Stateira si aggiudica così il libro “Ombra di Luce” di Laura Schirru, edito da Montag e recensito da WD. Non è un’informazione vitale, quest’ultima, ma diamola comunque.

I racconti verranno pubblicati entro la metà di giugno in un ebook acquistabile a basso prezzo, il cui ricavato sarà utilizzato per attività di sostegno al WD. No, non ci compriamo le scarpe nuove, non vi preoccupate.

Complimenti a tutti, e arrivederci al prossimo concorso, che è in agguato dietro alla porta…

Intervista a Gianluca Mercadante

Ieri pomeriggio è stato nostro ospite, al dodicesimo Incontro con l’Autore, lo scrittore Gianluca Mercadante.
Ecco qui l’intervista che ne è uscita:

D: Raccontaci il tuo Polaroid e com’è nata l’idea di accompagnarlo con i disegni di Florio.

R: “Polaroid” è nato da una domanda: se potessi scattare soltanto dieci immagini, dieci istantanee di un tempo presente che fugge, quali immagini scatterei? Perché le Polaroid vere così funzionavano: c’erano soltanto 10 scatti a disposizione.

L’idea di realizzarle poi anche graficamente è nata spontanea. Ho cercato su Internet molti illustratori, Tobin Florio mi ha colpito. I suoi chiaroscuri sono favolosi. Mi ricordano, per certi versi, lo stile di un disegnatore italiano ormai defunto, si chiamava Dino Battaglia. Un maestro assoluto.

D: Tra i tuoi libri compare un certo “Nodo al pettine. Confessioni di un «parrucchiere anarchico”.

Il titolo mi sembra piuttosto interessante, potresti descrivermelo in breve e cosa lo rende diverso dagli altri libri?

R: “Nodo al Pettine” nasce da un invito di Giuseppe Caliceti a partecipare con qualcosa di nuovo e divertente a un suo blog, anzi: a un suo antenato dei blog, che si chiamava “Pubblico/privato”. Era affascinato che fossi nella vita di tutti i giorni un parrucchiere e voleva scrivessi qualcosa su questo. Ne abbiamo fatto una rubrica settimanale, che poi è stata parecchio seguita. Da qui, la proposta dell’editore Alacràn di farne un libro.

Cos’ha di diverso? E’ un libro comico. A me non piace fare libri uguali.

D: Ho notato che hai scritto diversi libri. Com’è cominciata proprio con la Las Vegas edizioni?

R: Con Las Vegas è cominciata quando ho aderito all’antologia “Viva Las Vegas”, uscita nel Gennaio del 2008. Avevo dato proprio un racconto tratto da “Polaroid”, che ho poi sottoposto all’attenzione di Andrea Malabaila, l’editore.

D: Come mai dopo la prima pubblicazione hai scelto una casa editrice diversa per la nuova? Diverso genere?

R: Scegliere un editore dipende da quello che scrivi. È sempre consigliabile dare un’occhiata parecchio approfondita a cosa propongono in catalogo, per capire se il tuo lavoro può sembrargli interessante. Ergo: se scrivi libri molto diversi fra loro, è fatale che anche gli editori cambino in questo senso.

D: Com’è il tuo rapporto con il pubblico? Ti trovi a tuo agio o avresti preferito rimanere nell’ombra?

R: Scrivo cose a sfondo sociologico, devo assumermi la responsabilità di quello che scrivo. Dunque il rapporto col pubblico lo ritengo importante: voglio che mi si veda in faccia, voglio parlare a tu per tu di quello che nei libri scrivo, perché non lo faccio per sembrare “bravo”. Lo faccio perché il mio modo per dire che “non ci sto” è scrivendolo a chiare lettere.

D: È stato difficile trovare un editore per la tua prima opera?

R: Sì, è sempre difficile. Dico spesso, senza false ironie, che è molto più semplice trovare impiego in posta che pubblicare un libro. Ed è vero. Sai quando è facile? Quando ti chiedono soldi, approfittando di quanta passione ci hai messo, in quelle pagine. Chiedere soldi a chi lavora è compito del governo, non degli editori.

Sei mai stata pagata da un barman per bere il suo caffè?

D: Tra le tue figure letterarie di riferimento ci sono Tondelli, Pasolini e il mitico Pinketts. Potresti spiegarmi perché? Anche tu come PVT punti ad una letteratura emotiva ma allo stesso tempo di denuncia come Pasolini?

R: Credo mi abbia risposto tu stessa. Sono un lettore vorace e onnivoro, poi lungo il percorso ho maturato ovviamente anch’io dei riferimenti solidi. Metabolizzare le letture con cui maturi porta appunto a questo, se decidi di scrivere: tutto confluisce nella prosa – ed esattamente come hai detto tu per prima, anch’io desidero fare una letteratura emotiva ma anche di denuncia. Quindi vado in cerca, con molta naturalezza, di quegli autori nei quali posso trovare tutto questo.

D: Quindi la pensi come Manzoni: cioè che il poeta deve utilizzare il suo talento per scrivere il sentimento comune e per inviare un messaggio, una morale?

R: La penso così: uno scrittore dev’essere un uomo libero. Se decide di inviare messaggi, bene. Se decide di far ridere, bene. In entrambi i casi, e in molti altri, lo scrittore è comunque colui che, da singolo, muove un passo verso la società. Una scelta simile dev’essere carica di molta responsabilità. Non si scherza con la narrativa, non si scherza con chi spende soldi e tempo per poterti leggere.

D: Come prepari la tua stesura del libro? Cioè, che tecnica usi, i personaggi, i luoghi, una scaletta tempistica?

R: Scrivo schede personaggi molto approfondite e determino la trama in ogni suo dettaglio. Più i personaggi “vivono” nella mia testa, più sembrano veri. Così le storie. Ma sono i personaggi a portarle avanti, le storie, per cui tante cose nascono da lì.

D: Il futuro adesso come lo vedi? sempre nel mondo letterario?

R: Scrivere, scrivere, scrivere. Assolutamente. Sempre. 😉

D: Scrivi tutti i giorni o preferisci ogni tanto per rigenerare i pensieri e permettere alla mente di cibarsi dal mondo esterno, staccare la spina dalla scrittura?

R: Il fatto di scrivere non mi rende speciale, quindi anch’io come tutti ho i miei momenti no. Spesso però, e mi riferisco soprattutto ai romanzi, è necessario darsi delle regole. Scrivere è disciplina, anche, non solo creatività e ispirazione. C’è una frase molto efficace su questo argomento, l’ha detta Vincenzo Cerami: “Quando arriva l’ispirazione, siediti e fattela passare”. Ha ragione.

D: Ti lancio una provocazione: essere scrittore ti pone in qualche modo al di sopra degli altri? la vedi come una sorta di missione per l’umanità? Uno scrittore più diventa famoso più può essere definito una personalità di cultura?

R: No, non credo proprio. A Tullio Avoledo è stata posta una domanda più o meno simile, lui ha risposto che uno scrittore s’infila i pantaloni come chiunque altro.

Ti racconto questa cosa: a Vercelli organizziamo ogni anno il BookCrossing più grande del mondo: durante i 364 giorni che precedono l’evento, svuotiamo soffitte, cantine, addirittura intere biblioteche, contattati da gente che desidera donarci questi materiali. Beh, è così che penso si debba essere “personaggi di cultura”: tirarsi su le maniche, faticare, farla vivere dappertutto, la cultura. Perché è quello che siamo.

Perciò, as you can see, per ottenere questo basta un BookCrossing, non serve per forza un contratto alla Mondadori. 😉

D: Hai un blog o un sito che aggiorni, in cui poter seguire le tue presentazioni o gli incontri letterari a cui partecipi?

R: Avevo questo blog: http://www.ilbancodeisomari.splinder.com ma non lo aggiorno più da molto tempo. Tutte le presentazioni che sto facendo e faro per “Polaroid” si possono trovare al blog del mio editore http://www.lasvegasedizioni.splinder.com.

Anzi: si accettano inviti, io ho sempre voglia di girare e incontrare persone.

D: Il tuo modo di scrivere è cambiato nel tempo, fra una pubblicazione e l’altra o hai cercato di rimanere sempre in uno stile preciso?

R: Ogni volta che apro un libro, imparo – a meno che non sia pessimo. Ogni volta che scrivo una storia, quella storia ha una sua precisa voce. In “Polaroid”, che è una raccolta di racconti, questo si respira come mai era successo prima, nei miei libri. Ogni racconto non somiglia al precedente e neppure al successivo.

Se spiazzi o meno, non è un mio problema. Io sono un autore libero. Diversamente, avrei da tempo cercato un mio genere, col quale lasciarmi etichettare, e non avrei mai più scritto di nient’altro, perché il mercato ha le sue leggi.

D: Domanda classica da editore: a quando un romanzo?

R: Un romanzo? Sì, certo. Lo scriverò appena mi dimentico della lezione di Raymond Carver. Per ora non riesco proprio, te lo giuro, ad allungare il brodo.

D: La scrittura è un lavoro, anche se spesso non ben retribuito?

R: Scrivere non è retribuito a sufficienza in Italia, ma un lavoro è e un lavoro rimane. Lo scrittore è un artigiano, coi suoi segreti del mestiere e le sue tasse da pagare. Che sono salate, perché quando riceve un pagamento, accidenti, non è mai in nero! ;-D

D: La tua famiglia e i tuoi amici ti hanno sostenuto durante la stesura dei tuoi scritti? Ne erano al corrente?

R: Ho genitori parecchio anziani, purtroppo. Sono felici che io scriva, gli piace vedermi sui giornali o in televisione, ma tutto qui.

D: Continui a fare il parrucchiere?

R: La tua domanda non è affatto banale, anzi: ci ho perfino scritto un libro sopra, quindi non è neppure un segreto. Certo. Ho un mio salone e insegno per un paio di grosse compagnie di cosmesi, faccio aggiornamenti moda per altri colleghi.

Di giorno col camice, di notte coi libri. Sembra una strana vita, mi si dice, ma per me è una condizione assolutamente naturale.

D: In Manicure corner, di Roberta Scotto Galletta (Sironi), un salone di bellezza ospita una mini biblioteca.  Al posto delle riviste potresti mettere anche tu qualche libro a disposizione dei clienti

R: Ho di più: nel mio salone c’è una piccola libreria di scambio/libri. Se le clienti portano un loro libro da casa, possono scambiarlo con uno dei titoli esposti. Per quanto riguarda invece la consultazione, chiunque può leggerli.

Non hai idea di quanto abbia preso piede questa cosa.

D: Qual è fra questi il libro che più ti ha dato soddisfazioni?

R: “Polaroid”, assolutamente. E ricordo col massimo affetto il tour di presentazione de “Il banco dei somari”, tutto in musica. Reading performance. Molte di quelle esperienze, durano ancora.

Adesso sono in giro coi Banda Putiferio per uno spettacolo che unisce questo mio ultimo libro e un’antologia di racconti a cui ho partecipato, ispirata e nata attorno a un loro disco. L’ha pubblicata nel 2008 NoReply e s’intitola “Attenzione! Uscita Operai”.

Lo spettacolo che facciamo ha infatti un titolo assai programmatico, in questo senso: “Operai e Polaroid”.

Vi terrò aggiornati sulle prossime date.

D: Dopo quanti tentativi hai trovato l’editore disposto a pubblicarti la tua prima opera?

R: Parecchi. Ho perso il conto.

Bisogna avere molta pazienza e considerare che per gli editori il libro è comunque un prodotto, per cui esiste un mercato con tutti i suoi pro e i suoi contro.

Gli editori indipendenti investono di tasca propria in titoli sui quali molto spesso vanno in perdita, ma fanno un lavoro troppo importante: permettono a tanti autori di essere raggiunti da un pubblico, per piccolo che sia. E questo supplisce alla mancanza da parte della grande editoria di investire su autori sconosciuti, temendo la mancanza di un ritorno economico. Ma questi scrittori hanno un loro pubblico e infatti accade sempre più spesso che vengano accolti nella grande distribuzione.

D: Raccontaci il tuo Polaroid e com’è nata l’idea di accompagnarlo con i disegni di Florio.

R: “Polaroid” è nato da una domanda: se potessi scattare soltanto dieci immagini, dieci istantanee di un tempo presente che fugge, quali immagini scatterei? Perché le Polaroid vere così funzionavano: c’erano soltanto 10 scatti a disposizione.

L’idea di realizzarle poi anche graficamente è nata spontanea. Ho cercato su Internet molti illustratori, Tobin Florio mi ha colpito. I suoi chiaroscuri sono favolosi. Mi ricordano, per certi versi, lo stile di un disegnatore italiano ormai defunto, si chiamava Dino Battaglia. Un maestro assoluto.

D: Tra i tuoi libri compare un certo “Nodo al pettine. Confessioni di un «parrucchiere anarchico”.

Il titolo mi sembra piuttosto interessante, potresti descrivermelo in breve e cosa lo rende diverso dagli altri libri?

R: “Nodo al Pettine” nasce da un invito di Giuseppe Caliceti a partecipare con qualcosa di nuovo e divertente a un suo blog, anzi: a un suo antenato dei blog, che si chiamava “Pubblico/privato”. Era affascinato che fossi nella vita di tutti i giorni un parrucchiere e voleva scrivessi qualcosa su questo. Ne abbiamo fatto una rubrica settimanale, che poi è stata parecchio seguita. Da qui, la proposta dell’editore Alacràn di farne un libro.

Cos’ha di diverso? E’ un libro comico. A me non piace fare libri uguali.

D: Ho notato che hai scritto diversi libri. Com’è cominciata proprio con la Las Vegas edizioni?

R: Con Las Vegas è cominciata quando ho aderito all’antologia “Viva Las Vegas”, uscita nel Gennaio del 2008. Avevo dato proprio un racconto tratto da “Polaroid”, che ho poi sottoposto all’attenzione di Andrea Malabaila, l’editore.

D: Come mai dopo la prima pubblicazione hai scelto una casa editrice diversa per la nuova? Diverso genere?

R: Scegliere un editore dipende da quello che scrivi. È sempre consigliabile dare un’occhiata parecchio approfondita a cosa propongono in catalogo, per capire se il tuo lavoro può sembrargli interessante. Ergo: se scrivi libri molto diversi fra loro, è fatale che anche gli editori cambino in questo senso.

D: Com’è il tuo rapporto con il pubblico? Ti trovi a tuo agio o avresti preferito rimanere nell’ombra?

R: Scrivo cose a sfondo sociologico, devo assumermi la responsabilità di quello che scrivo. Dunque il rapporto col pubblico lo ritengo importante: voglio che mi si veda in faccia, voglio parlare a tu per tu di quello che nei libri scrivo, perché non lo faccio per sembrare “bravo”. Lo faccio perché il mio modo per dire che “non ci sto” è scrivendolo a chiare lettere.

D: È stato difficile trovare un editore per la tua prima opera?

R: Sì, è sempre difficile. Dico spesso, senza false ironie, che è molto più semplice trovare impiego in posta che pubblicare un libro. Ed è vero. Sai quando è facile? Quando ti chiedono soldi, approfittando di quanta passione ci hai messo, in quelle pagine. Chiedere soldi a chi lavora è compito del governo, non degli editori.

Sei mai stata pagata da un barman per bere il suo caffè?

D: Tra le tue figure letterarie di riferimento ci sono Tondelli, Pasolini e il mitico Pinketts. Potresti spiegarmi perché? Anche tu come PVT punti ad una letteratura emotiva ma allo stesso tempo di denuncia come Pasolini?

R: Credo mi abbia risposto tu stessa. Sono un lettore vorace e onnivoro, poi lungo il percorso ho maturato ovviamente anch’io dei riferimenti solidi. Metabolizzare le letture con cui maturi porta appunto a questo, se decidi di scrivere: tutto confluisce nella prosa – ed esattamente come hai detto tu per prima, anch’io desidero fare una letteratura emotiva ma anche di denuncia. Quindi vado in cerca, con molta naturalezza, di quegli autori nei quali posso trovare tutto questo.

D: Quindi la pensi come Manzoni: cioè che il poeta deve utilizzare il suo talento per scrivere il sentimento comune e per inviare un messaggio, una morale?

R: La penso così: uno scrittore dev’essere un uomo libero. Se decide di inviare messaggi, bene. Se decide di far ridere, bene. In entrambi i casi, e in molti altri, lo scrittore è comunque colui che, da singolo, muove un passo verso la società. Una scelta simile dev’essere carica di molta responsabilità. Non si scherza con la narrativa, non si scherza con chi spende soldi e tempo per poterti leggere.

D: Come prepari la tua stesura del libro? Cioè, che tecnica usi, i personaggi, i luoghi, una scaletta tempistica?

R: Scrivo schede personaggi molto approfondite e determino la trama in ogni suo dettaglio. Più i personaggi “vivono” nella mia testa, più sembrano veri. Così le storie. Ma sono i personaggi a portarle avanti, le storie, per cui tante cose nascono da lì.

D: Il futuro adesso come lo vedi? sempre nel mondo letterario?

R: Scrivere, scrivere, scrivere. Assolutamente. Sempre. 😉

D: Scrivi tutti i giorni o preferisci ogni tanto per rigenerare i pensieri e permettere alla mente di cibarsi dal mondo esterno, staccare la spina dalla scrittura?

R: Il fatto di scrivere non mi rende speciale, quindi anch’io come tutti ho i miei momenti no. Spesso però, e mi riferisco soprattutto ai romanzi, è necessario darsi delle regole. Scrivere è disciplina, anche, non solo creatività e ispirazione. C’è una frase molto efficace su questo argomento, l’ha detta Vincenzo Cerami: “Quando arriva l’ispirazione, siediti e fattela passare”. Ha ragione.

D: Ti lancio una provocazione: essere scrittore ti pone in qualche modo al di sopra degli altri? la vedi come una sorta di missione per l’umanità? Uno scrittore più diventa famoso più può essere definito una personalità di cultura?

R: No, non credo proprio. A Tullio Avoledo è stata posta una domanda più o meno simile, lui ha risposto che uno scrittore s’infila i pantaloni come chiunque altro.

Ti racconto questa cosa: a Vercelli organizziamo ogni anno il BookCrossing più grande del mondo: durante i 364 giorni che precedono l’evento, svuotiamo soffitte, cantine, addirittura intere biblioteche, contattati da gente che desidera donarci questi materiali. Beh, è così che penso si debba essere “personaggi di cultura”: tirarsi su le maniche, faticare, farla vivere dappertutto, la cultura. Perché è quello che siamo.

Perciò, as you can see, per ottenere questo basta un BookCrossing, non serve per forza un contratto alla Mondadori. 😉

D: Hai un blog o un sito che aggiorni, in cui poter seguire le tue presentazioni o gli incontri letterari a cui partecipi?

R: Avevo questo blog: http://www.ilbancodeisomari.splinder.com ma non lo aggiorno più da molto tempo. Tutte le presentazioni che sto facendo e faro per “Polaroid” si possono trovare al blog del mio editore http://www.lasvegasedizioni.splinder.com.

Anzi: si accettano inviti, io ho sempre voglia di girare e incontrare persone.

D: Il tuo modo di scrivere è cambiato nel tempo, fra una pubblicazione e l’altra o hai cercato di rimanere sempre in uno stile preciso?

R: Ogni volta che apro un libro, imparo – a meno che non sia pessimo. Ogni volta che scrivo una storia, quella storia ha una sua precisa voce. In “Polaroid”, che è una raccolta di racconti, questo si respira come mai era successo prima, nei miei libri. Ogni racconto non somiglia al precedente e neppure al successivo.

Se spiazzi o meno, non è un mio problema. Io sono un autore libero. Diversamente, avrei da tempo cercato un mio genere, col quale lasciarmi etichettare, e non avrei mai più scritto di nient’altro, perché il mercato ha le sue leggi.

D: Domanda classica da editore: a quando un romanzo?

R: Un romanzo? Sì, certo. Lo scriverò appena mi dimentico della lezione di Raymond Carver. Per ora non riesco proprio, te lo giuro, ad allungare il brodo.

D: La scrittura è un lavoro, anche se spesso non ben retribuito?

R: Scrivere non è retribuito a sufficienza in Italia, ma un lavoro è e un lavoro rimane. Lo scrittore è un artigiano, coi suoi segreti del mestiere e le sue tasse da pagare. Che sono salate, perché quando riceve un pagamento, accidenti, non è mai in nero! ;-D

D: La tua famiglia e i tuoi amici ti hanno sostenuto durante la stesura dei tuoi scritti? Ne erano al corrente?

R: Ho genitori parecchio anziani, purtroppo. Sono felici che io scriva, gli piace vedermi sui giornali o in televisione, ma tutto qui.

D: Continui a fare il parrucchiere?

R: La tua domanda non è affatto banale, anzi: ci ho perfino scritto un libro sopra, quindi non è neppure un segreto. Certo. Ho un mio salone e insegno per un paio di grosse compagnie di cosmesi, faccio aggiornamenti moda per altri colleghi.

Di giorno col camice, di notte coi libri. Sembra una strana vita, mi si dice, ma per me è una condizione assolutamente naturale.

D: In Manicure corner, di Roberta Scotto Galletta (Sironi), un salone di bellezza ospita una mini biblioteca.  Al posto delle riviste potresti mettere anche tu qualche libro a disposizione dei clienti

R: Ho di più: nel mio salone c’è una piccola libreria di scambio/libri. Se le clienti portano un loro libro da casa, possono scambiarlo con uno dei titoli esposti. Per quanto riguarda invece la consultazione, chiunque può leggerli.

Non hai idea di quanto abbia preso piede questa cosa.

D: Qual è fra questi il libro che più ti ha dato soddisfazioni?

R: “Polaroid”, assolutamente. E ricordo col massimo affetto il tour di presentazione de “Il banco dei somari”, tutto in musica. Reading performance. Molte di quelle esperienze, durano ancora.

Adesso sono in giro coi Banda Putiferio per uno spettacolo che unisce questo mio ultimo libro e un’antologia di racconti a cui ho partecipato, ispirata e nata attorno a un loro disco. L’ha pubblicata nel 2008 NoReply e s’intitola “Attenzione! Uscita Operai”.

Lo spettacolo che facciamo ha infatti un titolo assai programmatico, in questo senso: “Operai e Polaroid”.

Vi terrò aggiornati sulle prossime date.

D: Dopo quanti tentativi hai trovato l’editore disposto a pubblicarti la tua prima opera?

R: Parecchi. Ho perso il conto.

Bisogna avere molta pazienza e considerare che per gli editori il libro è comunque un prodotto, per cui esiste un mercato con tutti i suoi pro e i suoi contro.

Gli editori indipendenti investono di tasca propria in titoli sui quali molto spesso vanno in perdita, ma fanno un lavoro troppo importante: permettono a tanti autori di essere raggiunti da un pubblico, per piccolo che sia. E questo supplisce alla mancanza da parte della grande editoria di investire su autori sconosciuti, temendo la mancanza di un ritorno economico. Ma questi scrittori hanno un loro pubblico e infatti accade sempre più spesso che vengano accolti nella grande distribuzione.

Buon compleanno, Writer’s Dream

È trascorso un anno.

Un lungo, straordinario, intensissimo anno, un anno in cui il WD è stato lo scenario di un viavai incredibile di utenti, editori, autori,gente capitata per sbaglio ma, soprattutto, sognatori.
Sognatori che, come me, cercavano un modo per realizzare il loro sogno: scrivere.

Tanti se ne sono andati, alcuni non li abbiamo rivisti mai più, altri ancora sono qui dal primissimo giorno: a tutti un sentito ringraziamento che, credetemi, arriva dal più profondo del cuore.

Perché è grazie a voi, al vostro contributo, alla vostra presenza, alla vostra passione se noi siamo ancora qui, a distanza di un anno, indenni alle numerose burrasche in cui siamo incappati.

È grazie a voi se io non ho mai ceduto di fronte alle pressioni e talvolta alle minacce di gente senza scrupoli che tentava di chiuderci la bocca; è grazie a voi se sono riuscita a inghiottire ogni boccone amaro nonostante le dimensioni sempre crescenti e a proseguire con più forza ed energia di prima.

È grazie a voi se il WD esiste e continuerà a farlo, e a crescere, e ad evolversi, e a cambiare il mondo… perché ognuno di voi, con il suo intervento, il suo passaggio in questo posto ha contribuito a fare un minuscolo passo in
avanti per risanare un ambiente malandato, per modificare un panorama che da troppo tempo muta solo in negativo.

A chi non crede che sia possibile cambiare le cose e a chi dice di non impegnarsi nel farlo ma è qui, l mio fianco: grazie. Perché se anche non lo credete, state contribuendo al cambiamento.

E grazie anche a quelle persone senza scrupoli di cui parlavo prima, che cercando di chiudermi la bocca hanno solo rafforzato la mia testardaggine senza confini: un ringraziamento sincero, perché mi avete dato l’occasione
di verificare quanto forte fossero il mio progetto e le persone che giorno dopo giorno lottano con me per mantenerlo in vita.

Le tempeste che speravate ci distruggessero ci hanno dato nuova forza. Grazie, di cuore.

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Il sito ufficiale è online

Signori e signore, dopo giorni di fatica e con la collaborazione fatidica di Ayesha – che ha ovviato all’inconveniente tecnico che impediva la pubblicazione del sito dall’alto della potenza della sua connessione – il nostro sito web ufficiale è online.

Per vederlo cliccate qui.

Il nuovo indirizzo mail ufficiale è redazione@writersdream.org

Intervista a Ian Delacroix

E’ appena terminato il quinto incontro con l’autore organizzato dalla Lega dell’Inchiostro e da noi del Writer’s Dream. Il nostro ospite era Ian Delacroix, l’autore di Abattoir (XII Edizioni).

Ecco qui l’intervista che ne è scaturita:

D: Cosa rappresenta per Lei la scrittura e che ruolo gioca nella Sua vita?

R: Ti prego di darmi del tu che altrimenti mi sembra di avere cent’anni 😉
E’ una domanda molto intima… la scrittura ha un ruolo importantissimo per me, sia catartico, che lavorativo, non a caso da diversi anni sto facendo di tutto per renderlo il mio unico lavoro (sia come collaborazioni di scrittura, che come editor).

D: Come mai ha deciso di pubblicare con lo pseudonimo di Ian Delacroix, invece che con il suo nome?

R: Il cognome con cui sono registrato all’anagrafe è davvero francese, perché ho un po’ di sangue francese.
Ho voluto conservare questo lato che mi rappresenta molto.
I motivi di avere un nom de plume sono molteplici, alcuni abbastanza personali che preferisco non svelare. 😉
In fondo la maggior parte degli scrittori che significano per me qualcosa hanno un nome d’arte, la storia della letteratura ne è piena: Yukio Mishima, George Bacovia, Lautremont, Gerard de Nerval etc. etc…

D: Volevo chiederti, come definiresti il genere che scrivi? Dark? Gothic? Horror?

R: le definizione lasciano sempre un po’ il tempo che trovano.
Io rimango alle tre distinzioni classiche del fantastico che le racchiudono tutte: fantascienza, fantastico e fantasy.

Io sono per natura molto legato al fantastico, principalmente nella sua ‘sottocategoria’ horror, ma non solo.

Il Dark è per me solo un genere musicale che ascolto molto, magari quando scrivo, ma non direi che esista una letteratura dark. 😉

D: Quando hai iniziato a scrivere?

R: Seriamente una decina di anni fa, quando ne avevo attorno ai 20. Prima era solo un gioco e soprattutto una passione.
Da allora mi sono messo sotto a studiare, e a lavorare per ottenere risultati decenti…

D: Hai una predilizione per i racconti? se è si perchè?

R: Sì (anche se ho nel cassetto 5 romanzi pronti per la pubblicazione e ne sto scrivendo altri 3…).

Per diversi motivi.
In parte perché la narrativa dell’orrore si presta maggior mente alla forma racconto che a quella romanzo, come già scrisse Poe in vari saggi (e non a caso, lui, Clark Asthon Smith, Lovecraft, Villiers De L?Ilse-Adam e compagnia eccelevano nella forma racconto). In fondo il racconto si basa sulle ‘idee forti’, totalizzanti, a differenza del romanzo che è un insieme di ‘idee deboli’.
Un altor motivo che in Italia si è fatto sì che ad avere dignità sembra essere solo il romanzo, e a me piacerebbe sfatare questo falso mito.

D: secondo te un aspirante scrittore prima di cimentarsi nella stesura di un romanzo e nell’ardita impresa di farsi pubblicare debba farsi le ossa partecipando a concorsi? Questo gli consentirebbe di fare esperienza e di carpire le proprie lacune…

R: Le ossa deve farsele eccome. In vari modi.
Studiando, leggendo tanto, ma tanto. Escercitandosi, confrontandosi con altri scrittori/aspiranti.
I concorsi servono se c’è confronto, se gli servono per crescere, capire i propri errori e imparare da chi scrive meglio o ha più esperienza. Spedire per spedire non ha senso…

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