Recensione: Rupes Recta

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 Titolo: Rupes Recta

 Autore: Clelia Farris

 Editore: Delos

 N° Pagine: 281

 Anno di edizione: 2004

  Genere: fantascienza, thriller

  Prezzo: 14,00€

Scrivere la recensione di Rupes Recta si è rivelato laborioso e incredibilmente interessante. Non negherò che, quando mi è stato chiesto di recensirlo, ho storto un po’ il naso, dato che, di buona norma, io detesto la fantascienza.
Ho saltato la quarta di copertina, perdendomi nella presentazione di Franco Forte, che tesse le lodi al romanzo affermando che mai, prima di allora, gli era capitato tra le mani un dattiloscritto perfetto, tantomeno se tale dattiloscritto era l’opera prima di uno scrittore.
Incuriosita, ho incominciato a leggere e nel giro di ventiquattrore sono giunta al termine delle duecentottantuno pagine di cui è composto Rupes Recta. Che non è solo fantascienza, ma è anche thriller; e se non posso dare un giudizio certo sulla fantascienza, vista la mia antipatia per il genere, sul thriller posso pronunciarmi apertamente e dare giudizi con tutta tranquillità.
È un giallo egregiamente costruito, ritmato, ricco di colpi di scena, appassionante. E lo dimostra la rapidità con cui lo si divora.

Rupes Recta è la storia di Mikhail, cittadino della Luna, professione Ricordante, gay, vedovo.
Nello scenario della civiltà lunare, complessa e articolata, fintamente libertaria, si muove un killer che uccide le sue vittime con una mezzaluna da cucina, trattandole come fossero carne da macello. Il popolo lunare ci viene mostrato attraverso gli occhi e le spiegazioni di Mikhail: il testo, infatti, è scritto in prima persona, con uno stile e una modalità che mi ha riportato alla memoria Arthur Golden e le sue Memorie di una geisha, uno dei pochi romanzi dove apprezzo pienamente l’uso della prima persona. Anche in Rupes Recta la prima persona è usata magistralmente: non ci sono inforigugiti, né informazioni date in maniera innaturale; il punto di vista di Mikhail è ben gestito e viene abbandonato solo per poche pagine al centro del romanzo, quando il Ricordante viene arrestato con l’accusa di essere l’assassino della mezzaluna, un espediente ben riuscito per calamitare le emozioni del lettore.

È bene spendere qualche parola sul mestiere del Ricordante, svolto dal nostro protagonista. Un Ricordante non è una specie di mago con poteri dalla nascita: è un uomo – o una donna – addestrato a ricordare ogni minimo dettaglio di ciò che vede intorno a sé. Per questo esiste una scuola, la scuola della Repetita – l’azienda che gestisce il mercato della memoria. La consulenza di un Ricordante è cara, e la Repetita è una delle aziende più grandi della Luna, forse la maggiore.
Mikhail svolge il suo mestiere come funzionario pubblico in tribunale; per usare le sue parole, è la memoria al servizio della legge.

Rupes Recta regala immagini. Lo stile della Farris è limpidissimo e magnetico, calamita l’attenzione del lettore e lo fa bene sin dalle prime pagine, che catapultano direttamente nel cuore della vita di Mikhail e dell’azione, senza perdersi in preamboli inutili e spiegazioni altrettanto fuori luogo. Vengono usati termini consueti della vita lunare senza “traduzione” sin dal primo momento: scopriremo mano a mano di ciò che si parla, e ogni scoperta sarà una piccola conquista che ci farà sentire sempre di più parte del popolo lunare. Popolo particolare, superstizioso e diviso in caste, anche se tentano di nascondere a loro stessi la suddivisione.

Ci sono contaminazioni giapponesi e russe, in Rupes Recta, e ci sono riferimenti continui al nostro mondo; appare naturale, dato che la Luna è stata colonizzata dalla Terra, ma io parlo proprio di nomi. Un episodio, che mi ha strappato una risatina incredula, è quello del primo processo a cui Mikhail, come Ricordante, deve partecipare:  la parte lesa è composta da Mortensen, De Sade e Watanabe. Che hanno ovviamente un nome e una personalità diversi dagli originali Viggo Mortensen (Aragorn de Il Signore degli anelli), il marchese De Sade (oddio, probabilmente lui è anche aderente al personaggio, visto che si parla di incesto, nel processo) e Ken Watanabe (Katsumoto ne L’ultimo samurai).

In Rupes Recta circola molta ironia, spesso proveniente da Mikhail stesso. Un personaggio che si ama sin da subito, sarcastico e ironico (la scena iniziale vede lui imprecare per il bruciore al didietro, reduce da una sessione amorosa nella Selva Nera: “In questo momento il mio problema è tutto de recto. E brucia. Gran Dea, se brucia!”), a tratti tendente al cinismo nonostante la sua ingenuità.
Tutti i personaggi di Rupes Recta sono costruiti magistralmente e vivono di vita propria, esattamente come dovrebbero fare i personaggi. Hanno voci distinte, pensieri distinti, modi di agire distinti. Soprattutto, sono umani. Si amano e si odiano, spesso soggettivamente. Stanislaw, il gigantesco polpo parlante che vive con Mikhail, è il mio preferito: assomiglia un po’ alla sua coscienza, è saggio e arguto, sarcastico e scorbutico.
In tutto il romanzo è costante il dolore malinconico di Mikhail per la perdita di Andrej, il suo amante, morto in un incidente. Andrej, seppur non presente fisicamente, è la chiave di tutto. Nel bene e nel male.

In Rupes Recta ci sono numerose sottotrame incastrate ad arte nella trama principale, tutte concluse degnamente e tutte appassionanti. Non tutte sono strettamente indispensabili allo sviluppo della trama principale, ma concorrono a creare un quadro realistico e reale, palpabile con mano, della vita di Mikhail: vita, non semplice e pura narrazione.

La Farris ci fa entrare nel romanzo; e una volta dentro, siamo come dei Ricordanti: osserviamo in silenzio, ricordiamo tutto.

Rupes Recta, infine, prende il nome da una costruzione di origine naturale che somiglia un po’ al muro del pianto, dove i pellegrini vanno a depositare nelle fessure della pietra i loro desideri, e i Ricordanti svuotano la loro mente dai ricordi superflui confidandosi a bassa voce che la Rupes.

Ho trovato un solo refuso in tutto il libro, ma è palesemente un errore di battitura (stuia al posto di stuoia). Ciò non toglie che non l’ho apprezzato, visto che nell’introduzione Franco Forte afferma di aver limato le sottigliezze che son tanto care al maniacale editor.
La confezione del romanzo è curata. I materiali sono di ottima qualità, l’impaginazione è ottimamente gestita – anche se qualche pagina è stampata leggermente storta.
Non mi piace la copertina, come non mi piacciono quasi tutte le copertine di quasi tutti i romanzi di fantascienza: è troppo fredda e lineare. L’illustrazione, inoltre, non ha nulla a che vedere con il testo, mi sarebbe piaciuto fosse più inerente.

In conclusione, assegno un 10/10 al romanzo, fregandomene bellamente dei dettagli sulla costruzione materiale del libro di cui ho appena parlato: Rupes Recta è talmente bello e appassionante che merita la votazione piena.